Si mosse sotto il carico enorme, che richiedeva anche uno
sforzo d'equilibrio. Sì, ecco, sì, poteva muoversi, almeno finché andava in
piano. Ma come sollevar quel peso, quando sarebbe cominciata la salita?
Per fortuna, quando la salita cominciò, Ciàula fu ripreso dalla paura del bujo della notte, a cui tra poco si sarebbe affacciato.
Attraversando le gallerie, quella sera, non gli era venuto il solito verso della cornacchia, ma un gemito raschiato, protratto. Ora, su per la scala, anche questo gemito gli venne meno, arrestato dallo sgomento del silenzio nero che avrebbe trovato nella impalpabile vacuità di fuori.
La scala era così erta, che Ciàula, con la testa protesa e schiacciata sotto il carico, pervenuto all'ultima svoltata, per quanto spingesse gli occhi a guardare in su, non poteva veder la buca che vaneggiava in alto.
Curvo, quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava di sopra, e su la cui lubricità la lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva su, su, su, dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione. E non vedeva ancora la buca, che lassù lassù si apriva come un occhio chiaro, d'una deliziosa chiarità d'argento.
Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaria cresceva, cresceva sempre più, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato.
Possibile?
Restò - appena sbucato all'aperto - sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d'argento.
Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.
Sì, egli sapeva, sapeva che cos'era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?
Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.
Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna... C'era la Luna! la Luna!
Ciàula è un ragazzo di trent'anni che lavora in una miniera di zolfo in Sicilia, deriso e maltrattato da tutti per la sua scarsa intelligenza (la miniera a cui si ispirò Pirandello è la "Taccia Caci", dove lavorò suo padre, che si trova ad Aragona). Lui è il 'caruso' (manovale alle dipendenze del picconiere, che ha il compito di portare lo zolfo staccato da questi) di un minatore chiamato Zi' Scarda, alle dipendenze di Cacciagallina. Una sera, quest'ultimo, che in miniera ha il compito di controllare i minatori, vuole farli restare a lavorare per finire il carico di quel giorno, ma non viene assecondato da tutti.
Gli unici a trattenersi sono Zi' Scarda e Ciàula che, sebbene sia molto stanco, non si tira indietro ed ubbidisce.
Ciàula non è preoccupato per il buio della miniera, perché ne conosce bene le gallerie, ma ha paura del buio della notte. Ciò ha avuto inizio quando nella miniera è scoppiata una mina, che ha ucciso il figlio di Zi' Scarda e ha reso Zi' Scarda cieco da un occhio. Per la paura dell'esplosione si era rifugiato in un anfratto ed entrandoci aveva rotto la sua lanterna.
Quella notte Ciàula è impaurito per il buio che troverà uscendo dalla miniera. Con il sacco pieno di zolfo sale verso la superficie ma quando arriva in prossimità degli ultimi scalini, con grande stupore si accorge di essere circondato di luce. Sbalordito, lascia cadere il sacco dalle spalle e scopre la bellezza della luna (“sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza”). Ciàula era sbalordito dalla luna, e quello spettacolo lo rasserenò, lo intenerì e lo commosse fino alle lacrime.
Ciàula non è il vero nome del protagonista, ma il suo soprannome. Il termine in lingua siciliana significa letteralmente "cornacchia". Si riferisce al fatto che il ragazzo imita il verso del volatile ogni volta che «qualcuno dei compagni gli dava uno spintone e gli allungava un calcio, gridandogli: – Quanto sei bello!». Perfino zi' Scarda, quando ha bisogno di lui e gli chiede perciò di avvicinarsi o di prestare attenzione a ciò che ha intenzione di riferirgli, gli si rivolge usando il suono col quale si è soliti richiamare le cornacchie ammaestrate, cioè «Tè, pà! tè, pà». Da parte sua Ciàula risponde anche in questo caso con «cràh cràh».
Come già riportato nelle prime righe, l’opera può sembrare una ripresa nei temi affrontati nella famosa novella “Rosso Malpelo” di Giovanni Verga, per via delle ambientazioni, del contesto sociale, dei personaggi e la storia stessa. Allo stesso tempo però appare molto diverso lo stile con cui le opere sono state scritte, infatti: nell’opera verista il racconto è del tutto oggettivo, privo di considerazioni e narrato dal punto di vista interno alla vicenda, e al contempo diverso da quello dei protagonisti; mentre In Ciàula scopre la luna, nonostante l’incipit verista, lo scrittore si perde tra i diversi caratteri e personaggi, immedesimandosi in essi, lasciando libero sfogo ai loro pensieri, descrivendo le situazioni che devono affrontare, come si può notare nel momento della risalita dalla miniera di Ciàula.
