giovedì 8 luglio 2021

SILLABARI : Ricostruzione

 Ricostruzione: una testimonianza. Aprile 2010Un anno di dolore, macerie e proteste. Ma anche di  speranza e voglia di  ricominciare.

 Riparto da  quelle diecimila  fiaccole della notte del 6 aprile 2010  per non dimenticare ma anche per trovare da quel ricordo la forza di andare ancora avanti a distanza di dieci anni e più da quell’evento. Avanti tra  ventimila palazzi danneggiati nel centro storico , avanti  al lavoro ancora per i prossimi dieci anni  stando ad alcune stime 2009 .Cinquantamila aquilani  senza le loro case con ospitalità a carico dello Stato.  4.500 cantieri autorizzati  e in via di realizzazione .Problemi  burocratici, lentezze, storture .  Diciannove newtown costruite a tempo di record . 184 inchieste giudiziarie avviate di cui almeno 150  potrebbero essere archiviate.

Scriveva  Paolo Viana:”Perché l’Aquila torni a volare servono almeno 297 milio­ni di euro. Tanto costerà ri­parare le case meno danneggiate e ripopolare almeno in parte la città devastata un anno fa dal ter­remoto. A fornirci questa stima, con quella punta di ritrosia che ben s’addice a un grand commis dei Lavori pubblici, è Gaetano Fontana, cui il Governatore del­l’Abruzzo, Gianni Chiodi, neo­commissario dell’emergenza ter­remoto, ha affidato la macchina della ricostruzione. « Non chiede­temi quanto costeranno le case B e C – premette –. Posso solo dire che i lavori per renderle agibili ammontano in media a 45.000 eu­ro » . E siccome al primo aprile le pratiche già autorizzate erano 6.600, il conto è presto fatto. Al preventivo, tuttavia, mancano – oltre agli immobili E ( i più dan­neggiati, 500.000 euro per rico­struirne uno) e a tutti i centri sto­rici, per intervenire sui quali sono appena uscite le linee guida – 2000 pratiche in attesa di completare l’iter, un numero imprecisato di appartamenti i cui proprietari non si sono ancora fatti vivi e le B e C degli altri 56 comuni del cra­tere.
Ciò detto, la ricostruzione legge­ra sconta mesi di ritardo e Fonta­na si trova a gestire scelte « altrui » , cioè assunte dalla Protezione ci­vile e dagli enti locali, che ora mo­strano la corda. Solo nel capoluo­go, ad esempio, per ottenere il rimborso dei lavori ( totale per la prima casa, 20% in meno e tetto di 80.000 euro per le altre) ogni pro­getto deve passare il vaglio di una filiera composta da Fintecna e da due consorzi di ingegneria, Reluis e Cineas: sui loro tavoli la rico­struzione leggera diventa pesan­tissima.”

 

L’Ordine degli ingegneri dell’Aquila parla di ' meccanismo infernale': i progetti sono smem­brati e affidati a centinaia di con­sulenti in giro per l’Italia e mentre negli altri comuni del cratere que­sto esame avviene negli uffici tec­nici ( con costi inferiori) qui i con­tenziosi fioccano. « La verità – ri­batte Riccardo Campagna del Ci­neas – e che c’è il via libera defi­nitivo per più di seimila pratiche e i ritardi dipendono dai profes­sionisti che non rispondono alle nostre richieste di chiarimento »

  Ma non è l’unico guazzabuglio. Prendiamo le fibre di carbonio: si usano per impacchettare pilastri e travi di cemento armato, per ren­derle antisismiche; in Umbria, nel ’ 97, quand’erano il non plus ultra della tecnologia, costavano 1.245 euro al metro quadrato. Nel defi­nire i rimborsi della ricostruzione aquilana, qualche generoso fun­zionario regionale ha confermato quel prezzo, incurante del fatto che in tredici anni il valore fosse sceso a 300 euro. Il Cineas l’ha de­nunciato, il Comune ha deciso di non pagare più questo prodotto quattro volte tanto ed è scoppia­to il finimondo: pratiche bloccate e accuse al vetriolo tra Regione e Comune.

