sabato 14 agosto 2021

INCIPIT : Mia padre aveva una piccola proprietà nel Nottinghamshire…

 

 

MIO PADRE aveva una piccola proprietà nel Nottinghamshire; io ero il terzo dei suoi cinque figli. Mi mandò, quattordicenne, al Collegio Emanuel, di Cambridge, e là io rimasi tre anni applicandomi assiduamente agli studi. Ma le spese del mio mantenimento (sebbene godessi di un trattamento ben magro) eran troppo gravose per la sua modesta fortuna; ed io fui costretto a fare il mio noviziato dal signor James Bates, eminente chirurgo di Londra, col quale rimasi quattro anni. Di tanto in tanto, mio padre mi inviava qualche sommetta, ed io me ne servivo per studiare navigazione e le altre scienze matematiche necessarie a chi vuoI mettersi in mare, pensando che, prima o poi, sarebbe stato quello il mio destino. Lasciato il signor Bates, tornai da mio padre; e lì, con l'aiuto suo, di mio zio John e di qualche altro parente, misi insieme quaranta sterline con la promessa di altre trenta sterline l'anno per poter vivere a Leida. In questa città studiai rnedicina due anni e sette mesi, persuaso che quell'arte mi sarebbe stata utile nei lunghi viaggi.

 

Subito dopo il mio ritorno da Leida, per raccomandazione del mio buon maestro il signor Bates, fui assunto come chirurgo sulla Roruiine, comandata dal capitano Abraham Pannel; con lui rimasi tre anni e mezzo, e andai una o due volte nel Levante e in vari altri luoghi. Tornato in patria, decisi di stabilirmi a Londra; il signor Bates, mio maestro, mi incoraggiò a prender questo partito e mi raccomandò ad alcuni dei suoi malati. Presi in affitto un appartamentino nel quartiere di Old Jewry e, poiché mi consigliavano di mutar stato, sposai la signorina Mary Burton  seconda figlia del signor Edmund Burton, calzettaio di Newgate Street, la quale mi portò in dote quattrocento sterline.

Ma il mio buon maestro Bates morì due anni dopo; io avevo pochi amici e i miei affari cominciarono ad andar  male: la coscienza mi impediva di imitare gli indegni sistemi di troppi miei confratelli. Risolsi così, dopo essermi consultato con mia moglie e con qualche amico, di rimettermi in mare. Fui successivamente chirurgo su due vascelli e, per sei anni, feci molti viaggi nelle Indie orientali e occidentali aumentando un po' il mio peculio. Trascorrevo le mie ore d'ozio leggendo i migliori autori antichi e moderni, poiché portavo sempre con me un buon numero di volumi; e, quando scendevo a terra, non trascuravo di osservare i costumi e le tendenze dei vari popoli, e di studiarne la lingua, cosa che facevo senza difficoltà grazìe alla mia memoria eccellente.

 

L'ultimo di questi. viaggi non fu molto fortunato; io mi stancai del mare e decisi di restare a casa con mia moglie e la mia famiglia. Lasciai Old Jewry per FetterLane c di qui andai più tardi a Wapping nella speranza di farmi una clientela tra i marinai; ma non mi andò bene. Dopo avere aspettato per tre anni che le cose prendessero una miglior piega, accettai una vantaggiosa offerta del capitano William Pritchard, comandante dell'Antilope, che stava per salpare per i Mari del Sud, Facemmo vela da Bristol il 4 maggio 1699, e il viaggio fu dapprima assai felice.

Sarebbe davvero inutile annoiare il lettore con' i particolari delle nostre avventure in questi mari: basterà informarlo che, passando nelle Indie orientali, fummo spinti da una violenta tempesta a nord-ovest della Terra di Van Diemen ': ci trovavamo allora a trenta gradi e due minuti di latitudine sud, Dodici dei nostri uomini erano morti per eccesso di fatica e cattivo nutrimento,gli altri erano assolutamente esausti. Il 5 novembre, ìnìzio dell'estate in quei paesi, il cielo era così fosco di nebbie che i marinai scorsero una roccia solo quando non distava da noi più di una mezza gomena, e così impetuoso era il vento che vi fummo spinti direttamente contro e subito la nave andò in pezzi. Sei dell'equipaggìo, fra i quali mi trovavo, riusciti a mettere in mare una scialuppa, trovarono il modo di sbarazzarsi della nave e dello scoglio. Remammo, a occhio e croce, per circa tre leghe finché, già stremati dalla fatica fin da quando eravamo sul vascello, non potemmo continuare oltre. Ci abbandonammo dunque alla mercé delle onde e, circa una mezz'ora dopo, la scialuppa fu rovesciate da un improvviso colpo di vento proveniente dal nord

