***
Sempre mi torna al cuore il mio paese
quando dal cielo addormentato
si mostra una stella.
Il mio paese s’alza come un olmo
solo in una piana
e le sue foglie nell’estate fredda
dei morti
sono un tappeto di memorie
ognuna con la sua lacrima.
***
Guardammo dalle sponde erbose
e dai campi arati
salire la notte d’aprile ,
il volto delle cose fuse
di colore, sapore, odore
dentro quel primo cielo di primavera .
Sole conservano un respiro
ancora sotto quest’altro cielo
che veste stasera la casa della torre,
la casa, quella casa che tanto
abbiamo amato e amiamo .
***
Rotaie deserte luccicanti al sole
di una domenica mattina. E’ tutto
il mondo stamattina questo poco sole
d’una stazione ferroviaria. Pure brutta.
***
Ottobre cuce l’autunno
su una tela ocra
e nello specchio di sole
di quest’angolo di giardino
si scalda una lucertola
prima del riposo invernale
attaccata com’è
all’idea del sole.
***
Quei passi sonnambuli
per solitudini
di strade trasparenti
di grandine.
E, come per uno scherzo,
noi perduti affondati
nel tempo
d’un orologio che fa ora il rumore
del tarlo.
***
Abbiamo pensato
che dovevamo congedarci
da quello che eravamo ,
ci siamo ammalati noi
ma è la famiglia
che si è ammalata
e ora non abbiamo più le parole
che abbiamo vissuto;
io farò la parte della realtà
e quella del tempo
la farai tu ,
io e te che ci siamo abituati
a passare il tempo
aspettando il proprio turno
- ed è come buttare
un sasso nell’acqua –
io e te abbiamo cura noi
di noi .
Per fare un passo avanti
non ci servono i buoni,i cattivi
gli eroi e le vittime,
siamo incidentalmente noi
ed è più facile
raccontare gli altri .
***
Vele d’azzurro
a sfiorare il confine
lontano,
oltre costellazioni
alzate come stendardi.
Fa paura
salpare in questo mare.
***
Raccontare è stare ancora
un poco insieme,
io volevo stare ancora
un poco insieme a te
e me lo sono fatta crescere
dentro questo tempo
di vivere con te ;
io l’ho accudito, l’ho curato
perdendo il conto degli anni,
il filo del discorso ,
il senso di essere felici :
allora tutti felici
e morti ora, tranne me.
Ora scrivo quello
che ho sempre desiderato
e non ne sono stato capace.
Ho visto generazioni fatte a pezzi
dagli ideali e dall’eroina
dal terrorismo e dai giudizi.
Ora racconto
e sono rimasto solo :
è un buco nero
il tormento del tempo.
***
Senza conoscere l’alfabeto
che ospitò la voce di Dio ,
dove andare a domandare
di fronte ad un orizzonte informe
che il tramonto non brilli più di arancio
e l’alba non sia più tenue
come l’aria del risveglio.
Sono cose che ci appassionano
ma ora non hanno senso .
Dove andare a domandare
perché gli offesi negli affetti
sono i più afflitti
e non c’è tribunale che lo riconosca,
sappiamo tutti come bruciano
le ferite sulla pelle .
Dove andare a domandare
di sospendere le attese
nelle storie del mondo
per vedere finalmente
il destino di ognuno di noi .
Dove andare nel rifugio sepolcrale
della paura e del desiderio
a chiedere con l’occhio e con l’orecchio
l’assurda moltiplicazione
di uno spettro d’amore
per salvare la scontrosa felicità
che per la promessa
del tuo alfabeto Dio,
un giorno, il primo giorno
d’una straziante idiota
creazione d’un uomo
su due stampelle
comico da vignetta
perduto poi in un orrido
labirinto spinato,
ci hai negato.
Dove andare ora.
***
Ora il sole culla
quello che resta di un pulviscolo
di nulla
dal pavimento al soffitto
dentro una bolla d’aria
come una madre sterile
in cerca d’una creatura
funambola dentro l’abbraccio
simile allo sguardo
di chi entra dentro una chiesa
e tutto lo spazio
tiene con il filo dell’occhio ,
il rumore d’un respiro,
il tempo d’una preghiera.
Culla il sole dentro la stanza
un tappeto di storie
fatte di cenni
e numerazioni nella memoria
e mi sento come non nato
nel cerchio beato di non essere
abbandonando quelle storie
proprio sul pavimento:
storie da pavimento
a mattonelle bianche e nere
anche loro bianche e nere,
diventate dentro la luce
un pulviscolo di nulla.
***
Corre il vento la notte, sulle ore
dell’orologio del campanile. Viene
il sole all’orizzonte.
Comincia appena un altro
giorno. Come in un deserto
di tempo veleggia per le vie
del paese un azzurro mattino.
***
Truccare non si possono più
le rughe di troppi secoli
e questo paese ha ancora il fascino
di un volto di fanciulla,
del canto per una danza sull’aia
in agosto,del respiro
d’un treno lontano nella valle,
del colore d’un pastello
che ha scompigliato l’aria.
Al mio paese nevica stamattina
secondo le previsioni del tempo
ed è tutto bianco stamattina
stamattina che nevica.
***
E se avessi per amico
un coniglio
potrei domandarmi
quando ho fatto e visto
qualcosa senza sapere
che sarebbe stata l’ultima volta
dentro quel gioco di prospettiva
che ho copiato
dentro le parole e i versi
che scrivo nel silenzio
e nel rumore ,
sempre letti e riletti
in attesa del congedo sulla pagina.
La vita che succede
dentro quella prospettiva
è la vita nelle stanze
della casa ,mentre quadri
adattati ai respiri
di un giorno, un mese , un anno
disegnano il mondo all’incontrario
quello del mio amico coniglio
che aspetta in quell’altro paese
invocando la mia cecità
come un perdono
perché domani, domani
avrò sicuramente lasciato ad oggi
cose che non vedrò mai più.
***
Questa notte verranno i sogni
se non mi faranno soffrire
per avere gli occhi aperti
sarà perché
nei suoi viaggi, passando
e ripassando dal cuore
come un ricamo mai consumato
questa notte sarà capace
di bruciare i sogni
come le stelle di carta argentata.
***
E nella voce il pianto
disteso nel tempo
come un giorno lungo
d’agosto.
Eremo Rocca S. Stefano sabato 10 aprile 2021


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