mercoledì 8 marzo 2023

 BIBLIOFOLLIA

Remigio Sabbadini esploratore di biblioteche

 

Il  metodo degli umanisti, pubblicato a Firenze da Remigio Sabbadini nel 1922 presso Le Monnier, voleva essere, secondo le intenzioni dell'autore, il lavoro conclusivo dei propri studi, sulla base di una vita dedicata alla ricerca su singoli autori (Aurispa, Panormita, Guarino, e tanti altri noti e meno noti), alla valorizzazione di singoli manoscritti (le ìbricioleî umanistiche), alla pubblicazione di inediti e all'allestimento di edizioni critiche. Sabbadini, professore di Letteratura latina ed editore di Virgilio, può essere considerato il vero e consapevole fondatore degli studi umanistici, ai quali, partendo proprio dalla sua formazione di classicista, ha saputo fornire autonomia e consistenza. Dopo i due fondamentali volumi de Le scoperte dei codici latini e greci ne' secoli XIV e XV (1905, 1914, rist. a cura di E. Garin, Firenze 1967), dopo Storia e critica di testi latini (1914, 19712) e dopo la monumentale edizione dell'Epistolario di Guarino Veronese (1915-1919), lo stesso Sabbadini aveva voluto riunire nel volume Il metodo degli umanisti le sue considerazioni, tutte scaturite da specifiche ricerche, su come gli umanisti studiavano, leggevano, insegnavano. La presente edizione, preceduta da una premessa a cura di Concetta Bianca, ripropone il testo de Il metodo degli umanisti, sciogliendo le numerose sigle e abbreviazioni presenti nelle note, in modo da rendere più agevole la lettura di quest'opera fondante per gli studi umanistici.

E' questo che  si legge nella pagina web delle Edizioni di Storia e letteratura .Fondate da don Giuseppe De Luca, le Edizioni di Storia e Letteratura diedero alle stampe il loro primo volume nel 1943. In un periodo tragico della storia italiana, durante il quale era però anche giunta a maturazione l’esigenza di un profondo rinnovamento culturale, De Luca intendeva tener «alta l’indagine storica e letteraria, e risollevare erudizione e filologia», convinto che solo l’attenta ricognizione di tutte le testimonianze e il rigoroso accertamento dei fatti avrebbero potuto promuovere una corretta valutazione del patrimonio sia di ambito civile sia di ambito religioso. Da qui il carattere distintivo delle Edizioni, con un catalogo imperniato sulle scienze umanistiche dove da sempre convive con la voce e la scrittura dei ‘maestri’ la ricerca dei giovani studiosi, a cominciare da Lo scrittoio del Petrarca di Giuseppe Billanovich.
Rilevate negli anni Novanta del secolo scorso da Federico Codignola, le Edizioni di Storia e Letteratura hanno tenuta fissa la prua sulla rotta di un’editoria che si sostanzia di ricerche di valore e rigorosa attenzione al libro, portando la barca con i dolia – il simbolo della casa editrice – a navigare sicura nelle acque per certi versi ignote del nuovo millennio. Il catalogo mantenuto sempre vivo, ben oltre i termini usuali nello scenario editoriale odierno, spazia dalla filologia classica e umanistica alla storia medievale, moderna e contemporanea, dalle scienze documentarie alla filosofia, dalla storia delle religioni alle letterature europee; si distingue per l’attenzione alla memorialistica, per le nutrite collane di carteggi – da Croce e Palazzeschi a Prezzolini, Sturzo e Ungaretti – e per le edizioni nazionali di pregio – Svevo, Verri, Vico, Marino.
La tradizione esemplificata nei nomi degli autori presenti nella collana maggiore – Billanovich, Campana, De Sanctis, Dionisotti, Kristeller, Momigliano tra gli altri – e dalle collane di ampio respiro create da De Luca – Letture di Pensiero e d’Arte, Sussidi eruditi, Temi e testi – si rinnova nei progetti degli ultimi anni avviati con la collaborazione di prestigiose istituzioni culturali, ma anche come contributo indipendente ad un’auspicabilmente viva editoria di cultura. Così, a completare un percorso, sono nate la collana di filologia e letteratura greca Pleiadi e la riproposizione della celebre serie dei Papiri Greci e Latini; a colmare una lacuna è sorta Biblioteca del XVIII secolo. Alle tradizionali collane in anastatica della casa editrice si sono affiancate le Edizioni Gobettiane che ripropongono al lettore contemporaneo l’intero ‘catalogo’ dell’intellettuale-editore torinese. Per un pubblico più ampio, invece, Civitas raccoglie testi brevi e pregnanti corredati da nuove introduzioni. Bites inaugura un nuovo percorso che ambisce a portare rigore filologico ed edizioni critiche nel campo dell’open access e dell’editoria digitale.

