domenica 10 aprile 2022

DIARIO DEL CERCHIO IL RUMORE DEI PASSI : UN MODO NUOVO DI ABITARE LA CITTA’ ( Seconda parte )

 

Abbiamo detto che la città è un organismo complesso che nel tempo si è andato modificando. Il modello della città come punto di aggregazione di relazioni, di scambi economici ( il mercato, le fiere ,le associazioni dei mestieri ) che per secoli l’ha caratterizzata tende oggi ad incrinarsi per motivi sociali, culturali , ambientali. E’ per questo che le città potrebbero assumere un nuovo ruolo perché potrebbero essere le incubatrici di risposte e soluzioni a problemi come quelli ambientali, a problemi rappresentati dalla diversa composizione della popolazione dovuta all’immigrazione e a un modo anche di contrastare le nuove povertà, i conflitti sociali, i problemi legati al diritto ad un’abitazione adatta alle proprie esigenze .

Il Green new deal europeo potrebbe insieme al Next Generation Eu aprire una nuova stagione di vita alle città . Una vita alternativa o per lo meno più vicina alle esigenze di quanti vi riconoscono valori culturali e identità. A partire dal racconto che non deve essere né ignorato , né sottovalutato che della città fanno i luoghi : centri storici, quartieri, tipologie edilizie piazze, viali, giardini.

Il paesaggio urbano è quello che è. Nella prospettiva della “ rigenerazione” urbana bisogna tenere conto dell’esistente e dove possibile preservarlo, conservarlo e valorizzarlo. Dove non è possibile occorre innovare. Ma il vero innovamento è quello della funzionalità, naturalmente guardando ai processi in atto che determinano cambiamenti. La rigenerazione come strumento e come processo deve in questo momento di passaggio allungare lo sguardo per offrire nuove funzioni alla città e nuove opportunità di vita a quanti ora la frequentano ,visto come si sono messe le cose ma soprattutto a quanti vorrebbero continuare a viverci o tornare a viverci, creando anche un canale di comunicazione tra i centri storici e le periferie , restituendo a quest’ultime la dignità di città nuova, città satellitare, città parte della città.

La città allora in questo senso deve contribuire al riequilibrio del territorio ,al superamento dei quartieri del disagio urbano. Malgrado queste anticipazione sulla rigenerazione urbana rimane sempre una domanda di fondo : che cosa potrà e dovrà significare la rigenerazione urbana. Sicuramente una serie di scelte ,programmi e processi per renderla innanzitutto città attrattiva. Poi fermare il consumo del suolo,recupero del patrimonio edilizio, restituzione dei punti di aggregazione ai quartieri ( teatri, cinema, librerie, biblioteche ,balere ecc.) scomparsi per far posto a supermercati e ristoranti.

Soprattutto l’uso del patrimonio edilizio pubblico e privato in abbandono deve dare una casa a tutti ,promuovere una nuova urbanizzazione delle aree male urbanizzate ,creare servizi per permettere insediamenti che ricompongano una società cittadina con un particolare sguardo al verde urbano .Parchi,alberature,giardini a ttraverso anche una “ forestazione urbana” che permetta di piantare alberi e non solo di abbatterli perché vecchi o malati quando va bene e quando va male di vederli abbattersi a causa delle intemperie su tutto e tutti evitando danni mortali solo per buona sorte ( 1 )

Rigenerazione urbana significa anche attenzione agli spazi pubblici: strade ,piazze, porticati che sono luoghi di prossimità essenziali alle abitazioni . Una città che si riavvia a rimodulare il proprio ruolo ,la propria funzione. Una città che proprio per questo va incontro a pericoli come per esempio la “ deregulation edilizia” contenuta per esempio nel Decreto semplificazione . Nuove norme e nuovi piani che rischiano di deviare la rigenerazione a favore di interessi speculativi.

