martedì 28 marzo 2023

VITA ,MORTE E MIRACOLI DEI TALK SHOW

 

La recente scomparsa di Maurizio Costanzo il cui “Costanzo Show” fu indubbiamente il più longevo show della storia della tivvù mi permette di riflettere e condividere su questo modo di fare una certa tivvù per decenni . Una storia iniziata forse con “Bontà loro” progenitore del ben più celebre Costanzo Show dove la casalinga era ospite insieme a Miss Italia ed alla star di turno, discorrendo di tutto o niente e passata poi attraverso il gradimento del pubblico a contenuti diversi e in particolare a incontri e discussioni politici grazie all'intuizione di Giancarlo Funari di invitare ai talk show i politici del momento che comparivano in tv solo nelle Tribune politiche . Il mixer dei due generi ebbe poi in Michele Santoro l'artefice incomparabile per la trasformazione di una normale discussione da bar ad “evento televisivo” in prima serata con milioni di spettatori conquistati dal suo modo di condurre un poco guascone, un poco semiserio, un poco “incazzato”.Il talk show politico divenne quindi un genere televisivo di sicuro successo. Conquistato tra l'altro dallo stesso Santoro nella puntata in cui ebbe come ospite Silvio Berlusconi ad Anno Zero dando vita ad una memorabile puntata se non dal punto di vista giornalistico almeno da quello degli ascolti, visto che la 7 raggiunse picchi di share inimmaginabili fino ad allora.. Da allora un lento declino ha segnato e sta segnando queste trasmissioni che spesso vengono giustiziate dal telecomando che immancabilmente le esclude dai programmi che il telespettatore medio segue giornalmente .

La democrazia del talk show. Storia di un genere che ha cambiato la televisione, la politica, l'Italia di Edoardo Novelli ,Carocci Editore 2016 ripercorre l’evoluzione del talk show politico puro, impuro e ibrido, analizzandone i meccanismi della “messa in scena” e gli effetti. Un percorso che inizia con la televisione pedagogica di Tribuna elettorale e Faccia a faccia, procede con la deriva spettacolare di Bontà Loro e L’Altra campana, per arrivare alle piazze di Samarcanda e Milano, Italia, alla democrazia del pubblico di Funari leader e Braccio di ferro, al racconto della seconda Repubblica proposto da Porta a porta, L’Arena, Vieni via con me. Sino all’attuale ibridazione del talk show con la rete, esperimenti di una nuova scena pubblica orizzontale e di una democrazia digitale. In un contesto in cui la politica ha invaso la televisione con un lungo, ininterrotto talk show; la televisione ha contaminato con la sua logica e i suoi linguaggi l’intera scena pubblica. Un’anomalia tutta italiana, non priva di conseguenze sugli attori e le forme della nostra democrazia rappresentativa. Incrociando ricerca d’archivio con dati quantitativi,

Queste ed altre ricerche ci permettono di fare un'autopsia ai talk show e ai motivi che lentamente ne vanno degradando i contenuti e l'immagine.

Senza però non chiederci prima che cosa vedono oggi gli italiani in una tivvù stretta fra modelli di business pletorici, regole di ingaggio poco trasparenti, remunerazioni drogate e offerta ripetitiva, in cui va scomparendo progressivamente la normalità del messaggio .
del messaggio.

La televisione italiana ha una storia molta lunga alle spalle. L’11 settembre 1949, con una trasmissione sperimentale dalla Triennale di Milano presentata da Corrado, hanno avuto inizio le trasmissioni televisive in Italia con lo standard a 625 linee, ma la programmazione ufficiale cominciò soltanto il 3 gennaio 1954, a cura della RAI, in bianco e nero. Da quel giorno sono stati mandati in onda film, serie tv, i Festival di Sanremo, i programmi di gioco condotti da Mike Bongiorno, Portobello di Enzo Tortora e partite. Ognuno di questi programmi ha sicuramente lasciato buoni ricordi nei telespettatori, chi più chi meno.

Ma se si vuole fare una classifica dei programmi più visti di tutta la storia della televisione italiana, ci si accorge che abbiamo a che fare con un primato che resiste da trent’anni. Infatti, ad oggi il programma più visto risulta La Piovra 4 del 1989, con protagonista un grandissimo Michele Placido, il cui primato è caratterizzato da uno share del 59% e un totale di 17.277.000 telespettatori. Al secondo posto si colloca il faccia a faccia tra Berlusconi e Prodi del 2006, che fece restare con gli occhi incollati al televisore16.129.000 spettatori (share del 52%), mentre al terzo posto abbiamo il capolavoro di Roberto Benigni, “La vita è bella” del 1997. Vincitore di tre Premi Oscar (miglior film, miglior attore e miglior colonna sonora), fu mandato in onda su Rai 1 nel 2001 e fu visto da 16.080.000 telespettatori (share del 54%). (1)

Già nei primi anni di questo millennio la tv gode di un grado di fiducia limitato. Solo due persone su dieci la considerano un medium davvero indipendente e libero. Peraltro, gran parte dei programmi di informazione televisivi appare in calo di credibilità. I tg, soprattutto. Il Tg3 (56,7% di valutazioni positive) e il Tg1 (52,4%) continuano ad essere i più accreditati, fra gli italiani. Ma subiscono, entrambi, un declino. Particolarmente rilevante, nel caso del Tg1, rispetto al 2007. Come, d'altronde, il Tg2. Il calo di fiducia colpisce, a maggior ragione, le testate giornalistiche delle reti Mediaset. Il Tg di La7, invece, segna un aumento di credibilità, rispetto al 2007, ma, per la prima volta dopo tanti anni, arretra, seppur di poco, rispetto al 2012. Gli unici tg che registrano una crescita costante, anche nell'ultimo anno, sono quelli sulle reti all news. Rai News24 e Sky Tg24. Insomma, l'informazione tivù ha perduto e sta perdendo credito, in misura diversa, un po' dovunque. La stessa tendenza coinvolge i programmi di approfondimento e i talk legati all'attualità politica e sociale. Molti, fra i più conosciuti e considerati, fino ad oggi, subiscono un brusco calo di fiducia. Ballarò, Servizio Pubblico, Otto e mezzo, In mezz'ora: pérdono tutti intorno ai 4-5 punti, nella valutazione degli italiani (intervistati). Solo Report, un programma di inchiesta, e Piazza Pulita, un talk di battaglia, fanno registrare una crescita di consensi significativa. Così, Ballarò si conferma primo, nella graduatoria della fiducia. Ma, per la prima volta, da quando viene condotta l'indagine di Demos-Coop, il talk condotto da Giovanni Floris condivide il primato. Con Report, appunto. Il programma di Milena Gabanelli. (2)

Nel 2014 in Italia il numero di persone che accede a contenuti video più volte a settimana attraverso lo streaming on-demand è pari all’80% del campione esaminato dal rapporto Ericsson ConsumerLab&Media, mentre quelle che guardano video sulla tv tradizionale sono il 79%. Il sorpasso, anche se di un punto decimale, è una realtà. Rispetto al 2013, gli 'streamer' sono cresciuti di circa 7 punti percentuali, mentre i 'traditionals' sono diminuiti di circa 11 punti: nel 2013 erano il 90% circa. (3)

A distanza di quasi venti anni la situazione si è così trasformata tenendo conto che il punto di svolta è stato il lockdown messo in atto al fine di ridurre o scongiurare il contagio da coronavirus.

Il consumo della televisione online sta cambiando velocemente e lo scenario dell’universo televisivo, che comprende la tv lineare, quella on demand, quella satellitare, quella via Internet, quella fruita attraverso i media digitali (smartphone, PC e tablet), si è negli ultimi mesi molto modificato. “Stiamo assistendo all’aumento dell’utilizzo dei servizi di streaming video e al consolidamento dei cambiamenti dei comportamenti di fruizione che la pandemia ha accelerato” dice Fabrizio Angelini, ceo (amministratore delegato) di Sensemakers. “Il segnale di novità più forte è rappresentato dalla crescita dei consumi in streaming sulle tv connesse che favorisce forme sempre più evolute di utilizzo delle piattaforme digitali e l’emergere di nuove dinamiche competitive”.

“A crescere maggiormente sul fronte digitale è la fruizione di contenuti offerti dai servizi in abbonamento, l’80% degli “heavy users”, ovvero coloro che vedono video digitali almeno 2-3 volte a settimana, guarda abitualmente queste piattaforme (+7% rispetto alla rilevazione di giugno) mentre ammonta al 64% (+5 rispetto alla rilevazione di giugno) la quota dei fruitori abituali dei contenuti sostenuti dalla pubblicità. “E nei sette mesi trascorsi tra la prima e la seconda rilevazione”, sottolinea ancora lo studio, “è aumentata anche la frequenza di visualizzazione, con il 39% degli “heavy user” che guarda i video digitali più volte al giorno e il 25% che lo fa almeno una volta al giorno”. (4)

Ma cosa guardano gli italiani che hanno preferito lo streaming? Soprattutto film e serie tv (con percentuali superiori al 50%) seguiti da contenuti di intrattenimento e sport. A portare il pubblico in questa direzione sono principalmente gli algoritmi che costruiscono i suggerimenti e le raccomandazioni delle piattaforme, ma anche, per il 32%, la promozione pubblicitaria dei titoli di maggior richiamo

Sensemakers, società specializzata nella consulenza su audience, comportamenti di consumo e investimenti digitali, ha presentato un interessante studio che mette in evidenza come il 2020 abbia fatto registrare crescite importanti nel consumo di video rispetto all’anno precedente soprattutto, come era prevedibile, in corrispondenza delle due fasi di lockdown (marzo-aprile e ottobre-dicembre).