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Non posso dire quel che avvenne dei miei compagni  di scialuppa e nemmeno di quelli che si salvarono sulle scoglio o che rimasero nella nave; ma penso che siano tutti periti. Per conto mio, nuotai a caso e fui spinto verso terra dal vento e dalla marea. Spesso lasciavo cader  le gambe senza però toccar fondo: ma, quando già mi sentivo perduto e incapae di lottare ancora, mi ac corsi di toccare; frattanto la tempesta si era molto placata. La pendenza del fondo era così leggera che camminai circa un miglio prima di raggiunger la spiaggia pensai che dovevano essere circa le otto di sera. Mi inoltrai allora per circa un mezzo miglio, ma non scorsi traccia di abitazioni né di abitanti; per lo meno ero così estenuato che non me ne accorsi. Stanco morto com'ero, e per di più in una giornata calda e con in corpo circa mezza pinta di acquavite che avevo bevuto nell'abbandonare la nave, sentii una gran voglia di dormire Mi sdraiai sull'erba, finissima e soffice, e caddi nel pii profondo sonno che mi ricordassi di aver mai gustato in vita mia; a conti fatti dovette durare un nove ore, perché, quando mi svegliai, era giorno.

Cercai di alzarmi, ma non riuscii a far gesto; mi ero coricato sul dorso, e mi accorsi di aver le braccia e le gambe solidamente legate a terra dai due lati; anche capelli, che avevo lunghi e folti, erano assicurati al suolo in egual modo. Sentii anche vari sottili legami  che mi passavano sopra il corpo, dalle ascelle alle cosce. Potevo solo guardare in alto, ma il sole cominciava a farsi caldo e mi offendeva gli occhi col suo splendore; udii. intorno a me un confuso vocio, ma, nella posizione in

cui giacevo, non potevo vedere che il cielo. Poco dopo, sentii qualche cosa di vivo che si muoveva sulla mia gamba sinistra e, camminandomi piano sul petto, mi arrivava quasi al mento; allora. volgendo gli occhi in giù più che potevo, scorsi una creatura umana, alta nemmeno sei pollici, con in mano un arco e una freccia, e una faretra sulle spalle Nello stesso tempo sentii che almeno una quarantina della stessa specie (a quanto supponevo) seguivano il primo. Stordito dallo stupore, gettai un tal grido che  tutti se la diedero a gambe atterriti e alcuni di loro, come mi fu detto più tardi, si accopparono mezzi nel balzare precipitosamente a terra giù dal mio corpo. Comunque tornarono  presto, e uno di loro, che aveva osato farsi tanto avanti da poter dare un'occhiata d'insieme al mio volto, alzò al cielo le mani e gli occhi in segno di ammirazione, e gridò con una vocetta aspra ma chiara:

<Hek.inoh. degul! ».

Gli altri ripeteron più volte le stesse parole, ma, al¬lora, non potevo capire quel che significassero.

 Per tutto questo tempo, come il lettore può immaginare, io me ne stavo in una posizione molto scomoda.....

 Jonathan Swift  Viaggi di Gulliver in vari paesi del mondo  1726 Londra presso l’editore Benjamin Motte

 

Jonathan Swift (Dublino, 30 novembre 1667 – Dublino, 19 ottobre 1745) è stato uno scrittore e poeta irlandese, autore di romanzi e pamphlet satirici.