Un esempio per tutti è quello che in nome dell’innovazione e della prestazione energetica si prevede di demolire e ricostruire edifici aumentandone i volumi : a dispetto dell’esistente. ( 2 )

Scrive The vision :“ La segregazione urbana è spesso considerata un fattore fondamentale della crisi delle città, legato all’idea di ghetto e ai quartieri popolari stigmatizzati. Quei quartieri sono la cosiddetta cintura delle metropoli: le periferie. A forte concentrazione di immigrati, come spiega la sociologa Annick Magnier nel suo libro Sociologia dei sistemi urbani, la mancanza di coesione sociale nel rapporto tra città e periferie si presenta come un ostacolo primario all’integrazione stessa. La questione italiana interessa ben 15 milioni di abitanti che vivono in quartieri suburbani dove convivono con insediamenti formali e informali: 28mila persone di etnia rom e 600mila migranti a cui è stato negato lo status di rifugiati politici abitano in edifici che per il 20% risultano essere in pessime condizioni. A dirlo è la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e degrado di città e periferie, che stima inoltre a 650mila le famiglie che attendono un’abitazione pubblica, in ragione delle 49mila case popolari occupate abusivamente o finite nella mani della criminalità organizzata e adibite a luoghi di spaccio e ricettazione. Territori ai margini della società, che negli anni sono stati argomento di discussione nei vari programmi di governo. A partire dall’esecutivo Renzi, la cui “messa in sicurezza” delle periferie – cui alludeva il Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie del 2016 – ha messo sì a disposizione delle città metropolitane fondi per tale scopo, ma senza dar vita a una dimensione strutturale, seppur piccola, dei programmi di rigenerazione urbana e di riqualificazione. Un’esperienza estemporanea, legata al tempo del finanziamento, è anche quella che prevedeva un investimento di 25 miliardi in 10 anni per la rigenerazione delle periferie italiane, suggerita dalla Commissione d’inchiesta e mai applicata dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti. (…)  L’Istat ha calcolato che a livello nazionale, nei capoluoghi abitano più di 9,5 milioni di persone, di cui oltre un terzo alloggia in quartieri dove il disagio economico è più evidente. La forte presenza di famiglie vulnerabili, si deve a molteplici fattori: da quello reddituale, alla presenza di giovani al di fuori dei percorsi di studio, di formazione o lavoro. Tra queste pieghe di disperazione e povertà si infiltra la criminalità organizzata, la quale costruisce contesti relativamente protetti e fornisce occupazione (in settori come droga, prostituzione e ricettazione) in grado di sostituire la presenza dello Stato. (3 )

E’ di questi giorni (05/02/2021 ) la notizia del via libera da parte della Conferenza unificata all’attuazione del decreto che individua 5.518 piccoli comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti che rientrano nelle tipologie della legge 158/2017 ( legge Realacci )e che sulla base di tale decreto potranno beneficiare di finanziament per una serie di tipologie di lavori.

Tra le misure principali previste nella legge Realacci:

-         diffusione della banda larga e misure di sostegno per l’artigianato digitale;

-         semplificazione per il recupero dei centri storici in abbandono o a rischio spopolamento anche per la loro conversione in alberghi diffusi;  

-         interventi di manutenzione del territorio con priorità per la tutela dell’ambiente e la prevenzione del rischio idrogeologico;

-         messa in sicurezza di strade e scuole e interventi di efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico;

-         acquisizione e riqualificazione di terreni e edifici in abbandono; 

-         possibilità di acquisire case cantoniere da rendere disponibili per attività di protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici locali e turismo;

-         realizzazione di itinerari turistico - culturali ed enogastronomici e di mobilità dolce;

-         possibilità di acquisire binari dismessi e non recuperabili all’esercizio ferroviario, da utilizzare come piste ciclabili;

-         dotazione dei servizi più razionale ed efficiente, possibilità per i centri in cui non ci sono uffici postali di pagare bollette e conti correnti presso gli esercizi commerciali;

-        facoltà di istituire, anche in forma associata, centri multifunzionali per la fornitura di una pluralità di servizi, in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e sicurezza, nonché per attività di volontariato e culturali;

-         interventi in favore dei cittadini residenti e delle attività produttive insediate nei piccoli comuni;

-         promozione delle produzioni agroalimentari a filiera corta e del loro utilizzo anche nella ristorazione collettiva pubblica.