Una delle novità più interessanti della ricerca è quella della crescita di importanza, nel consumo televisivo, delle tv connesse, “utilizzate dal 78% degli heavy user con percentuali ancora maggiori su segmenti socio-demografici più pregiati per gli investitori pubblicitari: 35-44 anni, con figli conviventi, alto grado di scolarizzazione e reddito, residenti nei grandi centri urbani. Le tv connesse inoltre assorbono oltre la metà (52%) del tempo speso nella visualizzazione dei contenuti in streaming”

Già nel 2014 dai dati di un rapporto della Ericsson ConsumerLab&Media, emerge che gli italiani, mentre guardano la tv, interagiscono con altri device, come smartphone e tablet. Il 44% utilizza applicazioni o naviga per approfondire i contenuti che sta guardando, il 29% ne discute online sui social network, dando vita alla social tv. Inoltre, un italiano su quattro guarda sul device alternativo un altro programma rispetto a quello in onda sulla tv. (5)

L’annuario 2022 a cura del CeRTA, il Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano, ha condotto una ricerca che svela quali sono i programmi più visti in streaming dagli italiani nell’anno catodico 2021/2022. Il tempo speso per consumare contenuti audiovisivi di origine televisiva in streaming, nel nostro Paese, è quasi raddoppiato in poco più di due anni. La ricerca rivela che in Italia ammontano a 17.148.000 le televisioni Smart o connesse con dispositivi esterni collegati a internet che consentono la visione di contenuti in streaming.

Ma ritorniamo ai talk show per fare una disamina di quelli che vengono messi in onda e per capire brevemente le ragioni del loro declino.

Tra i più famosi talk italiani: Maurizio Costanzo show, Samarcanda, Uomini e donne, Milano Italia, Mixer, 8 e mezzo, Porta a porta, Ballarò, Piazzapulita, Matrix, Annozero, Parla con me, Che tempo che fa, L’infedele, Quarto grado, Le invasioni barbariche .

In Italia i programmi che si possono comprendere nella generica categoria dei talk show sono molti. Considerando solo la fascia serale e preserale (dalle 20 in poi, più o meno), nei primi sette canali della tv generalista – i tre della RAI, i tre di Mediaset e La7 – si alternano una ventina di talk show diversi in una settimana, alcuni dei quali vanno in onda quasi ogni giorno. Ce ne sono poi molti altri che vengono trasmessi alla mattina o al pomeriggio, e altri ancora su canali che raggiungono un pubblico minore. La prima conseguenza evidente è che servono ogni giorno moltissimi ospiti.


Attualmente questo l’elenco dei principali talk show televisivi italiani:

  • Uomini e Donne: l’enciclopedia online Treccani inserisce il programma televisivo Uomini e Donne sotto la voce talk show, anche se notoriamente è conosciuto come people show. Vi partecipano uomini e donne di tutte le età, in cerca dell’anima gemella. La conduttrice-moderatrice è Maria De Filippi, uno dei volti più punta delle reti Mediaset.

  • Verissimo: restando a Canale 5, Verissimo è uno dei talk show in onda il sabato pomeriggio più longevi della televisione italiana. Al timone della trasmissione Silvia Toffanin, ex letterina di Passaparola e da tempo al fianco di Pier Silvio Berlusconi.

  • Pomeriggio 5: dal lunedì al venerdì in onda sulla rete ammiraglia Mediaset, Pomeriggio 5 è un talk show leggero condotto da Barbara d’Urso. All’interno del contenitore pomeridiano di Canale 5 si spazia tra politica, cronaca, televisione e gossip, con la partecipazione di numerosi opinionisti ad alimentare il dibattito televisivo.

  • Live Non è la d’Urso: sempre Barbara d’Urso è la conduttrice di Live Non è la d’Urso, il talk show della domenica sera di Canale 5 dove vengono trattate tematiche simili rispetto a quelle di cui si discute in settimana nello studio di Pomeriggio 5. Inoltre, in più di un’occasione la d’Urso ha ospitato in trasmissione importanti personaggi della politica italiana.

Talk show politici italiani

A seguire un breve elenco dei più famosi talk show politici in Italia (tra parentesi canale e conduttore):

  • Cartabianca (Rai Tre, Bianca Berlinguer)

  • Porta a Porta (Rai Uno, Bruno Vespa)

  • Quarta Repubblica (Rete 4, Nicola Porro)

  • Stasera Italia (Rete 4, Quarta Repubblica)

  • DiMartedì (La7, Giovanni Floris)

  • Otto e mezzo (La7, Lilli Gruber)

  • Piazzapulita (La7, Corrado Formigli)

  • Agorà ( Rai Monica Giandotti)

  • L'aria che tira (La 7 Mirta Merlino )

  • Tagadà (La 7 Tiziana Panella )

Secondo la rilevazione dei dati auditel della settimana 12-18 marzo 2023 gli spettatori sono stati in totale 8.876.469 ascoltatori medi (AMR ) per 1.491.246.728 ore totali (TTS) così divisi Warners Bros.Discovery 681.265 ,La 7 339,144, Mediaset 3.497.496 ,RAI 3.296.341 ,Sky 635.974 ,

C'è attualmente un ampio dibattito su come debbano essere considerati i contenuti dei talk show: se la loro priorità sia quella dell’informazione e di un servizio pubblico o se siano piuttosto da considerarsi come spettacolo e intrattenimento al pari di altri programmi fatti di contenuti artificiosi. È una questione rilevante, perché la televisione è vista ogni giorno da milioni di persone, e il modo in cui queste ne percepiscono i contenuti influenza le loro opinioni e la loro conoscenza dell’attualità.

In una recente intervista a Fanpage Corrado Formigli, conduttore su La7 del programma Piazzapulita, ha risposto a una domanda sulla necessità di avere come ospite un opinionista che negli ultimi tempi ha fornito ricostruzioni distorte e problematiche sulla guerra in Ucraina: «I critici facciano pace con questa cosa, i talk show devono garantire una pluralità e farlo in modo vivace. Il genere, fino a prova contraria, si compone di due parole: talk e show».

E proprio in quell'intervista su Fanpage Formigli continua così : “I talk show sono sporchi, brutti, cattivi, odiati, usati come riferimento per tutto ciò che non si debba fare, ma continuano a dettare l'agenda dei giornali e generare discussione. Da 15 anni si dice che i talk sono morti, mentre fanno ascolti eccellenti se si considera che sono tantissimi. È importante chiarire che il talk show è un genere televisivo che si regge su alcune regole fondamentali: può cambiare il mix di elementi, ma un punto invariabile è che si basa su un confronto di idee differenti e sul tentativo di dare al pubblico in maniera fruibile e accattivante gli ingredienti e gli elementi per farsi una propria idea.(6)

Secondo diversi autori di talk show italiani sentiti dal Post, non c’è una correlazione diretta tra la spettacolarizzazione dei contenuti (scontri tra gli ospiti, prese di posizione impopolari, eccetera) e un aumento degli ascolti del programma: sul lungo periodo non sarebbe una strategia vincente a mantenere il pubblico fedele, anche se alcune singole puntate potrebbero beneficiarne in termini di ascolti. Ci sono però ospiti capaci più di altri di attirare l’audience – il seguito dei telespettatori – e per questo molto contesi.

Un autore di un importante talk show italiano, che ha lavorato a lungo in diversi altri talk show, ha detto al Post che nella costruzione dei programmi si pensa spesso «all’ospite prestigioso», ma non è facile convincerlo a partecipare, visto che in una qualsiasi giornata ci sono sempre «altri tre o quattro programmi concorrenti che fanno il tuo stesso lavoro». Da qui nasce la necessità di pagare alcuni ospiti ricorrenti, in modo da assicurarsi la loro presenza: quando si rivelano questi meccanismi generalmente si creano sempre grandi polemiche , ma non tutti i talk show lo fanno e non tutti gli ospiti accettano o chiedono compensi. Da una parte quello degli ospiti televisivi è una forma di lavoro che discende dalle loro capacità e competenze, e che genera profitti per le reti televisive, e quindi è meritevole di essere retribuito; dall’altra la credibilità delle tesi espresse viene messa in dubbio, se si considera che l’ospite è pagato da un programma per dire cose che concorrano ai suoi obiettivi di audience.(7)

Giuseppe De Rita fa il sociologo ed è presidente dell’istituto di ricerche sociali ed economiche che si chiama Censis. Sul Corriere della Sera di martedì 29 marzo 2022 ( 8) si è domandato se l’affollamento di “opinioni” – quelle di ognuno sui social network, ma prima ancora lo spazio che dedicano loro i media tradizionali – prive di consistenza fattuale o di un livello di competenza di chi le esprime superiore a quello dell’avere semplicemente vissuto, non stia diventando solo una questione di quantità (già abbondantemente stigmatizzata da anni) ma anche di qualità: e non stia cambiando le nostre civiltà e relazioni con la realtà.

E Giuseppe de Ritis coglie nel segno . I talk show ( 9)nel tempo hanno fatto di tutto per restare” in onda” ovvero “Mentre la tipologia di audience è rimasta sostanzialmente invariata per quanto riguarda i principali network televisivi, ad essere cambiati sono proprio i talk show stessi, che
negli anni hanno attraversato trasformazioni e mutamenti, recependo ed adattandosi ai vari cambiamenti sociali prima o più compiutamente di altri, ad esempio ridefinendo il ruolo del conduttore e variando le modalità di messa in scena e di comunicazione.
Altri ancora hanno provveduto a coinvolgere attivamente il pubblico, assente in Tribuna elettorale o “passivo”, come già detto, in Porta a Porta. Molti programmi si sono aperti alla presenza di un pubblico in grado di poter prendere la parola ed intervenire nel dibattito, o di farsi portatore di qualche istanza o rivendicazione specifica.
Anche gli stessi format non esitano a mutare: dal tipico faccia a faccia dei primi talk, si passa all’esibizione e alla teatralizzazione, al ricorso sempre più frequente alla satira e alle formule della fiction televisiva, oltre ai sondaggi, le sigle musicali e il già richiamato utilizzo dei social in diretta televisiva. “


(1)https://www.parmateneo.it/?p=59515

(2)https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/27586_Il__Paese_stanco_che_non__crede_pi%C3%B9_a_tg_e_talk_show.php

(3) http://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/gli-italiani-tra-streaming-e-tv-tradizionale-dati-ericsson-consumerlab-25d760d3-86ba-4d3f-b314-e7d048c8ee53.html

(4)https://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2021/03/12/news/ascolti_digitali_piattaforme-291973753/

(5) http://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/gli-italiani-tra-streaming-e-tv-tradizionale-dati-ericsson-consumerlab-25d760d3-86ba-4d3f-b314-e7d048c8ee53.html

(6)https://www.fanpage.it/spettacolo/programmi-tv/corrado-formigli-la-guerra-non-e-come-il-covid-il-talk-show-deve-dare-spazio-a-idee-diverse/
https://www.fanpage.it/

