Abbiamo detto che la città è un
organismo complesso che nel tempo si è andato modificando. Il
modello della città come punto di aggregazione di relazioni, di
scambi economici ( il mercato, le fiere ,le associazioni dei
mestieri ) che per secoli l’ha caratterizzata tende oggi ad
incrinarsi per motivi sociali, culturali , ambientali. E’ per
questo che le città potrebbero assumere un nuovo ruolo perché
potrebbero essere le incubatrici di risposte e soluzioni a problemi
come quelli ambientali, a problemi rappresentati dalla diversa
composizione della popolazione dovuta all’immigrazione e a un
modo anche di contrastare le nuove povertà, i conflitti sociali, i
problemi legati al diritto ad un’abitazione adatta alle proprie
esigenze .
Il Green new deal europeo potrebbe
insieme al Next Generation Eu aprire una nuova stagione di vita
alle città . Una vita alternativa o per lo meno più vicina alle
esigenze di quanti vi riconoscono valori culturali e identità. A
partire dal racconto che non deve essere né ignorato , né
sottovalutato che della città fanno i luoghi : centri storici,
quartieri, tipologie edilizie piazze, viali, giardini.
Il paesaggio urbano è quello che è.
Nella prospettiva della “ rigenerazione” urbana bisogna tenere
conto dell’esistente e dove possibile preservarlo, conservarlo e
valorizzarlo. Dove non è possibile occorre innovare. Ma il vero
innovamento è quello della funzionalità, naturalmente guardando ai
processi in atto che determinano cambiamenti. La rigenerazione come
strumento e come processo deve in questo momento di passaggio
allungare lo sguardo per offrire nuove funzioni alla città e nuove
opportunità di vita a quanti ora la frequentano ,visto come si sono
messe le cose ma soprattutto a quanti vorrebbero continuare a
viverci o tornare a viverci, creando anche un canale di
comunicazione tra i centri storici e le periferie , restituendo a
quest’ultime la dignità di città nuova, città satellitare,
città parte della città.
La città allora in questo senso deve
contribuire al riequilibrio del territorio ,al superamento dei
quartieri del disagio urbano. Malgrado queste anticipazione sulla
rigenerazione urbana rimane sempre una domanda di fondo : che cosa
potrà e dovrà significare la rigenerazione urbana. Sicuramente una
serie di scelte ,programmi e processi per renderla innanzitutto
città attrattiva. Poi fermare il consumo del suolo,recupero del
patrimonio edilizio, restituzione dei punti di aggregazione ai
quartieri ( teatri, cinema, librerie, biblioteche ,balere ecc.)
scomparsi per far posto a supermercati e ristoranti.
Soprattutto l’uso del patrimonio
edilizio pubblico e privato in abbandono deve dare una casa a tutti
,promuovere una nuova urbanizzazione delle aree male urbanizzate
,creare servizi per permettere insediamenti che ricompongano una
società cittadina con un particolare sguardo al verde urbano
.Parchi,alberature,giardini a ttraverso anche una “ forestazione
urbana” che permetta di piantare alberi e non solo di abbatterli
perché vecchi o malati quando va bene e quando va male di vederli
abbattersi a causa delle intemperie su tutto e tutti evitando danni
mortali solo per buona sorte ( 1 )
Rigenerazione urbana significa anche
attenzione agli spazi pubblici: strade ,piazze, porticati che sono
luoghi di prossimità essenziali alle abitazioni . Una città che
si riavvia a rimodulare il proprio ruolo ,la propria funzione. Una
città che proprio per questo va incontro a pericoli come per
esempio la “ deregulation edilizia” contenuta per esempio nel
Decreto semplificazione . Nuove norme e nuovi piani che rischiano di
deviare la rigenerazione a favore di interessi speculativi.
