sabato 10 aprile 2021

Esistere&Resistere Lockdown dodici

 

Vorrei che invecchiare

fosse una forma d’arte

cosicché  poter tornare

dopo la morte,

nel sogno ancestrale

antico e vivo

della commedia della civiltà.

 

Vedi sarebbe come questa gioia

finita nello spazio quotidiano

 - in fondo al bisogno,

dentro l’offesa della necessità,.

della vita

che per una volta

ha questo poco di gioia

che cancella tutto.

 

Dammi allora il coraggio, dammi

il coraggio ancora :

non ho voglia  di recuperare nostalgie

di quello che resta del passato ,

voglio fare passi nel futuro ,

dammi il coraggio di abbandonare

l’àncora  melmosa  dei padri ,

i padri, i padri

e stornare ogni cosa

a perdita e profitto

e che tutto questo ,tutto questo

non mi tocchi ancora

dentro .

 

Non tocchi la  mia vecchiaia

ora che sono il punto esclamante 

delle oscillazioni

tra le lune e le maree

con un grido  di pudore torvo :

essermi fatto impunemente  vecchio

per  mangiare le stelle ogni mattino

nell’avventura straordinaria

di essere ancora qui.

 

***

Nella mia casa tra i tetti

e gli sguardi ormai muti

delle finestre,tra vasi di gerani

e pennacchi di camomilla e basilico,

sui muri antichi

di pietre scalcinate e di sole

che avanza a guadagnare

della bella stagione il tempo;

nella mia casa tra balconi

dove canta il merlo ed abbaiano

i cani a festeggiare la sera,

un contrabbasso ripete

le sue note monotone

e tu signorina ottantenne

dallo sguardo cieco

sull’ultimo ricamo d’un tempo

ormai trascorso

come i lunedì e i venerdì

e le domeniche tu aspetti

dell’orologio del campanile

il suono. Ora sono

come te , aspetto d’invecchiare

e morire nella mia casa tra i tetti.

 

***

 Sono venuto a trovarvi

ed è come se mi avessero detto:

sono partiti per Roma,

Palermo o Venezia;

ora lo so, siete morti

ma siete altrove

anch’io sarò altrove.

Dove si va da morti :

da morti si va sotto l’ombra

della collina e lungo il fiume,

al sole del prato ,sui campanili

e tra la gente;

così tu non sei ora più sola

tra i suoni e le luci

tra le voci e gli sguardi;

la solitudine della tua casa

nel vicolo silenzioso

dove risuona la voce del contrabbasso

e canta il merlo

è ora la mia solitudine.

Dove si va da morti :

se vengo da te

è come guardare oltre le foglie

del platano tra luce e non luce

pedalando e non pedalando

in bicicletta; se vengo da te

è come andare

in un quieto pomeriggio di sole

con un passaporto per la sera,

una sera di aprile

odorosa e fresca come te.

 

***

 E mi presenterò davanti a te

con questa mia valigia

che uso da una vita

per il viaggio in treno

L’Aquila –Sulmona e viceversa

una valigia di cartone

muta e strappata

con le serrature inservibili

legata con un pezzo di spago

con una cinta dismessa.

Non mi chiedere che porto

nella valigia. Nella valigia

io non saprò allora che cercare :

quante volte l’ho aperta

e all’ultimo momento

non ho avuto più tempo

per togliere e aggiungere,

per guardare dentro e fuori.

 

 Ci portavo un giorno

tanto tempo fa

il cielo dove volano

di Caldarelli i gabbiani

e il suono del vento

e la tempesta addolcita

dell’amore . Ora non so

che ci porto ora e tu

non mi chiedere, non mi chiedere

che ci porto ora .

 

***

Le montagne ammucchiate ,

sprofondate nel verde

coraggioso e confuso

di questa terra furiosa;

nel firmamento gommoso e acceso

d’un cielo di latte e catrame

un pennello è sceso

a dipingere la città

mordendo gli edifici

a grandi bocconi  di sconquasso .

Per il sospetto di una tenia

che a stento sgombera

i detriti,

macerie e devastazioni

piangono

- riflesse su un grembo

di entusiasmi e visioni

d’una natività

raccolta da questa terra

all’improvviso -

per la perdita di una speranza

anch’essa improvvisa,

improvvisata e a lungo  desiderata.

 

***.

“ Salvo imprevisti

arriverò alle quattro”

recita  il suono affannato

del primo violino dei secondi

nella scena

che non riesce a controllare

gli orologi .

Salvo imprevisti

è il ritornello  d’un’anima

entusiasta

per la voglia di luce .

La luce del giorno

che salvo imprevisti

arriverà  anche stamattina.

 

***

Le stelle lunghe d’una notte

di velluto

tra rumori densi  dentro

la carne ardente ;

come i gerani sul davanzale

della finestra

urtano stanotte il firmamento

appoggiati come stanno

sul davanzale  che sembra

un orlo  rivoltato di terra

così le stelle urtano il sonno

che non sa farsi strada

tra le macerie delle cose

che si specchiano sulle facce

della gente

riviste in un lampo

dopo un giorno trascorso

senza affetto e senza passione .

 

***

I seni piatti  come il dorso d’una mano

su un ventre  fiorito di gerani ardenti ,

gli occhi soffocati  nel desiderio

della pelle ;

un bacio lungo  come  un sentiero

attraverso l’anima ,

l’amore indimenticabile  come una spirale

di calore  d’una sera d’estate,

il canto d’una bimba sul prato  smeraldo

e il suo volto  grande con l’ombra

dei capelli bruni

accennata sulle guance.

L’aria palpitante sulle parole

pronunciate  nella stanza

dalla porta socchiusa ,

il mormorio del tempo

sul tuo ultimo silenzio .

 

***

Tristi cappelli

sulla testa della gente

in fila alla cassa

semiautomatica

d’una biglietteria automatica

mentre la suoneria del treno

in partenza

non smette dì incantare

con la sua voce di rame

i tristi cappelli

di tutta quella gente.

 

Eremo Rocca  S. Stefano  sabato 10 aprile 2021

 

 

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