Quando venne nominato guardiano dei gabinetti pubblici , egli provò dapprima una certa umiliazione; e certamente il suo compito era ed è umile. Doveva pulire le maioliche , asciugare l’acqua, porgere la carta a chi ne faceva richiesta ,aprire ai clienti esigenti il gabinetto con il bidet. Nella scala sociale della società in cui vive , egli era ed è ad un gradino assai basso , assai più dello spazzino che lavora all’aperto;egli infatti sta nei gabinetti molte ore al giorno e non vede mai il sole , giacchè i gabinetti sono sotterranei e sono aperti dal mattino alla sera. Il suo gabinetto è solamente maschile e se ne rallegra giacchè è un carattere timido e sarebbe assai imbarazzato ad aprire un gabinetto a una signora. L’ambiente in cui lavora è umido , sempre tiepido , di una temperatura che non varia molto da stagione a stagione ; il servizio non è perfetto , perché spesso manca l’acqua o uno dei due lavabi non funziona e la gente che ha orinato fa la coda per lavarsi , o esce con le mani sporche , e questo non gli sembra giusto.
Egli ha uno stipendio, e chi scende nell’orinatoio in genere gli dà una piccola mancia ; tuttavia per molto tempo egli ha sofferto. Gradatamente egli ha cominciato a non soffrire , non già perché non senta più la povertà del suo lavoro ,ma perché ora lo sente semplicemente come un lavoro. E’ giunto, anzi, a provare un certo orgoglio , il fatto di occupare un posto così in basso nella scala sociale gli dà una dignità, giacchè i guardiani dei gabinetti in tutta la città sono forse una decina , e sono il punto più basso, dunque un punto estremo , e non tutti sono capaci di giungere al punto estremo di qualsiasi cosa. Ora, poi, sta avvenendo in lui un altro mutamento: infatti egli si accorge che l’uomo che orina, , l’uomo che si rintana per defecare è qualcosa di radicalmente diverso dall’uomo che cammina per le strade della città, è un uomo che non mente, un uomo che si riconosce creatura , transito di cibo, perituro e insieme in colui che, appoggiato alle piastrelle ,sta orinando, egli vede l’uomo disperato dalle proprie feci , dalla sinistra efficienza del suo corpo , dalla incertezza su quel che significhi che l’essere umano usi i genitali per orinare. Il luogo infimo è anche una catacomba , e il guardiano dei gabinetti si accorge che il gesto dell’orinare contiene una supplica,è la bruttura e la realtà, l’infimo e il supremo; e il suo orinatoio egli ora lo considera una chiesa e se stesso officiante .
Sul risvolto del libro Centuria pubblicato da Adelphi
da cui è tratta la ottantesima centuria sopra trascritta Giorgio
Manganelli ha così definito la sua Centuria : “Il presente volumetto racchiude in breve
spazio una vasta ed amena biblioteca; esso infatti raccoglie cento romanzi
fiume, ma così lavorati in modi anamorfici, da apparire al lettore frettoloso
testi di poche e scarne righe. Dunque, ambisce ad essere un prodigio della
scienza contemporanea alleata alla retorica, recente ritrovamento delle locali
Università. Libriccino sterminato, insomma; a leggere il quale il lettore dovrà
porre in opera le astuzie che già conosce, e forse altre apprenderne: giochi di
luce che consentono di leggere tra le righe, sotto le righe, tra le due facce
di un foglio, nei luoghi ove si appartano capitoli elegantemente scabrosi,
pagine di nobile efferatezza, e dignitoso esibizionismo, lì depositate per
vereconda pietà di infanti e canuti. A ben vedere, il buon lettore vi troverà
tutto ciò che gli serve per una vita di letture rilegate: minute descrizioni di
case della Georgia dove sorelle destinate a diventare rivali hanno trascorso
una adolescenza prima ignara poi torbida; ambagi sessuali, passionali e
carnali, minutamente dialogate; memorabili conversioni di anime travagliate;
virili addii, femminesca costanza, inflazioni, tumulti plebei, balenanti
apparizioni di eroi dal sorriso mite e terribile; persecuzioni, evasioni, e
dietro ad una vocale che non nomino, in tralice si potrà scorgere una tavola
rotonda sui diritti dell’Uomo.
Se mi si consente un suggerimento, il modo ottimo per
leggere questo libercolo, ma costoso, sarebbe: acquistare diritto d’uso d’un
grattacielo che abbia il medesimo numero di piani delle righe del testo da
leggere; a ciascun piano collocare un lettore con il libro in mano; a ciascun
lettore si dia una riga; ad un segnale, il Lettore Supremo comincerà a
precipitare dal sommo dell’edificio, e man mano che transiterà di fronte alle
finestre, il lettore di ciascun piano leggerà la riga destinatagli, a voce
forte e chiara. È necessario che il numero dei piani corrisponda a quello delle
righe, e non vi siano equivoci tra ammezzato e primo piano, che potrebbero
causare un imbarazzante silenzio prima dello schianto. Bene anche leggerlo
nelle tenebre esteriori, meglio se allo zero assoluto, in smarrito abitacolo
spaziale» (GIORGIO MANGANELLI )
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