Figlio di genitori inglesi stabilitisi in Irlanda, orfano di padre ancora prima della nascita, dopo gli studi alla Kilkenny School e al Trinity College di Dublino, trovò lavoro in Inghilterra come segretario di Sir W. Temple (1689), collaborando, tra l'altro, all'edizione dei suoi Memoirs (1692). Deluso nella speranza di una carriera politica, abbracciò il sacerdozio (1694) e ottenne la piccola prebenda di Kilroot in Irlanda (1695). Richiamato da Temple nel 1696, tornò ad affiancarlo nell'attività letteraria (curando poi l'ed. post. delle sue opere, tra il 1700 e il 1707). Appartiene a questi anni la stesura di due libelli satirici (pubbl. insieme nel 1704), The battle of the books, dove S. si schiera a favore dell'Of ancient and modern learning di Temple mettendo in ridicolo gli scrittori moderni, e A tale of a tub, parodia allegorica del cristianesimo nelle sue varie forme dogmatiche ed ecclesiastiche, che impedì poi la nomina di S. al vescovato. Ottenne quindi la prebenda di Laracor in Irlanda, ma visse quasi sempre a Londra, dove strinse amicizia con J. Addison, R. Steele, W. Congreve e partecipò attivamente alla vita letteraria e politica, pur senza mai ricoprire cariche ufficiali, alternando la pubblicazione di libelli di argomento politico (A discourse of the contests and dissensions between the nobles and the commons in Athens and Rome, 1701, scritto a sostegno dei whigs) o ecclesiastico (Argument against abolishing Christianity e Letter ... concerning the Sacramental Test, entrambi 1708, con i quali prendeva le distanze dal partito whig) a satire sociali come quelle volte a mettere in ridicolo le predizioni del popolare astrologo J. Partridge pubblicate (1708-09) sotto lo pseudonimo di Isaac Bickerstaff. Schieratosi in favore dei tories (1710), ne difese il governo dalle pagine del quotidiano The Examiner e con una serie di opuscoli (The conduct of the allies, 1711; A short character of T[homas] E[arl] of W[harton], 1711, una delle sue satire più feroci; Some remarks on the barrier treaty, 1712), nonché attraverso l'attività dello Scriblerus Club. Nominato decano della cattedrale di S. Patrizio a Dublino (1713), dopo la caduta dei tories (1714) si ritirò in Irlanda, acquistandovi enorme popolarità con Drapier's letters (1724), sferzante denuncia dei soprusi dell'amministrazione inglese. Dopo il 1720 attese alla composizione del suo capolavoro, Gulliver's travels (1726), che narra le peregrinazioni e le avventure del medico di bordo Lemuel Gulliver nel paese dei nani (Lilliput), in quello dei giganti (Brobdingnag), nell'isola volante di Laputa e nel paese dei saggi cavalli Houyhnhnms, che formano il quadro fantastico d'una messa in stato d'accusa dell'umanità intera. Il disgusto per l'abiezione umana fa dei Gulliver's travels, specie nella quarta parte, un'opera possente, dai contorni aspri e geometrici, frutto d'una logicità allucinata piuttosto che di una fantasia poetica. Paradossalmente ascritto alla letteratura per ragazzi, il capolavoro di questo maestro della satira che non sopportava la vicinanza dei bambini (basti pensare al feroce paradosso di A modest proposal for preventing the children of the poor people from being a burthen to their parents or country, and for making them beneficial to the publick, 1729) è lo specchio d'un animo profondamente turbato. S. era un uomo abituato a disciplinare emozioni e impulsi a favore della razionalità (atteggiamento esasperato dalla malattia, la labirintite, che lo afflisse per tutta la vita fino allo sfacelo delle sue facoltà mentali). La chiusura verso i più spontanei moti dell'animo fornisce una chiave del mistero che circonda i suoi rapporti con le due donne che gli dedicarono la loro giovinezza: Esther Johnson, "Stella" (con la quale S. intrattenne un epistolario raccolto nel Journal to Stella, post., 1766-68, celebrandone la morte nel Character of Stella, 1728), e Esther Vanhomrig, "Vanessa", alla quale è dedicato il poemetto Cadenus (anagramma di Decanus) and Vanessa (forse 1712). Esemplari prove satiriche, capaci altresì di illuminare la psicologia di S., sono inoltre: Verses on the death of Doctor Swift (1731); The Lady's dressing room (1732); A complete collection of genteel and ingenious conversation (1738); Directions to servants (post., 1745).

Eremo Rocca S. Stefano sabato 14 agosto 2021 








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