I piccoli comuni secondo la classificazione adottata dalla legge sono circa il 70% dei 7.978 comuni italiani e comprendono oltre il 50% del territorio nazionale. Ci vivono oltre 10 milioni di cittadini, il 16,51% della popolazione italiana. Qui vengono prodotti il 93% delle DOP e degli IGP accanto al 79% dei vini più pregiati. ( 4 )

Dunque una città diversa  .Scrive Lorena di Maria nel dicembre 2020 su Labsus.org: “Immaginate una città dove spazi abbandonati e dimenticati riprendono vita. Una città nella quale fabbriche dismesse e centri commerciali in disuso, negozi sfitti e spazi pubblici si trasformano in luoghi aperti alla cittadinanza. Proprio qui nascono nuove attività culturali, artistiche e musicali, sorgono orti urbani, mercatini e aree per il gioco. Pensate ora a una comunità di cittadini che ogni giorno si prende cura di questi spazi e che, con impegno, ne garantisce il futuro. Potremmo dire che “è troppo bello per essere vero”, ma in molte città d’Italia, d’Europa e del mondo, questa è già realtà. Così le città si stanno reinventando, attraverso una rigenerazione urbana dove gli usi temporanei scommettono sul provvisorio, sull’imprevisto e sull’impermanente, diventando catalizzatori capaci di offrire nuove soluzioni per riprogettare lo spazio urbano.”

Una città in cui “l’urbanistica tattica “ ci permette di reinventarla. Infatti continua Lorena di Maria : “Sono sempre più numerose le iniziative che vedono la collaborazione tra cittadini attivi e Amministrazione attraverso la cura condivisa e la gestione dei beni comuni per la rigenerazione urbana. Mike Lydon e Antony Garcia, fondatori di Street Plans, parlano di “short term action, long term change” (Lydon, Garcia, 2015), ovvero azioni di breve termine che sono capaci di generare un cambiamento nel lungo periodo. Gli interventi di urbanistica tattica, a differenza del riuso temporaneo, si concentrano prevalentemente all’interno dello spazio pubblico, alla scala di quartiere: ne sono protagoniste piazze, strade e intersezioni che, tramite la riappropriazione o la ri-progettazione, vengono trasformate da luoghi dominati dall’asfalto e dal traffico in spazi verdi, di inclusione e innovazione.

Tra le esperienze raccolte e analizzate nel lavoro di tesi emerge il “Parking Day”, evento mondiale dove parcheggi a pagamento, grazie ai cittadini, rinascono come parchi pubblici temporanei oppure i “Pavement to Plaza”, che, attraverso la colorazione della pavimentazione ed economici arredi urbani, restituiscono a pedoni e ciclisti uno spazio non più congestionato e trafficato; infine, l’esperienza delle “Guerrilla Gardening” che, con il loro motto “trasformiamo il cemento in fiori”, mettono in atto piccoli atti dimostrativi considerati “attacchi verdi” per salvare angoli delle città dal degrado.

Si tratta nella maggior parte dei casi di progetti economici che mirano a coinvolgere e ispirare i cittadini per migliorare la vivibilità e contribuire alla salute, alla felicità e al benessere di tutti e tutte.

In questo senso si pone anche la “ mobilita urbana sostenibile” che è un “ modello di sistema di trasporto a disposizione di persone e merci in grado di soddisfare al meglio le esigenze di spostamento massimizzandone efficacia e accessibilità e al tempo stesso riducendo al minimo gli impatti ambientali.”

