venerdì 24 marzo 2023

STORIE E VOCI DAL SILENZIO : La città dei matti ,la rassegna Cinema e psichiatria ,il costante lavoro dell’Associazione Amici della 180

Era il tempo in cui durante l’inverno i lupi arrivavano fino alla Fontana luminosa , per il corso di L’Aquila passeggiavano gli attori del Living Tehatre con le loro famiglie e i matti facevano colazione al bar del Grand Hotel e du Parc.

A quel tempo vivevo ancora a Sulmona e insieme al mio amico Arpino Geresolimo riflettevamo sulle problematiche che la Legge 180 aveva messe all’attenzione del nostro paese.. Lui aveva contatti con i gruppi del territorio che avevano lavorato a quella legge e frequenti incontri con alcuni psichiatri e infermieri. Memorabile però fu l’incontro con Basaglia a Chieti in una affollato dibattito dal quale dovemmo andare via prima della conclusione perché altrimenti avremmo perso l’ultimo treno della Pescara Roma per tornare a Sulmona. Quella volta , già lavoravo come educatore al carcere minorile di L’Aquila pur vivendo a Sulmona ( facevo il pendolare ),Basaglia parlò a lungo dell’apertura del manicomio e di come quella realtà diventava ogni giorno un’altra cosa. Tutto in perfetta confusione. E alla mia timida obiezione di come aprire per esempio il carcere mi disse che era possibile a patto di saper accettare la confusione, di saper valorizzare le forme di partecipazione della comunità esterna ai programmi interni del carcere specialmente trattandosi di un carcere per minori. Fu un incontro che ho sempre tenuto nella mente per i successivi trenta anni.

Mi sono ricordato di questo episodio ritrovando tra le carte ingiallite dal tempo e dallo scatolone dove tenevo molte altre a causa del terremoto un ritaglio di un articolo deIl Messaggero del 11 ottobre 1998 nel quale Giancarlo Di Risio con il tutolo “L’Aquila la riforma ha avuto successo. Gli ex pazienti psichiatrici prendono il caffè al Grand Hotel. “ scrive : “ Fanno colazione al bar del Grand Hotel ( a quattro stelle), entrano nei negozi del centro cittadino, si aggirano con disinvoltura per i mercati rionali. Se riesci in qualche modo ad individuarli , è soltanto per l’aria confidenziale e scanzonata con cui ti salutano , come se ti conoscessero da diverso tempo , perché per il restonon riusciresti a distinguerli dagli altri passanti. Sono gli ex ospiti dell’ospedale psichiatrico di Santa Maria di Collemaggio che grazie alla legge Basaglia del 1980, hanno lasciato il manicomio , e ora abitano nelle case famiglia. Sì, si può dire davvero che da allora i matti di strada ne hanno fatta parecchia , in particolare a L’Aquila ,una delle prime città ad applicare con successo la legge Basaglia.” E continua l'articolo :”Oggi le case famiglia fuori dell’ospedale sono otto , gestite direttamente dai malati e a ocsto zero per le ASL. L’ospedale ospita ancora 90 pazienti , ma tra poco anche loro si trasferiranno all’esterno in case famiglia. Si può dire che a L’Aquila più che altrove , la legge Basaglia ha funzionato bene. I matti hanno familiarizzato con la città . Si vedono dappertutto : uomini , donne , giovani e meno giovani. Si alzano di buon’ora e la prima tappa è proprio al bar del Grand Hotel nei pressi della Villa Comunale. C’è chi chiede un cappuccino , chi vuole anche un cornetto , chi preferisce una bomba e un latte macchiato, chi si accontenta soltanto di un caffè. E per tutti c’è lo sconto. Pio troiani , il direttore dell’albergo , ha dato direttive precise al personale : porte aperte sempre e a tutti.”

Fin qui il racconto di Giancarlo di Risio di un’ordinaria mattina di follia al bar. Ed è così che questo rapporto tra i matti e la città è continuato fino ad oggi con numerose iniziative, con un incontro e un abbraccio veramente sincero. E proprio in tema di iniziative sono state numerose le edizioni dal titolo “ Cinema e Psichiatria “ voluta fin dall’inizio dall’Istituto Cinematografico Italiana “La lanterna magica” in collaborazione con la Regione ,la Provincia, il Comune di L’Aquila, il Ministero dei beni culturali , la ASL. Ogni edizione conun tema suo. Per l'ottava edizione per esempio un titolo accattivante “Sorridere, riflettere e voglia di domani” E’ l’edizione del dopo terremoto che non si è potuta tenere nello storico Cinema Massimo ma nell’auditorium “E. Sericchi” del complesso Strinella 88.

