Animali immaginifici, demoni e chimere grottesche, paesaggi
fantasy e scenari allucinati: sembrano scene da un film particolarmente
riuscito, invece è un dipinto di fine Quattrocento. Il Giardino delle Delizie è
un puzzle enorme e straripante di particolari diviso in tre pannelli, sul
modello dei trittici in uso nelle chiese. Perché Bosch scelse questo formato
per un’opera evidentemente di altro tenore? E che cosa raccontavano ai suoi
contemporanei le sue incredibili visioni? Oltre i riferimenti all’Inferno e al
Paradiso, un campo di simboli e possibili allegorie si distende a perdita
d’occhio nell’opera del Maestro fiammingo.
Per celebrare i 500 anni dalla morte di Hieronymus Bosch è stato realizzato un sito interattivo che ha come protagonista il trittico del grande maestro fiammingo, Il Giardino delle delizie, oggi conservato al Museo del Prado di Madrid.
Il capolavoro di Bosch, di datazione incerta, è un’opera
molto ambiziosa, ma soprattutto molto complessa per la sua ricchezza di
simboli. Il dipinto formato da tre tavole, che rappresenta numerose scene
bibliche, ha probabilmente lo scopo di descrivere la storia dell'umanità
attraverso la dottrina cristiana medievale. Le tre scene del trittico aperto
sono da analizzare in ordine cronologico da sinistra verso destra, per quanto
anche su questo, non esiste la certezza di questa lettura.
Il sito, che cerca appunto di spiegare in maniera dettagliata il capolavoro, è stato realizzato da storici dell’arte e filemaker. Di facile fruibilità per l’utente, con menù a tendina, permette di navigare agevolmente nel dipinto, con la possibilità di ingrandire particolari e soprattuto di ascoltare un commento (in inglese e olandese) esplicativo di questa complessa opera.
E’ inoltre in fase di ultimazione un documentario dal titolo
Touched by the devil che cercherà di rivelare i misteri di alcuni dipinti di
Bosch. Nell’arco di cinque anni un team di ricercatori ha infatti visitato
diversi musei tra cui il Louvre, il Prado e la National Gallery of Art di
Washington per approfondire la pittura di Bosch. Sono state utilizzate tecniche
moderne, quali raggi X e fotografia infrarossi e analisi ad ampio spettro per
analizzare più in profondità la pittura di Bosch, in questo modo anche lo
spettatore sarà in grado di guardare i lavori di Bosch con occhi differenti.(1)
La fonte più antica
che parla di questo dipinto è la “Storia dell’ordine di San Girolamo” (1605)
che indica il Trittico di Bosch con il titolo “Della gloria vana e del gusto
effimero della fragola o corbezzolo”.
La fragola compare, in effetti, nel pannello centrale ma questo dipinto è
sempre stato nominato da tutti il Giardino delle Delizie.
I pannelli esterni, visibili solo quando il Trittico del Giardino delle Delizie è chiuso, descrive la creazione del mondo.
Il mondo si presenta come una sfera trasparente in cui la parte inferiore sembra essere un liquido in ebollizione, mentre nella parte superiore Dio appare nell’atto della creazione.
La tavola di sinistra, in un paesaggio abitato da animali esotici, descrive la creazione di Eva davanti agli occhi di Adamo. Si tratta della rappresentazione della nascita della vita.
La scena della tavola centrale del Giardino delle Delizie è
la descrizione dei piaceri e dell’amore. Lo spazio è occupato da una moltitudine
di figure nude e rappresentate in qualsiasi posizione, mentre le architetture
sono fantasiose, come ad esempio la costruzione che galleggia al centro di uno
specchio d’acqua e che potrebbe simboleggiare la Fonte del Peccato.
La tavola di destra, invece, descrive orribili torture in un paesaggio cupo ma in cui gli strumenti musicali sono numerosi e spesso usati per infliggere sofferenze e dolore. Per questo la scena è stata definita un concerto demoniaco.
