giovedì 14 ottobre 2021

INCIPIT : Era un vecchio che pescava da solo …

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad .aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa l e la fiocina e la vela serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand' era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.

Il vecchio era magro e scarno  e aveva rughe profonde alla nuca. Sulle guance aveva le chiazze del cancro della pelle, provocato dai riflessi del sole sul mare tropicale. Le chiazze scendevano lungo i due lati del viso e le mani avevano cicatrici profonde che gli erano venute trattenendo con le lenze i pesci pesanti. Ma nessuna di queste cicatrici era fresca. Erano tutte antiche come erosioni di un deserto senza pesci.

Tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti. «Santìago» gli disse il ragazzo mentre risalivano la riva dal punto sul quale era stata sistemata la barca. "Potrei ritornare con te. Abbiamo guadagnato un po' di quattrini.» Il vecchio aveva insegnato a pescare al ragazzo e il ragazzo glì voleva bene.

«No» disse il vecchio. «Sei su una barca che ha fortuna.

Resta con loro.»

«Ma ricordati quella volta che sei rimasto ottantasette giorni senza prendere pesci e poi ne abbiamo presi di enormi tutti i giorni per tre settimane di seguito.» «Ricordo" disse il vecchio. «Lo so che non è perché dubitavi di me, che mi hai lasciato.»

«È stato papà, che mi ha costretto a lasciarti. Sono un

ragazzo e devo ubbidire.»

«Lo so» disse il vecchio. «È assolutamente norrnale.» «Lui non ha molta fiducia.»

«No» disse il vecchio. «Ma noi sì. Vero?»

«SÌ» disse il ragazzo. «Posso offrirti una birra alla Terrazza? e poi portiamo la roba a casa.»

«Perché no?» disse il vecchio. «Tra pescatori.» Sedettero sulla terrazza e parecchi pescatori canzonarono il vecchio e lui non si offese. Altri, pescatori più vecchi, lo guardarono e si sentirono tristi. Ma non lo mostrarono e parlarono con garbo della corrente e a che profondità avevano gettato le lenze e del bel tempo stazionario e di ciò che avevano visto. I pescatori fortunati di quel giorno erano già rientrati e avevano già squartato i loro mar, lini l e li avevano trasportati distesi su due assi, con due uomini barcollanti all'estremità di ogni asse, al magazzino dei pesci dove aspettavano l'autocarro frigorifero che li portasse al mercato all'Avana. Coloro che avevano preso pescecani li avevano portati allo stabilimento sull'altra riva della baia dove li avevano issati alle carrucole per togliere il fegato, tagliare le pinne e scuoiare le pelli e ridurre la carne a strisce per metterla sotto sale.

Quando il vento veniva da est, dallo stabilimento giunge, va l'odore attraverso il porto; ma oggi losi sentiva soltanto vagamente perché il vento era indietreggiato a nord e poi si era smorzato e sulla terrazza si stava bene e c'era il sole.

«Santiago» disse il ragazzo.

«SÌ» disse il vecchio. Stava stringendo il bicchiere fra le mani e pensava a tanti anni fa.

«Posso andare a cercarti le sardine per domani?»

«No. Va a giocare al baseball. Sono ancora in grado di remare e Rogelio getterà la rete.»

«Andrei volentieri. Se non posso pescare con te vorrei almeno esserti utile in qualche modo.»

«Mi hai comprato una birra» disse il vecchio. «Sei già un uomo.»

«Quanti anni avevo la prima volta che mi hai preso sul la barca?»

«Cinque, e a momenti venivi ucciso perché ho issato il pesce troppo presto e lui ha quasi fatto a pezzi la barca. Ricordi ?

 «Rìcordo la coda che sbatteva e rintronava e il banco che si è spaccato e il frastuono delle mazzate. Ricordo che mi hai gettato a prua tra le lenze addugliate fradicie e ho sentito tutta la barca rabbrividire e il frastuono che facevi mentre lo prendevi a mazza te come quando si abbatte un albero, e l'odore dolce del sangue che avevo addosso

«Te lo ricordi davvero o è perché te l'ho raccontato!" «Ricordo tutto, dalla prima volta che siamo andati insieme .» >(

Il vecchio lo guardò con gli occhi bruciati dal sole, pieni di fiducia e di affetto.

«Se tu fossi mio figlio ti porterei fuori a tentare » disse. «Ma sei figlio di tuo padre e di tua madre e hai trovato una 'barca fortunata

«Posso procurarti le sardine? So anche dove potrei pro' curarti quattro esche .• '

«Mi sono avanzate quelle di oggi; Le metterò nel sale

nella scatola.'.

«Lascia che te ne dia quattro fresche.»

«Una disse il vecchio. La speranza e la fiducia non l'a' ve vano mai lasciato. Ma ora si rafforzavano come quando sorge il vento.

