Giorgio Manganelli Centuria CENTO
PICCOLI ROMANZI FIUME Biblioteca Adelphi , 308
1995, 9ª
ediz., pp. 316 isbn: 9788845911521 Temi: Letteratura italiana
Il presente volumetto racchiude in
breve spazio una vasta ed amena biblioteca; esso infatti raccoglie
cento romanzi fiume, ma così lavorati in modi anamorfici, da
apparire al lettore frettoloso testi di poche e scarne righe. Dunque,
ambisce ad essere un prodigio della scienza contemporanea alleata
alla retorica, recente ritrovamento delle locali Università.
Libriccino sterminato, insomma; a leggere il quale il lettore dovrà
porre in opera le astuzie che già conosce, e forse altre
apprenderne: giochi di luce che consentono di leggere tra le righe,
sotto le righe, tra le due facce di un foglio, nei luoghi ove si
appartano capitoli elegantemente scabrosi, pagine di nobile
efferatezza, e dignitoso esibizionismo, lì depositate per vereconda
pietà di infanti e canuti. A ben vedere, il buon lettore vi troverà
tutto ciò che gli serve per una vita di letture rilegate: minute
descrizioni di case della Georgia dove sorelle destinate a diventare
rivali hanno trascorso una adolescenza prima ignara poi torbida;
ambagi sessuali, passionali e carnali, minutamente dialogate;
memorabili conversioni di anime travagliate; virili addii, femminesca
costanza, inflazioni, tumulti plebei, balenanti apparizioni di eroi
dal sorriso mite e terribile; persecuzioni, evasioni, e dietro ad una
vocale che non nomino, in tralice si potrà scorgere una tavola
rotonda sui diritti dell’Uomo.
Se mi si consente un
suggerimento, il modo ottimo per leggere questo libercolo, ma
costoso, sarebbe: acquistare diritto d’uso d’un grattacielo che
abbia il medesimo numero di piani delle righe del testo da leggere; a
ciascun piano collocare un lettore con il libro in mano; a ciascun
lettore si dia una riga; ad un segnale, il Lettore Supremo comincerà
a precipitare dal sommo dell’edificio, e man mano che transiterà
di fronte alle finestre, il lettore di ciascun piano leggerà la riga
destinatagli, a voce forte e chiara. È necessario che il numero dei
piani corrisponda a quello delle righe, e non vi siano equivoci tra
ammezzato e primo piano, che potrebbero causare un imbarazzante
silenzio prima dello schianto. Bene anche leggerlo nelle tenebre
esteriori, meglio se allo zero assoluto, in smarrito abitacolo
spaziale» (GIORGIO MANGANELLI)
Un signore che non aveva ucciso nessuno
Un signore che non aveva ucciso nessuno venne condannato a morte per omicidio ; avrebbe ucciso , per motivo di interesse, un socio d’affari la cui condotta privata egli non intendeva né spiegare né commentare.
Nell’insieme, gli parve che, trattandosi del suo socio, avrebbe potuto toccargli in sorte una condanna più infamante. I giudici avevano perfino ammesso che egli, il condannato, era stato indegnamente truffato. Veramente, sebbene ne fosse certo, egli non aveva mai cercato di sapere se fosse stato imbrogliato , e in che misura. Aveva mentalmente accettato la percentuale di due terzi come un’approssimazione sensata . In realtà aveva scoperto al processo , la truffa era stata assai minore. In questo senso, il processo lo rallegrò; gli diede la certezza che il suo amico fosse un truffatore, ma scoprirlo timido e ritenuto lo commosse profondamente. Cercò di spiegare che egli era convinto di essere stato truffato di due terzi, e tuttavia non aveva mai pensato di uccidere. Poteva aver ucciso per un danno così lieve? Fu inutile; gli spiegarono che aveva un cattivo carattere , e che soffriva di illusioni di onnipotenza. Tuttavia non era demente , sebbene avesse più che inclinazione, una sorta di amore per la demenza. Riconobbe che l’osservazione era fondata . Da quel momento , non tentò di difendersi in modo ragionevole e ben argomentato. Il caso che a lui , uomo mite fino alla neghittosità , fosse toccato di finire in tribunale , accusato di omicidio gli parve talmente mirabile e improbabile che concluse di aver realizzato uno dei grandi temi della sua vita : il conseguimento di una demenza oggettiva , non solo la propria demenza, ma una demenza strutturale , in cui tutto era fermamente legato , tutto dedotto , tutto concluso. Delirio di onnipotenza? Ma egli era veramente onnipotente . Poiché lui , l’innocente, era stato giudicato colpevole di omicidio , lui e nessun altro era la pietra angolare della struttura demente. Che parte difficile: non poteva mentire, giacchè finalmente abitava un mondo vero , né simulare follia , senza mettere in pericolo l’edificio totale della follia. Occorreva molta accortezza ed egli ne aveva.