Un esempio per tutti è quello che in
nome dell’innovazione e della prestazione energetica si prevede
di demolire e ricostruire edifici aumentandone i volumi : a dispetto
dell’esistente. ( 2 )
Scrive The vision :“ La segregazione
urbana è spesso considerata un fattore fondamentale della crisi
delle città, legato all’idea di ghetto e ai quartieri popolari
stigmatizzati. Quei quartieri sono la cosiddetta cintura delle
metropoli: le periferie. A forte concentrazione di immigrati, come
spiega la sociologa Annick Magnier nel suo libro Sociologia
dei sistemi urbani, la mancanza di coesione
sociale nel rapporto tra città e periferie si presenta come un
ostacolo primario all’integrazione stessa. La questione italiana
interessa ben 15 milioni di abitanti che vivono in quartieri
suburbani dove convivono con insediamenti formali e informali: 28mila
persone di etnia rom e 600mila migranti a cui è stato negato lo
status di rifugiati politici abitano in edifici che per il 20%
risultano essere in pessime condizioni. A dirlo è la Commissione
parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e degrado di città e
periferie, che stima inoltre a 650mila le famiglie
che attendono un’abitazione pubblica, in ragione delle 49mila case
popolari occupate abusivamente o finite nella mani della criminalità
organizzata e adibite a luoghi di spaccio e ricettazione. Territori
ai margini della società, che negli anni sono stati argomento di
discussione nei vari programmi di governo. A partire dall’esecutivo
Renzi, la cui “messa in sicurezza” delle periferie – cui
alludeva il Programma
straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la
sicurezza delle periferie del 2016 – ha messo sì
a disposizione delle città metropolitane fondi per tale scopo, ma
senza dar vita a una dimensione strutturale, seppur piccola, dei
programmi di rigenerazione urbana e di riqualificazione.
Un’esperienza estemporanea, legata al tempo del finanziamento, è
anche quella che prevedeva un investimento di 25 miliardi in 10 anni
per la rigenerazione delle periferie italiane, suggerita dalla
Commissione d’inchiesta e mai applicata dall’ex ministro
dell’Interno Marco Minniti. (…) L’Istat ha calcolato che
a livello nazionale, nei capoluoghi abitano più di 9,5 milioni di
persone, di cui oltre un terzo alloggia in quartieri dove il disagio
economico è più evidente. La forte presenza di famiglie
vulnerabili, si deve a molteplici fattori: da quello reddituale, alla
presenza di giovani al di fuori dei percorsi di studio, di formazione
o lavoro. Tra queste pieghe di disperazione e povertà si infiltra la
criminalità organizzata, la quale costruisce contesti relativamente
protetti e fornisce occupazione (in settori come droga, prostituzione
e ricettazione) in grado di sostituire la presenza dello Stato. (3
)
E’ di questi giorni (05/02/2021 ) la
notizia del via libera da parte della Conferenza unificata
all’attuazione del decreto che individua 5.518 piccoli comuni con
popolazione fino a 5.000 abitanti che rientrano nelle tipologie
della legge
158/2017 ( legge Realacci )e che sulla base di
tale decreto potranno beneficiare di finanziament per una serie di
tipologie di lavori.
Tra le misure principali previste nella legge
Realacci:
-
diffusione della banda larga e misure di sostegno per l’artigianato
digitale;
- semplificazione
per il recupero dei centri storici in abbandono o a rischio
spopolamento anche per la loro conversione in alberghi diffusi;
- interventi
di manutenzione del territorio con priorità per la tutela
dell’ambiente e la prevenzione del rischio idrogeologico;
- messa in
sicurezza di strade e scuole e interventi di efficientamento
energetico del patrimonio edilizio pubblico;
- acquisizione
e riqualificazione di terreni e edifici in abbandono;
- possibilità
di acquisire case cantoniere da rendere disponibili per attività di
protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici
locali e turismo;
- realizzazione
di itinerari turistico - culturali ed enogastronomici e di
mobilità dolce;
- possibilità
di acquisire binari dismessi e non recuperabili all’esercizio
ferroviario, da utilizzare come piste ciclabili;
- dotazione
dei servizi più razionale ed efficiente, possibilità per i centri
in cui non ci sono uffici postali di pagare bollette e conti correnti
presso gli esercizi commerciali;
- facoltà
di istituire, anche in forma associata, centri multifunzionali
per la fornitura di una pluralità di servizi, in materia ambientale,
sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica,
commerciale, di comunicazione e sicurezza, nonché per attività di
volontariato e culturali;
- interventi
in favore dei cittadini residenti e delle attività produttive
insediate nei piccoli comuni;
- promozione
delle produzioni agroalimentari a filiera corta e del loro utilizzo
anche nella ristorazione collettiva pubblica.