«Due" disse il ragazzo.

«Due" acconsentì il vecchio. «Non le hai rubate, vero?" «Avevo voglia di farlo» disse il ragazzo. «Ma queste le

ho comprate.»

«Grazie» disse il vecchio. Era troppo semplice per chie­dersi quando avesse raggiunto l'umiltà. Ma sapeva di aver' la raggiunta e sapeva che questo non era indecoroso e non comportava la perdita del vero orgoglio.

«Domani sarà una giornata buona, con questa corrente" disse.

«Dove andrai?" chiese il ragazzo.

«Al largo, per rientrare quando cambia il vento. Voglio esser fuori prima di giorno.»'

«Cercherò di far venire anche lui al largo» disse il ragazzo «Così, se prendi -qualcosa di molto grosso possiamo venire ad aiutarti.»

«Non gli piace lavorare troppo al largo .»

«No » disse il ragazzo. «Ma vedrò qualcosa che lui non riesce a vedere, magari un gabbiano al lavoro, e lo farò venir fuori dietro aun delfino .»

«Ha gli occhi così mal ridotti?"

«È quasi cieco.»

«Strano» disse il vecchio. «Non è mai andato a caccia di tartarughe. È questo che uccide gli occhì.»

«Ma tu sei andato a caccia di tartarughe per anni e anni, lungo la Mosquito Coast, eppure hai gli occhi buoni.» «lo sono un vecchio strano.»

«Ma sei forte abbastanza, adesso, per un pesce proprio grosso?»

«Credo di sì. E ci sono molti trucchi.»

«Portiamo a casa, la roba» disse il ragazzo. «Così posso prendere il giacchio! e andare in cerca di, sardine .• >

Raccolsero l'attrezzatura della barca, ,'Il vecchio si mise l'albero in spalla e il ragazzo portò la, tinozza di legno con le brune lenze ben ritorte addugliate, la gaffa e la fiocina con la sua asta. La tinozza con le esche .era a poppa con la mazza che serviva a domare i pesci grossi quando venivano rimorchiati. Nessuno avrebbe mai derubato il vecchio, ma era meglio portare a casa la vela e le lenze pesanti per-  

Ernest  Hemingway    Il vecchio e il mare  1952  Prima edizione italiana  1952

E Hemingway  Scrittore statunitense (n. Oak Park, Illinois, 1899 - m. Sun Valley, Idaho, 1961). Romanziere tra i più celebri del Novecento, tema ricorrente di tutta la sua opera è la sfida alla morte, carattere distintivo anche di un percorso di vita singolare, conclusosi con il suicidio. In posizione polemica contro ogni abbandono emotivo, con i suoi laconici dialoghi e il tono verbale sempre un po' al disotto della situazione, volontariamente implicante più di quanto dice (understatement), H. inaugurò quella narrativa sconcertante (hard-boiled) che ha avuto tanti seguaci e imitatori. Autore del più importante romanzo sulla prima guerra mondiale, A farewell to arms (1929), tra le sue opere principali occorre citare anche For whom the bell tolls (1940) e The old man and the sea (1952), vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1954.

Figlio di un medico, iniziò, non ancora ventenne, a collaborare con un giornale di Kansas City. Durante la prima guerra mondiale combatté sul fronte italiano e rimase ferito, guadagnandosi la medaglia d'argento al valor militare. Fu a Parigi (1921-26) col gruppo degli espatriati americani e subì l'influenza dello stile di G. Stein (Three stories and ten poems, 1923; In our time, 1925); i ricordi del soggiorno francese sono stati pubblicati postumi in A moveable feast (1964). I primi libri che inaugurarono quel dialogo laconico e quel tono verbale sempre un poco al di sotto della situazione, implicante più di quanto dice (understatement), e quel conseguente carattere sconcertante della narrativa (cosiddetta hard- boiled), che in lui nascevano da una polemica contro ogni abbandono emotivo, furono The sun also rises (1926) e A farewell to arms (1929). Con Death in the afternoon (1932), e Green hills of Africa (1935) diede incremento a tutta la contemporanea narrativa anglosassone di reportage. Al centro del suo mondo interiore sta l'esigenza di una norma individuale, di un personale codice d'azione come unico valore riconosciuto. Così anche nelle sue novelle, raccolte insieme con una commedia (The fifth column and the first forty-nine stories, 1938). Al principio di monotonia che tale situazione interiore sembra determinare non si sottraggono neanche, nonostante maggiori contatti umani, i personaggi delle opere successive: To have and have not (1937), For whom the bell tolls (1940). Sono anche da ricordare: The torrents of spring (1926), Across the river and into the trees (1950), e uno dei suoi più felici racconti: The old man and the sea (1952).

ttps://www.treccani.it/enciclopedia/ernest-hemingway/

 

Pia Brugnatelli  il 2 luglio 2021, su Storica di National Geografic : “Nel gennaio 1954 le prime pagine dei giornali di tutto il mondo annunciavano a gran voce che il premio Pulitzer Ernest Hemingway e sua moglie Mary Welsh erano morti in un incidente aereo. All'epoca la coppia era in viaggio in Africa per un safari. Mentre si dirigevano in volo verso il Congo da Nairobi, per evitare uno stormo di ibis il pilota del loro aereo andò a sbattere contro un palo del telegrafo e fu costretto a un atterraggio di emergenza in Uganda. I tre rimasero isolati e trascorsero un'intera notte all'addiaccio, con Hemingway ferito a una spalla, mentre in tutto il mondo si diffondeva la notizia della sua morte.