  Paolo De Santis, presidente degli ingegneri aquilani, avverte che «le fibre di carbonio non sono l’uni­co pasticcio. Nel prezzario della Regione mancano i valori degli i­solatori sismici; sono datati quel­li del materiale per il conteni­mento energetico e degli infissi e­sterni, dei materiali fonoassor­benti e per la coibentazione; per non dire delle nuove tecnologie per il calcestruzzo... » . 
  « Pensano di affidare a o­gni professionista la determina­zione del prezzo, ma se fra qualche anno un magistrato chiedesse perché sullo stesso infisso sono stati applicati due valori, cosa suc­cederebbe?

 

Fin qui  le perplessità dunque di questo avvio di lavori .  Ma qual è la situazione un anno dopo il terremoto.Dopo il sisma del 6 aprile  di magnitudo 5,9 della scala Richter  ( con 308 vittime e 1.600 feriti) 67.459  aquilani sono stati assistiti  dalla Protezione Civile: 35.690  sistemati in 200 tendopoli ; 31.769 in hotel o case private. Nel giro di pochi giorni a l’Aquila sono arrivati 17.000 volontari. Un anno dopo sono ancora 4.300 le persone ancora negli alberghi  (sulla costa abruzzese o a L’Aquila) più 622 negli appartamenti del complesso della Scuola della Guardia  di Finanza di Coppito . 19.000 aquilani sono stati sistemati nelle abitazioni del Piano Case. Le tendopoli sono state chiuse a dicembre.

80.000 i sopralluogi  effettuati  per verificare le condizioni di sicurezza  dei fabbricati in Abruzzo; 32,1% gli edifici  risultati inagibili  del totale. Agibili  52,00%. Parzialmente o temporaneamente inagibili  il 15.9%. Tre milioni e cinquecentomila metri cubi di macerie ancora nel centro storico di L’Aquila.  Diciannove  come si diceva le new town  per ridare un tetto alle persone  rimaste senza casa dopo il terremoto.4.449 dunque il nuovi appartamenti costruiti  Possono ospitare  15.000 persone sono costati  792 milioni. 1.800 sono le villette realizzate in legno  già costruite che ospitano  3.300 persone  ( su 8.500 previste). Costo : 230 milioni. Sono 32 le scuole realizzate  in Abruzzo per sostituire quelle distrutte dal terremoto  o danneggiate. Costo 81 milioni. La Procura della Repubblica di L’Aquila ha inviato fino ad oggi  30 avvisi di garanzia.

Sono 4.950 le opere d’arte  salvate e messe in sicurezze  da chiese e palazzi gravemente danneggiati. Statue dipinti , sculture , oggetti sacri e liturgici sono stati recuperati  tra le macerie dai vigili del fuoco , dalle Soprintendenze, dalle forze dell’ordine e dai  350 volontari di Legambiente.

Ma è una lettera del Sindaco di L’Aquila al Commissario regionale  che quantifica  le somme già impegnate  secondo  le varie OO.PP.CC.MM. : 6 milioni di euro  per contribuire alle spese di traslochi   e deposito dei mobili per le case inagibili; 47 milioni  di euro per gli indennizzi  alle attività produttive bloccate  dal  sisma; 40 milioni di euro per il contributo  per i beni privati danneggiati o distrutti ; 15 milioni di euro per indennizzi e contributi   per le attività sociali, culturali e religiose;  30 milioni di euro per il contributo alle imprese  che hanno completato immobili destinati agli sfollati; 35 milioni di euro per contributi ai privati  che hanno ristrutturato immobili per riaffittarli  ai propri inquilini o per metterli nel mercato degli affitti; 3 milioni e 300 mila euro per pagare i proprietari che hhano dato abitazioni in affitto; 120 milioni di euro per i puntellamenti ,demolizioni ed opere di messa in  sicurezza  ( di cui 40 milioni urgentissimi), non essendoci più denari in cassa;  25 milioni di euro per  contributi alle case  “A” per esito di agibilità;  60 milioni di euro  per lavori alle case “B” e “C” con esito di agibilità; 108 milioni per contributi autonoma sistemazione  per un totale di 489.300.000 euro.

A fronte il 14 aprile  il presidente della Giunta regionale  Gianni Chiodi nonché Commissario al terremoto ha affermato  in una conferenza stampa  sul recupero della Chiesa di Santa Maria Paganica che i soldi per la ricostruzione ci sono  : 4 miliardi di euro  in tutto, due dei quali  della Cassa Depositi e prestiti che attendono di essere spesi.


Eremo Rocca S. Stefano  giovedì  8 luglio 2021

 

 

 

 

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