“Questo luogo è un
mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi
possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di
coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato
grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni
volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito
acquista forza.” … “Noi li vendiamo e li compriamo, ma in
realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è
stato il miglior amico di qualcuno.”
Così scrive Carlos Ruiz Zafòn in “L'ombra del vento “ .Ogni libro possiede un'anima . I libri non ci appartengono mai. Hanno una vita propria e un loro compito specifico. Anche se tutti non sono d'accordo.
Infatti “ non ci sono dati certi, ma secondo la AIE (Associazione Italiana Editori) su 262 milioni di volumi stampati ogni anno (dati del 2005) l’invenduto è del 35%, ossia una montagna di 75 milioni di volumi. Nei siti ambientalisti e presso le associazioni attive nella lotta allo spreco (ad esempio, www.greenreport.it) questa cifra è equiparata senza ulteriori mediazioni a quella della macerazione, ma l’analisi dovrebbe essere svolta a un livello di maggior sottigliezza, perché se è vero che il destino finale dell’invenduto sta, o prima o dopo, nella macerazione, è altrettanto vero che il cammino è lungo e prevede una serie di passaggi (secondo mercato a metà prezzo, vendita a stock, ecc.).
Va poi tenuto
presente che nei calcoli dell’invenduto forniti dall’AIE entrano
anche i volumi editi da case editrici di dimensioni tanto piccole da
non riuscire a presentare i propri prodotti tramite il sistema di
distribuzione libraria organizzata a livello nazionale. Una realtà,
questa, caratterizzata da un’eterogeneità e da una dispersione
tali da rendere incerte le statistiche basate su aggregati complessi.
Basta pensare che lo stesso numero delle case editrici scende da più
di 8.814, se si assume la ragione sociale delle aziende registrate,
sino a poco più di 2.900, se si escludono quelle che in realtà sono
emanazione di aziende, fondazioni, enti con altre finalità, o che
hanno una produzione occasionale, ecc. Ed ancora: gli editori che
hanno una presenza organizzata sul mercato (pubblicano almeno un
titolo al mese, hanno un piano editoriale, una distribuzione in
libreria e almeno 100 titoli commercialmente vivi in catalogo) sono
solo 1.016.Indicativamente, si può fare riferimento alle
dichiarazioni rese da responsabili aziendali di alcune grandi case
editrici (per il resto restie a informare il pubblico su un dato
“rischioso” a livello di immagine, perché in definitiva
enfatizza un dato negativo della propria attività) che indicano nel
5-6% la quota di macerazione “strutturale” dei libri da parte
delle grandi aziende editoriali (vedi intervista al direttore della
Hoepli).A queste cifre, quali esse siano, vanno comunque aggiunti i
dati relativi alla macerazione dei libri diffusi nelle edicole, un
settore distributivo che non entra nei calcoli dell’AIE pur essendo
di notevole entità. Sebbene in calo rispetto al successo del 2002
(44,2 milioni di copie di libri), e 2003 (60 milioni di copie), nel
2007 sono stati diffuse nelle edicole 45 milioni di copie, con 432
titoli (erano 988 nel 2006).In definitiva, non è possibile allo
stato attuale indicare una cifra realistica della macerazione di
libri, sebbene si possa sicuramente affermare il suo essere
costituita da grandi cifre.Alla macerazione di testi operata dalle
case editrici va poi aggiunta quella messa in atto dalle 12.000
biblioteche complessivamente presenti sul territorio italiano. Anche
questa una realtà difficilmente quantificabile in termini assoluti.
