STORIE E VOCI DAL SILENZIO
SAN SILVESTRO DI PIETRA BATTUTA
Antonio Porto nel suo profilo facebook condivide notizie su un'abbazia millenaria, di notevole importanza nella conca dell'Aquila fino al XV secolo, oggi sconosciuta sia alle popolazioni locali che ai trattati storico-architettonici.. Ne riporto di seguito il testo . E' la chiesa recentemente restaurata che si affaccia sull'abitato della frazione di Tornimparte Rocca S. Stefanoi , l'antica Colle castagno e università .
Situato a sud-ovest del capoluogo abruzzese, lungo il crinale parallelo al primo tratto dell’autostrada A 24 L’Aquila – Roma, Tornimparte è uno dei comuni più popolati della provincia.
Il toponimo “Tornimparte” non indica un determinato ed unico centro abitato, bensì una zona di territorio comprendente un aggregato di 19 piccoli borghi. L’origine del nome è incerta; tra le varie interpretazioni c’è quella che fa derivare il nome da “Turres in partibus”, cioè “fortezze dislocate in varie parti”. E’ noto infatti, che tra il IX e l’XI secolo, nelle terre soggette ai Longobardi, furono costruite dimore fortificate che, in molti casi furono veri castelli, mentre a volte, assumevano la forma di semplici torri o rocche isolate.
Ai margini del territorio di Tornimparte, in direzione nord – ovest, verso la statale 17 che da L’Aquila conduce ad Antrodoco, troviamo la frazione di Rocca S. Stefano.
Nello statuto federiciano sulla riparazione dei castelli edito dallo Sthamer compare una Rocca S. Silvestro che, per essere inserita in un elenco nel quale, accanto ad essa, vi sono Cesura, S. Quirico, Corno, Rocca di Corno, Vigliano, Rascino, fa pensare alla rocca al di sopra dell’odierna Rocca S. Stefano di Tornimparte, nel contado della quale si trovano dei ruderi molto probabilmente residui del monastero benedettino di S. Silvestro di Pietrabattuta.
Ma S. Silvestro viene citato più volte: “Nel 1122 si fece annotazione delle cellule soggiacenti alla chiesa di S. Silvestro di Pietra Battita e sono: S. Pietro di Corno, S. Tommaso di Vigliano….”; successivamente lo si ritrova menzionato nella Tassazione di Ponzio di Villanova (17 dicembre 1269) e poi nel Diploma di Carlo II (28 settembre 1294) come uno dei “castelli, casali e luoghi” compresi nel territorio di pertinenza di Aquila.
“Nel 1568 si attestò disabitato da tempo immemorabile.” (Antinori)
E’ interessante notare, oltre al fatto che il sito si trova in quello che era il confine tra la diocesi di Farfa, la diocesi di Rieti e quella di Amiterno, che l’attuale SS. 17 segue il tracciato dell’antica Via Claudia Nova, importante asse territoriale est – ovest, di collegamento tra la Salaria e la Claudia Valeria e di intersezione con la Via Cecilia. Nelle immediate vicinanze della Rocca S. Stefano doveva esserci un ramo di raccordo tra la Via Claudia Nova e la Via Cecilia; a testimonianza di ciò, non lontano (dal sito) dall’attuale SS. 17 (Via Claudia Nova) si trova un ponte di pietra risalente all’epoca romana e denominato dialettalmente “Ponte Nascuci” (ponte nascosto).
La Rocca e la Chiesa di S. Silvestro di Pietra Battuta si trovavano, dunque, in un zona molto particolare: all’incrocio di un’importante rete di viabilità e al confine di 3 diocesi, fatto che creò non pochi conflitti di pertinenza.
Un collegamento molto interessante che riguarda questa Chiesa è quello con la Chiesa di S. Silvestro di Collebrincioni, odierna frazione del comune di L’Aquila.