Un signore che sa il latino
Un signore che sa il latino ma non più il greco cammina per casa , e attende una telefonata. In realtà egli non sa quale telefonata attenda, né se ci sarà. Supponendo che non ci sia nessuna telefonata , egli ignora che cosa ciò vuol dire. Certamente egli aspetta telefonate di persone che hanno a che fare, in modo intimo, con la sua vita. Alcune di queste telefonate egli le teme. Sa di essere facilmente insidiabile , e che per un po’ di silenzio è pronto a pagare in monete di sangue. Per motivi che non ha mai decifrato , ha la sensazione di essere oggetto di intermittenti attacchi di odio e di diffidenza , sentimenti che danno a chi li prova un bel senso di potenza, e li spingono ad usare il telefono. Una volta ricevette la telefonata di un amico a cui aveva prestato del denaro. Il denaro era stato prestato tre anni prima, mai restituito , ma ne era germogliato un odio profondo. L’amico aveva anche cercato di picchiarlo . Un’altra volta aveva invano cercato di arrestare una telefonata singhiozzata di una donna abbandonata che aveva sbagliato numero. Con costei aveva iniziato una corrispondenza telefonica , proseguita per alcune settimane, finchè dall’altra parte del telefono gli aveva risposto una voce ignota , litigiosa e innocente. Egli non aveva osato più chiamare. Ora potrebbe chiamarlo una donna che egli ama e che non osa amarlo se non con lunghi intervalli di tormento; una donna che egli ama e lo riama ma che ha troppo da fare per accorgersene , una donna che egli non ama e che lo ama, e che lo lusinga senza imporgli intollerabili conflitti. In realtà egli vorrebbe appunto una telefonata diversa, non prevedibile, destinata a cambiare l’immagine di una vita che egli non trova interessante ma solo irritante. Ricorda che l’amico di un amico aveva raccontato di aver ricevuto una telefonata dal padre , morto da sei anni. Era una telefonata brusca , giacchè il padre aveva sempre avuto un cattivo carattere , e nell’insieme breve e futile. Forse era una burla. Il signore che sa il latino vorrebbe non aspettare telefonate ; le telefonate vengono dal mondo , sono in conclusione l’unica prova concessagli della esistenza del mondo. Ma non della sua.
L’edizione Adelphi comprende anche una sezione di altre centurie (venti già apparse in rivista e undici inedite, secondo un più che probabile progetto dell’autore di pubblicare una seconda Centuria), otto racconti scartati da Manganelli, una chiosa dello stesso Manganelli che accompagnava la prima stampa del 1979, una nota al testo di Paola Italia, e la presentazione al pubblico francese scritta da Italo Calvino nel 1985.
Scrive Critica letteraria.org : “Di questo (e di molto altro ancora) si compone Centuria di Giorgio Manganelli.
Fedele
ad un’idea di letteratura-artificio attraverso la quale il senso
delle cose, allargandosi e deragliando sistematicamente in un lucido
delirio autoreferenziale, sembra frantumarsi e allo stesso tempo
ricomporsi in sempre nuove forme, lo scrittore milanese nel corso
della sua produzione si è saputo misurare con eterogenee tipologie
di scrittura in delicato equilibrio tra proliferazioni
espressioniste, innovazione stilistica, e recupero di un’ars
retorica applicata alla costruzione di un universo narrativo
autosostantivante e non romanzesco in senso lato. Il suo principale
obiettivo sembra essere stato quello di certificare l’inesistenza
del mondo o quantomeno il suo poggiare su basi di perspicace
infondatezza, utilizzando perlopiù uno stile monologante e ironico,
teso a irridere in particolare il genere trattatistico e nel
complesso le piramidi di senso costruite a partire dall’adaequatio
rei et intellectus.