(7)https://www.ilpost.it/2022/04/23/talk-show-informazione-ospiti

( 8)Dicevano i nostri vecchi che «la matematica non è un’opinione», sicuri che le verità indiscutibili non possono essere scalfite da ondeggianti valutazioni personali, spesso dovute a emozioni interne e collettive.
Temo che quella sicurezza non abbia più spazio nell’attuale dinamica culturale. Se qualcuno si esponesse a dire che due più due fa quattro, si troverebbe subito di fronte qualcun altro che direbbe «questo lo dice lei», quasi insinuando il dubbio che non si tratta di una verità, ma di una personale opinione. Vige ormai da tempo qui da noi la regola «uno vale uno». Non ci sono verità che non possano essere messe in dubbio: tu la pensi così, ma io la penso al contrario e pari siamo. Non ci sono santi, dogmi, decreti, ricerche di laboratorio, tabelle statistiche; vale e resta dominante il primato dell’opinione personale.
Siamo così diventati un popolo prigioniero dell’opinionismo, e ormai non solo per tradizione di tifo calcistico, ma di lettori di tutti i problemi e gli eventi su cui si svolge la nostra vita collettiva. Basta comprare al mattino un quotidiano e si rimane colpiti da prime pagine piene di riferimenti che annunciano tanti articoli interni, quasi tutti rigorosamente legati a fatti d’opinione, a personaggi d’opinione, a polemiche d’opinione, in un inarrestabile primato dell’Opinione regina mundi.
Da vecchio opinionista (lo sono su questo giornale dal 1976) mi sorprende quanto siano ampie e forti le ondate quotidiane d’opinione, il loro rimpallarsi a circolo, l’enfasi che ci si mette per mantenersi l’uditorio, la propensione a sentirne la potenza di convincimento quasi la presunzione di far parte di un mondo, non condizionato da altri poteri, un «mondo potente di suo».
Non ci rendiamo però conto che restiamo tutti prigionieri di livelli culturali bassi, inchiodati alle proprie opinioni, refrattari a livelli più alti di conoscenza, restii all’approfondimento, al confronto, alla dialettica.

( 9)(https://tesi.luiss.it/25414/1/634002_ALBERTI_FEDERICA.pdf La spettacolarizzazione
dell’informazione: dai talk show alla cronaca nera. Università Luiss Dipartimento di Scienze Politiche Cattedra di Campaigning e Organizzazione del Consenso 

 

Eremo Rocca S. Stefano martedì 28 marzo 2023

 

lunedì 27 marzo 2023

IL CAMMINO D'ABRUZZO



Il Cammino d'Abruzzo, 700 km a piedi nel cuore dell'Abruzzo
Nasce nel 2017 dall'idea di Orietta D'Armi, folle e vulcanica camminatrice, che insieme ad un gruppo di amici innamorati della loro regione e uniti dalla passione per il cammino lento, ecologico e sostenibile, decidono di cominciare a scoprire, camminando, i molti tratturi presenti sul territorio che collegano un borgo all'altro.
Nasce cosi il desiderio di scoprire tutti i paesi dell'entroterra abruzzese che potevano essere collegati camminando per le campagne circostanti.
Ogni borgo e' affascinante e si contraddistingue dall'altro anche se a distanza ravvicinata. Perché non farli conoscere al mondo intero ?

Nel 2020 ci uniamo per dare vita all'associazione denominata Abruzzo a piede libero con l'intento di ricollegare tutti i tratturi e le stradine secondarie in un unico percorso ad anello e.... ci siamo riusciti!!!
L'associazione promuove il territorio abruzzese attraverso il turismo lento riscoprendone le bellezze artistiche e naturalistiche, la storia, la cultura e le tradizioni che lo contraddistinguono (artigianato, mestieri, canti e balli popolari, arte ed arte culinaria).
Il percorso individuato e tracciato prende il nome di Il Cammino d'Abruzzo.

Il Cammino d'Abruzzo tocca 71 comuni abruzzesi, si estende per circa 700 km nel territorio regionale ed è progettato e curato dall’Associazione di Promozione Sociale “Abruzzo a Piede Libero”.
È un circuito ad anello, da percorrere in senso antiorario, dove paesaggi mozzafiato fanno da cornice a tutta la storia del popolo abruzzese. Attraversa sentieri collinari, montani e costieri passando per borghi, frazioni, comuni e coinvolge le 4 città capoluogo: L'Aquila, Chieti, Teramo e Pescara. Successivamente l'intento è quello di coinvolgere tutti i comuni d'Abruzzo creando varianti che, in modo capillare, raggiungano altri borghi del territorio.

Alla scoperta di 700 km di meraviglie.
Il percorso che collega tutti i comuni interessati... inizia da Pescara risalendo la costa e poi l'entroterra teramano, per poi rientrare attraverso un sentiero boschivo di una bellezza straordinaria sui paesi dell'area Vestina. Varcare le alte colline di Forca di Penne per immergersi nel vasto territorio Aquilano ed in tutta la suggestiva Vallata subequana per poi concludere, attraverso sentieri e tratturi, il viaggio sul territorio chietino e portare i viandanti sulla suggestiva costa dei trabocchi. Il cammino si concluderà a Pescara chiudendo l'anello.
La divisione in tappe, comunque, ci permette di iniziare e concludere il cammino da dove vogliamo.
Il Cammino d'Abruzzo tocca, inoltre, i parchi del territorio regionale: il Parco Nazionale d'Abruzzo, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale della Majella, il parco Regionale Velino-Sirente e attraversa numerose oasi e riserve naturalistiche: Riserva naturale dei Calanchi di Atri, area marina protetta Torre del Cerrano a Pineto, riserva del Borsacchio a Roseto, Riserva naturale e oasi del WWF lago di Penne, Riserva regionale Voltigno e Valle d’Angri, Riserva regionale Gole del Sagittario ad Anversa, Riserva regionale lago di San Domenico e lago Pio a Villalago, Area Faunistica dell’orso bruno a Palena, Parco fluviale delle Acquevive a Taranta Peligna, Riserva e oasi di Serranella, Riserva naturale Pineta dannunziana a Pescara.

Uniti in un ideale "girotondo" i cittadini d'Abruzzo si preparano ad accogliere i viandanti che hanno voglia di scoprire un territorio unico al mondo dove il mare e la montagna si guardano a vicenda. Suddiviso in 37/39 tappe, può essere percorso a piedi o in mountain bike e su alcune tratte Il Cammino d'Abruzzo, anche da coloro che hanno disabilità motorie con l'ausilio di joilette.
L'intento è quello di promuovere il patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico del territorio attraverso lo strumento del turismo lento, stimolando la visita attenta e responsabile del viandante e sensibilizzando le comunità residenti verso una più completa attivazione delle risorse locali.
Il Cammino d'Abruzzo, come strumento per la promozione del territorio abruzzese, è inoltre un mezzo per incrementare l'economia delle piccole imprese presenti con l’auspicio di portare vitalità ai numerosi borghi e comuni attraversati; i molti borghi e comuni che stanno, purtroppo, subendo il fenomeno dello spopolamento.
L'Abruzzo è una regione dal rilevante valore ambientale ed Il Cammino d'Abruzzo rappresenta un volano irrinunciabile per far conoscere le nostre meraviglie al mondo intero!!!

Il Cammino d'Abruzzo è parte del più vasto progetto del Mibact di cui è stato lanciato un portale . Nella presentazione viene ricordato che il “portale www.camminiditalia.it. È una delle prime mappature ufficiali dei cammini d’Italia, un contenitore di percorsi e itinerari pensato come una rete di mobilità slow che al momento contiene oltre 40 cammini: ci sono quelli dedicati ai santi, come i cammini francescani, laureatani e benedettini, quelli dedicati ai briganti come il sentiero che attraversa l’Aspromonte, il cammino di Dante che attraversa i luoghi dove Dante visse in esilio e scrisse la Divina Commedia, il sentiero della Pace che ripercorre luoghi e memorie
della Prima Guerra Mondiale, e ancora la Via Appia, la Via Francigena, la Via degli Dei, il cammino di San Vicinio, la Via degli Abati, il sentiero Liguria, la Via Romea Germanica, il Sentiero del Dürer e tanti altri. www.camminiditalia.it è dunque uno strumento per viaggiatori e turisti, una vera e propria infrastruttura intermodale di vie verdi in cui si potrà scegliere la possibilità di muoversi lungo l’Italia a piedi, in bicicletta, a cavallo o con altre forme di mobilità dolce sostenibile,
promuovendo una nuova dimensione turistica. L’idea di realizzare un portale unico dedicato ai cammini è nata durante l’anno Nazionale dei Cammini 2016 proclamato con una direttiva del Mibact e che ha visto insieme impegnati Stato, Regioni, Comuni, Enti locali, pubblico e privato per valorizzare 6600 chilometri di cammini naturalistici, religiosi, culturali
e spirituali che attraversano l’intero Paese, una fetta d’Italia poco conosciuta, ma fondamentale nell’offerta del turismo lento italiano. Il Comitato, composto da Ministero, Regioni, Province autonome ed ANCI, ha elaborato i criteri per ammettere nel Portale dei Cammini i singoli itinerari proposti dalle Regioni stesse. Il Comitato tuttora continua a vagliare
ulteriori, nuove proposte avanzate da regioni e province autonome. Il Portale www.camminiditalia.it fornisce, per la prima volta, una visione di insieme dei percorsi che attraversano il nostro Paese, e permette di conoscere le connessioni tra i vari itinerari con nuove modalità di percorribilità. L’implementazione e lo sviluppo di nuovi modelli di fruizione e gestione
sostenibile garantiranno e favoriranno l’integrazione ambientale – paesaggistica, con attività agricole, artigianali e turistico-culturali del sistema Paese così come indicato nel Piano Strategico del Turismo 2017-2022.

