giovedì 1 aprile 2021

GRAMSCIANA : Gli zingari della politica

Volontarismo e masse sociali. In tutta una serie di quistioni, sia di ricostruzione della storia passata, sia di analisi storico-politica del presente, non si tiene conto di questo elemento; che occorre distinguere e valutare diversamente le imprese e le organizzazioni di volontari, dalle imprese e dalle organizzazioni di blocchi sociali omogenei (è evidente che per volontari non si deve intendere l’élite quando essa è espressione organica della massa sociale, ma del volontario staccato dalla massa per spinta individuale arbitraria e in contrasto spesso con la massa o indifferente per essa). Questo elemento ha importanza specialmente per l’Italia: 1) per l’apoliticismo e la passività tradizionali nelle grandi masse popolari che hanno come reazione naturale una relativa facilità al «reclutamento di volontari»; 2) per la costituzione sociale italiana, uno dei cui elementi è la malsana quantità di borghesi rurali o di tipo rurale, medi e piccoli, da cui si formano molti intellettuali irrequieti e quindi facili «volontari» per ogni iniziativa anche la più bizzarra, che sia vagamente sovversiva (a destra o a sinistra); 3) la massa di salariati rurali e di lumpenproletariat, che pittorescamente in Italia è chiamata la classe dei «morti di fame». Nell’analisi dei partiti politici italiani si può vedere che essi sono sempre stati di «volontari», in un certo senso di spostati, e mai o quasi mai di blocchi sociali omogenei. Un’eccezione è stata la destra storica cavourriana e quindi la sua superiorità organica e permanente sul così detto Partito d’Azione mazziniano e garibaldino, che è stato il prototipo di tutti i partiti italiani di «massa» successivi, che non furono tali in realtà (cioè non ordinarono gruppi omogenei sociali) ma furono attendamenti zingareschi e nomadi della politica. Si può trovare una sola analisi di tal genere (ma imprecisa e gelatinosa, da un punto di vista solo «statistico-sociologico») nel volume di Roberto Michels su Borghesia e proletariato. La posizione del Gottlieb  [Amadeo Bordiga] fu appunto simile a quella del Partito d’Azione, cioè zingaresca e nomade: l’interesse sindacale era molto superficiale e di origine polemica, non sistematico, non organico e conseguente, non di ricerca di omogeneità sociale, ma paternalistico e formalistico (Q 1623-1624).

La citazione sopra riportata è tratta dai Quaderni del carcere di Antonio Gramsci (Gramsci 1977: 1623-1624) Quaderno 13 (1932-1933), § 29. Il brano è una seconda stesura di quanto scritto al Quaderno 9, § 142, (1932, Q 1202-1203). Gramsci usa la metafora «attendamenti zingareschi e nomadi della politica» per criticare le posizioni frammentarie, fluttuanti e disomogenee, dei partiti tradizionali nel quadro di un’analisi critica del volontarismo contenuta nelle sue Noterelle sul Machiavelli, con riferimenti al Risorgimento italiano. Si sottolinea l’importanza dell’organizzazione del movimento politico e si esprime una radicale critica del volontarismo. Si tratta di una riscrittura meditata. Non abbiamo spazio qui per esaminare le differenze tra le varie versioni del testo sopra citato, ma riportiamo come al Quaderno 3, § 46 (1930), Gramsci avesse già usato la metafora zingaresca parlando di «bande zingaresche e nomadismo politico» in questa chiave:

I concetti di rivoluzionario e di internazionalista, nel senso moderno della parola, sono correlativi al concetto preciso di Stato e di classe: scarsa comprensione dello Stato significa scarsa coscienza di classe (comprensione dello Stato esiste non solo quando lo si difende, ma anche quando lo si attacca per rovesciarlo), quindi scarsa efficienza dei partiti ecc. Bande zingaresche, nomadismo politico non sono fatti pericolosi e così non erano pericolosi il sovversivismo e l’internazionalismo italiano (Q 326).

Al § 18 del Quaderno 14 (1932-1935), intitolato Machiavelli. Volontarismo e garibaldinismo, Gramsci, nel quadro di una critica al volontarismo, sviluppa una riflessione sul Risorgimento parlando di «dominio zingaresco» dei blocchi sociali coinvolti come avanguardia. Interessante che in questo caso appaia una connessione con «La bohème parigina del romanticismo» (Q 1675-1676). Nel Quaderno precedente, il 17 (1931-1935), al § 28 (intitolato Risorgimento italiano), Gramsci aveva usato usa la metafora di «bande zingaresche fluttuanti e incerte» a proposito delle forme indeterminate dell’azione politica risorgimentale (Q 1932).

 

 Fonte    Giovanni Pizza Gramsci, Mussolini e gli zingari  della politica https://www.studiumbri.it/conoscenza/gramsci-mussolini-gli-zingari-della-politica/

Giovanni Pizza insegna Antropologia medica e culturale nell’Università di Perugia dove dirige la Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici (Castiglione del Lago).

Eremo Rocca S. Stefano giovedì 1 aprile 2021

 

 

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