Infine, in anni recentissimi argomenti ha aperto la casa editrice alla ‘varia’ con una collana orientata in primis alla storia del pensiero e alla memorialistica, mentre Ricerca filosofica si propone come il contenitore che mancava per la filosofia contemporanea.
Le Edizioni di Storia e Letteratura continuano così la loro navigazione spinte dallo stesso spirito di libertà, alieno ad ogni preclusione ideologica e culturale. Le Edizioni di Storia e Letteratura, dopo oltre ottant’anni di attività, continuano a rappresentare un marchio di riferimento nell’editoria di cultura italiana e internazionale. Il catalogo si impernia sulle scienze umanistiche, spaziando dalla filologia, classica e umanistica, alla storia medievale, moderna e contemporanea; dalle scienze documentarie alla filosofia; dalla storia religiosa alle letterature europee.

Dalla biografia della Enciclopedia Treccani  : "Remigio Sabbadini ,sesto di sette figli, nacque il 23 novembre 1850 a Sarego (Vicenza), da Giuseppe e da Luigia Allegro. Studiò nelle scuole di Lonigo, Verona e Vicenza e quindi all’Istituto di studi superiori di Firenze (tra i suoi maestri Domenico Comparetti, Pasquale Villari ed Enea Piccolomini), dove nel 1874 si laureò con una tesi intitolata Saggio di studi sulla materia dell’Eneide avuto speciale riguardo alla religione (Firenze, Biblioteca umanistica dell’Università degli studi, lettere, Catalogo delle tesi storiche dell’Istituto di studi superiori, s.v.). Fu quindi professore reggente e poi titolare nei ginnasi di Girgenti (1874-76), Velletri (1876-80), Ventimiglia (1880-82), nonché titolare di greco e latino nei licei di Salerno (1882-85), Livorno (1885-86) e Palermo (ottobre-novembre 1886). Nel dicembre del 1886 ottenne la cattedra di letteratura latina presso l’Università di Catania, dove ebbe anche l’incarico di storia comparata delle lingue classiche e neolatine. Nel 1890 si unì in matrimonio con Amalia Grifi, da cui nacque la figlia Ada, futura moglie del suo allievo catanese Concetto Marchesi.

Dal novembre del 1900 si trasferì sulla cattedra di letteratura latina presso l’Accademia scientifico-letteraria di Milano (dal 1924 facoltà di lettere e filosofia della neocostituita Università). La sua chiamata fu fortemente voluta da Francesco Novati, con cui condivise l’interesse per l’umanesimo italiano, e avversata da Graziadio Isaia Ascoli, che avrebbe voluto il trasferimento di Giovanni Pascoli (Brambilla, 1996, pp. 212-223). Fu inoltre preside dell’Accademia dal 1916-17; in servizio fino al 1° agosto 1926, fu poi nominato professore emerito.