Sempre più persone partono in viaggio cercando qualcosa in più di una semplice vacanza. L’Atlante dei Cammini – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini - è pensato per quei viaggiatori che desiderano vivere un’autentica esperienza nel nostro Paese, immergendosi a passo lento in quel patrimonio diffuso fatto
di arte, buon cibo, paesaggio e spiritualità che costituisce il carattere originale e l’essenza dell’Italia”.
“L'esperienza dei Cammini d'Italia ha avuto il merito di esaltare lo spirito collaborativo tra il ministero del Turismo e le Regioni italiane in un rinnovato clima di confronto e crescita comune. Partendo da questa importante esperienza, - ha dichiarato il Coordinatore Commissione Turismo e Industria Alberghiera della Conferenza delle Regioni e Province Autonome Giovanni Lolli - le Regioni sono tornate a recitare un ruolo di primo piano nella gestione e organizzazione
dell'offerta turistica de mercato italiano.
“Il Comitato, di cui fanno parte il Mibact, le Regioni e l’Anci, ha identificato i Cammini d’Italia, al fine di realizzare l’Atlante Digitale, uno strumento dinamico e in costante aggiornamento. Tra gli undici requisiti necessari per rientrare nell’Atlante, - ha dichiarato il Direttore Generale del Turismo del MiBACT Francesco Palumbo, - sono di particolare importanza la fruibilità dei percorsi, la segnaletica orizzontale e/o verticale, la descrizione online della tappa, i servizi di alloggio e
ristorazione entro i 5 km dal Cammino, la manutenzione del percorso garantita dagli Enti locali, la georeferenziazione ed un sito in cui sono raccolte le principali informazioni per i viaggiatori”.


Innumerevoli sono le tradizioni, i detti e le credenze dei borghi d'Abruzzo, ognuno di essi ha tanto da raccontare. Pittoreschi scenari aprono le porte a feste, rievocazioni, canti e balli popolari che meritano di essere vissuti più che raccontati!
Il susseguirsi di eventi storici uniti alla grande eterogeneità dell'ambiente hanno permesso di impreziosire usi e costumi della regione con caratteri diversi in ogni borgo risultando rituali decisamente unici e affascinanti. Un calendario emozionale pieno di eventi suggestivi che garantiscono per 365 giorni l'anno numerose attività folcloristiche e feste popolari della più pura tradizione abruzzese.

Sul Cammino d'Abruzzo si ha la possibilità di assistere alla festa dei serpari a Cocullo, ai Faugni ad Atri, alla notte delle streghe a Castel del Monte, alla Perdonanza Celestiniana a L'Aquila, oppure al Catenaccio e le Glorie a Scanno, al Mastrogiurato di Lanciano o al Presepe vivente di Rivisoldoli, tutto dipende dal giorno del tuo passaggio caro viandante!

Ma di certo sul cammino potrai osservare la lavorazione dei merletti e del tombolo, puoi perderti dell'affascinante bellezza delle Presentose, immergerti suggestiva bellezza della lavorazione della ceramica o accarezzare la vera coperta Abruzzese o ancora stupirti con gli scalpellini della pietra o del legno; tutto questo semplicemente camminando fra i borghi... a piede libero!

Con il Comune di Pescara, l'APS Abruzzo a Piede Libero presenta il progetto che tutti stiamo aspettando!
Un Cammino di 700 km che si snoda per gran parte del territorio abruzzese toccando le 4 province, 71 comuni, 3 Parchi Nazionali, 1 Parco Regionale oltre a 4 Oasi WWF e numerose Riserve naturalistiche.

È un circuito ad anello da percorrere in senso antiorario, dove paesaggi mozzafiato fanno da cornice a tutta la storia del popolo abruzzese. Suddiviso in 38 tappe, il Cammino d’Abruzzo può essere percorso a piedi o in mountain bike e, su alcune tratte, anche da coloro che hanno disabilità motorie con l’ausilio di Joelette.

Il Cammino d’Abruzzo nasce da un’intuizione di Orietta D’Armi che ha studiato sul campo il percorso, facendosi accompagnare su strade alternative dagli anziani dei borghi raccogliendo storie dei tempi che furono ed annotando su carta tutto il tracciato. Solo tempo dopo si è dotata di applicazioni dedicate che gli hanno consentito di mappare l’intero anello che parte ed arriva a Pescara, diventato oggi il Cammino d’Abruzzo. Lo scopo è di promuovere il patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico del territorio attraverso lo strumento del turismo lento.

Grande soddisfazione fra gli organizzatori del Cammino d’Abruzzo dopo l’ufficialità di importanti patrocini sul progetto. Infatti, il Cammino d’Abruzzo ha attratto l’interesse non solo di tanti appassionati, camminatori e viandanti ma anche quello delle istituzioni pubbliche, enti, associazioni di rilevanza nazionale ed università.
Il Cammino d’Abruzzo, seppur giovane, ha tutte le carte in regola per diventare un itinerario capace di attrarre un importante numero di appassionati. Una previsione deducibile dal notevole seguito che il Cammino d’Abruzzo riscuote sui social dove moltissimi utenti incoraggiano e partecipano attivamente al progetto.
Interverranno all'evento: il Sindaco di Pescara Carlo Masci , il Rettore dell'Università degli studi di Teramo Dino Mastrocola , il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, Il Presidente del consiglio Regionale Lorenzo Sospiri, l'Assessore Regionale al turismo Daniele D'Amario, il direttore della Riserva Nazionale Lago di Penne Fernando Di Fabrizio, lo scrittore Luca Mastrocola, i 71 sindaci dei comuni del cammino, le preziose Sentinelle del Cammino d'Abruzzo e l'intera associazione Abruzzo a Piede Libero. Modera l'incontro la Dott. Annalisa Pace docente Università degli studi di Teramo.

Fonte https://www.ilcamminodabruzzo.it/

Eremo Rocca S. Stefano lunedì 27 marzo 2023

 

domenica 26 marzo 2023

SALUTE : PNRR E LEGGE DI BILANCIO


Il 25 aprile 2021 il Governo ha trasmesso al Parlamento il testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Il via libera del Parlamento sul Recovery plan è arrivato il 27 aprile 2021. I voti a favore alla Camera sono stati 442, 19 contrari e 51 astenuti, a palazzo Madama la risoluzione di maggioranza è passata con 224 voti a favore, 16 contrari e 21 astenuti.

Ricordiamo che il Piano è parte del programma Next Generation EU (NGEU) da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione Europea per fronteggiare la crisi della pandemia.

Nello specifico il Piano italiano prevede investimenti di 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, lo strumento principale del NGEU. Ma va specificato che sono previsti ulteriori 30,6 miliardi che fanno parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile 2021.

Si parla di una cifra totale di investimenti pari a 222,1 miliardi di euro.

Il 27% del Piano, articolato in sei missioni, è dedicato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, e più del 10% alla coesione sociale.

Tra gli obiettivi da raggiungere vi è quello di ristrutturare gli edifici pubblici e privati, migliorandone l’efficienza energetica attraverso l’isolamento termico, gli impianti di riscaldamento e raffreddamento e l’autoproduzione di elettricità, nonché il monitoraggio dei consumi da parte degli utenti. Il traguardo fissato dall’UE è quello di raddoppiare il tasso di efficientamento degli edifici entro il 2025.

Un obiettivo controverso che dalla data di presentazione del Pnrr a oggi ha suscitato molte discussioni, polemiche, modifiche rispetto alla normativa inziale .

Specialmente il cosiddetto Superbonus, una misura che, come si legge inizialmente nel documento PNRR, si intendeva estendere dal 2021 al 2023 (al 30 giugno 2023 per gli interventi effettuati dagli IACP, a condizione almeno il 60% dei lavori siano stati effettuati alla fine del 2022; al 31 dicembre 2022 per gli interventi effettuati dai condomini , a condizione che almeno il 60% dei lavori sia stato effettuato entro il 30 giugno precedente).

l Superbonus è l’agevolazione fiscale disciplinata dall’articolo 119 del decreto legge n. 34/2020 (decreto Rilancio), che consiste in una detrazione del 110% delle spese sostenute a partire dal 1 luglio 2020 per la realizzazione di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. Tra gli interventi agevolati rientra anche l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

L’agevolazione si affianca alle detrazioni, già in vigore da molti anni, spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (ecobonus) e per quelli di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (sismabonus), attualmente disciplinate, rispettivamente, dagli articoli 14 e 16 del decreto legge n. 63/2013.

La legge di bilancio 2022 ha prorogato l’agevolazione, prevedendo scadenze diverse in funzione dei soggetti che sostengono le spese ammesse.

In particolare, il Superbonus spetta:

  1. fino al 31 dicembre 2025, nelle seguenti misure

  • 110% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2023

  • 70% per le spese sostenute nel 2024

  • 65% per le spese sostenute nel 2025

per i condomini e le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte e professione, per gli interventi su edifici composti da due a 4 unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche.

Sono compresi gli interventi effettuati dalle persone fisiche sulle singole unità immobiliari all’interno dello stesso condominio o dello stesso edificio, nonché quelli effettuati su edifici oggetto di demolizione e ricostruzione.

La detrazione va ripartita in quattro quote annuali di pari importo.

Stessa data di scadenza anche per gli interventi effettuati dalle Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale), dalle organizzazioni di volontariato e dalle associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri.

  1. fino al 31 dicembre 2022 (con detrazione al 110%), per gli interventi effettuati da persone fisiche sugli edifici unifamiliari, a condizione che al 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell'intervento complessivo

  2. fino al 31 dicembre 2023 (con detrazione al 110%), per gli interventi effettuati dagli Iacp (ed enti con le stesse finalità sociali) su immobili, di proprietà o gestiti per conto dei comuni, adibiti a edilizia residenziale pubblica, a condizione che al 30 giugno 2023 siano stati eseguiti lavori per almeno il 60% dell'intervento complessivo. Stessa scadenza anche per le cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi su immobili assegnati in godimento ai propri soci.

In alternativa alla detrazione, si può beneficiare del Superbonus mediante una delle modalità previste dall’articolo 121 del decreto legge n. 34/2020. In pratica, è possibile optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. Tale scelta dovrà essere comunicata all’Agenzia delle entrate, utilizzando il modello allegato al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 3 febbraio 2022.

In realtà già il governo Draghi aveva espresso perplessità in merito non solo all'onere per lo Strato di questa agevolazione al contribuente ma per il pacchetto di frodi messe in atto.

