Vorrei che invecchiare
fosse una forma d’arte
cosicché poter tornare
dopo la morte,
nel sogno ancestrale
antico e vivo
della commedia della civiltà.
Vedi sarebbe come questa gioia
finita nello spazio quotidiano
- in fondo al bisogno,
dentro l’offesa della necessità,.
della vita
che per una volta
ha questo poco di gioia
che cancella tutto.
Dammi allora il coraggio, dammi
il coraggio ancora :
non ho voglia di recuperare nostalgie
di quello che resta del passato ,
voglio fare passi nel futuro ,
dammi il coraggio di abbandonare
l’àncora melmosa dei padri ,
i padri, i padri
e stornare ogni cosa
a perdita e profitto
e che tutto questo ,tutto questo
non mi tocchi ancora
dentro .
Non tocchi la mia vecchiaia
ora che sono il punto esclamante
delle oscillazioni
tra le lune e le maree
con un grido di pudore torvo :
essermi fatto impunemente vecchio
per mangiare le stelle ogni mattino
nell’avventura straordinaria
di essere ancora qui.
***
Nella mia casa tra i tetti
e gli sguardi ormai muti
delle finestre,tra vasi di gerani
e pennacchi di camomilla e basilico,
sui muri antichi
di pietre scalcinate e di sole
che avanza a guadagnare
della bella stagione il tempo;
nella mia casa tra balconi
dove canta il merlo ed abbaiano
i cani a festeggiare la sera,
un contrabbasso ripete
le sue note monotone
e tu signorina ottantenne
dallo sguardo cieco
sull’ultimo ricamo d’un tempo
ormai trascorso
come i lunedì e i venerdì
e le domeniche tu aspetti
dell’orologio del campanile
il suono. Ora sono
come te , aspetto d’invecchiare
e morire nella mia casa tra i tetti.
***
Sono venuto a trovarvi
ed è come se mi avessero detto:
sono partiti per Roma,
Palermo o Venezia;
ora lo so, siete morti
ma siete altrove
anch’io sarò altrove.
Dove si va da morti :
da morti si va sotto l’ombra
della collina e lungo il fiume,
al sole del prato ,sui campanili
e tra la gente;
così tu non sei ora più sola
tra i suoni e le luci
tra le voci e gli sguardi;
la solitudine della tua casa
nel vicolo silenzioso
dove risuona la voce del contrabbasso
e canta il merlo
è ora la mia solitudine.
Dove si va da morti :
se vengo da te
è come guardare oltre le foglie
del platano tra luce e non luce
pedalando e non pedalando
in bicicletta; se vengo da te
è come andare
in un quieto pomeriggio di sole
con un passaporto per la sera,
una sera di aprile
odorosa e fresca come te.
***
E mi presenterò davanti a te
con questa mia valigia
che uso da una vita
per il viaggio in treno
L’Aquila –Sulmona e viceversa
una valigia di cartone
muta e strappata
con le serrature inservibili
legata con un pezzo di spago
con una cinta dismessa.
Non mi chiedere che porto
nella valigia. Nella valigia
io non saprò allora che cercare :
quante volte l’ho aperta
e all’ultimo momento
non ho avuto più tempo
per togliere e aggiungere,
per guardare dentro e fuori.
Ci portavo un giorno
tanto tempo fa
il cielo dove volano
di Caldarelli i gabbiani
e il suono del vento
e la tempesta addolcita
dell’amore . Ora non so
che ci porto ora e tu
non mi chiedere, non mi chiedere
che ci porto ora .
***
Le montagne ammucchiate ,
sprofondate nel verde
coraggioso e confuso
di questa terra furiosa;
nel firmamento gommoso e acceso
d’un cielo di latte e catrame
un pennello è sceso
a dipingere la città
mordendo gli edifici
a grandi bocconi di sconquasso .
Per il sospetto di una tenia
che a stento sgombera
i detriti,
macerie e devastazioni
piangono
- riflesse su un grembo
di entusiasmi e visioni
d’una natività
raccolta da questa terra
all’improvviso -
per la perdita di una speranza
anch’essa improvvisa,
improvvisata e a lungo desiderata.
***.
“ Salvo imprevisti
arriverò alle quattro”
recita il suono affannato
del primo violino dei secondi
nella scena
che non riesce a controllare
gli orologi .
Salvo imprevisti
è il ritornello d’un’anima
entusiasta
per la voglia di luce .
La luce del giorno
che salvo imprevisti
arriverà anche stamattina.
***
Le stelle lunghe d’una notte
di velluto
tra rumori densi dentro
la carne ardente ;
come i gerani sul davanzale
della finestra
urtano stanotte il firmamento
appoggiati come stanno
sul davanzale che sembra
un orlo rivoltato di terra
così le stelle urtano il sonno
che non sa farsi strada
tra le macerie delle cose
che si specchiano sulle facce
della gente
riviste in un lampo
dopo un giorno trascorso
senza affetto e senza passione .
***
I seni piatti come il dorso d’una mano
su un ventre fiorito di gerani ardenti ,
gli occhi soffocati nel desiderio
della pelle ;
un bacio lungo come un sentiero
attraverso l’anima ,
l’amore indimenticabile come una spirale
di calore d’una sera d’estate,
il canto d’una bimba sul prato smeraldo
e il suo volto grande con l’ombra
dei capelli bruni
accennata sulle guance.
L’aria palpitante sulle parole
pronunciate nella stanza
dalla porta socchiusa ,
il mormorio del tempo
sul tuo ultimo silenzio .
***
Tristi cappelli
sulla testa della gente
in fila alla cassa
semiautomatica
d’una biglietteria automatica
mentre la suoneria del treno
in partenza
non smette dì incantare
con la sua voce di rame
i tristi cappelli
di tutta quella gente.
Eremo Rocca S. Stefano sabato 10 aprile 2021




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