In ambito classico l’interesse per Virgilio lo accompagnò per tutta la vita, dalla laurea all’ultimo corso universitario (Prelezione al corso su Vergilio (6 novembre 1925), in Annuario della R. Università di Milano, 1926, pp. 55-62, rist. in Lezioni di filologia (1878-1931), a cura di F. Bognini, Venezia 2009, pp. 35-40) e oltre (postume le Note critiche al testo virgiliano. Dubbi sul testo di Virgilio, in Historia, VIII [1934], pp. 527-538). A lui si deve, inoltre, un fortunato commento scolastico all’Eneide (I-IV, Torino 1884-88, 1928, in seguito rivisto da C. Marchesi), accompagnato da numerosi studi sulla tradizione, anche dei commentatori, e sui problemi ecdotici (ricordiamo anche le prefazioni alle riproduzioni del ‘Virgilio Augusteo’, 1926, e del ‘Palatino’, 1929; molto lavorò anche attorno al ‘Virgilio Ambrosiano’ petrarchesco: v. M. Baglio, Il Petrarca disperso di R. S., in Estravaganti, disperse, apocrifi petrarcheschi, Atti, Gargnano del Garda... 2006, a cura di C. Berra - P. Vecchi Galli, Milano 2007, pp. 331-361; G. Frasso, Lettere di R. S. a Giovanni Galbiati (con qualche notizia sull’edizione fototipica del Virgilio di Francesco Petrarca), in Studi di filologia italiana, LXXII (2014), pp. 223-238). Tale attività culminò nell’edizione critica di tutta l’opera in occasione del bimillenario della nascita del poeta (Roma 1930), un’edizione che era stata preceduta da quella per il Corpus Paravianum dell’Eneide (Torino 1918-19, 1945 a cura di L. Castiglioni), di parte dell’Appendix (1917; già in ed. scolastica, Lonigo 1903) e delle Georgiche (1921). Sugli studi virgiliani, in particolare sul piano ecdotico, v. Mariotti, 1988; F. Stok, S. editore di Virgilio, in La filologia classica e umanistica..., 2016, pp. 241-258.

Oltre a lavori di linguistica, grammatica e metrica antiche vanno ricordati il commento scolastico, sempre per l’editore Loescher di Torino, al De officis di Cicerone (1889, 1906), e quelli alle Satire (1891, 1906) e alle Epistole di Orazio (1890, 1908: sugli studi oraziani v. S. Timpanaro, S., R., in Enc. Oraziana, III, Roma 1998, pp. 459 s.).

Centrali e particolarmente importanti furono le sue indagini erudite attorno all’umanesimo italiano, tanto da poter essere considerato l’iniziatore della filologia umanistica, il primo ad aver intrapreso sistematicamente lo studio di quel periodo storico-letterario (soprattutto per quanto riguarda l’aspetto filologico), rivendicandone con lucidità la necessaria sistemazione disciplinare e accademica. La prospettiva era essenzialmente quella classicistica, dell’umanesimo quale periodo di rinascita degli studi greco-latini e di momento essenziale della tradizione antica (La scuola e gli studi di Guarino Guarini veronese, Catania 1896, p. VI: «i cultori naturali dell’umanismo avrebbero ad essere gli studiosi del classicismo»), pur nella piena consapevolezza della continuità con il Medioevo e dell’importanza di tale fase per la letteratura italiana (p. VII).

Esploratore di biblioteche e ricercatore instancabile di documenti e manoscritti, risentì dell’impostazione positiva postrisorgimentale degli studi classici, rimanendo sempre fedele alle esigenze di scrupolo documentario e chiarezza espositiva che lo portavano ad affrontare mete circoscritte nell’ambito di un sistematico percorso di acquisizione di dati e notizie, con un «progressivo appagamento d’una inesauribile ambizione d’oggettività» (Rossi, 1934, p. 286).

Numerosi i contributi su singoli umanisti, biblioteche e manoscritti (da Antonio Mancinelli. Saggio storico-letterario, Velletri 1878, alle varie Briciole umanistiche, 1891-1907, a Giovanni da Ravenna insigne figura d’umanista (1343-1408), Como 1924, rist. Torino 1961, alle voci redatte per la Enciclopedia Italiana). Di grande rilievo i lavori sugli epistolari umanistici, intesi come fonti essenziali per la ricostruzione biografica delle singole figure, di cui si indagano rapporti e dimensioni storico-culturali, sempre però con l’esigenza di chiarire i passaggi della trasmissione dei testi classici.