Se del bonus facciate credo che basti ricordare il numero delle frodi (altri 3,2 miliardi scoperti proprio ieri), penso che non vada negato che il superbonus abbia rappresentato, in una precisa fase storica, un impulso alla ripresa e al lavoro. Non si può dimenticare però che i crediti d'imposta generati, per 120 miliardi di euro, sono debito - lo sottolineo - che lo Stato dovrà pagare nei prossimi anni; sono a carico del bilancio dello Stato (che non è il Ministro o il Governo, ma sono 59 milioni di italiani), per stimolare interventi che, a conti fatti, vanno a interessare meno del 5 per cento del patrimonio immobiliare esistente. Per noi il successo è riuscire a fare molto con poco, non riuscire a fare poco con molto”. Queste le parole del Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, il risposta all'interrogazione (3-00304) illustrata giovedì 24 marzo 2023 dal sen. Manca (PD) sugli strumenti di finanziamento degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

Il Ministro Giorgetti è stato chiaro affermando che il superbonus al 110 per cento abbia rappresentato una misura straordinaria di rilancio dell'economia in una precisa fase storica, i crediti di imposta generati sono debito a carico dello Stato.

Benché ISTAT ed Eurostat abbiano più volte ricordato che i crediti fiscali (sia pagabili che non pagabili) non incidono sul debito pubblico ma solo sul deficit, rappresentando delle minori entrate per lo Stato, continuano le dichiarazioni del Governo su un presunto aumento del debito pubblico che, come ricordato sia dal Ministro Giorgetti che dalla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, sarebbe a carico di tutti gli italiani per 2.000 euro cadauno.

La situazione attuale è che a seguito delle ultime modifiche da partre del governo Meloni ci sono crediti incagliati iol ministro Giorgiuetti ha affermato : “ “La decisione che il Governo ha preso il 16 febbraio prevede comunque la disciplina transitoria, che consentirà di continuare a esercitare le opzioni di sconto e cessione per tutti gli interventi per i quali risultano già presentate le richieste di titolo edilizio abilitativo, proprio per tutelare il principio di legittimo affidamento di chi, pur non essendo magari ancora partito con i lavori, si trovava la data di blocco già in una fase avanzata di progettazione degli interventi. I cosiddetti esodati esistevano già a quella data, non li ha certo creati il decreto-legge adottato da questo Governo, ma i decreti assunti in precedenza”.

Il PNRR, anche detto Recovery fund, è principalmente suddiviso in sei macro aree tematiche che rappresentano gli obbiettivi d’intervento. Di seguito una panoramica dei fondi destinati a ciascuna missione così come riportato dal documento del Governo “Composizione del PNRR per missioni e componenti (miliardi di euro)”.

L’insieme delle manovre che andranno attuate saranno sostenute da un totale di risorse allocate pari a 210 miliardi di euro. A loro volta questi fondi verranno suddivisi in:

144,2 miliardi per finanziare “nuovo progetti”;

65,7 miliardi per “progetti in essere“, che verranno significativamente accelerati sia in termini temporali che di realizzazione.

Le sei macro aree che rappresentano le “missioni” del piano

I fondi (PNRR+ fondo complementare) per ciascuna missione sono:

  1. digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, 49,27 miliardi;

  2. rivoluzione verde e transizione ecologica, 68,65 miliardi;

  3. infrastrutture per la mobilità sostenibile, 31,46 miliardi;

  4. istruzione e ricerca 31,88 miliardi;

  5. inclusione e coesione, 22,37 miliardi;

  6. salute, 18,51 miliardi.

La prima legge di bilancio dopo lo tsunami del Covid lascia la Sanità praticamente a bocca asciutta. La manovra mette sul piatto due miliardi in più per le cure degli italiani per il 2023, ma la gran parte delle risorse (1,4 miliardi di euro) saranno destinati a coprire le spese per le bollette e il caro energia degli ospedali mentre il resto dei fondi non coprirà nemmeno l'aumento dei costi dovuti all'inflazione. L’unico segnale lanciato al personale sanitario stremato dopo oltre due anni di pandemia sono i soldi in più per le buste paga di medici e infermieri che lavorano nei Pronto soccorso, ma questi aumenti i sanitari non li vedranno prima del 2024.(1)

Scrive Alberto Orioli su Il Sole 24 Ore :«La sanità pubblica continua a rimanere fuori dalle priorità del Paese - avverte Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe - nonostante le enormi criticità esplose con la pandemia. Infatti, se nei momenti più bui tutte le forze politiche convergevano sulla necessità di rilanciare il Ssn, con la fine dell'emergenza la sanità è “rientrata nei ranghi”, come dimostrato prima dalla scarsa attenzione nei programmi elettorali, poi dall'assenza di un piano di Governo per la sanità pubblica e, da ultimo, dal mancato incremento del finanziamento nella Legge di Bilancio 2023 presentata dall'Esecutivo: ovvero, nessun ulteriore investimento per la salute delle persone».

Il problema dell’approvvigionamento di alcuni farmaci è cresciuto in tutta l’Unione «a causa della riduzione della produzione dovuta alla pandemia di Covid-19, alla crisi energetica, alla guerra in Ucraina e alla riduzione del processo produttivo nei Paesi in cui si trovano le materie prime», si spiega nella lettera inviata dal governo greco a Bruxelles. Nelle ultime settimane sono state registrate nelle farmacie significative di prodotti da banco, come gli sciroppi antipiretici e quelli per la tosse ma anche antibiotici e farmaci per inalazione che interessano soprattutto i bambini. Tra gli interventi annunciati dopo un consulto con l’Agenzia greca per i prodotti farmaceutici (Eof) è previsto l’aumento dei prezzi di alcuni medicinali molto economici, in modo che possano essere promossi sul mercato greco e non, come avverrebbe, su quello internazionale dove invece vengono venduti a prezzi più alti.

La missione "Salute" del PNRR rappresenta una sfida importantissima per il futuro del SSN. Una missione che avrà tra gli altri obiettivi quello di rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure, senza dimenticare la ricerca e gli investimenti nel mondo della scienza.
Durante l'Healthcare Summit verrà quindi fatta un'analisi precisa e puntuale su come cambia la sanità italiana grazie a PNRR e legge di bilancio

La gran parte delle risorse coprirà le spese per il caro energia degli ospedali mentre il resto dei fondi non coprirà nemmeno l’aumento dei costi dovuti all’inflazione(2)

«La sanità pubblica continua a rimanere fuori dalle priorità del Paese - avverte Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe - nonostante le enormi criticità esplose con la pandemia. Infatti, se nei momenti più bui tutte le forze politiche convergevano sulla necessità di rilanciare il Ssn, con la fine dell'emergenza la sanità è “rientrata nei ranghi”, come dimostrato prima dalla scarsa attenzione nei programmi elettorali, poi dall'assenza di un piano di Governo per la sanità pubblica e, da ultimo, dal mancato incremento del finanziamento nella Legge di Bilancio 2023 presentata dall'Esecutivo: ovvero, nessun ulteriore investimento per la salute delle persone».

La manovra di bilancio stanzia due miliardi in più per il 2023. Questo significa che il Fondo sanitario nazionale - quello che distribuisce le risorse alle Regioni per pagare le cure agli italiani - salirà il prossimo anno a 128 miliardi di euro. Un mini aumento che non vale neanche il 2% del Fondo stesso con l’aggravante che lo stesso aumento sarà assorbito in gran parte dal caro bollette degli ospedali che certo non possono spegnere la luce o i macchinari che hanno in corsia: dei due miliardi in più stanziati dalla legge di bilancio, infatti. una fetta importante di 1,4 miliardi «è destinata a contribuire a far fronte ai maggiori costi determinati dall'aumento dei prezzi delle fonti energetiche».

Il nuovo ministro della Salute Orazio Schillaci aveva promesso subito di voler gratificare il personale sanitario dopo due anni di pandemia.I soldi in più saranno assegnati - si legge nella bozza della manovra - «nell’ambito dei rispettivi contratti collettivi di lavoro, nei limiti degli importi annui lordi di 60 milioni di euro per la dirigenza medica e di 140 milioni di euro per il personale del comparto sanità in ragione dell’effettiva presenza in servizio, con decorrenza dal 1° gennaio 2024». I E questo primo segnale arriva in manovra dove è previsto il potenziamento dell’indennità (a valere sulle risorse del Fondo sanitario nazionale) per medici e infermieri che lavorano nei pronto soccorso. In pista ci sono 200 milioni per far lievitare le buste paga, ma gli aumenti ci saranno però soltanto dal 2024.

Il secondo capitolo della missione salute Nel PNRRidentifica una misura di “aggiornamento tecnologico e digitale”. Due degli investimenti inclusi in questa misura riguardano proprio le infrastrutture materiali e le dotazioni tecnologiche.

Le dotazioni tecnologiche sanitarie sono in sovrannumero (160% rispetto alla media europea pro capite – fonte: Corte dei Conti 2017), obsolete (79% di indice di obsolescenza nel 2017 – fonte: Cergas, Rapporto OASI 2019, cap.13), sottoutilizzate (1,4 differenza nel numero di esami orari in Emilia-Romagna tra la Risonanza Magnetica più utilizzata e quella meno utilizzata – Fonte: Ministero della Salute 2017). I piani regionali di rinnovamento della dotazione tecnologica non devono limitarsi alla mera sostituzione di ciò che è obsoleto ma occorre introdurre macchinare nuovi e innovativi, riducendone il numero e aumentandone l’utilizzo medio.

Per quanto riguarda la rete ospedaliera, il PNRR parla di ospedali “sicuri e sostenibili”, concentrando gli interventi sugli adeguamenti delle strutture dal punto di vista antisismico. Eppure, la rete ospedaliera necessita di ulteriori interventi, di natura trasformativa, diversi a seconda del dimensionamento degli stabilimenti. Per quanto riguarda gli ospedali di piccole dimensioni, nel 2017 la rete ospedaliera italiana contava 170 ospedali poli-specialistici per acuti che, pur non essendo in aree “disagiate”, avevano un bacino di utenza minore di 80.000 abitanti e meno di 20.000 accessi annui appropriati al Pronto Soccorso (fonte: Cergas, Rapporto OASI 2020, cap.9).

