ESISTERE&RESISTERE LOCKDOWN
IL RUMORE DEI PASSI : UN MODO NUOVO DI ABITARE LA CITTA’ ( Prima parte )
Nei mesi di restrizione, dovute alle misure messe in atto per contrastare la pandemia da coronavirus tra le quali i lockdown festivi e i divieti di circolazione durante alcune ore della giornata e in alcuni luoghi , abbiamo visto città deserte ,locali chiusi,attività ferme,trasporti pubblici azzerati. Città immobili in una sospensione quasi magica e quindi avvincente se non fosse per il cupo peso di un’atmosfera da persistente catastrofe. Imminente o già consumata. Strade , parchi giochi, parchi pubblici ,piazze, hanno rivelato il volto di città piene di insicurezza , di inquietudine, di inconsueto e quindi desolato silenzio . Strade riconquistate a volte dagli animali che sono apparsi anche loro spaesati. Fino alle immagini simboliche di quella passeggiata di Papa Francesco su un tratto della romana Via del Corso a piedi, come in pellegrinaggio, per raggiungere la chiesa di San Marcello al Corso per pregare dinanzi un antico e venerato crocifisso in legno risalente al XV secolo, ritenuto dagli studiosi come il più realistico di Roma, che sopravvisse a un incendio e salvò la città dalla peste. Quel crocifisso che fu anche abbracciato da san Giovanni Paolo II al culmine della Giornata del perdono durante il Grande Giubileo del 2000. Immagini simili sono state riproposte dalle tv anche in occasione della liturgia pasquale dello scorso anni in una Piazza S, Pietro completamente deserta.
Di questo vogliamo parlare in questa riflessione che sarà pubblicata su queste pagine in due parti. Perché la città, all’improvviso, nel breve volgere di tempo , si è ritrovata ad essere l’oggetto e la fonte di preoccupazioni , non già per i suoi annosi problemi più volte giunti all’attenzione di amministratori e cittadini ma perché, questa volta , completamente cambiata e soprattutto snaturata nella sua essenza e nella sua funzione .
Anche se la città , a dire il vero , nella sua storia recente ,quella che molti di noi hanno vissuto, ha dovuto far fronte a pericoli peggiori,andando incontro a trasformazioni e cambiamenti dovuti a problemi come il terrorismo, la crisi economica,la mancanza di lavoro, la crisi ambientale. E soprattutto per il fatto che dei centri urbani si è impadronita la speculazione edilizia che li ha congestionati , costringendo migliaia di persone ad affollarli durante la giornata lavorativa per poi migrare in periferie dormitorio, creando così un ulteriore fenomeno di disagio. Aver cacciato dai centri urbani gli alloggi per riservare gli immobili solo ad uffici e alle attività commerciali e di ristoro ha messo queste strutture urbanistiche nella condizione solo di “sopravvivere” . Una sopravvivenza che ha significato molte cose ma soprattutto, come già dicevamo, la perdita della loro funzione che la pandemia ha finito di conclamare .
La pandemia certo si è aggiunta a questi problemi in modo inaspettato ma anche drammatico, perché non ha fatto altro che accelerare alcuni i processi e disvelare certi meccanismi a lungo nascosti ,volutamente nascosti per camuffare realtà che già erano entrate in crisi .
Malgrado la catastrofe rappresentata appunto dalle conseguenze della pandemia da corona virus ,va detto che per assurdo la città è diventata oggetto di contesa tra interessi diversi che tentano di affermarsi anche se le strade sono deserte , la sua funzione è ridimensionata . Si tratta di interessi contrapposti ,per esempio , tra automobilisti e ristoratori, tra residenti e allevatori ( le cui aziende vengono scacciate anche dalle periferie ),tra diverse categorie tra cui proprietari e affittuari, tra giovani dediti alla movida quando è consentita e residenti preoccupati del contagio.
Un esempio di tale contesa in Europa , è Vilnius, la capitale della Lituania.Un esempiodi contesa tra automo0bilisti e ristoratori e un esempio di come il nuovo coronavirus possa portare cambi epocali al
nostro modello urbanistico. L'amministrazione ha deciso di rendere il centro città inaccessibile alle automobili, in modo da guadagnare spazio e poterlo dare in gestione a bar locali e ristoranti. In questo modo l'aria del centro è più pulita e i locali possono mantenere, costantemente e senza sforzi eccessivi, il distanziamento sociale tra i tavoli e tra i loro clienti.
