Volontarismo e masse sociali.
In tutta una serie di quistioni, sia di ricostruzione della storia passata, sia
di analisi storico-politica del presente, non si tiene conto di questo
elemento; che occorre distinguere e valutare diversamente le imprese e le
organizzazioni di volontari, dalle imprese e dalle organizzazioni di blocchi
sociali omogenei (è evidente che per volontari non si deve intendere l’élite
quando essa è espressione organica della massa sociale, ma del volontario
staccato dalla massa per spinta individuale arbitraria e in contrasto spesso
con la massa o indifferente per essa). Questo elemento ha importanza
specialmente per l’Italia: 1) per l’apoliticismo e la passività tradizionali
nelle grandi masse popolari che hanno come reazione naturale una relativa
facilità al «reclutamento di volontari»; 2) per la costituzione sociale
italiana, uno dei cui elementi è la malsana quantità di borghesi rurali o di
tipo rurale, medi e piccoli, da cui si formano molti intellettuali irrequieti e
quindi facili «volontari» per ogni iniziativa anche la più bizzarra, che sia
vagamente sovversiva (a destra o a sinistra); 3) la massa di salariati rurali e
di lumpenproletariat, che pittorescamente in Italia è chiamata la classe dei
«morti di fame». Nell’analisi dei partiti politici italiani si può vedere che
essi sono sempre stati di «volontari», in un certo senso di spostati, e mai o
quasi mai di blocchi sociali omogenei. Un’eccezione è stata la destra storica
cavourriana e quindi la sua superiorità organica e permanente sul così detto
Partito d’Azione mazziniano e garibaldino, che è stato il prototipo di tutti i
partiti italiani di «massa» successivi, che non furono tali in realtà (cioè non
ordinarono gruppi omogenei sociali) ma furono attendamenti zingareschi e nomadi
della politica. Si può trovare una sola analisi di tal genere (ma imprecisa e
gelatinosa, da un punto di vista solo «statistico-sociologico») nel volume di
Roberto Michels su Borghesia e proletariato.
La posizione del Gottlieb [Amadeo Bordiga] fu appunto simile a quella del
Partito d’Azione, cioè zingaresca e nomade: l’interesse sindacale era molto
superficiale e di origine polemica, non sistematico, non organico e
conseguente, non di ricerca di omogeneità sociale, ma paternalistico e
formalistico (Q 1623-1624).
La citazione sopra riportata è tratta dai Quaderni del
carcere di Antonio Gramsci (Gramsci 1977: 1623-1624) Quaderno 13
(1932-1933), § 29. Il brano è una seconda stesura di quanto scritto al Quaderno
9, § 142, (1932, Q 1202-1203). Gramsci usa la metafora «attendamenti
zingareschi e nomadi della politica» per criticare le posizioni frammentarie,
fluttuanti e disomogenee, dei partiti tradizionali nel quadro di un’analisi
critica del volontarismo contenuta nelle sue Noterelle sul Machiavelli,
con riferimenti al Risorgimento italiano. Si sottolinea l’importanza
dell’organizzazione del movimento politico e si esprime una radicale critica
del volontarismo. Si tratta di una riscrittura meditata. Non abbiamo spazio qui
per esaminare le differenze tra le varie versioni del testo sopra citato, ma
riportiamo come al Quaderno 3, § 46 (1930), Gramsci avesse già usato la
metafora zingaresca parlando di «bande zingaresche e nomadismo politico» in
questa chiave:
I concetti di rivoluzionario e di internazionalista, nel senso moderno della parola, sono correlativi al concetto preciso di Stato e di classe: scarsa comprensione dello Stato significa scarsa coscienza di classe (comprensione dello Stato esiste non solo quando lo si difende, ma anche quando lo si attacca per rovesciarlo), quindi scarsa efficienza dei partiti ecc. Bande zingaresche, nomadismo politico non sono fatti pericolosi e così non erano pericolosi il sovversivismo e l’internazionalismo italiano (Q 326).
Al § 18 del Quaderno 14
(1932-1935), intitolato Machiavelli. Volontarismo e
garibaldinismo, Gramsci, nel quadro di una critica al volontarismo,
sviluppa una riflessione sul Risorgimento parlando di «dominio zingaresco» dei
blocchi sociali coinvolti come avanguardia. Interessante che in questo caso
appaia una connessione con «La bohème parigina del romanticismo» (Q 1675-1676). Nel Quaderno precedente, il 17
(1931-1935), al § 28 (intitolato Risorgimento italiano),
Gramsci aveva usato usa la metafora di «bande zingaresche fluttuanti e incerte»
a proposito delle forme indeterminate dell’azione politica risorgimentale (Q 1932).
Fonte Giovanni Pizza Gramsci, Mussolini e gli zingari della politica https://www.studiumbri.it/conoscenza/gramsci-mussolini-gli-zingari-della-politica/
Giovanni Pizza insegna Antropologia medica e culturale nell’Università di Perugia dove dirige la Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici (Castiglione del Lago).
Eremo Rocca S.
Stefano giovedì 1 aprile 2021
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