A proposito di cinema voglio qui ricordare la funzione del cinema e alcuni film . Per esempio La pecora nera. Scrive Alberto Crespi su L’Unità il 1 ottobre 2010 :” Nello spettacolo al quale La pecora nera si ispira Ascanio Celestini è in scena da solo, con pochissimi arredi e l’unica forza della sua voce e della sua faccia barbuta. Il film riprende fedelmente le situazioni dello spettacolo, non rinunciando alla voce fuori campo, ma le «apre» e le ambienta in periferie dal sapore pasoliniano e in un manicomio che restituisce tutto l’orrore dell’Istituzione con la «I» maiuscola. Nicola ci vive da quando è bambino, nel «manicomio elettrico» (ovvero,dove si pratica l’elettroshock). La pecora nera è la storia di come ci è arrivato e di come ha costruito, in questa via crucis, un modus vivendi che tutto sommato lo rassicura e gli permette di andare avanti. Il senso tragico della Pecora nera è proprio questo: come la chiesa e la famiglia e la caserma e tanti altri universi concentrazionari, il manicomio è rassicurante. La paura sta fuori. Per questo, nellaarzelletta che apre il film, i matti in fuga scavalcano 99 cancelli e, arrivati al centesimo e ultimo, si stufano. E tornano indietro.”

Sulla realtà manicomiale il cinema ha più volte posto l’attenzione raccontando le storie dei protagonisti ma anche mettendo l’accento sulla istituzione a cominciare da Qualcuno volò sul nido del cuculo con Jack Nicholson a Risvegli con Robert De Niro e Robin Williams.


Il cinema italiano ha iniziato da tempo a parlare di questo argomento da Matti da slegare in cui si parla delle idee di Franco Basaglia all’ultimo film di Ascanio Celestini La pecora nera.

Passando per gli ultimi due film “La città dei Matti “ e “Si può fare “ che sono diversi da quest’ultimo che pone l’attenzione sul manicomio come istituzione simile al carcere,all’ospedale, alla famiglia . Con piglio marcato offre un contributo analitico sulla realtà dell’istituzione manicomiale fino a dire nei confronti del malato che si uccide in manicomio sbattendo la testa contro un muro :” Gli togliamo tutto , tutto quello con il quale può farsi male ma non possiamo togliere anche il muro” Si perché allora che manicomio sarebbe. Senza sapere e senza capire che basterebbe togliere solo , “solo” il muro e non ci sarebbero più suicidi.

La pecora nera fa avvertire la presenza di Basaglia ma non lo fa mai vedere come pure non mostra violenze come siamo abituati a vedere nei film e nei documentari che parlano di realtà manicomiale . Mostra invece una violenza più enorme : la violenza del senza tempo. Ovvero la sottrazione del tempo che viene rubato all’individuo e per questo lo snatura e lo fa diventare oggetto. C’è nella narrazione del film un segno di pessimismo intriso delle idee di Goffmann e di tutta una cultura che è nata sulle vicende dei manicomi.

Diversa per esempio la “fiction “C’era una volta la città dei matti” su Rai Uno che ha sicuramente indebolito le tesi dei detrattori della legge 180 e della “rivoluzione” di Franco Basaglia.

Come scrive Andrea Lijoi per Pontediferro.org “… Un film sull’esperienza psichiatrica del Professor Basaglia nei manicomi di Gorizia e Trieste, dove si è sperimentato il capovolgimento dell’approccio terapeutico nei confronti della follia e dei disturbi mentali, consegnando poi i risultati positivi nella proposta di una legge che avrebbe diffuso su tutto il territorio nazionale i nuovi strumenti e presidi psichiatrici già allora considerati d’avanguardia dall’O.M.S. e dagli organismi sociosanitari dei paesi più avanzati.

Una “rivoluzione”, quella di “liberare” i pazzi trasformandoli in uomini, che è riuscita incredibilmente a tramutarsi in legge nel 1978 ma che ha dovuto aspettare vent’anni per vederne attuata la portata centrale della chiusura definitiva dei manicomi e che ancora oggi fatica ad entrare a regime con la realizzazione compiuta dei servizi alternativi in tutto il territorio nazionale.

La fiction televisiva è riuscita a farci entrare per la prima volta nel vivo dell’esperienza psichiatrica di Basaglia e ad emozionarci per l’aderenza ad una realtà umana eccezionale che la regia ha saputo riportare sullo schermo e far conoscere a tanti telespettatori.