Differenti sono anche i due personaggi principali: Rosso Malpelo viene descritto come un ragazzo che ha sviluppato le proprie caratteristiche e la propria personalità a causa della pressione e delle angherie subite e nonostante ciò, sviluppa anche una propria filosofia di vita, diventando in questo modo un personaggio altamente intellettuale e in grado di prendere coscienza delle sue azioni; al contrario Ciàula non è altro che un povero sventurato afflitto da una minorità mentale che non gli permette di elaborare pensieri articolati su ciò che lo circonda e sul suo agire. Ciàula vive una vita fatta di istinto, ed è per questo che il racconto di Pirandello non ha nessun esito di denuncia sociale, ma è solo un mezzo per trattare un’altra tematica simbolica che è quella della rinascita, come si può notare dalle diverse espressioni utilizzate nelle ultime scene della vicenda, quando più volte la montagna viene descritta come madre, le sue gallerie come il ventre e Ciàula come il bambino nascituro. https://www.studenti.it/riassunto-analisi-e-commento-di-ciaula-scopre-la-luna-di-pirandello.html
Scrive Luigia Forgione in
: “Pirandello, a differenza di Verga, non vuole indagare sulla
condizione dei ceti più deboli, schiacciati dai crudeli meccanismi sociali.
Egli, dunque, indirizza il proprio interesse all’esperienza irrazionale, che
gli consente non solo di materiare il racconto di valori simbolici, ma anche di
trasferirlo nel sostrato mitico. Il protagonista di questa novella è un reietto
che in una zolfara siciliana lavora come caruso di zi’ Scarda. Egli appare
subito diverso dagli altri. Infatti, non parla quasi mai, emette suoni simili
al verso delle cornacchie, è inebetito dalla fatica, assoggettato completamente
al duro lavoro, passivo agli scherni e alle angherie dei padroni e degli altri
operai della zolfara, che scaricano su di lui le personali frustrazioni.
Insomma, Ciàula è un subnormale, privo dei moti dell’anima; ma c’è un elemento
chiave che caratterizza la sua primitiva interiorità: la paura per il buio
della notte; quest’aspetto, nella struttura narrativa, è subito associato alla
tragedia consumatasi in una notte “ nera e vana “, quando lo scoppio di una
mina aveva sottratto a zi’ Scarda il figlio e un occhio, mentre al caruso aveva
lasciato quella misteriosa fobia.
Per una situazione contingente, Ciàula, dopo una dura giornata, è costretto,
suo malgrado, a proseguire il lavoro anche durante la notte. In questa casuale
circostanza, salendo col carico di zolfo fino all’imboccatura della miniera,
egli scopre lo spettacolo del plenilunio, mai visto prima. Stupefatto e
sbalordito da questa scena, stempera nel pianto le istintive sensazioni di pace
e di conforto che invadono la sua anima di “primitivo”.
Per Giovanni Fighera che scrive su La nuova bussola quotidiana : “La scoperta della Luna è la rivelazione di una presenza che è più grande di noi e che esiste a prescindere dalla nostra consapevolezza. Si può vivere senza cogliere la bellezza che ci circonda, senza palpitare di meraviglia. Ora Ciàula si rende conto che nessuna fatica, nessun limite, nessuna circostanza ci definiscono e ci schiacciano. Quando si è pieni di stupore, anche la fatica non si sente più. La sorpresa più grande per un adulto che guardi un bimbo di fronte alla realtà è osservarlo mentre si sofferma stupito, pieno di domanda e di curiosità. Tutto è nuovo per lui, sorprendente e interessante e desta in lui un sorriso. Un bimbo vuole dare un nome alle cose che incontra proprio come Adamo che ha dato un nome alle bestie e così ha stabilito la sua sovranità su di esse.
L’atteggiamento di stupore proprio del bambino rappresenta l’impeto dell’uomo che entra con curiosità nell’avventura della realtà per conoscerla. Proprio questo stupore è l’atteggiamento da cui nasce la filosofia. Il fascino che la realtà desta diventa il mezzo che attira e che cattura il bambino tanto da far sorgere in lui le domande: «Che cos’è questo oggetto? Come si chiama? A che cosa serve?». La conoscenza avviene attraverso la creazione di un legame con l’oggetto incontrato fino al desiderio di comprendere il suo fine e la sua utilità. Senza questo stupore tutto diventa inutile e insignificante. Per questo si può correttamente affermare che solo lo stupore conosce.
Questa facoltà di sorprendersi è l’atteggiamento della giovinezza che può permanere nel cuore, anche quando l’età avanza. La giovinezza è, infatti, una dimensione dello spirito, un atteggiamento del cuore, non un dato anagrafico. Ci sono cuori che vivono pieni di domanda e di attesa e altri che, già a vent’anni, non si aspettano più nulla.( https://lanuovabq.it/it/la-luna-di-ciaula-lo-stupore-della-realta-riscoperta)
Eremo Rocca S. Stefano martedì 6 luglio 2021






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