Come pure in questo senso ci sono esempi storici. Durante la febbre gialla a Philadelphia (che all'epoca era la capitale americana ) ci furono molti più morti, oltre 5mila, rispetto alle aree fuori città e a Londra nel 1849 successe lo stesso: 10mila morti in tre mesi per via del colera. Esempi che fanno capire che le città hanno un problema di distanze, che si può affrontare come si è fatto a Vilnius, ma anche un problema igienico, di densità abitativa, di scambi tra viaggiatori e di trasporti .Problemi che vanno affrontati determinando scelte e cambiamenti.
Tra i cambiamenti a cui sono andate soggette le cittàc’è quello dello spopolamento che sembra aver preso il sopravvento in questo momento .L e città si sono spopolate in favore della occupazione delle seconde case generalmente situate in piccoli centri. Per evitare gli spostamenti, gli affollamenti dei trasporti pubblici con gli assembramenti che sono parte di quella trafila che favorisce il contagio.
Proprio da questo fenomeno probabilmente si dovrebbe ripartire per guardare alla città in modo nuovo. Perché se è vero che la città soffre a causa di questi problemi è anche vero che questo è il momento di avviare la soluzione di molti dei problemi che hanno contribuito e contribuiscono alla loro trasformazione per far si che quest’ultima diventi una risorsa . “Problemi risorsa” per assurdo perché trovare soluzioni compatibili e sostenibili farà in modo che la città possa tornare a reinterpretare quella visione della vita che molti cittadini , in questi anni, hanno avanzato con ricerche, proposte, iniziative poco ascoltate . Questa nuova condizione della città, a ben guardare, potrebbe essere l’inizio di un percorso per la soluzione di alcuni di quei problemi, non tutti , che sono ben presenti nel dibattito quotidiano di chi la città la abita e la vive e che spesso appunto l’hanno resa inabitabile e invivibile .
Anche perché nel chiarirci ulteriormente le idee sui problemi della città va detto che spesso ci troviamo di fronte alla classica situazione in cui la densità della città,che viene ritenuta una caratteristica negativa , è invece controllata e controllabile mentre quella di molti quartieri periferici diventa, appunto ,incontrollabile per l’affollamento a causa di un selvaggio modo di espandersi . Va dunque fatto uno sforzo per non identificare l ‘immagine della città con l’immagine della densità.Uno sforzo che nel recente passato è stato già fatto da amministrazioni che si sono impegnate promuovendo percorsi ed esperienze per realizzare un reale esercizio del diritto di accesso ai servizi , per esempio attraverso stimoli culturali e garanzie della digitalizzazione per tutti. Un esercizio che è sicuramente difficile da realizzare stando ai precorsi .
Ci prova Carlos Moreno , professore alla Sorbona di Parigi, che propone per esempio la “città dei quindici minuti “ teorizzando una città della prossimità .
Il professor Carlos Moreno, che è stato ospite , in collegamento da Parigi,del tsm - Trentino School of Management al seminario di apertura del Festival della famiglia, in quella sede , ha tentato di rispondere sostanzialmente alla “ domanda di come si può realizzare una città diversa “ partendo proprio dalle difficoltà che si fanno sempre più impellenti nell’epoca della pandemia da Covid-19 che ha così profondamente scosso il nostro modo di abitare le grandi aree urbane, caratterizzate da un’alta concentrazione umana e dunque particolarmente rischiose. La proposta della “città del quarto d’ora”, dell’ iper-prossimità, dell’accessibilità a tutti, ha fatto il giro del mondo, ha incuriosito e generato dibattito. E’ possibile pensare una nuova pianificazione della nostra vita urbana in cui in meno di 15 minuti un
abitante può accedere ai suoi bisogni essenziali di vita, ovvero abitare, lavorare, approvvigionarsi, curarsi, educarsi ? (1)
E’ una sfida radicale, quasi definitiva, che coinvolge tutti gli attori della vita urbana e ci costringe a riconsiderare il ruolo delle città.
In una città dove “milioni di persone hanno riconsiderato la propria responsabilità civica, si sono messe in isolamento per tutelare gli altri, e non solo perché obbligate, si sono organizzate in gruppi solidali per offrire supporto ai più deboli e ai lavoratori in prima linea, probabilmente sono difficilmente tollerabili inefficienti modelli di leadership autoreferenziali, antiscientisti e censuranti.