Ci ha colpito la ricostruzione complessiva dell’evoluzione della “cura” della malattia mentale adottata con pervicacia da Basaglia, capace di portare i pazienti dalla condizione di inumana contenzione alla riscoperta del sé, e al tempo stesso la correlazione e gli sviluppi del complicato rapporto che il processo di cambiamento del mondo di sofferenza del manicomio ha avuto con la società, le sue paure e le istituzioni. Ci hanno colpito i personaggi di Margherita, Boris, Furlan e le loro storie di strenua e coraggiosa lotta per la riappropriazione dello smarrito piacere di vivere e socializzare, una volta che qualcuno dava loro l’opportunità e l’aiuto necessari.

La fiction ha evitato anche di fare del semplice trionfalismo sull’opera di Basaglia mostrando gli incidenti di percorso, le disillusioni e le amarezze che hanno accompagnato un lavoro psichiatrico che di utopico aveva solo la sfida verso il miglioramento, in quanto il riscontro della nuova “cura” era diretto e immediato, e riusciva ad aprire spiragli di comprensione e condivisione all’esterno del manicomio, tra le famiglie dei pazienti e l’ambiente sociale. La gente si convinceva sempre più che togliere dalla pura e semplice contenzione i disagiati mentali, dare loro dignità umana seguendoli comunque nel loro percorso di “liberazione”, era veramente più “terapeutico”. La morte accidentale della moglie di Furlan o le escandescenze di Boris di fronte alle ingiustizie sono di per sé fatti di vita normale, che però se “accaduti” ai matti divengono motivo di pericolo sociale, semplicemente perché le persone “normali” sono abituate al modello di chiusura manicomiale o ghettizzazione della devianza. La riconquista della normalità per altro verso, peraltro di una normalità più evoluta che non include certo la visione di uomini segregati, da parte dei “pazienti” e del loro reinserimento sociale è la rappresentazione finale del film, che termina con in sottofondo la voce di un personaggio che ribadisce: “Ci voleva un matto per liberare i matti!”.”


Come è ancora diverso il film ''Si puo' fare'', guidato con Claudio Bisio. La pellicola diretta dal regista Giulio Manfredonia racconta la nascita di una cooperativa per l'inserimento lavorativo di persone con disagio psichico nella Milano dei primi anni Ottanta ed e' ispirata alla storia vera della cooperativa friulana di Noncello, fondata da alcuni operatori del centro di salute mentale di Pordenone dopo l'entrata in vigore della Legge Basaglia. Claudio Bisio, nel film interpreta il ruolo da protagonista di Nello, il sindacalista alla guida della cooperativa.

Non a caso dunque trent'anni dopo Basaglia, Trieste è il centro europeo di riferimento dell'Organizzazione mondiale della sanità per i sistemi territoriali di salute mentale. Per lanciare un progetto di rete mondiale per la salute comunitaria, il Dsm triestinoha organizzato dal 9 al 13 febbraio il meeting mondiale "Trieste 2010: che cos'è 'salute mentale'?". L'esperienza italiana, e in particolare quella sviluppata da Basaglia in poi a Trieste, è stata proposta come modello per l'elaborazione di alternative al manicomio. Il meeting è stato ricco di dibattiti, letture magistrali, proiezioni, spettacoli e mostre (il programma si può scaricare dal sito www. trieste2010. net). Hanno partecipato oltre mille studiosi e operatori da 40 paesi di tutto il mondo. Accanto a loro ci sono stati anche uomini e donne che vivono in prima persona l'esperienza del disturbo mentale, assieme ai familiari.

Significativo che la sede del meeting internazionale sia stato il Parco di San Giovanni, l'ex ospedale psichiatrico. Qui, proprio nella palazzina dove viveva il direttore del manicomio, oggi è possibile visitare la mostra permanente interattiva "Oltre il giardino". L'archivio, realizzato da Studio azzurro (lo stesso che lo scorso anno ha curato la mostra dedicata a Fabrizio De André a Genova) ripercorre la storia del manicomio dal 1908 fino ai giorni nostri, ma il cuore sono gli anni di Basaglia, tra il 1971 e il 1979. 

Prima della Legge 180/1978 i malati con disturbi psichici erano considerati irrecuperabili e pericolosi socialmente, pertanto venivano allontanati dalla società, emarginati e rinchiusi nei manicomi.

