Sono nato
sul luogo della bomba.
La folla di giornalisti
se n'era andata da un pezzo
e quello che restava
era solo un bulldozer
che raccoglieva ogni mese
i detriti che affioravano
dal terreno dopo le piogge.
Per tutta la vita ho guardato
il luogo della bomba.
Poi un giorno
-ora sono vecchio, molto vecchio -
c''è caduta un'altra bomba
allora ho visto veramente
tutta quella folla che scattava foto
anche con il telefonino.
Ma tutti ridevano però
e anche la Morte rideva,
era arrivata alla velocità
di un chilometro al secondo
e poteva dirsi quasi soddisfatta:
aveva nella bocca un urlo
che mi sembrava quello di Munch
ma silenzioso,
terribilmente silenzioso.
Cercava di entrare
nella vagina di tutte quelle donne
che avevano partorito
tutti quelli che la bomba
aveva ucciso. Così ucciderli
fin dall'inizio , prima dell'inizio ,
la prima volta, una volta ancora
era il suo desiderio
e fu un gioco da ragazzi.
Poi la Morte
se ne andò tra quelle case
senza inciampare alla sua falce
tra quelle case distrutte
affioranti del terreno
come balene spiaggiate
e vide che i mobili erano esplosi
le stoviglie a grappoli frantumati,
coperte e lenzuola ormai brandelli
e ovunque silenzio e nero fumo.
E fu allora che si ricordò
che in quel grande bazar della guerra
si poteva anche vivere,
solo se capaci di vivere
con la bomba dentro ,
quella che non esplode
sul tappeto, dentro il letto
come in un film di Guillermo del Toro
ma si consuma e si consuma dentro
mentre la Morte sorridente sussurra
“ chiudete le porte ,altrimenti
entra il missile “.
Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 4 maggio 2022

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