I piccoli comuni secondo la classificazione
adottata dalla legge sono circa il 70% dei 7.978 comuni
italiani e comprendono oltre il 50% del territorio nazionale. Ci
vivono oltre 10 milioni di cittadini, il 16,51% della
popolazione italiana. Qui vengono prodotti il 93% delle
DOP e degli IGP accanto al 79% dei vini più
pregiati. ( 4 )
Dunque
una città diversa .Scrive Lorena di Maria nel dicembre 2020 su
Labsus.org: “Immaginate una città dove spazi abbandonati e
dimenticati riprendono vita. Una città nella quale fabbriche
dismesse e centri commerciali in disuso, negozi sfitti e spazi
pubblici si trasformano in luoghi
aperti alla cittadinanza.
Proprio qui nascono nuove attività culturali, artistiche e musicali,
sorgono orti urbani, mercatini e aree per il gioco. Pensate ora a una
comunità
di cittadini che ogni giorno si prende cura di questi spazi e che,
con impegno, ne garantisce il futuro. Potremmo dire che “è troppo
bello per essere vero”, ma in molte città d’Italia, d’Europa e
del mondo, questa è già realtà. Così le città si stanno
reinventando, attraverso una rigenerazione
urbana
dove gli usi temporanei scommettono sul provvisorio, sull’imprevisto
e sull’impermanente, diventando catalizzatori
capaci di offrire nuove soluzioni per riprogettare lo spazio urbano.”
Una
città in cui “l’urbanistica tattica “ ci permette di
reinventarla. Infatti continua Lorena di Maria : “Sono sempre più
numerose le iniziative che vedono la collaborazione tra cittadini
attivi e Amministrazione attraverso la cura condivisa e la gestione
dei beni comuni per la rigenerazione urbana. Mike Lydon e Antony
Garcia, fondatori di Street Plans, parlano di “short term action,
long term change” (Lydon, Garcia, 2015), ovvero azioni di breve
termine che sono capaci di generare un cambiamento nel lungo periodo.
Gli interventi di urbanistica tattica, a differenza del riuso
temporaneo, si concentrano prevalentemente all’interno dello spazio
pubblico, alla scala di quartiere: ne sono protagoniste piazze,
strade e intersezioni che, tramite la riappropriazione o la
ri-progettazione, vengono trasformate da luoghi dominati dall’asfalto
e dal traffico in spazi verdi, di inclusione e innovazione.
Tra
le esperienze raccolte e analizzate nel lavoro di tesi emerge il
“Parking Day”, evento mondiale dove parcheggi a pagamento, grazie
ai cittadini, rinascono come parchi pubblici temporanei oppure i
“Pavement to Plaza”, che, attraverso la colorazione della
pavimentazione ed economici arredi urbani, restituiscono a pedoni e
ciclisti uno spazio non più congestionato e trafficato; infine,
l’esperienza delle “Guerrilla Gardening” che, con il loro motto
“trasformiamo il cemento in fiori”, mettono in atto piccoli atti
dimostrativi considerati “attacchi verdi” per salvare angoli
delle città dal degrado.
Si
tratta nella maggior parte dei casi di progetti economici che mirano
a coinvolgere e ispirare i cittadini per migliorare la vivibilità e
contribuire alla salute, alla felicità e al benessere di tutti e
tutte.
In
questo senso si pone anche la “ mobilita urbana sostenibile” che
è un “ modello di sistema di trasporto a disposizione di persone e
merci in grado di soddisfare al meglio le esigenze di spostamento
massimizzandone efficacia e accessibilità e al tempo stesso
riducendo al minimo gli impatti ambientali.”