Il primo successo della Legge 180 risiede nella chiusura dei manicomi che ha permesso di restituire dignità e valore ai malati in essi reclusi. ll significato della legge è dunque direttamente legato a quanto sopra: dare dignità ai malati psichici ha contribuito a riconoscerli come persona a tutti gli effetti. In quanto persone, il riconoscimento dei loro diritti è stata una conquista di civiltà.

Scrive Cosimo Argentieri su neomesia.com A distanza di 40 anni dall’abrogazione della legge rimane l’insegnamento e la prospettiva di utilizzare al meglio le moderne conoscenze, le ricerche scientifiche e culturali per ‘abbracciare il paziente’ in un percorso terapeutico che tenga conto degli aspetti biologici (ovvero fisiologici), di quelli psichici (le emozioni, i vissuti e l’esperienza soggettiva) e di quelli sociali (interazioni, relazioni). Attualmente infatti lo sviluppo delle neuroscienze risulta inevitabilmente legato a quell’ approccio terapeutico in cui la relazione terapeutica avviene nel rispetto, nell’accettazione e nell’ascolto dell’altro come persona.

Oggi stanno cambiando i bisogni. Sempre più frequentemente i giovani presentano una sofferenza diffusa in cui l’abuso di alcool, le dipendenze e i disturbi del comportamento, richiedono ascolto ma anche professionalità nel trovare insieme soluzioni efficaci e verificabili.A Franco Basaglia questi aspetti non sarebbero sicuramente sfuggiti. Li avrebbe affrontati con competenza, determinazione e passione.”

"La cosa importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile diventa possibile". Sta, forse, tutto in questa frase il senso della legge rivoluzionaria che 40 anni fa segnò la fine dell'era degli ospedali psichiatrici in Italia, ovvero la chiusura dei manicomi. A pronunciarla il 'padre' di quella legge - la 180 del 13 maggio 1978 - lo psichiatra Franco Basaglia, che diede vita al Movimento per il superamento degli istituti psichiatrici. La 180, sottolinea lo psichiatra Massimo Cozza, coordinatore del Dipartimento salute mentale (Dsm) ASL Roma 2 (il più grande d'Italia con circa 1,3 mln di abitanti), "ha restituito dignità ai malati e ha indicato nei servizi territoriali i luoghi di cura. La legge demanda infatti alle Regioni l'organizzazione dei Dsm. Il ricovero da obbligatorio è diventato volontario, lasciando comunque la possibilità del trattamento sanitario obbligatorio negli ospedali generali". Prima della 180 era vigente la legge 36 del 1904, per la quale venivano internate nei manicomi le persone "affette per qualunque causa da alienazione mentale". Dopo un periodo di osservazione, i pazienti potevano essere ricoverati definitivamente, perdevano i diritti civili ed erano iscritti nel casellario penale. Nei fatti, afferma Cozza, "i manicomi svolgevano un ruolo di controllo sociale dei supposti 'devianti', dove si ritrovava chi era ai margini della società, dai malati di mente ai piccoli delinquenti alle prostitute, e dove si praticavano elettroshock e contenzioni. Tra i ricoverati vi erano anche gli omosessuali.

Manuela Correra il 6 agosto 2022 scrive su Salute &Benessere dell'Agenzia Ansa : “Il panorama dell'assistenza si è dunque completamente trasformato, ma anche oggi non mancano le criticità. La situazione attuale è infatti, denuncia Cozza, "a macchia di leopardo con grandi differenze regionali. Uno dei problemi resta la carenza di personale: quello dei Dsm è di 29.260 unità, sotto lo standard di 1/1500 abitanti indicato dal Progetto obiettivo salute mentale 1998-2000, secondo il quale gli operatori dipendenti dovrebbero essere circa 40mila. Inoltre i fondi sono insufficienti. Un dato allarmante riguarda anche l'assistenza ai più giovani: "In Italia ci sono solo 325 posti letto di neuropsichiatria infantile", afferma Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Sinpia). Risultato: "Solo un terzo dei ragazzini che hanno bisogno di un ricovero in neuropsichiatria infantile per un disturbo psichiatrico acuto - rileva - riescono ad essere ricoverati effettivamente in questo reparto".

