giovedì 8 luglio 2021

COLORARE I COLORI Il Trittico del Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch



Animali immaginifici, demoni e chimere grottesche, paesaggi fantasy e scenari allucinati: sembrano scene da un film particolarmente riuscito, invece è un dipinto di fine Quattrocento. Il Giardino delle Delizie è un puzzle enorme e straripante di particolari diviso in tre pannelli, sul modello dei trittici in uso nelle chiese. Perché Bosch scelse questo formato per un’opera evidentemente di altro tenore? E che cosa raccontavano ai suoi contemporanei le sue incredibili visioni? Oltre i riferimenti all’Inferno e al Paradiso, un campo di simboli e possibili allegorie si distende a perdita d’occhio nell’opera del Maestro fiammingo.

Per celebrare i 500 anni dalla morte di Hieronymus Bosch è stato realizzato un sito interattivo che ha come protagonista il trittico del grande maestro fiammingo, Il Giardino delle delizie, oggi conservato al Museo del Prado di Madrid.

Il capolavoro di Bosch, di datazione incerta, è un’opera molto ambiziosa, ma soprattutto molto complessa per la sua ricchezza di simboli. Il dipinto formato da tre tavole, che rappresenta numerose scene bibliche, ha probabilmente lo scopo di descrivere la storia dell'umanità attraverso la dottrina cristiana medievale. Le tre scene del trittico aperto sono da analizzare in ordine cronologico da sinistra verso destra, per quanto anche su questo, non esiste la certezza di questa lettura.

Il sito, che cerca appunto di spiegare in maniera dettagliata il capolavoro, è stato realizzato da storici dell’arte e filemaker. Di facile fruibilità per l’utente, con menù a tendina, permette di navigare agevolmente nel dipinto, con la possibilità di ingrandire particolari e soprattuto di ascoltare un commento (in inglese e olandese) esplicativo di questa complessa opera.

E’ inoltre in fase di ultimazione un documentario dal titolo Touched by the devil che cercherà di rivelare i misteri di alcuni dipinti di Bosch. Nell’arco di cinque anni un team di ricercatori ha infatti visitato diversi musei tra cui il Louvre, il Prado e la National Gallery of Art di Washington per approfondire la pittura di Bosch. Sono state utilizzate tecniche moderne, quali raggi X e fotografia infrarossi e analisi ad ampio spettro per analizzare più in profondità la pittura di Bosch, in questo modo anche lo spettatore sarà in grado di guardare i lavori di Bosch con occhi differenti.(1)

(1)https://artemagazine.it/attualita/item/393-un-sito-interattivo-per-il-giardino-delle-delizie-di-bosch

La fonte più antica che parla di questo dipinto è la “Storia dell’ordine di San Girolamo” (1605) che indica il Trittico di Bosch con il titolo “Della gloria vana e del gusto effimero della fragola o corbezzolo”.
La fragola compare, in effetti, nel pannello centrale ma questo dipinto è sempre stato nominato da tutti il Giardino delle Delizie.

I pannelli esterni, visibili solo quando il Trittico del Giardino delle Delizie è chiuso, descrive la creazione del mondo.

Il mondo si presenta come una sfera trasparente in cui la parte inferiore sembra essere un liquido in ebollizione, mentre nella parte superiore Dio appare nell’atto della creazione.

La tavola di sinistra, in un paesaggio abitato da animali esotici, descrive la creazione di Eva davanti agli occhi di Adamo. Si tratta della rappresentazione della nascita della vita.

La scena della tavola centrale del Giardino delle Delizie è la descrizione dei piaceri e dell’amore. Lo spazio è occupato da una moltitudine di figure nude e rappresentate in qualsiasi posizione, mentre le architetture sono fantasiose, come ad esempio la costruzione che galleggia al centro di uno specchio d’acqua e che potrebbe simboleggiare la Fonte del Peccato.

La tavola di destra, invece, descrive orribili torture in un paesaggio cupo ma in cui gli strumenti musicali sono numerosi e spesso usati per infliggere sofferenze e dolore. Per questo la scena è stata definita un concerto demoniaco.