“Il
contenuto e il confine di questo concetto sono notevolmente mutati
nel corso negli ultimi anni, e ancora di più nell’ultimo anno,
perché mutate sono le condizioni di contorno e le ragioni di
spostamento presenti e future. Per i 3,5 miliardi di persone che
vivono attualmente nelle città del mondo, la mobilità è una
questione essenziale legata alla sussistenza, ai servizi e alla vita
sociale. Le città sono inoltre destinate a crescere fino ad
accogliere quasi il 70% della popolazione terrestre entro metà
secolo, una sfida che fra gli altri anche il settore dei trasporti
deve affrontare e superare. Al tempo stesso, il 25% delle emissioni
di gas serra in Europa derivano dal settore dei trasporti.
Decarbonizzare il sistema dei trasporti pubblici e privati e ridurne
le emissioni è considerata da anni una delle principali armi di
mitigazione contro i cambiamenti climatici. Secondo il Piano europeo
di azione per il clima, le emissioni di CO2 si devono ridurre del 33%
al 2030, fino a raggiungere le emissioni zero al 2050. Per il settore
dei trasporti, questo significa passare dai 100 milioni t/anno di CO2
attuali a 77 milioni t/anno in 10 anni. La gestione della mobilità
urbana sostenibile costituisce una sfida importate per le aree
urbane. Piani e politiche devono soddisfare il fabbisogno di
spostamento di persone e beni, mantenere la qualità della vita,
favorire l’attività economica e migliorare la qualità
ambientale.” (5)
“Il
successo di un sistema integrato di mobilità urbana sostenibile sta
però anche nel coinvolgimento attivo dei cittadini nelle decisioni
pubbliche, nell’ascoltare con loro le problematiche e nel disegnare
insieme le soluzioni. La partecipazione, anche nella sfera dei
trasporti, è un elemento imprescindibile per creare un sistema
flessibile, adeguato alle esigenze e capace di essere sfruttato.”
Una cittadinanza attiva anche
attraverso un governo della città più vicino ai cittadini . Infatti
la domanda che le nuove città dovrebbero porre è : “È possibile
rideclinare il concetto di
cittadinanza attraverso l’utilizzo di pratiche
proprie della democrazia
partecipativa e dell’Amministrazione
condivisa? Il livello di governo più vicino ai cittadini può
rappresentare a tutti gli effetti il luogo adatto per sviluppare
modalità di partecipazione “nuove” e volte a una sempre maggiore
inclusione degli stranieri? Partendo dall’assunto che il momento
elettorale non rappresenta l’unica modalità di partecipazione alla
vita politica del Paese, la mia tesi ha l’obiettivo di mettere in
luce come non solo i cittadini
formali, ma anche gli stranieri
residenti possano essere inclusi in tutti quei processi che,
considerandoli “cittadini
attivi“, possono
contribuire a renderli partecipi alla vita della comunità.
( 6 )
“La Città agìta“ è un libro che
racconta una “ città
inedita e dinamica. Inedita,
perché gli spazi in gioco sono spesso interstiziali o di margine,
anche se non mancano nel testo riflessioni sul contributo che simili
pratiche potrebbero apportare alla riattivazione
di importanti patrimoni pubblici
– come quelli demaniali, ad esempio. Dinamica,
perché, nonostante le difficoltà dei mercati immobiliari e la
paralisi delle politiche pubbliche urbane e territoriali, si assiste
alla produzione di nuovo spazio
collettivo – nella forma di community gardens e
piazze attrezzate al posto di aree parcheggio e lotti abbandonati,
oppure centri culturali, luoghi aggregativi e co-working in
fabbriche dismesse ecc. –, ad integrazione
ed estensione dello
spazio pubblico più
tradizionalmente progettato, e per azione di alleanze
inaspettate, dove ritroviamo, a livelli diversi, Terzo
settore, gruppi informali, privato profit, attore pubblico.”
Gli autori in definitiva dicono : “Tornando al titolo del libro, ci
sembra di poter tracciare una traiettoria futura per invitare le
politiche pubbliche a ragionare in modo strategico sulla città come
Bene comune. L’uso transitivo del verbo “agire”, declinato a
participio passato nel titolo, è analogo all’inglese acting out,
che nella psicoanalisi viene impiegato con il significato di
“esprimere sentimenti repressi o inconsci in comportamenti palesi”.