Le loro disgrazie però non erano finite. Dopo aver recuperato una barca che permise loro di tornare in contatto con la società, marito e moglie s'imbarcarono su un altro aereo, che però prese fuoco. Lo scrittore, nel tentativo di sfondare un portello con la testa, subì danni fisici molto gravi: perdita della vista all'occhio sinistro e dell'udito all'orecchio sinistro, ustioni di primo grado alla faccia e alla testa, distorsione del braccio destro, della spalla e della gamba sinistra, una vertebra schiacciata, danni a fegato, milza e reni.

Malgrado questa serie di sventure, per Hemingway il 1954 fu anche l'anno del suo maggiore trionfo: il 28 ottobre gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura per il romanzo Il vecchio e il mare (1952), già premiato l'anno precedente con il Pulitzer, il prestigioso riconoscimento giornalistico. A ritirarlo al suo posto andò l'ambasciatore John Cabot, dato che l'autore si stava ancora riprendendo dai traumi riportati.

 

Questo tipo d'incidente non era una novità per Hemingway, un uomo spericolato, attaccabrighe, avventuroso e incline alle esibizioni vitalistiche, tanto nella vita quanto nei romanzi: tratti che contribuirono moltissimo al fascino che esercitava sui lettori di tutto il mondo. Durante la sua vita riportò tra l'altro una ferita da mortaio durante la Prima guerra mondiale, un mal di reni causato dalla pesca nelle gelide acque spagnole, uno strappo inguinale mentre era in visita a Valencia, un'infezione da antrace, vari incidenti automobilistici, un dito lacerato fino all'osso in un incidente con un sacco da pugilato, una ferita al bulbo oculare e graffi profondi a braccia, gambe e faccia, procuratisi in sella a un cavallo imbizzarrito in un bosco del Wyoming. Fu reporter di guerra, spia antinazista e partigiano, organizzò numerosi safari in Africa, assistette a innumerevoli corride spagnole e partecipò alle più celebri risse fra artisti nella Parigi degli anni venti.

Il vecchio e il mare, è l’opera narrativa più nota e letta di Hemingway. Gli accademici svedesi organizzatori del Premio Nobel, che vinse per la letteratura nel 1954, fecero sapere che gli avevano attribuito il premio sopratutto per quel racconto. Un’opera di cento pagine, che aveva fatto guadagnare a Hemingway il Pulitzer nel 1952. Nella postfazione dell’edizione italiana del 1972, Fernanda Pivano riferisce che Hemingway comunicò al suo editore di aver scritto, con il vecchio e il mare, la più bella cosa in vita sua, la quale «gli pareva potesse fare da epilogo a tutto quello che aveva imparato o aveva cercato di imparare mentre scriveva e cercava di vivere». Hemingway, in effetti, scrisse questo racconto alla fine della sua carriera di scrittore, circa dieci anni prima della sua tragica morte, senza che qualche editore o qualche giornale gliela avesse commissionata e perfino senza l’idea di pubblicarla. Suggerimento che gli venne da Leland Hayward, il produttore teatrale di Broadway, che gli consiglio di pubblicare il racconto su un numero unico della rivista Life. Quel numero vendette oltre 5.300.000 copie in 48 ore.

Proprio in merito all’origine giornalistica della sua prosa e dei suoi contenuti narrativi, il vecchio e il mare è l’esempio più emblematico dell’intera opera di Hemingway. Il racconto è ambientato a Cojímar, un villaggio di pescatori a una decina di chilometri ad est dall’Havana, che Hemingway frequentava abitualmente dopo essersi stabilito a Cuba, perché ci teneva il Pilar (la sua barca). Fu proprio il primo marinaio del Pilar, Carlos Gutiérrez che nel 1936 gli raccontò la storia dalla quale Hemingway trasse ispirazione per il racconto, che, nella sua prosa straordinaria, leggiamo ancora oggi. L’opera trae origine da una “storia vera” e questo è un dato imprescindibile per capire il modo di scrivere di Hemingway e ciò a cui dava maggiore importanza.

Eremo Rocca S. Stefano  giovedì 14 ottobre 2021

 

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