Si tratta per lo più di edizioni, non sempre impeccabili dal punto di vista metodologico (cfr., per esempio, F. Novati, in Giornale storico della letteratura italiana, VII (1886), pp. 230-235). Da ricordare le Lettere inedite di Ognibene da Lonigo. Con una breve biografia (Lonigo 1880), le Centotrenta lettere inedite di Francesco Barbaro precedute dall’ordinamento critico cronologico dell’intero suo epistolario seguite da appendici (Salerno 1884), nonché le edizioni delle lettere di Pier Paolo Vergerio (in Giornale storico della letteratura italiana, XIII [1889], pp. 295-304), Antonio Beccadelli (Ottanta lettere inedite del Panormita tratte dai codici milanesi, Catania 1910, che seguiva la Cronologia della vita del Panormita e del Valla, in L. Barozzi - R. Sabbadini, Studi sul Panormita e sul Valla, Firenze 1891, pp. 1-148), Barzizza (Lettere e orazioni edite e inedite di Gasparino Barzizza, in Archivio storico lombardo, XIII [1886], pp. 363-378, 563-583, 825-836), Aurispa (Carteggio di Giovanni Aurispa, Roma 1931; cfr. Biografia documentata di Giovanni Aurispa, Noto 1891), ma soprattutto la monumentale edizione commentata dell’Epistolario di Guarino Veronese (I-III, Venezia 1915-19; rist., Torino 1967), preceduta da Guarino Veronese e il suo epistolario edito e inedito. Indice alfabetico delle lettere e biografia tratta da esse (Salerno 1885), Guarino Veronese e gli archetipi di Celso e Plauto con una appendice sull’Aurispa (Livorno 1886), Vita di Guarino Veronese (Genova 1891), La scuola e gli studi di Guarino, cit. (gli ultimi due rist., a cura di M. Sancipriano, Torino 1964).

Di ampio respiro la Storia del ciceronianismo e di altre questioni letterarie nell’età della rinascenza (Torino 1885), in cui è notevole il superamento dell’umanesimo retorico («noi che nella storia non cerchiamo l’ideale dell’umanità, ma ciò ch’ella era», p. III), con una rilevante presenza di questioni accessorie (filologiche e linguistiche), secondo Sabbadini essenziali per le sue argomentazioni generali e per la comprensione degli umanisti.

Meritatamente celebre è soprattutto Le scoperte dei codici latini e greci ne’ secoli XIV e XV (Firenze 1905), cui si aggiunse Nuove ricerche col riassunto filologico dei due volumi (Firenze 1914; rist., con nuove aggiunte e correzioni dell’autore, a cura di E. Garin, Firenze 1967): frutto di ampie indagini, è un ricco quadro delle vicende della trasmissione dei classici in età umanistica dal taglio dichiaratamente filologico, nella «persuasione che nello studio dell’umanismo siano da distinguere nettamente le indagini di indole storica dalle indagini di indole filologica [...] il libro [...] vuole appunto offrire nel campo umanistico un esempio di ricerca filologica sistematica, quale io la vagheggio» (Le scoperte..., cit., p. VII; non a caso fu un libro assai importante per i lavori di storia della tradizione di Giorgio Pasquali: Garin, 1967, p. XIV e n. 6). Come sguardo d’insieme è rilevante anche Il metodo degli umanisti (Firenze 1922). Sulla tradizione dei classici sono poi da citare almeno Storia e critica di testi latini (Catania 1914; Padova 19712), Classici e umanisti da codici ambrosiani (Firenze 1933), gli Spogli ambrosiani latini (1903) e gli altri scritti raccolti in Opere minori, I, a cura di T. Foffano (Padova 1995).

Morì il 7 febbraio 1934 a Pisa.

Fu socio corrispondente dell’Istituto lombardo di scienze e lettere dal 1905, membro effettivo dal 1910, effettivo permanente dal 1918; socio corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei dal 1910, socio nazionale dal 1920; membro dell’Arcadia (Filarco Eteo). Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia (1926; nel 1919 aveva rifiutato la nomina a ufficiale dello stesso Ordine), fu inoltre cavaliere (1913) e poi ufficiale (1923) dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro.