Il contenuto e il confine di questo concetto sono notevolmente mutati nel corso negli ultimi anni, e ancora di più nell’ultimo anno, perché mutate sono le condizioni di contorno e le ragioni di spostamento presenti e future. Per i 3,5 miliardi di persone che vivono attualmente nelle città del mondo, la mobilità è una questione essenziale legata alla sussistenza, ai servizi e alla vita sociale. Le città sono inoltre destinate a crescere fino ad accogliere quasi il 70% della popolazione terrestre entro metà secolo, una sfida che fra gli altri anche il settore dei trasporti deve affrontare e superare. Al tempo stesso, il 25% delle emissioni di gas serra in Europa derivano dal settore dei trasporti. Decarbonizzare il sistema dei trasporti pubblici e privati e ridurne le emissioni è considerata da anni una delle principali armi di mitigazione contro i cambiamenti climatici. Secondo il Piano europeo di azione per il clima, le emissioni di CO2 si devono ridurre del 33% al 2030, fino a raggiungere le emissioni zero al 2050. Per il settore dei trasporti, questo significa passare dai 100 milioni t/anno di CO2 attuali a 77 milioni t/anno in 10 anni. La gestione della mobilità urbana sostenibile costituisce una sfida importate per le aree urbane. Piani e politiche devono soddisfare il fabbisogno di spostamento di persone e beni, mantenere la qualità della vita, favorire l’attività economica e migliorare la qualità ambientale.” (5)

Il successo di un sistema integrato di mobilità urbana sostenibile sta però anche nel coinvolgimento attivo dei cittadini nelle decisioni pubbliche, nell’ascoltare con loro le problematiche e nel disegnare insieme le soluzioni. La partecipazione, anche nella sfera dei trasporti, è un elemento imprescindibile per creare un sistema flessibile, adeguato alle esigenze e capace di essere sfruttato.”

Una cittadinanza attiva anche attraverso un governo della città più vicino ai cittadini . Infatti la domanda che le nuove città dovrebbero porre è : “È possibile rideclinare il concetto di cittadinanza attraverso l’utilizzo di pratiche proprie della democrazia partecipativa e dell’Amministrazione condivisa? Il livello di governo più vicino ai cittadini può rappresentare a tutti gli effetti il luogo adatto per sviluppare modalità di partecipazione “nuove” e volte a una sempre maggiore inclusione degli stranieri? Partendo dall’assunto che il momento elettorale non rappresenta l’unica modalità di partecipazione alla vita politica del Paese, la mia tesi ha l’obiettivo di mettere in luce come non solo i cittadini formali, ma anche gli stranieri residenti possano essere inclusi in tutti quei processi che, considerandoli “cittadini attivi“, possono contribuire a renderli partecipi alla vita della comunità. ( 6 )

“La Città agìta“ è un libro che racconta una “ città inedita e dinamica. Inedita, perché gli spazi in gioco sono spesso interstiziali o di margine, anche se non mancano nel testo riflessioni sul contributo che simili pratiche potrebbero apportare alla riattivazione di importanti patrimoni pubblici – come quelli demaniali, ad esempio. Dinamica, perché, nonostante le difficoltà dei mercati immobiliari e la paralisi delle politiche pubbliche urbane e territoriali, si assiste alla produzione di nuovo spazio collettivo – nella forma di community gardens e piazze attrezzate al posto di aree parcheggio e lotti abbandonati, oppure centri culturali, luoghi aggregativi e co-working in fabbriche dismesse ecc. –, ad integrazione ed estensione dello spazio pubblico più tradizionalmente progettato, e per azione di alleanze inaspettate, dove ritroviamo, a livelli diversi, Terzo settore, gruppi informali, privato profit, attore pubblico.” Gli autori in definitiva dicono : “Tornando al titolo del libro, ci sembra di poter tracciare una traiettoria futura per invitare le politiche pubbliche a ragionare in modo strategico sulla città come Bene comune. L’uso transitivo del verbo “agire”, declinato a participio passato nel titolo, è analogo all’inglese acting out, che nella psicoanalisi viene impiegato con il significato di “esprimere sentimenti repressi o inconsci in comportamenti palesi”. La città agìta è forse anche la città di un inconscio collettivo, che non trovando spazio di rappresentazione pubblica, palesa bisogni, desideri e immaginari futuri nell’azione diretta di cura e riuso dello spazio? Questa domanda aprirebbe al ruolo dei Beni comuni anche come domanda di città. Si può allora partire da questi per integrare politiche e pratiche e “riprendersi la città” collettivamente?” ( 7 )


