Che cos’è un virus ? Il vocabolario Treccani lo definisce come un “organisma di natura non cellulare e di dimensioni submicroscopiche, incapaci di un metabolismo autonomo e perciò caratterizzato dalla vita parassitaria endocellulare obbligata, costituiti da un acido nucleico (genoma) rivestito da un involucro proteico (capside). Quando un virus riesce a penetrare all’interno di una cellula con la quale è venuto in contatto, il suo genoma si integra nel materiale genetico della cellula ospite alterandone così il patrimonio genetico e obbligandola a sintetizzare acidi nucleici e proteine virali e quindi alla replicazione del virus. Il genoma virale può essere costituito da DNA o da RNA, cosicché si distinguono virus a DNA o desossivirus e virus a RNA o retrovirus. I virus sono parassiti di animali, piante, batterî, e sono gli agenti eziologici di numerose malattie sia negli uomini che negli animali e nelle piante “.
E’ un veleno ma come dice un adagio popolare anche al veleno ci si può abituare tanto che spesso con i virus si convive. D’altra parte ha una sua fragilità per cui a volte è facile eliminarlo , basta lavarsi le mani. Dunque questo è un virus in sintesi .Allora “ un virus è un virus “ e nient’altro. Niente di più e niente di meno di una per così dire molecola proteica in alcuni casi. Da sempre gli uomini, come dicevo convivono con i virus e quando questa convivenza è impossibile perché diventano agenti patogeni per l’incolumità del corpo umano si cerca di combatterli con farmaci , cocktail di farmaci, vaccini soprattutto.
Tutto questo “ tentativo di divulgazione scientifica” per affrontare una riflessione con due corollari per l’affermazione “un virus è un virus”.
La prima. E’ bello e forse affascinante ma totalmente inutile esercitarsi,come ogni
volta che si parla di epidemie, nelle
“metafore del virus” ricorrendo di volta in volta ad espressioni come : “ la
guerra contro il virus”, “ un nemico invisibile “,,”una nuova apocalisse”, “
tutto cambierà”. Certo dal punto psicologico può essere un grande aiuto spostare l’attenzione da un
“trauma” al quale siamo completamente
impreparati , a cui appunto non sappiamo far fronte come diceva Freud e
per questo “ traumatico” .Ma non lo è sul piano pratico . E soprattutto non si
tiene conto del valore della parole che vanno usate nella loro
essenzialità e nel loro significato non solo filologico ma anche storico .E’
bello leggere in questi giorni sui giornali e sui social il ricorso a tutte
quelle fonti letterarie ( perché la letteratura racconta i sentimenti ) da
Boccaccio a Saramago che molti
hanno mai avuto il tempo di leggere e
che pochi leggeranno anche se forzatamente chiusi in casa. E’ meno bello leggere poi lacrimevoli
ricostruzioni di epidemie nel tempo ,dai greci alla spagnola che nessuno si ricorda e che non hanno insegnato poco o niente . Dopo lo sfacelo della
Sars gli scienziati avevano in animo
di proseguire il percorso di
ricerca per costituire una difesa.
Percorso stoppato dalla politica e dalla finanza.
E ancora tanto per continuare la riflessione su questo primo punto ,il peggio penso che stia in quella paternalistica solidarietà d’occasione che vuole dare un senso all’isolamento , al forzato stop delle relazioni umane ,alla ricerca di se stesso, allo slogan che tutto cambierà. Forse è vero si potrà essere solidali , si potrà essere delle persone diverse, si potrà cambiare ma è una questione di scelte . E le scelte devono essere vere e vanno fatte immediatamente . “Tutto andrà bene”, “ noi vinceremo” ,” il nostro paese è diverso “ sono affermazione che possono valere zero se non vengono trasformate ogni momento in un proposito di impegno che non è futuro , è di oggi, è di ora. Abbiamo visto che il male viene da lontano e che a poco a poco trasforma le persone che non si rendono più conto di quello che fanno o di quello che dicono . Cambiare significa arginare quel male ,tornare a riconsiderare con speranza un progetto nuovo in cui con le regole cambiate si possa riavviare un confronto veramente democratico in politica ma anche nella società civile e nel mondo della cultura.