Si può comunque farsene un’idea valutando la situazione di Milano,
le cui 23 biblioteche comunali, che detengono un patrimonio di 480
mila volumi, hanno scartato complessivamente circa 79 mila libri nel
2008 (da notare che i volumi in uscita superano quelli in entrata:
nello stesso periodo sono stati, infatti, acquistati dalle stesse
biblioteche solo 36 mila testi cartacei). A Torino le 17 biblioteche
civiche, che custodiscono più di 1 milione 400 mila documenti, nel
2008 hanno acquisto 79 mila volumi, ma ne hanno congelato in un
magazzino altri 60 mila destinati al macero.Come ultimo elemento di
questo complesso quadro vanno calcolati gli effetti della crisi
economica in atto, che aggiungono una quota congiunturale alla
macerazione strutturale prodotta dall’ordinario sistema
distributivo. Il fallimento di grandi case editrici, come Editori
Riuniti o Meltemi (per citare solo le più grandi), si conclude con
un’ulteriore uscita dal mercato di una quantità di volumi
calcolabile in centinaia di migliaia.
I costi ecologici del riciclaggio
La quantità di
libri destinati alla macerazione supera di gran lunga le necessità
della filiera del riciclaggio. Secondo il Comieco (Consorzio
nazionale per la raccolta e il recupero degli imballaggi a base
cellulosica) e l’Unionmaceri (l'associazione rappresenta le aziende
del recupero della carta), l’offerta della carta da macero ha ormai
superato la domanda dell'industria cartaria nazionale, tanto che
l'Italia è divenuto un Paese esportatore netto di questa materia
seconda. Secondo le associazioni di categoria ben 150 mila tonnellate
di carta derivanti dalla raccolta differenziata e destinata al
riciclo giacciono nei depositi. Bisogna poi notare che dal punto di
vista ecologico la macerazione non è a residuo zero, dato che, anzi,
ogni chilo di carta riciclata produce circa 400 grammi di scarti tra
pulper e fanghi di cartiera. Infine, dal punto di vista della
gestione aziendale, va sottolineata la quantità di obblighi formali
che accompagnano la macerazione: in base alla normativa, è
necessario per prima cosa inviare una comunicazione all'agenzia delle
entrate e alla guardia di finanza specificando: prezzo di acquisto,
valore ricavabile dal riciclo, il giorno e l'ora previsti per la
macerazione e la ditta incaricata a farlo. E prima di sancire la
definitiva morte delle copie invendute la legge sul diritto di autore
prevede che questi sia avvisato e abbia la possibilità di acquistare
le copie alle stesse condizioni che avrebbe l'editore se le avviasse
al macero. E’ comprensibile che in queste condizioni complessive la
scelta di mandare libri al macero non offra alcun vantaggio economico
per gli editori, ma che anzi si traduca spesso in un costo aggiuntivo
(il trasporto dei volumi all’azienda di macerazione) giustificato
solo con la necessità di razionalizzare gli stock per ridurre i
costi di magazzino.
La macerazione dei libri in Lombardia
Nella
macerazione dei libri, la Lombardia batte per la quantità l'Emilia
Romagna, il Piemonte e il Lazio messi assieme, e vale come mercato
quanto 8-9 regioni del Centro-Sud. In termini assoluti i volumi
stampati in Lombardia si aggirano annualmente attorno ai 125 milioni
sul totale nazionale di 262 milioni. Nel 2009 i libri venduti a
Milano sono stati il 19,9% del totale del mercato italiano (era il
20% nel 2008). E’ una percentuale di non molto superiore a quella
di Roma, in cui la percentuale dei libri venduti sul totale italiano
è 14,9% nel 2009 (nel 2008 il 15,3%). Nello stesso anno i libri
venduti in Lombardia (compreso il Canton Ticino) sono stati il 30,9%
del totale (erano il 29,4% nel 2008). E’ una percentuale
doppia rispetto a quella del Lazio: 16,6% nel 2009, con un leggero
calo dall’anno precedente 17,3%. Nel 2009 le opere prodotte a
Milano sono state 22 mila. Includendo la Lombardia si arriva a 24
mila, ovvero al 39,1% di quelle pubblicate in Italia. La tiratura dei
titoli editi in Lombardia è il 54,2% di quella italiana. Al 31
gennaio 2010 a Milano città operavano 943 editori, a Roma 1059; la
Lombardia ne ha 1727, il Lazio 1315. (Mondadori, Rcs, Gruppo
Mauri-Spagnol, Feltrinelli rappresentano quasi il 55% del
mercato).”(1)
Il
macero
è un’operazione che consiste nel distruggere carte o libri non più
vendibili.
