In occasione del centocinquantesimo anniversario della Spedizione dei Mille ed in vista dell’anniversario dell’Unità d’Italia, la Soprintendenza per i Beni Culturali, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Sassari e Nuoro, Istituto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal quale dipende il Compendio Garibaldino di Caprera, ha programmato l’allestimento permanente e l’apertura della biblioteca di Giuseppe Garibaldi all’interno della “casa di ferro”. Nella dimora di Caprera sono tuttora conservati circa i due terzi del patrimonio librario appartenuto a Giuseppe Garibaldi e ai suoi diretti discendenti. Si tratta di 2700 pezzi, molti dei quali personalizzati da dediche manoscritte. Tutti i libri sono stati catalogati e sottoposti ad un delicato intervento di disinfestazione. L’acquisto di un macchinario per conservarli sottovuoto ha permesso la ricollocazione nel luogo di originaria ubicazione, ovvero nella “casa di ferro”. Il prefabbricato, realizzato in legno rivestito all’esterno in lamiera metallica in stile inglese, è un raro esempio di casa prefabbricata. E’ stata donata dal commilitone Capitano Felice Orrigoni, che l’aveva acquista a Londra nel 1861 e spedita a Caprera in 38 casse, compresa quella con gli utensili per la costruzione. E’ stata destinata dal Generale a ospitare i visitatori, a segreteria e infine a biblioteca. Finalmente, dopo anni di attesa, si giunge alla sua apertura, come luogo di conservazione del materiale cartaceo (libri documenti archivistici, stampe, fotografie) e, in casi eccezionali, luogo di consultazione.
Oltre mille volumi, sono stati invece conservati nei magazzini di villa Fabbricotti, e furono messi in mostra nel 2013 a Livorno .
Per oltre mezzo secolo questo fondo
di libri di Garibaldi - 1.184 volumi tra
romanzi, saggi e raccolte – sono stati custoditi nei magazzini blindati di villa
Fabbricotti, residenza neoclassica, sede
della «Labronica», la biblioteca comunale di Livorno. Un piccolo tesoro
dimenticato da quando Clelia, una delle figlie del generale, lo donò alla
città.
Clelia era arrivata a Livorno nel 1888 con la mamma Francesca Armosino
(l'ultima moglie di Giuseppe) e il fratello Manlio, cadetto all'Accademia
navale. E nella villa a due passi dal mare di Antignano, alla periferia sud
della città, aveva portato «la cultura del padre», i libri più belli di papà
che aveva scelto con la mamma e i fratelli dagli scaffali della casa di Caprera
dove ancora oggi esiste un'altra collezione.
I libri di Giuseppe Garibaldi giunsero alla Labronica di Livorno per volontà della figlia Clelia, la quale aveva in città un’altra residenza oltre a quella di Caprera e dove fra l’altro si trovava custodita una notevole biblioteca. Essa aveva acquistato la casa, nel 1888, assieme alla madre Francesca Armosino e al fratello Manlio, su consiglio di Garibaldi stesso, che prima di morire aveva espresso il desiderio che la famiglia stesse vicina al figlio che a Livorno frequentava l’Accademia Navale. Le opere note sotto il nome di Fondo Garibaldi pervennero alla Labronica in due fasi successive: il primo nucleo che ammonta a 511 libri fu donato nel 1950, mentre nel Giugno 1954 il Ministero della Pubblica Istruzione per conto della Labronica, acquistò da Clelia la seconda parte del fondo librario, consistente in 673 esemplari. Attualmente la raccolta ammonta a 1184 pezzi ed è una delle due raccolte più importanti di cui si sia a conoscenza in Italia; l’altra conservata nel Compendio di Caprera consiste principalmente in opuscoli e riviste. Il valore del Fondo conservato a Livorno è indiscutibile e notevole anche per la presenza di rare edizioni sei-settecentesche. Ci sono testi di