In questi cento romanzi fiume, come li definisce lo stesso autore, Manganelli si cimenta per una volta col racconto, ma lo fa a modo suo, ossia (tra)vestendo i suoi protagonisti da figure funzionali al gioco combinatorio di un mazzo di carte, e facendole sfilare in un corteo di astrattezza mentale montante sulle rovine del soggetto. La lettura di Centuria può avvenire dunque in maniera capricciosa, altalenante, discontinua, anche se lo sviluppo apparentemente divagatorio presuppone in realtà un’architettura regolare (il primo e l’ultimo racconto parlano di qualcuno che scrive) delineata su suggestioni che sollevano questioni perturbanti, a volte piene di sovraccarico simbolico, altre vuote di consistenza mimetica, inconciliabili comunque con un andamento lineare degli e(ve)nti di riferimento; in ogni caso tali suggestioni si avvalgono del fantastico non come semplice strategia di genere ma in qualità di miscela esplosiva capace di sfociare in discorso antirealistico.
Nei cento brevi racconti, tutti rigorosamente della lunghezza di una pagina e mezza, Manganelli coltiva la non facile arte della sintesi fulminante, dell’invenzione estemporanea - perfettamente autonoma - che si affaccia sul baratro della sconclusione; toglie la maschera alla narrativa tradizionale, navigando dalle parti dell’antiromanzo, sulle torpide acque dell’allegoria vuota; scava una deliziosa voragine nella quale è magnifico perdersi (la voragine compare nella centuria settantaquattro). “
E conclude : “ Uscito nel 1979, Centuria rivela insomma un microcosmo fantastico popolato di esseri deformi non tanto nel senso fisico, quanto in prospettiva esistenziale: più che creature del fantastico tradizionale o del suo equivalente moderno, esse finiscono per appartenere a un universo allucinato nel quale la linea di confine tra immaginario e assurdo sembra confondersi e incrinare la percezione del reale, introducendo un’esperienza di smarrimento/disorientamento. Il fantastico, il soprannaturale e il meraviglioso infatti, seppur presenti, si offrono come mise en abyme, come semplice e indispensabile chiave di volta su cui collocare caratteri molto più vicini alle inquietudini contemporanee che ai goticheggianti spettri ottocenteschi.
Se da un libro ci si aspetta consequenzialità narrativa, esposizione lineare di eventi, azione mimetica disegnata sullo scenario del verosimile, dialoghi serrati e vicende incalzanti, allora meglio rivolgersi altrove, magari nelle vicinanze di un autogrill o di un centro commerciale. Manganelli è lo spauracchio del lettore delle saghe, di quello che ama le investigazioni criminali (e non quelle dell’inconscio), di chi legge con il fiato sospeso e pretende emozioni forti, suspense, sentimenti, passioni e confessioni più o meno autobiografiche. Nelle pagine di Centuria si assapora invece un retrogusto cerebrale (o intellettuale, se questo termine non desse quasi fastidio al giorno d’oggi) capace di restituire una sorta di estetica del disagio contemporaneo, aggiustata con gradevole sofisticazione e manipolata secondo combinazioni attive soprattutto sull’urgenza del significante; ci s’imbatte in un linguaggio attraverso il quale l’espediente narrativo sa interagire con la cura espressiva e la ricerca formale, tra intrecci fantasmatici, spiazzanti impressioni caricaturali, paradossali e insieme tragici esperimenti di ordinare meticolosamente rappresentazione grafica e proiezioni mentali. Insomma, siamo in presenza di quella forma di comunicazione denominata opera letteraria che secondo Manganelli è un artificio, un artefatto di incerta e ironicamente fatale destinazione. L’artificio racchiude, ad infinitum, altri artifici; una proposizione metallicamente ingegnata nasconde una ronzante metafora; disseccandola, metteremo in libertà dure parole esatte, incastri di lucidi fonemi. Nel corpo della proposizione, le parole si dispongono con disordinato rigore, come astratti danzatori cerimoniali. […] Il destino dello scrittore è lavorare con sempre maggiore coscienza su di un testo sempre più estraneo al senso. Frigidi esorcismi scatenano la dinamica furorale dell’invenzione linguistica. “
Eremo
Rocca S. Stefano Domenica 2 aprile 2023

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