Scrive Antonella Mazzei  su il Cheos.com  : “Il “Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch dà vita ad una nuova iconografia profana, che parte dal ricordo del Paradiso e della Creazione fino al presente umano ricco di lussuria e peccato che condurrà inesorabilmente all’unico futuro dell’Inferno. Nasce in questo modo il Trittico del Giardino delle Delizie che conduce l’uomo ad una riflessione su se stesso, mettendo a nudo la vera essenza dell’umanità. L’enigmatico trittico di Hieronymus Bosch è composto non solo da tre scompartimenti decorati, ma da due facce esterne che se chiuse concedono al fruitore un altro spettacolo artistico. L’artista raffigurò la Creazione del globo terrestre, in particolar modo quella del terzo giorno. Secondo lo studioso Tolnay, la scelta di quel giorno è specifica, è il giorno in cui ancora non esistono animali né uomini, solo forme di vita di tipo vegetale e minerale, è il giorno della fragilità dell’uomo raffigurato da una sfera trasparente.  La composizione è caratterizzata da colori spenti, monocromatici, con l’assenza del colore vero e proprio a testimonianza che in quel giorno ancora non c’era la luce del sole e della luna, perché non erano ancora state create. Per lo studioso Belting la scelta del monocromatico di questo panello è da contrapporsi al colore dell’interno: la contrapposizione tra il mondo prima di essere abitato dall’uomo e il passaggio successivo, il globo popolato da uomini e altre affascinanti creature. L’unica figura che popola la porzione dei pannelli chiusi è Dio. Hieronymus Bosch non crea la solita raffigurazione del Padre degli uomini, lo colloca in un angolo in alto a sinistra, in ginocchio, con una tiara in testa e il libro della Bibbia sulle ginocchia stesse. Tutto nella composizione, sia per i pannelli chiusi che aperti, è iperbolico.(…) Hieronymus Bosch raffigura gli uomini non con il solito gioco del chiaroscuro, ma con masse chiare che contrastano con ciò che li circonda. I colori dei corpi sono chiari, tranne che per l’ultima scena: gli uomini hanno un incarnato più scuro, tipicità dell’arte egizia. Per la creazione dell’uomo non usa il concetto della bellezza ideale. Ciò che più gli interessa è riempire ogni spazio con figure e dettagli, andando contro quindi “l’horror vacui”. Tutto ciò annulla ogni tipo di prospettiva geometrica, è soprattutto la massa dei corpi a dare l’idea di spazio. Si esclude che l’opera possa essere stata concepita per un ambiente religioso, probabilmente fu realizzato per Enrico III di Nassau, uomo colto e amatore d’arte.”(2)

(2) https://ilchaos.com/il-giardino-delle-delizie-di-hieronymus-bosch-nuova-iconografia-profana/

Il testo che segue  è tratto da “L’icona che delira” di Stefano Cristante (3  )  Edizione  Mimesis :

Di Hieronymus Bosch non è certo nemmeno l’anno di nascita. Pare si sia trattato del 1453, quando alla famiglia del pittore Anthonis Van Aken si aggiunse il neonato Jeroen. I Van Aken abitavano a s’Hertogenbosch, una florida cittadina del Brabante settentrionale, conosciuta anche come Den Bosch o Bois-Le-Duc o Bolduc: oggi è una ricca città olandese di circa 140 mila abitanti, facilmente raggiungibile da Amsterdam in auto in meno di un’ora e mezzo e da Bruxelles in meno di due ore. Lodovico Guicciardini, mercante con la passione della scrittura e discendente del più celebre Francesco, nel 1567 diede alle stampe Descrittione di Lodovico Guicciardini patritio fiorentino di tutti i Paesi Bassi altrimenti detti Germania inferiore. Questa la sua descrizione della città natale di Bosch.(…) Jeroen Van Aken apparteneva a una famiglia di pittori molto considerati: il nonno, Jan, è il certo autore dell’affresco di una Crocifissione datato 1444 della cattedrale di s’Hertogenbosch, e alcuni critici gli attribuiscono altre opere affrescate. Il padre di Jeroen, Anthonis, gestiva una rinomata bottega pittorica, che alla sua morte (1478) passò al figlio Goessen, maggiore di Jeroen di dieci anni. L’apprendistato di Bosch si svolse probabilmente ad Antwerpen, da cui sarebbe tornato alla fine degli anni ’70 del 1400 per sposare la ricca borghese Aleyt de Meervenne. La famiglia della sposa gli spalancò le porte della società benestante di s’Hertogenbosch, eliminando le preoccupazioni economiche dalla vita del pittore (il quale, nel frattempo, aveva adottato lo pseudonimo Bosch per sancire il suo distacco dalla famiglia d’origine e per omaggiare la sua città).