“La città da 15 minuti, scrive Carlos Moreno , deve avere tre caratteristiche chiave. In primo luogo, il ritmo della città dovrebbe seguire gli esseri umani, non le automobili. In secondo luogo, ogni metro quadrato dovrebbe servire a molteplici scopi. Infine, i quartieri dovrebbero essere progettati in modo che possiamo viverci, lavorare e prosperare senza doverci spostare costantemente altrove. È divertente se ci pensate. Il modo in cui sono progettate molte città moderne è spesso determinato dall’imperativo di risparmiare tempo, eppure così tanto tempo viene sprecato per recarsi al lavoro, negli ingorghi, per guidare verso il centro commerciale, in una bolla di accelerazione illusoria. L’idea della città da 15 minuti risponde alla questione di risparmiare tempo ribaltandola completamente, suggerendo un ritmo di vita diverso. Un ritmo di 15 minuti.” ( 2)
Continua Moreno : “Vorrei offrire un concetto di città che va nella direzione opposta all’urbanistica moderna. Un tentativo di far convergere la vita in uno spazio a misura d’uomo, piuttosto che frazionarla in una grandezza disumana, che poi ci costringe ad adattarci. La chiamo la città dei 15 minuti. In poche parole, l’idea è che le città dovrebbero essere progettate o riprogettate in modo che nel raggio di 15 minuti a piedi o in bicicletta, le persone possano vivere l’essenza di ciò che costituisce l’esperienza urbana. Per avere accesso a lavoro, alloggio, cibo, salute, istruzione, cultura e tempo libero. (…)Vi siete mai fermati a chiedervi perché una strada rumorosa e inquinata deve per forza essere una strada rumorosa e inquinata? Solo perché è così? Perché non può essere una strada con giardini, fiancheggiata da alberi, dove le persone possono incontrarsi e andare dal fornaio e i bambini possono andare a scuola a piedi? La nostra accettazione delle disfunzioni e vergogne delle città moderne ha raggiunto l’apice. Dobbiamo cambiare tutto ciò. Dobbiamo cambiare per amore della giustizia, per il nostro benessere e per il clima. (…)Cosa serve per creare città da 15 minuti? Per prima cosa, dobbiamo porci domande che abbiamo dimenticato. Ad esempio, dobbiamo esaminare attentamente come utilizziamo i nostri metri quadrati. A cosa serve quello spazio? Chi lo usa e come? Dobbiamo capire quali risorse abbiamo e come vengono utilizzate. Poi, dobbiamo chiederci quali servizi sono disponibili nelle vicinanze. Non solo nel centro città, in ogni prossimità. Operatori sanitari, negozi, artigiani, mercati, sport, vita culturale, scuole, parchi. Ci sono aree verdi? Ci sono fontane d’acqua per rinfrescarsi durante le frequenti ondate di caldo? Dobbiamo anche chiederci, come lavoriamo? Perché il posto in cui vivo è qui e dove lavoro è lontano?”
E Moreno in definitiva risponde così : “ Dobbiamo ripensare le città in base ai quattro principi guida che sono gli elementi chiave costitutivi della città dei 15 minuti. In primo luogo, l’ecologia: per una città verde e sostenibile. In secondo luogo, la vicinanza: vivere a ridotta distanza dalle altre attività. Terzo, la solidarietà: per creare legami tra le persone. Infine, la partecipazione dovrebbe coinvolgere attivamente i cittadini nella trasformazione del loro quartiere. Non fraintendetemi. Non voglio che le città diventino paesini rurali. La vita urbana è vibrante e creativa. Le città sono luoghi di dinamismo economico e innovazione. Ma dobbiamo rendere la vita urbana più piacevole, agile, sana e flessibile. Per fare ciò, dobbiamo assicurarci
che tutti, e intendo davvero tutti, coloro che vivono in centro e coloro che vivono in periferia abbiano accesso a tutti i servizi essenziali nelle vicinanze. Come lo facciamo? La prima città ad adottare l’idea della città dei 15 minuti è stata Parigi, in Francia. Il sindaco Anne Hidalgo ha suggerito un “big bang della prossimità”, che include, ad esempio, un massiccio decentramento, lo sviluppo di nuovi servizi per ciascuno dei quartieri e la riduzione del traffico aumentando le piste ciclabili in spazi ricreativi; nuovi modelli economici per incoraggiare i negozi locali; costruire più spazi verdi; trasformare le infrastrutture esistenti. Ad esempio, laboratori digitali all’interno di centri sportivi o, di sera, trasformare le scuole in centri di quartiere. Questa è in realtà la regola d’oro della città da 15 minuti: ogni metro quadrato già costruito, dovrebbe essere destinato a molteplici usi. La città da 15 minuti è un tentativo di riconciliare la città con gli esseri umani che la abitano.” (3)