Scrive Antonella Mazzei su il Cheos.com : “Il “Giardino delle Delizie” di Hieronymus
Bosch dà vita ad una nuova iconografia profana, che parte dal ricordo del
Paradiso e della Creazione fino al presente umano ricco di lussuria e peccato
che condurrà inesorabilmente all’unico futuro dell’Inferno. Nasce in questo
modo il Trittico del Giardino delle Delizie che conduce l’uomo ad una
riflessione su se stesso, mettendo a nudo la vera essenza dell’umanità. L’enigmatico
trittico di Hieronymus Bosch è composto non solo da tre scompartimenti
decorati, ma da due facce esterne che se chiuse concedono al fruitore un altro
spettacolo artistico. L’artista raffigurò la Creazione del globo terrestre, in
particolar modo quella del terzo giorno. Secondo lo studioso Tolnay, la scelta
di quel giorno è
specifica, è il giorno in cui ancora non esistono animali né
uomini, solo forme di vita di tipo vegetale e minerale, è il giorno della
fragilità dell’uomo raffigurato da una sfera trasparente. La composizione è caratterizzata da colori
spenti, monocromatici, con l’assenza del colore vero e proprio a testimonianza
che in quel giorno ancora non c’era la luce del sole e della luna, perché non
erano ancora state create. Per lo studioso Belting la scelta del monocromatico
di questo panello è da contrapporsi al colore dell’interno: la contrapposizione
tra il mondo prima di essere abitato dall’uomo e il passaggio successivo, il
globo popolato da uomini e altre affascinanti creature. L’unica figura che
popola la porzione dei pannelli chiusi è Dio. Hieronymus Bosch non crea la solita
raffigurazione del Padre degli uomini, lo colloca in un angolo in alto a
sinistra, in ginocchio, con una tiara in testa e il libro della Bibbia sulle
ginocchia stesse. Tutto nella composizione, sia per i pannelli chiusi che
aperti, è iperbolico.(…) Hieronymus Bosch raffigura gli uomini non con il
solito gioco del chiaroscuro, ma con masse chiare che
contrastano con ciò che
li circonda. I colori dei corpi sono chiari, tranne che per l’ultima scena: gli
uomini hanno un incarnato più scuro, tipicità dell’arte egizia. Per la
creazione dell’uomo non usa il concetto della bellezza ideale. Ciò che più gli
interessa è riempire ogni spazio con figure e dettagli, andando contro quindi
“l’horror vacui”. Tutto ciò annulla ogni tipo di prospettiva geometrica, è
soprattutto la massa dei corpi a dare l’idea di spazio. Si esclude che l’opera
possa essere stata concepita per un ambiente religioso, probabilmente fu
realizzato per Enrico III di Nassau, uomo colto e amatore d’arte.”(2)
(2) https://ilchaos.com/il-giardino-delle-delizie-di-hieronymus-bosch-nuova-iconografia-profana/
Il testo che segue è tratto da “L’icona che delira” di Stefano Cristante (3 ) Edizione Mimesis :
“Di
Hieronymus Bosch non è certo nemmeno l’anno di nascita. Pare si sia trattato
del 1453, quando alla famiglia del pittore Anthonis Van Aken si aggiunse il
neonato Jeroen. I Van Aken abitavano a s’Hertogenbosch, una florida cittadina
del Brabante settentrionale, conosciuta anche come Den Bosch o Bois-Le-Duc o
Bolduc: oggi è una ricca città olandese di circa 140 mila abitanti, facilmente
raggiungibile da Amsterdam in auto in meno di un’ora e mezzo e da Bruxelles in
meno di due ore. Lodovico Guicciardini, mercante con la passione della
scrittura e discendente del più celebre Francesco, nel 1567 diede alle stampe Descrittione
di Lodovico Guicciardini patritio fiorentino di tutti i Paesi Bassi altrimenti
detti Germania inferiore. Questa la sua descrizione della città natale di
Bosch.(…) Jeroen Van Aken apparteneva a una famiglia di pittori molto
considerati: il nonno, Jan, è il certo autore dell’affresco di una
Crocifissione datato 1444 della cattedrale di s’Hertogenbosch, e alcuni critici
gli attribuiscono altre opere affrescate. Il padre di Jeroen, Anthonis, gestiva
una rinomata bottega pittorica, che alla sua morte (1478) passò al figlio
Goessen, maggiore di Jeroen di dieci anni. L’apprendistato di Bosch si svolse
probabilmente ad Antwerpen, da cui sarebbe tornato alla fine degli anni ’70 del
1400 per sposare la ricca borghese Aleyt de Meervenne. La famiglia della sposa
gli spalancò le porte della società benestante di s’Hertogenbosch, eliminando
le preoccupazioni economiche dalla vita del pittore (il quale, nel frattempo,
aveva adottato lo pseudonimo Bosch per sancire il suo distacco dalla famiglia
d’origine e per omaggiare la sua città).