Percorrendo in senso inverso la spiegazione congetturale dell’Antinori riguardo alla chiesa di Collebrincioni si deduce l’importanza dell’Abbazia di S. Silvestro di Pietra Battuta:
“La chiesa di S. Silvestro potrebbe essere grancia dell’Abbazia di S. Silvestro di Pietrabattuta ora scomparsa dal momento che tra le grancie di essa si registra nel 1122 S. Silvestro dé Primani, forse vocabolo del sito della chiesa di Collebrincioni. Non è insolito” soggiunge l’Antinori “d’essere stato assunto il titolo d’Abate tra i Priori o Proposti, specialmente quando la Badia principale è abolita, come avvenne a quella di Pietrabattuta”. Il potere esercitato dall'abbazia sulle strutture conventuali site nella conca aquilana è testimoniato dal diritto riservato all'abate (abate mitrato)di S. Silvestro di Pietra Battuta di concedere ad altri priori l'utilizzo della mitra abbaziale.
Per raggiungere il luogo: partendo dall’uscita di L’Aquila-ovest dell’autostrada A 24, si percorre la SS. 17 in direzione Rieti per circa 10 km. (tempo 10 minuti). Qui si incontra un bivio dove bisogna svoltare a sinistra verso Rocca S. Stefano. Ad 1 km. circa da quest’ultimo bivio si trova il centro abitato e sulla destra una fontana; sullo stesso lato sale un sentiero che porta all'abbazia. C'è una seconda possibilità, forse più facile e breve come tratto da percorrere a piedi: proseguendo verso la frazione di Forcelle, la si oltrepassa, si svolta a destra verso Colle Marino poi verso Colle Farnio. Dopo 200 metri dall’indicazione per Colle Farnio si lascia l'automobile; sulla destra inizia un sentiero, delineato da alte querce, che consente una vista panoramica sulla conca aquilana e la catena del Gran Sasso: in circa 20 minuti di cammino si scorge il profilo dell'abbazia.
La facciata di tipo romanico è caratterizzata da una tettoia di cui è rimasta la struttura muraria che, prima del crollo, ne nascondeva gran parte; essa risulta irregolare per la presenza di un campanile che si eleva rispetto ad una cornice asimmetrica che la delimita ed è arricchita da tre teste raffiguranti montoni ed un rosone aperto e asimmetrico affianco del quale è situata una graziosa e piccola monofora a sesto acuto.
La porta d'ingresso, con lunetta un tempo affrescata, immette nella chiesa che, originariamente era a tre navate con copertura lignea. Quella di destra, sorretta da tre colonne che formano altrettanti archi, è stata successivamente richiusa. Rimane aperta, solo per metà, la prima arcata a formare un'unica cappella laterale.
A sinistra dell'ingresso, un muro rinforzato a spina forma la base della torre campanaria che si eleva per circa dieci metri sorreggendo due archi nei quali sono collocate altrettante campane di diverse dimensioni.
La navata di sinistra, ormai crollata, si evidenzia per tre colonne squadrate ed in parte lavorate con evidenti solchi scanalati di probabile epoca romana di provenienza o da un sito locale d'epoca o dal vicino Amiternum.
E' presumibile, inoltre, che le mura interne fossero coperte di affreschi di cui rimangono alcune testimonianze.
Il piano è a tre livelli. Su quello più alto, in fondo, in posizione leggermente decentrata rispetto all'asse centrale, vi sono i resti dell'altare maggiore. A fianco, sulla sinistra, una porta immette nell'abside di forma rotondeggiante, non molto ampia ed illuminata da una monofora. Illuminano la parete laterale sinistra dell'abbazia una piccola finestra in pietra scolpita e tre feritoie rettangolari ed una rotonda; una soltanto, centrale, si apre su quello destro.
Sul lato esterno destro si nota una parte di quello che originariamente doveva costituire la navata ma che solo parzialmente rimane tale. Il resto del muro diroccato prosegue fino a raggiungere il punto più estremo dell'abside. Al di sotto di esso, come testimoniano i resti ossei che si trovano in superficie, vi era un piano interrato adibito a cimitero ed ossario.
A questa struttura ecclesiale, quasi interamente realizzata con pietra lavorata e squadrata, ben si addice la denominazione di S. Silvestro in Pietra Battuta (Pietrabattuta, Pietra Battita).
Bibliografia
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Murri - Storia di Tornimparte
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