geografia, storia, letteratura, religione. I luoghi di stampa sono in gran parte stranieri, Londra, Parigi, New York, Boston con una netta prevalenza di testi in lingua inglese a documentare il legame particolare che univa il Generale al popolo inglese. Per quanto riguarda il contenuto vi sono presenti molti autori classici sia antichi che coevi: Walter Scott, Shakespeare, Goethe, Moliere, Voltaire, ma anche Dante, Tasso, Ariosto e l’amato Foscolo. Numerose anche le opere militari e politiche, fra cui spiccano molti saggi di Cavour e Mazzini, ma anche quelli che affrontano le problematiche inerenti la storia europea e il nostro Risorgimento in particolare. Molte di queste opere presentano delle pregevoli legature, fatte appositamente realizzare dagli stessi autori o dai suoi ammiratori, per poterne far oGiugno al Generale in segno di stima e affetto; cosa altresì testimoniata anche dalle numerose e autorevoli dediche impresse in oro sulle coperte oppure manoscritte sui frontespizi recanti espressioni di stima e affetto. Su molti volumi è tutt’ora possibile ammirare l’Ex-libris con sopra stampato “Giuseppe Garibaldi Yachting library “ riferibile ai libri che probabilmente il patriota aveva destinato al Panfilo “Princess Olga”.
È una biblioteca straordinaria il fondo che sta a Livorno. Riscoperta e valorizzata da Mario Tredici, il neoassessore alle Culture del comune. Nessuno, se non pochi studiosi, sapeva della sua esistenza e anche i livornesi non l'hanno mai vista prima. La biblioteca di Garibaldi è stata messa in mostra e poi, è diventata un fondo autonomo presso la biblioteca Labronica.
«Sono i libri di Garibaldi considerati dagli studiosi di maggior valore - spiega Tredici -. Li presenteremo per la prima volta il 16 marzo durante le celebrazioni cittadine dei 150 anni dell'Unità d'Italia e pubblicheremo anche un ricco catalogo con informazioni dettagliate sui volumi». Tra i protagonisti del progetto c'è Cristina Luschi, la direttrice della «Labronica». «È una biblioteca assai eterogenea - spiega - con volumi d'ispirazione religiosa, tomi di storia e geografia, ma anche romanzi celebri, dotti e popolari. Alcune opere sono donazioni di ammiratrici, edizioni realizzate appositamente, arricchite da fregi preziosi e da dediche in diverse lingue».
Camminare tra gli scaffali è anche un
po' guardare da vicino la cultura di Garibaldi. Ci sono le opere
complete di Shakespeare e di Walter Scott, il viaggio a Capo di Buona Speranza
del capitano Cook stampato a Parigi nel 1787, due edizioni della Bibbia in
italiano e in inglese. E ancora la storia naturale in più volumi (botanica,
mammiferi, insetti...) scritta dal divulgatore scientifico francese Louis
Figuier, una preziosa edizione in inglese della storia navale e alcuni libri,
con timbri particolari, che facevano parte della biblioteca «navigante» del
generale, ospitata sul famoso Princess Olga, il panfilo personale. Molte le
dediche di ammiratori e ammiratrici e tra queste un appassionato messaggio in
romeno. Neppure un libro sulla massoneria (o su riti esoterici) di cui
Garibaldi era stato gran maestro. Grazie ai segni d'uso, la ricerca di appunti,
annotazioni e altri indizi nelle pagine, si tenta di capire quali libri l'Eroe
dei due mondi lesse e assimilò nella sua cultura. (1)
Della mostra è stato realizzato un catalogo :”I Mille libri di G.Garibaldi” nel fondo Garibaldi nella Biblioteca Labronica di Livorno. 16 Marzo-15 Maggio 2011. Catalogo curato da Marco di Giovanni. EDITORE: Debatte DATA ED.: 2011,
(1)Marco Gasperetti su Corriere della Sera 08 febbraio 2011
Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 20 ottobre 2021
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