sabato 10 aprile 2021

Esistere&Resistere Lockdown dieci






 

***

Sempre mi torna al cuore il mio paese

quando dal cielo addormentato

si mostra una stella.

Il mio paese s’alza come un olmo

solo in una piana

e le sue foglie nell’estate fredda

dei morti

sono un tappeto di memorie

ognuna con la sua lacrima.

 

***

Guardammo dalle sponde erbose

e dai campi arati

salire la notte d’aprile ,

il  volto delle cose fuse

di colore, sapore, odore

dentro  quel primo cielo di primavera .

Sole conservano un respiro

ancora sotto quest’altro  cielo

che veste stasera la casa della torre,

la casa, quella casa che tanto

abbiamo amato e amiamo .

 

***

Rotaie deserte luccicanti al sole

di una domenica mattina. E’ tutto

il mondo stamattina questo poco sole

d’una stazione ferroviaria. Pure brutta.

 

***

Ottobre cuce l’autunno

su una tela ocra

e nello specchio di sole

di quest’angolo di giardino

si scalda una lucertola

prima del riposo invernale

attaccata com’è

all’idea del sole.

 

***

Quei passi sonnambuli

per solitudini

di strade trasparenti

di grandine.

E, come per uno scherzo,

noi perduti affondati

nel tempo

d’un orologio che fa ora il rumore

del tarlo.

 

***

Abbiamo pensato

che dovevamo  congedarci

da quello che eravamo ,

ci siamo ammalati noi

ma è la famiglia

che si è ammalata  

e ora non abbiamo  più le parole

che abbiamo vissuto;

io farò la parte della realtà

e quella del tempo

la farai tu ,

io e te che ci siamo abituati

a passare il tempo

aspettando il proprio turno

- ed è come buttare

un sasso nell’acqua –

io e te abbiamo cura  noi

di noi .

Per fare un passo avanti

non ci servono i buoni,i cattivi

gli eroi e le vittime,

siamo incidentalmente noi

ed è più facile

raccontare gli altri .

 

***

Vele d’azzurro

a sfiorare il confine

lontano,

oltre costellazioni

alzate come stendardi.

Fa paura

salpare in questo mare.


***

Raccontare è stare ancora

un poco insieme,

io volevo stare ancora

un poco insieme a te

e me lo sono fatta crescere

dentro questo tempo

di vivere con te ;

io l’ho accudito, l’ho curato

perdendo il conto  degli anni,

il filo del discorso ,

il senso di essere felici :

allora tutti felici

e morti ora, tranne me.

Ora scrivo quello

che ho sempre desiderato

e non ne sono stato capace.

Ho visto generazioni  fatte a pezzi

dagli ideali  e dall’eroina

dal terrorismo e dai giudizi.

Ora racconto

e sono rimasto solo :

è un buco nero

il tormento del tempo.

 

***

Senza conoscere l’alfabeto

che ospitò la voce di Dio ,

dove andare a domandare

di fronte ad un orizzonte informe

che il tramonto non brilli più di arancio

e l’alba non sia più tenue

come l’aria del risveglio.

Sono cose che ci appassionano

ma ora non hanno senso .

Dove andare a domandare

perché gli offesi negli affetti

sono i più afflitti

e non c’è tribunale che lo riconosca,

sappiamo tutti come bruciano

le ferite sulla pelle .

Dove andare a domandare

di sospendere le attese

nelle storie del mondo

per vedere finalmente

il destino di ognuno di noi .

Dove andare nel rifugio sepolcrale

della paura e del desiderio

a chiedere con l’occhio e con l’orecchio

l’assurda moltiplicazione

di uno spettro d’amore

per salvare la scontrosa felicità

che per la promessa

del tuo alfabeto Dio,

un giorno, il primo giorno

d’una straziante idiota

creazione d’un uomo

su due stampelle

comico da vignetta

perduto poi in un orrido

labirinto spinato,  

ci hai negato.

Dove andare ora.

 

***

Ora il sole culla

quello che resta di un pulviscolo

di nulla

dal pavimento al soffitto

dentro una bolla d’aria

come una madre sterile

in cerca d’una creatura

funambola dentro l’abbraccio

simile allo sguardo

di chi entra dentro  una chiesa

e tutto lo spazio

tiene con il filo dell’occhio ,

il rumore d’un respiro,

il tempo d’una preghiera.

Culla il sole  dentro la stanza

un tappeto di storie

fatte di cenni

e numerazioni nella memoria

e mi sento  come non nato

nel cerchio beato  di non essere

abbandonando quelle storie

proprio sul pavimento:

storie da pavimento

a mattonelle bianche e nere

anche loro bianche e nere,

diventate dentro la luce

un pulviscolo di nulla.

 

***

Corre il vento la notte, sulle ore

dell’orologio del campanile. Viene

il sole all’orizzonte.

Comincia appena un altro

giorno. Come in un deserto

di tempo veleggia per le vie

del paese un azzurro mattino.

 

***

Truccare non si possono più

le rughe di troppi secoli

e questo paese ha ancora il fascino

di un volto di fanciulla,

del canto per una danza sull’aia

in agosto,del respiro

d’un treno lontano nella valle,

del colore d’un pastello

che ha scompigliato l’aria.

Al mio paese nevica stamattina

secondo le previsioni del tempo

ed è tutto bianco stamattina

stamattina che nevica.

 

***

E se avessi per amico

un coniglio

potrei domandarmi

quando ho fatto e visto

qualcosa senza sapere

che sarebbe stata l’ultima volta

dentro quel gioco di prospettiva

che ho copiato

dentro le parole e i versi

che scrivo  nel silenzio

e nel rumore ,

sempre letti e riletti

in attesa del congedo sulla pagina.

La vita che succede

dentro  quella prospettiva

è la vita nelle stanze

della casa ,mentre quadri

adattati ai respiri

di un giorno, un mese , un anno

disegnano  il mondo all’incontrario

quello del mio amico coniglio

che aspetta in quell’altro paese

invocando la mia cecità

come un perdono

perché domani, domani

avrò sicuramente lasciato ad oggi

cose che non vedrò mai più. 

 

***

Questa notte verranno i sogni

se non mi faranno soffrire

per avere gli occhi aperti

sarà perché

nei suoi viaggi, passando

e ripassando dal cuore

come un ricamo mai consumato

questa notte sarà capace

di bruciare i sogni

come le stelle di carta argentata.

***

E nella voce il pianto

disteso nel tempo

come un giorno lungo

d’agosto.

 

Eremo Rocca S. Stefano   sabato 10  aprile  2021

 

 

 

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