Tra il 1468 e il 1516 Bosch figura ripetutamente nei registri della Confraternita di Nostra Diletta Signora (la Madonna) come un adepto d’importanza o “notabel”, titolo attribuito solo circa a un centinaio di persone dell’alta borghesia cittadina. La Confraternita si occupava prevalentemente di opere di carità e di pratiche devozionali, ed ebbe un ruolo importante nell’apertura di case d’insegnamento ispirate dalla “devotio moderna” della Congregazione dei Fratelli della Vita Comune. Questo gruppo sorse dalle predicazioni di Jan van Ruysbroeck e del suo discepolo Geert Groote, fortemente polemici con gli eretici (in particolare con la setta degli Adamiti, propugnatori di un ritorno al cristianesimo puro e primitivo) e con il clero corrotto (si tratta insomma di un gruppo di riformatori precedenti Martin Lutero). Nell’ambito della Confraternita si ritiene che sia stato scritto il volume De Imitatione Christi, l’opera religiosa della letteratura cristiana occidentale più diffusa dopo la Bibbia. Tra il 1480 e il 1485 Erasmus da Rotterdam passò tre anni nella casa d’insegnamento della Confraternita di s’Hertogenbosch. Nel 1504, Bosch ricevette 36 “livres” per una tavola dipinta commissionata da Filippo il Bello, figlio dell’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I d’Asburgo. In quel periodo Bosch figura ripetutamente nei documenti contabili della sua città come grande contribuente.  Nel 1516, in data 9 agosto, i registri della Confraternita di Nostra Diletta Signora riportarono la morte di “Hieronymus Aken, alias Bosch, insignis pictor”.

Il trittico . Dal punto di vista materiale, il Trittico è un dipinto su supporto ligneo: aperto, misura 220 centimetri di altezza per 389 di larghezza (Figura 2). Il primo pannello, quello di destra (97 centimetri di larghezza), è chiamato La creazione di Eva (o Il Giardino dell’Eden). Quello centrale (195 centimetri di larghezza) dà nome all’intera opera: si tratta del Giardino delle delizie. Il pannello di sinistra (97 centimetri) è conosciuto come L’Inferno musicale. Chiuso (Figura 3), il Trittico ha una larghezza di 194 centimetri e presenta sulle ante esterne un quarto dipinto, da cui prende le mosse la lettura dell’intera opera: si tratta, secondo tutti gli specialisti, del Terzo giorno della creazione del mondo, un’immagine affascinante dipinta con la tecnica della grisaglia, cioè con sfumature a monocromo di bianco e grigio.

La breve scheda dedicata al Trittico del Giardino delle delizie nel sito del Museo del Prado avvisa che “è un’opera moralistica e una delle creazioni più enigmatiche, complesse e belle di Bosch, realizzata nell’ultimo periodo della sua vita. Fu acquistata nell’asta dei beni del priore don Fernando, figlio naturale del granduca di Alba, e fu portata da Filippo II all’Escorial nel 1593. Fa parte del deposito del Patrimonio Nazionale presso il Museo del Prado dal 1939.”

Le notizie sull’acquisizione spagnola del dipinto sono certe. La questione della datazione è invece più problematica, perché l’analisi dendrocronologica del supporto ligneo ha rivelato che si tratta di un reperto databile intorno al 1465. L’usanza del tempo era di far asciugare il legno per molti anni, solitamente anche più di dieci e talvolta venti. Tuttavia un singolo particolare del dipinto – un ananas, evidentemente importato in Europa dopo i primi viaggi transoceanici – conforta l’opinione degli studiosi che, in seguito a osservazioni stilistiche sui diversi periodi dell’arte di Bosch, datano il Trittico tra gli ultimi anni del 1400 e i primissimi anni del 1500. (4)

( 3  ) Che relazione c’è tra l’opera e il suo contesto sociale? Come si può individuare il nesso tra un’opera e il tempo in cui essa “accade”, che può anche essere molto distante da quello della sua realizzazione? 
A partire da questi interrogativi, Stefano Cristante analizza alcuni capolavori apparentemente senza tempo, come il Trittico delle delizie di Bosch e Il mercante di Venezia di Shakespeare, ed esplora i contorni sociologici delle pratiche artistiche ed esistenziali di menti irregolari come Walter Benjamin, Carmelo Bene e Hugo Pratt. Stefano Cristante insegna Sociologia della comunicazione e Sociologia della scrittura giornalistica all’Università del Salento. Si occupa principalmente di comunicazione politica e di sociologia dell’arte e della cultura. Per Mimesis ha pubblicato: Corto Maltese e la poetica dello straniero (2016), Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco (2017), Società low cost (2018). Dirige la rivista internazionale “H-ermes. Journal of Communication” e la collana “Public Opinion Studies” (Meltemi).

(4) https://www.indiscreto.org/i-misteri-del-trittico-delle-delizie/

Eremo Rocca S. Stefano giovedì  8 luglio 2021

 

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