( 1) vedi decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 9 ottobre 2020

(2 ) art. 10 della legge 120 del 11/09/2020 ( conversione in legge del decreto “ Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale ) che prevede una deregulation totale agli strumenti di gestione della città,sia al DPR 380 del 2001 ( che regola l’edilizia ) sia delle normative urbanistiche e degli standard urbanistici previsti daol Decreto 1444/68 ( che garantiscono la presenza di spazi verdi ,parcheggi e servizi ai quartieri ).

( 3 ) The Vision .it


( 4 ) Scrive Andrea Scarchilli – Ufficio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica: “ Ermete Realacci, oggi presidente della Fondazione Symbola, da presidente della Commissione Ambiente della Camera nella scorsa legislatura promosse la legge riuscendo a ottenerne l’approvazione. Per tre legislature i tentativi si erano arenati al Senato, dopo i sì di Montecitorio. Oggi Realacci riconosce l’importanza del decreto della Conferenza unificata perché è un passo in avanti “pur in forte ritardo. Non dobbiamo tuttavia nascondere il fatto che i finanziamenti sono molto limitati, parliamo di 160 milioni di euro complessivi”. Il mondo dal 2017 è cambiato e l’emergenza sanitaria ha come accennato posto ancora più in evidenza le potenzialità dei piccoli Comuni. Ritiene Realacci che oltre ad aumentare le risorse a disposizione occorra oggi più di ieri “attivare la politica che quella legge proponeva, ovvero tutte quelle azioni che servono a mantenere o a dotare i borghi dei servizi necessari. Lo spirito della legge è quello di guardare ai piccoli Comuni non come a un piccolo mondo antico da accompagnare verso una morte indolore ma come a una scommessa su un’Italia che fa l’Italia, su un’economia più a misura d’uomo”. La battaglia di Realacci per i borghi è persino ventennale, risale almeno a quando da presidente guidava Legambiente. Istituì una giornata dedicata proprio ai piccoli comuni e ama ricordare che in occasione di quella del 2002 ricevette un messaggio del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: “Questi borghi, questi paesi rappresentano un presidio di civiltà. [...] Sono parte integrante, costitutiva della nostra identità, della nostra Patria. Possono essere un luogo adatto alle iniziative di giovani imprenditori. L'informatica e le tecnologie possono favorire questo processo. [...] Può diventare anche questa grande avventura un'opportunità da cogliere”. Il promotore della legge ne vede sintetizzati i cardini proprio nel messaggio di Ciampi. Li elenca: “Identità del Paese, innovazione tecnologica e opportunità per i giovani. Sembra scritto oggi. La legge del 2017 mira proprio a promuovere una visione per la quale i piccoli comuni non vanno sostenuti in nome di ragioni umanitarie ma come una scommessa che chiama in causa le tecnologie. Quindi più risorse e attivare gli strumenti, i servizi. A oggi è passato solo lo stop alla chiusura degli uffici postali nei borghi”.

(5)Elisa Torricelli Come rendere più sostenibile la mobilità urbana https://www.lenius.it/mobilita-urbana-sostenibile/

( 6 ) https://www.labsus.org/2020/12/rideclinare-la-cittadinanza/ “Rideclinare la cittadinanza” Inclusione, partecipazione e uguaglianza sostanziale di Benedetta Montigiani 6 Dicembre 2020

( 7 ) La città agìta Nuovi spazi sociali tra cultura e condivisione di Roberto Albano - Alfredo Mela - Emanuela Saporito 20 Luglio 2020 https://www.labsus.org/2020/07/la-citta-agita/

Eremo Rocca S. Stefano domenica  10 aprile 2022






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