All’interno del primo capitolo della missione salute, il PNRR riporta che entro la metà del 2022 sarà predisposto un “nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico, in linea con l’approccio “One-Health”. L’urgenza di questa riforma deriva da un certo disallineamento tra il carico di malattia prevenibile per ogni fattore di rischio e l’effettiva offerta di attività di prevenzione per gli stessi rischi. In effetti, le risorse dedicate agli stili di vita insalubri (fumo, cattiva alimentazione, eccesso di alcolici, vita sedentaria,…) sono drasticamente inferiori a quelle impiegate nella vigilanza ambientale, lavorativa e alimentare, che determinano un minore impatto sugli esiti di salute dei cittadini. In sostanza, i Dipartimenti di Prevenzione si concentrano sulla vigilanza e prevenzione individuale, lasciando spesso in secondo piano le determinanti di salute e le interdipendenze tra salute e le altre politiche pubbliche. A questa incoerenza di fondo si aggiunge anche una sostenuta eterogeneità interregionale in termini di architettura istituzionale, dotazioni, sistemi operativi e risultati conseguiti. L’eterogeneità si estende anche alla dotazione di risorse umane, con quantità e competenze estremamente difformi e dipendenti più da allocazioni storiche che da scelte agite. Se consideriamo, ad esempio, la copertura degli screening tumorali per mammella, cervice uterina e colon retto, troveremmo un’ampia variabilità, tra alcune regioni con copertura completa ad altre in cui soltanto un cittadino eleggibile su tre ha sostenuto questi esami.(3)

I servizi sanitari territoriali, e la medicina di base in particolare, sono in profonda crisi da molti anni, finendo anche per essere additati come il capro espiatorio della pandemia. Viene loro imputato di non essersi adeguati ai cambiamenti della società, della tecnologia sanitaria e dell’informazione, continuando ad operare secondo un modello organizzativo e culturale novecentesco: quello del medico libero professionista singolo. Leggi e progetti di riforma non sono mancati nell’ultimo venti-trentennio, ma sono rimasti al palo. Le Case della salute, proposte dalla ministra Turco nel 2007, sono state sperimentate solo in 10 regioni. Le UCCP (Unità complesse di cure primarie) introdotte dal ministro Balduzzi nel 2012, non sono decollate, sia perché legiferate “a invarianza di spesa”, sia per l’ostilità dei sindacati medici, sia per la subalternità dello Stato e delle Regioni nel sottoscrivere l'accordo collettivo nazionale (ACN), che regola i rapporti tra il SSN e i medici di medicina generale (MMG) prestatori di “lavoro autonomo, continuativo e coordinato”.

Sono stati inseriti nel PNRR 2 miliardi di investimenti nelle Case di comunità (CdC), in cui dovrebbero operare medici generalisti, pediatri, specialisti ambulatoriali, infermieri, riabilitatori e altri professionisti sanitari, definiti i modelli a “perno e raggi” (hub & spoke) con tanto di standard per 1000 abitanti, senza aver prima verificato il realismo della proposta: i MMG saranno obbligati ad operare in questi centri, lasciando i propri ambulatori, su cui hanno investito, oppure le CdC rimarranno semi-deserte? Prossimità e comunità (case, ospedali, farmacie, infermieri di comunità) sono divenute il mantra di questi tempi, ma rischiano di essere pura poesia, se non si guarda realisticamente a ciò che è permesso fare, ai sensi della convenzione. Perché è la convenzione sottoscritta tra lo Stato e i MMG che fa fede, ben al di là delle leggi. Evitanfo anche proposte ireealistiche come il passaggio al rapporto di dipendenza di tutti i medici convenzionati i, che non sarebbe accettato sul piano culturale, politico e sindacale – almeno per il presente –  oltre che risultare ingestibile sul piano operativo. Non è il tempo di proporre grandi stravolgimenti, perché basterebbero piccole norme per avviare da subito grandi cambiamenti, come si propone nella conclusione.

Il 24 Giugno 2021 Franco Pesaresi scriveva “Fra le altre cose, il Piano Nazionale di Ripresa e resilienza (PNRR) si pone l’obiettivo del potenziamento dell’offerta dell’assistenza territoriale attraverso lo sviluppo degli Ospedali di Comunità o Struttura per le Cure intermedie (SCI), una struttura residenziale sanitaria della rete territoriale a ricovero breve e destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata.

Tale struttura, la cui dimensione viene prevista in 20 posti letto (fino ad un massimo di 40 posti letto) e a gestione prevalentemente infermieristica, contribuisce ad una maggiore appropriatezza delle cure determinando una riduzione di accessi impropri ai servizi sanitari come ad esempio quelli al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero o il ricorso ad altre prestazioni specialistiche.

L’Ospedale di Comunità potrà anche facilitare la transizione dei pazienti dalle strutture ospedaliere per acuti al proprio domicilio, consentendo alle famiglie di avere il tempo necessario per adeguare l’ambiente domestico e renderlo più adatto alle esigenze di cura dei pazienti.

 https://welforum.it/il-punto/verso-un-welfare-piu-forte-ma-davvero-coeso-e-comunitario/gli-ospedali-di-comunita-nel-pnrr/

(1)https://www.ilsole24ore.com/art/la-sanita-dimenticata-soldi-solo-le-bollette-e-pronto-soccorso-ma-2024-AEw5NlJC?cmpid=nl_morning24

(2)https://www.ilsole24ore.com/art/la-sanita-dimenticata-soldi-solo-le-bollette-e-pronto-soccorso-ma-2024-AEw5NlJC?cmpid=nl_morning24

(3)https://welforum.it/il-punto/verso-un-welfare-piu-forte-ma-davvero-coeso-e-comunitario/proposte-per-lattuazione-del-pnrr-in-sanita-aree-dintervento/

Eremo Rocca S. Stefano lunedì 27 marzo 2023

 

venerdì 24 marzo 2023

SE L'ABITO FA IL MONACO : CETO E POTERE DI CLASSE Galileo Galilei “Capitolo contro il portar la toga “

 

Un poemetto ironico di Galileo Galilei contro l’obbligo, imposto ai professori dal governo Granducale, di portare la toga anche al di fuori delle loro mansioni. La veste però indicava, e indica tutt’ora, il ceto e il potere di una classe

Intorno al 1590 il ventiseienne Galileo Galilei, professore di matematica presso l’università di Pisa, compone un gustoso poemetto di 300 versi, che circola manoscritto per il divertimento degli amici, ma che contribuisce di certo ad alienargli le simpatie dei sussiegosi e bigotti colleghi accademici. Si tratta del componimento Contro il portar la toga, scritto, in terzine di endecasillabi nello stile satirico del Berni, per contestare l’obbligo di recente imposto ai professori di indossare la veste anche al di fuori delle situazioni accademiche.(1)

Nel testo è innanzitutto evidente l’insofferenza del giovane Galileo per l’ambiente aristotelico in cui si muove, per chi con faticosa erudizione va “il sommo ben investigando”, laddove, per lui, “a chi vuol una cosa ritrovare,/ bisogna adoperar la fantasia,/ e giocar d’invenzione, e ‘ndovinare”. Scrive Galileo: “… per trovar il bene io ho provato/ che bisogna proceder pel contrario:/ cerca del male, e l’hai bell’e trovato”. La tesi che egli difende è – come ben sanno, dice, persino gli animali – che “un male a null’altro secondo” è “l’andar vestito”, da cui consegue che “il sommo ben sarebbe andare ignudo”. Figuriamoci portar la toga! Molteplici, esilaranti e maliziosi gli argomenti a sostegno: sessuali, sociali, economici, pratici, di convenienza, per giungere a concludere che gli uomini son fatti come i fiaschi: quelli più rustici “che non han tanto in dosso” son pieni di eccellente vino, mentre quelli che han “veste delicate” spesso “o son pieni di vento,/ o di belletti o d’acque profumate,/ o son fiascacci da pisciarvi drento”. (2)



Capitolo contro il portar la toga



Mi fan patir costoro il grande stento,2
Che vanno il sommo bene investigando,
E per ancor3 non v’hanno dato drento.
E mi vo col cervello immaginando,
Che questa cosa solamente avviene
Perchè non è dove lo van cercando.
Questi dottor non l’han mai intesa bene4,
Mai son entrati per la buona via,5
Che gli possa condurre al sommo bene.

Perchè6, secondo l’opinion mia,
A chi vuol una7 cosa ritrovare,
Bisogna adoperar la fantasia,

E giocar d’invenzione, e ’ndovinare;
E se tu non puoi ire a dirittura,


Mill’altre vie ti posson aiutare.
Questo par che c’insegni la natura,
Che quand’un non può ir per l’ordinario,
Va dret’a una strada più sicura.
Lo stil dell’invenzione è molto vario;
Ma per trovar il bene io ho provato8
Che bisogna proceder pel contrario:
Cerca del male, e l’hai bell’e trovato;
Però che ’l sommo bene e ’l sommo male
S’appaion com’i polli9 di mercato.
Quest’è una ricetta generale:
Chi vuol saper che cosa è l’astinenza;
Trovi prima10 che cosa è ’l carnovale,
E ponga tra di lor la differenza;
E volendo conoscer i peccati,
Guardi se ’l prete gli dà11 penitenza;
E se tu vuo’ conoscer gli12 sciaurati,
Omacci tristi e senza discrizione,

Basta che tu conosca i preti e’ frati,
Che son tutti bontà e divozione:
E questa via ci fa toccar il fondo13,
E sciogl’il nodo14 alla nostra questione.
Io piglio un male a null’altro secondo,
Un mal che sia cagion de gli altri mali,
Il maggior mal che si trovi nel mondo15;
Il quale ognun che vede senz’occhiali,
Che sia l’andar vestito, tien per certo;
Questo lo sanno in sino gli16 animali,
Che vivono spogliati e allo scoperto;
E sia pur l’aria calda17 o ’l tempo crudo,


Non istan mai18 vestiti19 o al coperto.