L'Associazione 180amici L’Aquila, attiva a L’Aquila dal 2005 come sezione operativa della sede nazionale di Roma e costituita come organizzazione autonoma il 22 gennaio 2010. L'Associazione si prefigge di agire per il riconoscimento dei diritti e dei bisogni delle persone con disagio mentale e delle loro famiglie attraverso attività di volontariato consistenti in interventi di assistenza sociale e socio-sanitaria e attraverso il coinvolgimento dei cittadini e delle reti sociali primarie e secondarie, per contrastare lo stigma ed il pregiudizio nei confronti del malessere mentale.
L’Associazione intende agire a beneficio di tutta la collettività; in particolare, cerca di favorire la conoscenza, il confronto e lo scambio di esperienze tra i familiari delle persone con disagio mentale, tra gli stessi utenti e quindi, tra i familiari, gli utenti e la cittadinanza.
A tal scopo si impegna a dar vita ad iniziative concrete, di tipo culturale e sociale. L’Associazione collabora attivamente con altre realtà territoriali (associazioni, enti, istituzioni) e porta avanti progetti di sostegno alle politiche per la famiglia, di tutela della salute mentale e aggregazione, socializzazione e risocializzazione, nonché di promozione e sensibilizzazione ricolti alla cittadinanza.

Si è costituito, nel mese di novembre 2022 , il “Comitato di cittadini per i diritti alla salute”, un gruppo di lavoro costituito da cittadini e cittadine, attualmente supportato dalle associazioni 180amici L'Aquila, Percorsi L'Aquila e Cittadinanzattiva e aperto a tutti, cittadini e associazioni. L'intento del Comitato è quello di porsi come osservatorio e promotore dei diritti alla cura in tutti i campi.

L’esigenza è nata dall’emergere di numerose criticità e disservizi riscontrati nell’ambito della cura e della presa in carico sanitaria che interessa, purtroppo, i cittadini a 360°, dalle liste d’attesa interminabili alla riduzione di orari dei servizi, dalle mancanze organizzative alle modalità con cui i pazienti vengono trattati quando accedono al servizio e, a monte, alla difficoltà di entrare in contatto ed essere accolti dal servizio stesso (“alta soglia”).

Il Comitato si propone di agire in difesa dei diritti di ogni cittadino alla salute, attuando azioni concrete finalizzate al miglioramento degli standard e all’umanizzazione delle cure. Gli interlocutori saranno le Istituzioni (in primis le amministrazioni comunali di L’Aquila e territori limitrofi e in particolare i Sindaci come massime autorità sanitarie) e l’Azienda Sanitaria Locale in in tutte le sue articolazioni.

La prima iniziativa che il gruppo di lavoro ha intrapreso è stata la richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale straordinario sulle tematiche della salute mentale, ricorrendone oggi 5 dicembre la giornata nazionale, con il coinvolgimento dei consiglieri e delle consigliere di minoranza. Oltre all’ascolto e al confronto con i cittadini al fine di raccogliere segnalazioni e agire un vero e proprio “controllo qualità”, il “Comitato di cittadini per i diritti alla salute” si sta muovendo per rintracciare eventuali regolamenti, protocolli e codici di comportamento della ASL e dei suoi Dipartimenti in modo da verificarne il rispetto da parte dei servizi nell’interfacciarsi con la cittadinanza e da assicurare l’aspetto collegiale, democratico e di confronto con l’utenza e i portatori di interesse laddove previsto. Sarà possibile inviare segnalazioni e proposte, o in generale contattare il Comitato, alla mail: cittadiniperlasaluteaq@gmail.com.

L'Associazione amici 180 è anche impegnata nel progetto "L'Aquila, torniamo in centro: San Silvestro e Santa Maria Paganica" in partenariato con AIDA L'Aquila e Armonie d'argento -

Dopo il fermo della pandemia, è anche tornato Follie d'estate proprio nell'estate 2022 , un festival tanto atteso e tanto sentito, che nasce dalla follia di voler trasformare il manicomio di Collemaggio da luogo dimenticato e segregante a piazza della città . Per diffondere colori, parole e creatività in queste giornate di equinozio d'autunno perché dove non c'è ombra non ci può essere nemmeno la luce e le stagioni di quiete sono quelle che aiutano a mettere le basi per tutto ciò che sarà.

E poi c'è Radiostella180 che è la web radio dell’associazione 180amici dell’Aquila. Nasce come idea di dare voce ai ragazzi del Centro Diurno Psichiatrico dell’Aquila, favorire l’integrazione delle persone con esperienza di disagio mentale con tutta la cittadinanza, informare su tutti gli eventi dell’aquilano, parlare di temi quali arte, cinema, musica, gossip, umorismo.

Eremo Rocca S. Stefano venerdì 24 marzo 2023



 

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