Opere. Elenco completo in Bibliografia di R. S., a cura di E. Billanovich - M. Billanovich, in R. Sabbadini, Opere minori, a cura di T. Foffato, Padova 1995, pp. LIII-LXXXIII.

Fonti e Bibl.: Roma, Archivio centrale dello Stato, Pubblica Istruzione, Dir. gen. dell’Istruzione superiore, II versamento, s. 2, b. 138, f. S. R.; Accademia nazionale dei Lincei, Archivio reale Accademia dei Lincei, Tit. IV, f. S. R. (biografia e bibliografia autografe ferme al 1929, forse scritte in occasione della candidatura alla R. Accademia d’Italia, per cui si veda: Archivio Accademia d’Italia, Tit. II, b. 1, f. 5, n. 94); b. 12, f. 40; b. 14, f. 50.

C. Giarratano, R. S., in Historia, IV (1930), pp. 613-620; VIII (1934), pp. 117-119; A. Campana, R. S. (1850-1934), in Nuova Antologia, CCCLXXII (1934), pp. 300-302 (poi in Id., Profili e ricordi, Padova 1996, pp. 33-36); L. Castiglioni, R. S. Cenno necrologico, in Rendiconti dell’Istituto lombardo di scienze e lettere, s. 2, LXVII (1934), pp. 64-66; G. Galbiati, R. S., ibid., pp. 763-786; C. Marchesi, R. S., in Pan, II (1934), pp. 121-124 (poi in Id., Scritti minori di filologia e di letteratura, Firenze 1978, III, pp. 1287-1291); V. Rossi, Lo storico dell’umanesimo filologico, in Annali della R. Scuola Normale superiore di Pisa, cl. di lettere, storia e filosofia, s. 2, III (1934), pp. 285-288; V. Ussani, Commemorazione di R. S., in Atti dell’Accademia nazionale dei Lincei, Rendiconti, cl. di scienze morali, storiche e filologiche, s. 4, XII (1936), pp. 124-136; E. Garin, R. S. e i suoi contributi alla storia della cultura del Quattrocento, in R. Sabbadini, Le scoperte..., Firenze 1967, pp. VII-XXVIII; F. Tateo, R. S., in Letteratura italiana, I critici, I, Milano 1969, pp. 521-539; S. Mariotti, S., R., in Enciclopedia Virgiliana, IV, Roma 1988, pp. 622-625 (riedita come R. S. e Virgilio, in Id., Scritti di filologia classica, Roma 2000, pp. 707-716); V. Fera, La filologia umanistica in Italia nel sec. XX, in La filologia medievale e umanistica greca e latina nel sec. XX, Atti del Congresso internazionale... 1989, Roma 1993, pp. 239-248; G. Resta, La filologia umanistica, in La filologia testuale e le scienze umane, Atti... 1993, Roma 1994, pp. 213-222; G. Billanovich, R. S. Una lunga vita a servizio della storia dell’umanesimo, in R. Sabbadini, Opere minori, cit., pp. IX-XIV; A. Brambilla, Pascoli (e Sabbadini) tra Ascoli e Novati, in Id., Appunti su Graziadio Isaia Ascoli. Materiali per la storia di un intellettuale, Gorizia 1996, pp. 205-230; A. Grilli, R. S., in Milano e l’Accademia scientifico-letteraria. Studi in onore di Maurizio Vitale, a cura di G. Barbarisi - E. Decleva - S. Morgana, I, Milano 2001, pp. 457-464; A. Brambilla, Storie di confine. Francesco Novati e R. S. (1884-1888), in L’antiche e le moderne carte. Studi in memoria di Giuseppe Billanovich, a cura di A. Manfredi - C.M. Monti, Padova 2007, pp. 161-188; La filologia classica e umanistica di R. S., a cura di F. Stok - P. Tomè, Pisa 2016.

Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 8 marzo 2023



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