Sempre in ordine a questa prima parte della riflessione non
possiamo non mettere in conto la voglia
di trasformazione del virus ( ricordiamoci che un virus è solo un virus ) in qualcosa d’altro : dal complottismo, al
recupero di immagine per certi politici,
fino alla possibilità di guadagnare consenso .In un tempo in cui gli
scienziati , i ricercatori in ogni campo
sono in grado, con le loro competenze e
la loro professionalità, di dire
chiaramente che cos’è un virus, quali sono i suoi effetti, come si
combattono quando sono dannosi e nocivi e di individuare quali scenari sanitari
ed economici ne derivano, non sono più tollerabili pose, atteggiamenti,
bisticci ,idee e strumenti da stregoni
E qui concluso la prima parte di questa riflessione nella quale partendo dall’affermazione che la “ retorica del virus” si è esercitata abbastanza inutilmente sui social,tra gli intellettuali , su mezzi di comunicazione con il riprovevole “vezzo “ ( chiamiamolo così ma il lupo perde il pelo ma non il vizio ) di improvvisarsi virologi, immunologi, anestesisti, e in definitiva tuttologi.
La seconda riflessione parte dal fatto che le competenze che a lungo in questo paese sono state misconosciute stanno facendo la differenza anche con le parole . Ovvero una quotidiana e costante formazione ,attraverso i mezzi di informazione , per dire appunto che un virus è un virus. E che quando lo si deve combattere lo si combatte con il sistema sanitario nazionale, con la ricerca , con la formazione e sicuramente con un vaccino. Quindi si combatte con la competenza , lo studio ,la formazione e il lavoro,la messa in rete delle informazione, la condivisione di ipotesi, sperimentazioni e risultati in grandi banche data . Un metodo dunque che la politica negli ultimi anni non ha voluto vedere . Un metodo . Niente di più semplice. Niente di più. Adottare questo metodo da parte della politica dunque sarebbe il vero cambiamento. Quello di cui tutti parlano e sul quale veramente questa seconda riflessione nutre dei fondati dubbi. Cambiamento significa ripensare da ora, da subito un progetto di paese, di convivenza, di economia, di uso del suolo e della natura diverso, veramente nuovo. Quindi fondato su regole nuove . Non solo all’interno del nostro paese ma anche nella stessa Europa. Una Europa che ora deve dimostrare dispiegando tutta la sua capacità finanziaria di essere capace ( non fosse altro per non darla vinta ai populisti ) di salvaguardare tutti i paesi, davanti agli scenari che l’epidemia di corona virus sta aprendo non solo per l’aspetto sanitario ma anche economico , non solo dalla recessione ma soprattutto dalla depressione .
Dicevo di guardare con
pessimismo a tutto questo fermento oratorio per il cambiamento nella nostra vita, nella nostra psicologia,
nel nostro modo di vedere le cose. Si
parla ipoteticamente di un prima e un dopo. Sono convinto che si tornerà come
prima . Il dopo quello vero stenterà a nascere
perché va costruito, come accennavo, con le scelte, con la
responsabilità e con la presa di coscienza ( che è cambiamento vero ) che le
cose di prima non hanno più valore . Con un cammino a tappe
e con strumenti la cui ricerca e
il cui uso ci impegna come uomini . Purtroppo alcune esperienze ci hanno insegnato che ,
malgrado i soliti “ buoni propositi da
dopo confessionale”, si torna ad una
coazione ad agire che è radicata nell’animo umano. Quella capacità di
perseverare nel male, di rincrudelirne
gli effetti . Un esempio macroscopico: dopo aver toccato con mano “la banalità
del male assoluto” come lo chiama Anna Arendt , consistito nelle guerre
hitleriane , ebbene sono continuate le guerre, la produzione e la vendita delle
armi, la morte sotto le bombe di popolazioni inermi, le fughe di massa da condizioni di vita improponibili. Vi
sembra poco. Un esempio microscopico: gli aquilani stanno ricostruendo una
città peggiore di quella che il
terremoto ha distrutto, città intesa in tutte le sue declinazioni urbanistiche, economiche, sociali,
culturali pur essendosi esercitati in un volgare “mainstream” di buoni
propositi appena dopo il terremoto.
In termini di previsioni una prognosi negativa dunque . Chissà. Che uomo è stato quello che è sopravvissuto alle grandi catastrofe come guerre, pestilenze, cataclismi ? Un uomo nel quale alle volte è difficile riconoscersi , un uomo che ha conservato troppo spesso il suo Dna peggiore favorendone il sopravvento. Un sopravvento spaventoso. Speriamo che non accada ancora.


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