“Si depongano le armi. Si inizi una tregua pasquale, ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie? Nulla è impossibile a Dio”
Il Papa chiede a quarantotto giorni dall'inizio della guerra Russia Ucraina una «tregua pasquale» «per arrivare alla pace con un vero negoziato». All’Angelus, di domenica 10 aprile 2022 ,durante la messa a San Pietro, Bergoglio esprime dolore perché «Cristo è ancora una volta inchiodato alla croce nelle madri che piangono la morte ingiusta dei mariti e dei figli, nei profughi che fuggono dalle bombe con i bambini in braccio, negli anziani lasciati soli a morire, nei giovani privati di futuro, nei soldati mandati a uccidere i fratelli». Coloro che scatenano «la follia della guerra» sono i nuovi «crocifissori di Cristo». Non potrebbe essere più severo l’anatema pronunciato da Francesco durante la sua prima celebrazione con i fedeli in Piazza San Pietro dall’inizio della pandemia. Una condanna alla quale, all’Angelus, il Pontefice aggiunge un forte appello: quello per una «tregua pasquale» in cui «si ripongano le armi» per «arrivare alla pace attraverso un vero negoziato». Introducendo la preghiera mariana, Bergoglio ricorda che «fu proprio l’Angelo del Signore che, nell’Annunciazione, disse a Maria: “Nulla è impossibile a Dio”. Nulla è impossibile a Dio - ripete -. Anche far cessare una guerra di cui non si vede la fine». «Preghiamo su questo - prosegue -. Siamo nei giorni che precedono la Pasqua. Ci stiamo preparando a celebrare la vittoria del Signore Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Sul peccato e sulla morte, non su qualcuno e contro qualcun altro».
“Si depongano le armi. Si inizi una tregua pasquale, ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie? Nulla è impossibile a Dio”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto al termine della messa della domenica delle palme, celebrazione con la quale la Chiesa cattolica inizia la settimana santa nel ricordo della passione, morte e risurrezione di Gesù. “Nulla – ha affermato Bergoglio ai 50mila fedeli presenti in piazza San Pietro – è impossibile a Dio. “
Francesco ha ricordato che “siamo nei giorni che precedono la Pasqua. Ci stiamo preparando a celebrare la vittoria del Signore Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Sul peccato e sulla morte, non su qualcuno e contro qualcun altro. Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Perché non lasciare che vinca lui? Cristo ha portato la croce per liberarci dal dominio del male. È morto perché regnino la vita, l’amore, la pace”. Il Papa ha spiegato, inoltre, che “quando si usa violenza non si sa più nulla su Dio, che è padre, e nemmeno sugli altri, che sono fratelli. Si dimentica perché si sta al mondo e si arriva a compiere crudeltà assurde. Lo vediamo nella follia della guerra, dove si torna a crocifiggere Cristo. Sì, Cristo è ancora una volta inchiodato alla croce nelle madri che piangono la morte ingiusta dei mariti e dei figli. È crocifisso nei profughi che fuggono dalle bombe con i bambini in braccio. È crocifisso negli anziani lasciati soli a morire, nei giovani privati di futuro, nei soldati mandati a uccidere i loro fratelli. Cristo è crocifisso lì, oggi. Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.(https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/04/10/guerra-russia-ucraina-papa-francesco-chiede-una-tregua-pasquale-che-vittoria-sara-quella-su-un-cumulo-di-macerie/6555064/
Promemoria Gianni Rodari
Ci sono cose da fare ogni
giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a
mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi,
dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci
sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per
mare, né per terra:
per esempio, la guerra.
Al soldato caduto Renzo Pezzani
Nessuno, forse, sa
più
perché sei sepolto lassù
nel camposanto
sperduto
sull’alpe, soldato caduto.
Nessuno sa più chi tu
sia,
soldato di fanteria,
coperto di erba e di terra,
vestito
del saio di guerra,
l’elmetto sulle ventitré.
Nessuno
ricorda perché,
posata la vanga, il badile,
portando a
tracolla il fucile,
salivi sull’alpe; salivi,
cantavi e di
piombo morivi,
ed altri moriron con te.
Ed ora sei tutto di
Dio.
Il sole, la pioggia, l’oblio
t’han tolto anche il nome
d’in fronte.
Non sei che una croce sul monte
che dura nei
turbini e tace,
custode di gloria e di pace.
I bambini giocano alla guerra Bertolt Brecht
I bambini
giocano alla guerra.
È raro che giochino alla pace
perché gli
adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il
soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
È la
guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il
mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti
piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono
anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne
hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei
pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti
i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere
fame
non avere freddo
non avere paura.
La ninna nanna della guerra Trilussa
Ninna nanna, nanna
ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco
bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che
se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le
zeppe,
co le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo
nero.
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante
infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li
fucili
de li popoli civili
Ninna nanna, tu nun senti
li
sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che
commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la
razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma
che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Chè quer covo
d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la
guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe
li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura
sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che
se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra
parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li
rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un
rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe
quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
Shemà Primo Levi
Voi che vivete sicuri
nelle vostre
tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e
visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel
fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che
muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una
donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di
ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana
d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste
parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per
via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi
si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati
torcano il viso da voi.
Verrà un giorno Jorge Carrera Andrade
Verrà un giorno
più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un
sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli
uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte
menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi
distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il
mondo apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro
impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere.
La pace Trilussa
Un Omo aprì er cortello
e domannò
a l’Olivo: — Te dispiace
de damme un “ramoscello”
simbolo
de la Pace?