Tra il 1468 e il 1516 Bosch figura
ripetutamente nei registri della Confraternita di Nostra Diletta Signora (la Madonna)
come un adepto d’importanza o “notabel”, titolo attribuito solo circa a un
centinaio di persone dell’alta borghesia cittadina. La Confraternita si
occupava prevalentemente di opere di carità e di pratiche devozionali, ed ebbe
un ruolo importante nell’apertura di case d’insegnamento ispirate dalla
“devotio moderna” della Congregazione dei Fratelli della Vita Comune. Questo
gruppo sorse dalle predicazioni di Jan van Ruysbroeck e del suo discepolo Geert
Groote, fortemente polemici con gli eretici (in particolare con la setta degli
Adamiti, propugnatori di un ritorno al cristianesimo puro e primitivo) e con il
clero corrotto (si tratta insomma di un gruppo di riformatori precedenti Martin
Lutero). Nell’ambito della Confraternita si ritiene che sia stato scritto il
volume De Imitatione Christi, l’opera religiosa della letteratura cristiana
occidentale più diffusa dopo la Bibbia. Tra il 1480 e il 1485 Erasmus da
Rotterdam passò tre anni nella casa d’insegnamento della Confraternita di
s’Hertogenbosch. Nel 1504, Bosch ricevette 36 “livres” per una tavola dipinta
commissionata da Filippo il Bello, figlio dell’imperatore del Sacro Romano
Impero Massimiliano I d’Asburgo. In quel periodo Bosch figura ripetutamente nei
documenti contabili della sua città come grande contribuente. Nel 1516, in data 9 agosto, i registri della
Confraternita di Nostra Diletta Signora riportarono la morte di “Hieronymus
Aken, alias Bosch, insignis pictor”.
Il trittico . Dal punto di vista materiale, il Trittico è un
dipinto su supporto ligneo: aperto, misura 220 centimetri di altezza per 389 di
larghezza (Figura 2). Il primo pannello, quello di destra (97 centimetri di
larghezza), è chiamato La creazione di Eva (o Il Giardino dell’Eden). Quello
centrale (195 centimetri di larghezza) dà nome all’intera opera: si tratta del
Giardino delle delizie. Il pannello di sinistra (97 centimetri) è conosciuto
come L’Inferno musicale. Chiuso (Figura 3), il Trittico ha una larghezza di 194
centimetri e presenta sulle ante esterne un quarto dipinto, da cui prende le
mosse la lettura dell’intera opera: si tratta, secondo tutti gli specialisti,
del Terzo giorno della creazione del mondo, un’immagine affascinante dipinta
con la tecnica della grisaglia, cioè con sfumature a monocromo di bianco e
grigio.
La breve scheda dedicata al Trittico del Giardino delle
delizie nel sito del Museo del Prado avvisa che “è un’opera moralistica e una
delle creazioni più enigmatiche, complesse e belle di Bosch, realizzata
nell’ultimo periodo della sua vita. Fu acquistata nell’asta dei beni del priore
don Fernando, figlio naturale del granduca di Alba, e fu portata da Filippo II
all’Escorial nel 1593. Fa parte del deposito del Patrimonio Nazionale presso il
Museo del Prado dal 1939.”
Le notizie sull’acquisizione spagnola del dipinto sono
certe. La questione della datazione è invece più problematica, perché l’analisi
dendrocronologica del supporto ligneo ha rivelato che si tratta di un reperto
databile intorno al 1465. L’usanza del tempo era di far asciugare il legno per
molti anni, solitamente anche più di dieci e talvolta venti. Tuttavia un
singolo particolare del dipinto – un ananas, evidentemente importato in Europa
dopo i primi viaggi transoceanici – conforta l’opinione degli studiosi che, in
seguito a osservazioni stilistiche sui diversi periodi dell’arte di Bosch,
datano il Trittico tra gli ultimi anni del 1400 e i primissimi anni del 1500. (4)
( 3 ) Che relazione
c’è tra l’opera e il suo contesto sociale? Come si può individuare il nesso tra
un’opera e il tempo in cui essa “accade”, che può anche essere molto distante
da quello della sua realizzazione?
A partire da questi interrogativi, Stefano Cristante analizza alcuni capolavori
apparentemente senza tempo, come il Trittico delle delizie di
Bosch e Il mercante di Venezia di
Shakespeare, ed esplora i contorni sociologici delle pratiche artistiche ed
esistenziali di menti irregolari come Walter Benjamin, Carmelo Bene e Hugo
Pratt. Stefano Cristante insegna
Sociologia della comunicazione e Sociologia della scrittura giornalistica
all’Università del Salento. Si occupa principalmente di comunicazione politica
e di sociologia dell’arte e della cultura. Per Mimesis ha pubblicato: Corto Maltese e la poetica dello straniero
(2016), Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco
(2017), Società low cost (2018). Dirige la
rivista internazionale “H-ermes. Journal of Communication” e la collana “Public
Opinion Studies” (Meltemi).
(4) https://www.indiscreto.org/i-misteri-del-trittico-delle-delizie/
Eremo Rocca S. Stefano giovedì 8 luglio 2021

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