Volgo poi l’argomento, e ti conchiudo,
E ti fo confessare a tuo20 dispetto,
Che ’l sommo ben sarebbe andare ignudo.
E perchè vegghi che quel ch’io ho21 detto


È chiaro e certo e sta com’io lo dico22,
Al senso e alla ragion te ne rimetto.
Volgiti a quel felice tempo antico,
Privo d’ogni malizia e d’ogni inganno,
Ch’ebbe sì la natura23 e ’l cielo amico;
E troverai che tutto quanto l’anno
Andava nud’ognun, picciol e grande,
Come dicon i libri che lo sanno.
Non ch’altro, e’ non portavon le mutande,
Ma quant’era in altrui di buono o bello24
Stava scoperto da tutte le bande.
E così ognun, secondo il suo25 cervello,
Coloriva e ’ncarnava il suo disegno,
Secondo che gettava il suo pennello;
Nè bisognava26 affaticar l’ingegno
A strolagar per via d’architettura,
O ’ndovinar27 da qualche contrassegno:
Non occorreva andar per cognettura,
Perchè la roba stava in su la28 mostra,
E si vendeva a peso e a misura.
E quest’è la ragion29 che ci dimostra
Ch’allor non eron gl’inconvenienti30,
Che si veggon seguire all’età nostra.
Quella sposa si duol co’ suo’31 parenti,
Perchè lo sposo è troppo mal fornito,


E non ci vuole star sotto altrimenti;
Ma dice che ci piglierà32 partito,

E che gli han dato colui a malizia,
Tal che gli è forza cambiarle marito33.
Altri34, che di ben sodi ha gran dovizia,


Talor dà in una ch’ha sì poca entrata,
Che non v’è da35 ripor la masserizia.
Così resta la36 sposa sconsolata:

Gli è ver che questo non avvien sì spesso;
Pur di queste qualcuna s’è trovata:
Dov’allor si vedeva a un di presso,
Innanzi che venissino alle prese,
La proporzion tra l’uno e l’altro sesso.
Non si temeva allor del mal franzese:
Però che, stand’ignudo alla campagna,
S’un avea37 qualche male, era palese;
E s’una donna avea qualche magagna,
La teneva coperta38 solamente
Con tre o quattro foglie di castagna.
Così non era gabbata la gente,
Come si vede che l’è gabbat’ora,
Se già l’uomo non è più ch’intendente:
Chè tal par buona, veduta39 di fuora,
Che se tu la ricerchi sotto panno40,
La trovi come ’l vaso di Pandora.
E così d’ogni frode41 e d’ogn’inganno
Si vede chiaro che n’è sol cagione
L’andar vestito tutto quanto l’anno.
Un’altra, e non minor, maladizione
Nasce tra noi di questa42 ria semenza,


Che tien il mondo in gran confusione:
Quest’è la maggioranza e preminenza43
Che vien da’ panni bianchi, oscuri o persi44,
Che pongon tra’ Cristian la differenza.
Questa pospone a i monaci i conversi,



Antepon l’oste a i suoi lavoratori,

E da i padron45 fa i sudditi diversi:
Dov’in que’ tempi46 non eran signori,
Conti, marchesi o altri47 bacalari,
Nè anche poveracci o servidori48.
Tutti quanti eron uomini ordinari,
Ognun si stava ragionevolmente,
Eron tutti49 persone nostre pari,
E ciascun del50 compagno era parente;
Se non era parente, gli era amico51;
Se non amico, al manco conoscente.
Credi pur ch’ella sta52 com’io ti dico,
Che ’l vestir panni e simil fantasie
Son tutte quante invenzion del Nimico;
Come fu quella dell’artiglierie,
E delle streghe e dello spiritare,
E degli altri incantesimi e malie.
Un’altra cosa mi fa53 strabiliare,
E sto per dirti quasi ch’io c’impazzo,
Nè so trovar com’ella54 possa stare:
Ed è, che se qualcun per55 suo sollazzo,
Sendo ’ngegnoso e alto di cervello,
Talor va ignudo, e’ dicon che gli è56 pazzo:
I ragazzi gli gridan: Véllo, véllo;

Chi gli fa pulce secche e chi lo morde,
Traggongli sassi57 e fannogli il bordello;
Altri lo vuol legar con delle corde,
Come se l’uomo fusse una vitella:
Guarda se le persone son balorde!
E se tu credi che questa sia bella,


E’ bisogna che ’n cielo, al parer mio58,
Regni qualche pianeto o qualche stella.

Però se vuol così Domenedio59,
Che finalmente può far ciò che vuole60,
Io son contento andar vestito anch’io,

E non ci starò a far altre parole61:
Andrommen’anch’io dietro a questa voga;
Ma Dio sa lui, se me n’incresce e duole!
Ma ch’io sia per voler portar la toga,
Come s’io fussi qualche Fariseo,
O qualche scriba62 o archisinagoga,
Non lo pensar; ch’io non son mica Ebreo,
Se bene e’ pare al nome e al casato
Ch’io sia disceso da qualche Giudeo.
I’ sto a veder se ’l mondo è spiritato,

Se egli63 è uscito del cervello affatto,
E s’egli è desto, o pure addormentato;
E s’egli è vero ch’un che non sia matto
Non arrossisca che gli sia veduto
Un abito sì sconcio e contraffatto64.
In quant’a me65 mi son ben risoluto,
Ch’io non ne voglio intender più sonata:
Mi contento del mal ch’io n’ho66 già auto;
E perchè non paresse alla brigata,
Ch’io mi movessi senz’occasione,
Come fan quegli ch’han poca levata,
Io son contento dir la mia ragione,
E che tu stesso la sentenza dia:
So che tu hai67 giudizio e discrizione.
La prima penitenza che ci sia


(Guarda se per la prima68 ti par nulla),

È ch’io non posso fare i fatti mia,
Come sarebbe andar alla fanciulla;
Ma mi tocca a restar fuor della porta,
Mentre ch’un altro in casa si trastulla.

Dicon ch’è grave errore, e troppo69 importa,
Ch’un dottor vadia a casa le puttane:
La togal gravità non lo comporta.
E ’l veder70 queste cose così strane

Mi fa poi far qualch’altro peccataccio,
E bene spesso adoperar le mane:
Onde costor, che71 si pigliano impaccio
Della mia salvazione e del mio bene,

Bravano e gridan ch’io72 non ne fo straccio.
A un che vada in toga non conviene73
Il portar un vestito che sia frusto,
A voler che la cosa vadia bene74;
Perchè, mostrando tutto quanto il fusto75
E la persona76 giù lunga e distesa,
Egli è forza ch’ei faccia77 il bellombusto:
E così viene78 a raddoppiar la spesa;
E questa a chi non ha molti quattrini79
È una dura e faticosa impresa.
Non ci vuol tanti rasi ed ermisini80,
Quando tu puoi portare il ferraiuolo:
 Basta aver buone scarpe e buon calzini81;
Il resto, quando sia82 di romagnuolo,
Non vuol dir nulla, se ben par che questa83
Sia una sottigliezza da Spagnuolo84:
E non importa che tu ti rivesta,

Mutand’abiti e foggie a tutte l’ore,
Se è85 dì di lavoro o dì di festa.86

Se per disgrazia un povero dottore
Va per la strada in toga scompagnato87,
Par quasi ch’e’ ci metta dell’onore88;

E se non è da venti89 accompagnato,
Mi par sempre sentir dir le brigate:
«Colui è un ignorante e smemorato90»:
Tal che sarebbe meglio a farsi frate91;
Ch’al manco vanno a coppie92, e non a serque,
Come van gli spinaci e le granate.
Però chi dice lor: Beati terque,
Non dice ancor quanto si converrebbe,
E sarie poco a dir terque quaterque93;
Dove ch’a un dottor bisognerebbe
Dargli la mala Pasqua col mal anno,
A voler far quel ch’ei meriterebbe94.
Non so com’ei non crepi dell’affanno95,
Quand’egli ha intorn’a sè96 diciott’o venti,
Che, per udirlo, a bocca aperta stanno97.
A me non par egli essere altrimenti,
Che sia tra i pettirossi la civetta,
O la Misericordia98 tra’ Nocenti;
E n’ho aut’99a’ miei dì più d’una stretta:
E però, toga, va’ pur in buon’ora100,
Vatten’in pace, che sie101 benedetta.
Ma quand’anche un dottore andasse102 fuora,
E ch’andar103 solo pur gli bisognassi,

Come si vede che gli avvien talora,
Tu non lo vedi andar se non pe’ chiassi,


Per la vergogna, o ver lungo104 le mura,
E ’n simil altri luoghi da papassi:
E par ch’e’ fugga la mala ventura;

Volgesi or da man manca or da man destra,
Com’un che del bargello abbia paura:

Par una gatta in una via maestra,
Che sbalordita fugga le persone,
Quand’è cascata giù dalla finestra105,
Che se ne corre via carpon carpone,
Tanto ch’ella s’imbuchi in qualche volta,
Perchè gli spiace la conversazione106.

****

Se tu vai fuor per far qualche faccenda,
Se tu l’hai a far innanzi desinare107,
Tu non la fai che gli è or di108 merenda,
Perchè la toga non ti lascia andare,
Ti s’attraversa, t’impaccia e t’intrica109,
Ch’è uno stento a poter camminare.
E però non par ch’ella si disdica
A quei che fanno le lor cose adagio
E non han troppo a grado la fatica,
Anzi han per boto lo star sempre in agio,
Come dir frati o qualche110 prete grasso,
Nimici capital d’ogni disagio,
Che non vanno mai fuor se non a spasso

Come diremmo noi111, a cercar funghi,
E se la piglian così passo passo.
A questi stanno bene i panni lunghi,
E non a un mie par, che bene spesso
Ho a correr perch’un birro non mi giunghi;
E ho sempre paur di qualche messo,


O che ’l Provveditor non mi condanni,

Ch’a dire il vero è112 un vituperio espresso.
Però, prima ch’usar113 più questi panni,

Vo’ rinunziar la cattedra a Ser Piero114,
E se non la vuol lui, a Ser Giovanni115.

Io vo’ che noi facciamo a dir il vero:
Che crediam noi però però ch’importi116
Aver la toga di velluto nero,
E un che dreto il ferraiuol ti porti,
E che la notte poi ti vadia avanti
Con una torcia, come si fa a’ morti?
Sappi che questi tratti tutti quanti
Furon trovati da qualcuno astuto117,
Per dar canzone e pasto agl’ignoranti,
Che tengon più valente e più saputo
Questo di quel, secondo ch’egli arà Una toga di rascia o di velluto.
Dio sa poi lui come la cosa sta118!
Ma s’io avessi a dire il119 mio parere,
Questo discorso un tratto non mi va.
Ch’importa aver le vesti rotte o intere,
Che gli uomini sien Turchi o Bergamaschi,
Che se gli dia del Tu120 o del Messere?
La non istà ne’ rasi o ne’ dommaschi121;
Anzi vo’ dirti una mia fantasia,
Che gli uomini son fatti com’i fiaschi.
Quando tu vai la state122 all’osteria,
Alle Bertuccie, al Porco, a Sant’Andrea,
Al Chiassolino o alla Malvagia,
Guarda que’ fiaschi, innanzi che123 tu bea 

Quel che v’è drento; io dico124 quel vin rosso,
Che fa vergogna al greco e alla verdea:
Tu gli vedrai che non han tanto in dosso125,
Che ’l ferravecchio ne dessi un quattrino;

Mostran la carne nuda in sino126 all’osso:

E poi son pien di sì eccellente vino,
Che miracol non è se le brigate
Gli dan del glorioso e del divino.
Gli altri, ch’han quelle veste delicate,
Se tu gli tasti, o son127 pieni di vento,


O di belletti o d’acque profumate,
O son fiascacci da pisciarvi drento128.