— No… no… — disse l’Olivo — nun
scherzamo.
perché ho veduto, in più d’un’occasione,
ch’er
ramoscello è diventato un ramo
e er simbolo… un bastone.
Alle fronde dei salici Salvatore Quasimodo
E come
potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra
i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al
lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre
che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del
telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre
cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
Dov’è la pace Mahatma Gandhi
Quando sento
cantare:
“Gloria a Dio e Pace sulla terra”
mi domando dove
oggi
sia resa gloria a Dio
e dove sia pace sulla terra.
Finché
la pace
sarà una fame insaziata
a finché non avremo
sradicato
dalla nostra civiltà la violenza,
il Cristo non sarà
nato.
La fine e l’inizio Wisława Szymborska
Dopo ogni
guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da
solo non si fa.
C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi
delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
C’è
chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle
dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci
insanguinati.
C’è chi deve trascinare una trave
per
puntellare il muro,
c’è chi deve mettere i vetri alla
finestra
e montare la porta sui cardini.
Non è fotogenico
e
ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per
un’altra guerra.
Bisogna ricostruire i ponti
e anche le
stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di
rimboccarle.
C’è chi con la scopa in mano
ricorda ancora
com’era.
C’è chi ascolta
annuendo con la testa non
mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne
saranno annoiati.
C’è chi talvolta
dissotterrerà da sotto
un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà
sul mucchio dei rifiuti.
Chi sapeva
di che si trattava,
deve
far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E
infine assolutamente nulla.
Sull’erba che ha ricoperto
le
cause e gli effetti,
c’è chi deve starsene disteso
con la
spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.
Ecco gli elmi dei vinti Bertolt Brecht
Ecco gli elmi dei
vinti, abbandonati
in piedi, di traverso e capovolti.
E il
giorno amaro in cui voi siete stati
vinti non è quando ve li
hanno tolti,
ma fu quel primo giorno in cui ve li
siete
infilati senza altri commenti,
quando vi siete messi
sull’attenti
e avete cominciato a dire sì.
Il discorso sulla pace Jacques Prévert
Sul finire di
un discorso di grande importanza
l’insigne statista esitando
su
una bella frase assolutamente vuota
ci cade dentro
e impacciato
la bocca spalancata
affannato
mostra i denti
e la carie
dentaria dei suoi paciosi ragionamenti
scopre il nervo della
guerra
il cruciale problema del denaro.
Il volto della pace Paul
Éluard
Conosco tutti i luoghi dove abita la colomba
e il
più naturale è la testa dell’uomo.
L’amore della giustizia e
della libertà
ha prodotto un frutto meraviglioso.
Un frutto
che non marcisce
perché ha il sapore della felicità.
Che la
terra produca, che la terra fiorisca
che la carne e il sangue
viventi
non siano mai sacrificati.
Che il volto umano
conosca
l’utilità della bellezza
sotto l’ala della
riflessione.
Pane per tutti, per tutti delle rose.
L’abbiamo
giurato tutti.
Marciamo a passi da giganti.
E la strada non è
poi tanto lunga.
Fuggiremo il riposo, fuggiremo il
sonno,
coglieremo alla svelta l’alba e la primavera
e
prepareremo i giorni e le stagioni
a seconda dei nostri sogni.
La
bianca illuminazione
di credere tutto il bene possibile.
L’uomo
in preda alla pace s’incorona di speranza.
L’uomo in preda
alla pace ha sempre un sorriso
dopo tutte le battaglie, per chi
glielo chiede.
Fertile fuoco dei grani delle mani e delle
parole
un fuoco di gioia s’accende e ogni cuore si riscalda.
La
vittoria si appoggia sulla fraternità.
Crescere è senza
limiti.
Ciascuno sarà vincitore.
La saggezza è appesa al
soffitto
e il suo sguardo cade dalla fronte come una
lampada di
cristallo
la luce scende lentamente sulla terra
dalla fronte
del più vecchio passa al sorriso
dei fanciulli liberati dal
timore delle catene.
Pensare che per tanto tempo l’uomo ha
fatto
paura all’uomo
e fa paura agli uccelli che porta nella
sua testa.
Dopo aver levato il suo viso al sole
l’uomo ha
bisogno di vivere
bisogno di far vivere e s’unisce
d’amore
s’unisce all’avvenire.
La mia felicità è la
nostra felicità
il mio sole è il nostro sole
noi ci dividiamo
la vita
lo spazio e il tempo sono di tutti.
L’amore è al
lavoro, egli è infaticabile.
Eravamo nel millenovecento
diciassette
e conserviamo il senso
della nostra
liberazione.
Noi abbiamo inventato gli altri
come gli altri ci
hanno inventato.
Avevamo bisogno gli uni degli altri.
Come un
uccello che vola ha fiducia nelle sue ali
noi sappiamo dove
conduce la nostra mano tesa:
verso nostro fratello.
Colmeremo
l’innocenza
della forza che tanto a lungo
ci è mancata
non
saremo mai più soli.
Le nostre canzoni chiamano la pace
e le
nostre risposte sono atti per la pace.
Non è il naufragio, è il
nostro desiderio
che è fatale, e la pace
inevitabile.
L’architettura della pace
riposa sul mondo
intero.
Apri le tue ali, bel volto;
imponi al mondo di essere
saggio
poiché diventiamo reali,
diventiamo reali insieme per
lo sforzo
per la nostra volontà di disperdere le ombre
nel
corso folgorante di una nuova luce.
La forza diventerà sempre più
leggera
respireremo meglio, canteremo a voce più alta.




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