La carta è un materiale riciclabile perché composto di cellulosa, e cioè una materia che può essere sottoposta a molteplici cicli di lavorazione. Stiamo parlando di uno dei primi materiali sottoposti a riciclaggio nella storia industriale. Il materiale riciclato non è di qualità inferiore, esso può essere infatti utilizzato per produrre carta di alta qualità.
Anche la carta rientra nel problema della gestione dei rifiuti. Dall’articolo di Veronica Ulivieri In forte sofferenza il mercato del riciclo della carta pubblicato il mese di marzo del 2018 su «La Repubblica.it», possiamo constatare quanto sia complessa la gestione di un materiale riciclato che fino al gennaio del 2018 era in gran parte assorbito dal mercato cinese. L’Italia, infatti, fino ad allora esportava un terzo della carta riciclata e in seguito la importava come cartone da imballaggio e carta grafica. Chiuse le frontiere cinesi, la conseguenza immediata è stato il crollo del 70% del prezzo della carta riciclata. Le cartiere adibite alla gestione della carta da macerare e riciclare si sono ritrovate con un’eccedenza ingestibile. Il problema viene contenuto con un sempre maggiore utilizzo di carta riciclata e con l’apertura di nuovi stabilimenti.
Perché i libri vanno al macero
I
libri non sempre trovano spazio nelle librerie.
Del resto sarebbe impossibile mettere in scaffale una pur minima
parte dei troppi libri pubblicati ogni anno. Quando i libri vanno
nelle librerie, cioè in quei luoghi deputati alla loro vendita, ci
restano per un tempo limitato: dai due ai nove mesi, a seconda della
loro vendibilità. Solo in casi eccezionali i libri restano in
libreria oltre una manciata di mesi. È il caso, ad esempio, dei
classici, di quei libri, cioè, che per qualità e storia sono, in
teoria, vendibili per un tempo non delimitato.
Quando un libro ha cessato la sua esistenza estemporanea, e cioè quando, dopo pochi mesi, non vende più ed è un prodotto “morto” per il mercato editoriale, l’editore si trova di fronte a diverse possibilità:
1 – mercato dei remainders: il libro, ormai non più in commercio, fisicamente esiste ancora in un numero variabile di copie che costituisce la giacenza di magazzino. L’editore immette queste giacenze nel circuito dei remainders: i libri sono venduti in librerie specializzate con uno sconto anche fino al 70% o 90% del prezzo di copertina;
2 – blocchi di libri fuori commercio vengono venduti per cifre irrisorie a stockisti e a bancarelle dell’usato;
3 – l’autore, avvertito dall’editore che il libro è fuori commercio e che ci sono giacenze di magazzino, ha l’opportunità di acquistarne tutte o una parte con uno sconto significativo. Tale procedura, che precede il macero, in genere è prevista da contratto perché l’autore deve avere diritto a acquistare copie del suo libro prima della distruzione (fonte http://scrittorincausa.blogspot.com/2011/11/il-macero.html);
4 – l’ultima possibilità è il macero: da questo processo l’editore non ricava nulla, ma è una scelta inevitabile perché c’è bisogno di liberare spazio e ridurre le spese di magazzino.(2)
Fonte
http://soslibri.diogenemagazine.eu/home/il-progetto
https://www.bwtraduzioni.it/perche-i-libri-vanno-al-macero-e-come-evitarlo/
Eremo Rocca S. Stefano lunedì 11
aprile 2022
Nessun commento:
Posta un commento