Note al testo del poemetto

  • Nel cod. A si legge, su di una carta di guardia: Capitolo del Galileo; nessun titolo è in capo alla poesia. Nel cod. B in capo alla poesia è scritto: Contro le toghe. Del Sig.r Galileo Galilei. Il cod. C reca il seguente titolo, che si legge tanto su di una carta di guardia quanto in testa alla poesia: Capitolo del Sig.r Galileo Galilei contro il portar la toga, quando ei leggeva a Pisa. I codici D, F, G intitolano: In biasimo delle toghe: il cod. F soggiunge a questo titolo l'indicazione Capitolo; il cod. G, Capitolo del Sig. Galileo Galilei. Nel cod. E prima era stato scritto, in capo al componimento: Del Sig.r Iacopo Soldani; poi queste parole furono cancellate, e della stessa mano fu scritto: Capitolessa in biasimo della toga, del Galileo. La stampa s’intitola: Capitolo del Galileo in biasimo della toga.

  • 1. Nel cod. D prima era scritto Mi fan patir costoro il grande tormento, poi fu corretto Mi fanno patir certi il grande stento che è la lezione dei codici E, F, G e della stampa s. Intorno alla mano di cui sono questa e le altre correzioni del cod. D, vedi l’Avvertimento.

  • 3. E pure ancor, s — . Nè per ancora v’ànno, B

  • 7. Nel cod. D prima era scritto han mai intesa, poi fu corretto hanno intesa, che è la lezione dei codici E, F, G e della stampa s.

  • 8. Nel cod. D prima era scritto Mai son, che poi fu corretto in Nè son. I codici E, F, G e la stampa s leggono Nè sono. — Nel cod. C entrati, è stato corretto in luogo di andati, ch’era scritto prima. — per la vera via, s

  • 10. Poi che, C

  • 11. A voler una, C

  • 20. Io ho notato, E, s

  • 24. S’accoppian come, F — come polli, B

  • 27. Provi prima, B, F, G

  • 30. prete ne dà, C

  • 31. E se conoscer vuoi gli, B

  • 35. Che questa via ci fa trovar il fondo, E, s

  • 36. E scioglie il dubbio, C

  • 39. si ritrovi al mondo, C, D, F, G

  • 42. sanno fino gli, F; sanno sin a gli, B; sanno insino agli D, s

  • 44. l’aria dolce o, E, s

  • 45. Non stanno mai, C; Non ne stan mai, E

  • 45. vestiti nè al, B

  • 47. al tuo, C, D, E, F, G, s

  • 49. vegghi meglio quel c’ho, D, F, G - ch’io t’ho, E, s

  • 50. Nel cod. D prima era scritto E chiaro e certo; poi fu corretto E tutto vero, che è la lezione dei codici E, F, G e della stampa se sta come la dico, C - io ti dico, D, F, G

  • 54. s’la ragione e, B

  • 59. buono e bello, B, C, D, E, F, G, s

  • 61. Nel cod. D prima era scritto secondo il suo, e poi fu corretto a voler di, che è la lezione dei codici E, F, G e della stampa, s.

  • 64. Non bisognava, D, F, G

  • 66. E indovinar, s

  • 68. stava su la, C, F

  • 70. la cagion, E

  • 71. Ch’allor non c’eran quegl’inconvenienti, F, G — Che non seguivan gl’, E, s

  • 73. duol de’ suoi, C

  • 76. che si piglierà, A

  • 78. cambiarle il marito, D, F, G

  • 79. Nel cod. D prima era scritto Altri, poi fu corretto Un poi, che è la lezione dei codici E, F, G e della stampa s.

  • 81. non ha da, E, s

  • 82. Così ne sta la, B

  • 90. S’un aveva, A

  • 92. La portava coperta, C

  • 97. par bella, veduta, C

  • 98. sotto il panno, D, F, G

  • 100. E così d’ogni male e, E, s

  • 104. da questa, B, C, D, G

  • 106. o preminenza, s

  • 107. o scuri, s — e persi, B, C, D, E, F, G

  • 111. dal padron, E

  • 112. Però ’n que’ tempi, E, s

  • 113. Duchi, marchesi, E, s — e altri, B, C

  • 114. e servitori, F

  • 117. tutte, B, C, D, F, G

  • 118. Ciascuno del, D, F, G

  • 119. Se non gli era parente, F, G — egli era amico, B, C

  • 121. Or di’ pur, C — che la stia, E

  • 127. fammi, D, F, G

  • 129. Nè so veder come la, E, s

  • 130. Ed è, se qualchedun per, F

  • 132. ignudo, dicon, E, s — nudo, è detto ch’egli è, D, F, G

  • 135. Traggongli i sassi, D, E, F, G, s

  • 140. a parer mio, s

  • 142. se ’l vuol messer Domenedio, E, s

  • 143. ch’ei vuole, B, D

  • 145. E non vi [ci, C] star a, B, C — far tante parole, B, E, F, G, s

  • 150. O rabbi o scriba, D, E, F, G, s

  • 155. S’egli, A, s; Se gli, C, E; E s’egli, B, D, F, G

  • 159. scontraffatto, s

  • 160. Io, quant’a me, B; Io, in quanto a me, D, E, G, s

  • 162. che ne ho, F, G

  • 168. Ch’io so che t’hai, F, G

  • 170. se pur la, A

  • 175. errore, che troppo, C

  • 178. Il veder, B

  • 181. Onde color che, E, s

  • 183. e dicon ch’io, E, s

  • 184. Se tu vai in toga non ti si conviene, D, E, F, G, s

  • 186. Altrimenti la cosa non va [sta, E, s] bene, D, E, F, G, s

  • 187. il busto, C

  • 188. Della persona, D, E, G, s

  • 189. Gli è forza che si faccia, C; Bisogna che tu faccia, D, E, F, G, s

  • 190. E così vieni a, E, F, G

  • 191. ha troppi quattrini, E, s

  • 193. o ermisini, B, C, D, e, F, G, s

  • 195. buone calze e buon scarpini, F

  • 196. quand’e’ sia, D, G

  • 197. se bene poi questa, C

  • 198. di Spagnuolo, B, G

  • 201. S’è, A; S’egli è, B; Se gli è, C

  • 200-201. I codici D, E, F, G e la stampa s in luogo dei v. 200-201 leggono i seguenti:
    E che tu faccia differenza alcuna,
    Ch’e’ sia dì di lavoro o dì di festa:
    Sia di nero o di bianco, tutt’è una;
    Tu non ha’ a mutar foggia a tutte l’ore
    Nè più nè manco come fa la luna.
    Nel penultimo verso i codici F, G leggono Non hai da mutar foggia, e il cod. E Tu non ha’ mutar fogge, e la stampa s Tu non ha’ a mutar fogge.

  • 203. Andasse in toga e fusse scompagnato, D, E, F, G, s

  • 204. Ci metterebbe quasi dell’onore, D, E, F, G, s

  • 205. s’ei non, B — da trenta, D, E, F, G, s

  • 207. ignorante, smemorato, B, s; ignorante, un smemorato, F, G

  • 208. sarebbe il meglio, B — meglio farsi, C, F, G; meglio il farsi, D, s

  • 209. a coppia, D, F, G

  • 213. poco il dir, F, G — dir anco [anche, s] quaterque, E, s

  • 216. che meriterebbe, C, E, s

  • 217. come non, C, D, E, F, G, s — dall’affanno, F, G

  • 218. attorno a sè, C

  • 219. Ch’a bocca aperta, per udirlo, stanno, C

  • 222. E la Misericordia, B

  • 223. E ò auto, B

  • 224. toga, vatten' in buon'ora, E, s

  • 225. Vattene pur, che tu sia, E, s

  • 226. Ma s'un dottor per sorte andasse, E, s

  • 227. E di andar, s

  • 230. o pur lungo, B

  • 237. è caduta giù, B, C — da una finestra, F, G

  • 239-240. Dopo il v. 240 i codici A e C lasciano uno spazio bianco, capace di tre versi; i codici B ed E e la stampa s segnano sei versi di puntolini, e il cod. E scrive un P come iniziale del primo verso mancante e una M come iniziale del quarto; il cod. D avverte soltanto: «Qui manca la rima»; i codici F e G leggono al v. 239 s’imbuchi e si difenda, e non hanno alcun segno di lacuna.

  • 242. Se tu l’ha’ far, E; Se l’hai a fare, F, G — avanti desinare, B

  • 243. Non l’hai finita a ora di, F, G

  • 245. t’impaccia, t’intrica, F

  • 251. Come son frati, E, s — e qualche, s

  • 254. come sogliam dir noi E, s

  • 261. Che veramente è, B

  • 262. prima d’usar, F

  • 263. a San Piero, s

  • 264. E s’egli non la vuole, a, D, F, G — a San Giovanni, s

  • 266. noi però che cosa importi, B

  • 272. da qualch’uomo astuto, s

  • 277. la cosa va, B

  • 278. Ma s’avesse a dir io il, F, G

  • 282. Che si dia lor del Tu, B

  • 283. La non ne sta, C, E, s — e ne’ dommaschi, B, C, E

  • 286. la notte all’, F, G

  • 289. avanti che, F

  • 290. dentro; dico, B

  • 292. tanto addosso, C

  • 294. nuda sin, C; nuda fino, E, F, s

  • 299. tasti, e’ son, B

  • 301. Il v. 301 manca nei codici A, C.


Edizione: Galileo Galilei. Le opere di Galileo Galilei - Vol. IX, sotto gli auspici di Sua Maestà il Re d'Italia. A cura di Antonio Favaro. Firenze, Tipografia di G. Barbera, 1899. Fonte: Internet Archive


(1)(http://www.naturismoanita.it/naturismo/anche-galileo-galilei)

(2)https://www.galileonet.it/galileo-senza-veli/

Eremo Rocca S. Stefano venerdì 24 marzo 2023