La città agìta è forse anche la città di un inconscio collettivo,
che non trovando spazio di rappresentazione pubblica, palesa bisogni,
desideri e immaginari futuri nell’azione diretta di cura e riuso
dello spazio? Questa domanda aprirebbe al ruolo dei Beni comuni anche
come domanda di città. Si può allora partire da questi per
integrare politiche e pratiche e “riprendersi la città”
collettivamente?” ( 7 )
( 1) vedi decreto del Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 9
ottobre 2020
(2 ) art. 10 della legge 120 del
11/09/2020 ( conversione in legge del decreto “ Misure urgenti
per la semplificazione e l’innovazione digitale ) che prevede una
deregulation totale agli strumenti di gestione della città,sia al
DPR 380 del 2001 ( che regola l’edilizia ) sia delle normative
urbanistiche e degli standard urbanistici previsti daol Decreto
1444/68 ( che garantiscono la presenza di spazi verdi ,parcheggi e
servizi ai quartieri ).
( 3 ) The
Vision .it
( 4 ) Scrive
Andrea
Scarchilli – Ufficio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica:
“ Ermete Realacci, oggi presidente della Fondazione Symbola, da
presidente della Commissione Ambiente della Camera nella scorsa
legislatura promosse la legge riuscendo a ottenerne l’approvazione.
Per tre legislature i tentativi si erano arenati al Senato, dopo i sì
di Montecitorio. Oggi Realacci riconosce l’importanza del decreto
della Conferenza unificata perché è un passo in avanti “pur in
forte ritardo. Non dobbiamo tuttavia nascondere il fatto che i
finanziamenti sono molto limitati, parliamo di 160 milioni di euro
complessivi”. Il mondo dal 2017 è cambiato e l’emergenza
sanitaria ha come accennato posto ancora più in evidenza le
potenzialità dei piccoli Comuni. Ritiene Realacci che oltre ad
aumentare le risorse a disposizione occorra oggi più di ieri
“attivare la politica che quella legge proponeva, ovvero tutte
quelle azioni che servono a mantenere o a dotare i borghi dei servizi
necessari. Lo spirito della legge è quello di guardare ai piccoli
Comuni non come a un piccolo mondo antico da accompagnare verso una
morte indolore ma come a una scommessa su un’Italia che fa
l’Italia, su un’economia più a misura d’uomo”. La battaglia
di Realacci per i borghi è persino ventennale, risale almeno a
quando da presidente guidava Legambiente. Istituì una giornata
dedicata proprio ai piccoli comuni e ama ricordare che in occasione
di quella del 2002 ricevette un messaggio del Presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: “Questi borghi, questi paesi
rappresentano un presidio di civiltà. [...] Sono parte integrante,
costitutiva della nostra identità, della nostra Patria. Possono
essere un luogo adatto alle iniziative di giovani imprenditori.
L'informatica e le tecnologie possono favorire questo processo. [...]
Può diventare anche questa grande avventura un'opportunità da
cogliere”. Il promotore della legge ne vede sintetizzati i cardini
proprio nel messaggio di Ciampi. Li elenca: “Identità del Paese,
innovazione tecnologica e opportunità per i giovani. Sembra scritto
oggi. La legge del 2017 mira proprio a promuovere una visione per la
quale i piccoli comuni non vanno sostenuti in nome di ragioni
umanitarie ma come una scommessa che chiama in causa le tecnologie.
Quindi più risorse e attivare gli strumenti, i servizi. A oggi è
passato solo lo stop alla chiusura degli uffici postali nei borghi”.
(5)Elisa
Torricelli Come rendere più sostenibile la mobilità urbana
https://www.lenius.it/mobilita-urbana-sostenibile/
( 6 )
https://www.labsus.org/2020/12/rideclinare-la-cittadinanza/
“Rideclinare la cittadinanza” Inclusione, partecipazione e
uguaglianza sostanziale di Benedetta Montigiani 6 Dicembre 2020
( 7 ) La città agìta Nuovi spazi
sociali tra cultura e condivisione di Roberto Albano - Alfredo Mela -
Emanuela Saporito 20 Luglio 2020
https://www.labsus.org/2020/07/la-citta-agita/
Eremo Rocca S. Stefano domenica 10 aprile 2022