Francesca Fradelloni su Left scrive : “Si potrebbero raccogliere in una collezione di scritti apocalittici, i numerosi pensieri venuti fuori in questo periodo di Covid sul futuro delle città."La città è morta, la città è in crisi, la città è a rischio", quante condanne definitive abbiamo sentite. A metà ottobre il festival Utopian hours andato in scena a Torino con il titolo “City at stake”, ha affrontato questi temi mettendo l’accento sul fatto che «Da vent'anni una serie di eventi minano íl concetto stesso di centro urbano: il terrorismo,la crisi economica, la mancanza di lavoro, la crisi ambientale.” ( 4 )
Temi che impongono di “Ripensare le città dopo la pandemia” . Con una iniziativa che gli stessi proponenti motivano con la : “ necessità che, per evitare di trovarsi impreparati, si inizi a discuterne proprio adesso che l'emergenza non è ancora passata” Così che oltre 40 riconosciuti protagonisti del mondo culturale, scientifico, politico, civile italiano,si sono messi intorno ad un tavolo per discuterne. Tra gli altri, Pappi Corsicato, Graziano Delrio, Nicola Gratteri, Mimmo Jodice, Oliviero Toscani, Andrea Bartoli e Pierre-Alain Croset . Si sono confrontati per formulare idee sul rilancio delle città. Sul numero zero della rivista “Disegnoallitaliana” sarà pubblicato un quadro d'insieme oltre ai contributi dei ministri Gaetano Manfredi, Giuseppe Provenzano e Sergio Costa e quelli di Giovanni Maria Flick, Massimo Cacciari , e altri.
Un’altra riflessione sempre sui problemi della città viene proposta ad iniziativa di tre architetti: Vincenzo Corvino, Raul Pantaleo e G. Pino Scaglione , che nel loro laboratorio “RiAgIta ”, acronimo di “Ripensare, Ripartire, Agire, Laboratorio città Italia”, si sono fissati l' obiettivo di trovare, nelle tappe di lavoro previste, l'humus e lo spazio necessario per far ripartire nuovi sguardi, nuovi progetti, nuove traiettorie per rivoluzionare, in concreto, i modelli abitativi e sociali, nonché produttivi ed economici dell'Italia. ( 5 )
E ancora per capire dove le metropoli si muovono dopo il coronavirus il professor Richard L. Florida della Toronto University, suggerisce di guardare al passato. Le città, ha affermato, hanno sempre continuato a crescere di fronte alle pandemie passate, anche quando non c’era un sistema sanitario. Questo perché la gente, le idee, l’innovazione sono una forza più rilevante delle epidemie. Cambiare sì, ma rimanendo concreti. Infatti, Florida ammette di non credere all’utopia di città verdi, solo con biciclette, gente a piedi e senza industrie. Insomma, per il professore, il COVID-19 ha solo accelerato alcuni trend che incideranno sulla micro geografia delle città (dove vive la gente, consuma e produce) ma non la loro macro geografia. “ Sicuramente uno dei fenomeni che stanno segnando il tempo è lo smart working, ha detto Florida, facendo due esempi: negli Usa il 40% della forza lavoro ha iniziato a lavorare da remoto e uno dei big mondiali, Google, ha deciso di lavorare da casa fino alla prossima estate. “Questo trend – ha sottolineato - continuerà: una survey ci dice che il 20% della popolazione lavorerà da remoto parte del tempo. Le compagnie scopriranno che non hanno bisogno di tanto spazio per uffici, le persone chiederanno case più grandi”. E più in dettaglio, per quanto riguarda le famiglie, “il più grande pull factor deriva dalla demografia, poichè se hai figli e hai bisogno di lavorare da casa, e i tuoi figli hanno bisogno di fare lezione da casa,
questo potrebbe spingerti in periferia”. Ma la crisi da coronavirus non ucciderà le città. Anzi, queste guarderanno di più al futuro, diventando ‘più giovani’. Saranno più dinamiche, tecnologicamente avanzate e sperimentali. Secondo Florida, infatti, “i giovani non vogliono vivere nel suburbio, cercano opportunità eccitanti e in tutta la storia dell’umanità ciò è avvenuto in densi insediamenti, nelle città”. Anche perché, aggiunge, se non hai un network personale, non puoi pensare di andartene a lavorare lontano, il personal network lo devi costruire in città (quello che si fa di solito negli stadi iniziali della propria carriera). In altre parole la crisi del Covid-19 ci ha regalato l’opportunità di migliorare le nostre città, ridisegnare lo spazio pubblico, ripensare le abitazioni. ( 6 )
Antonella Caroli Consigliera nazionale di Italia Nostra afferma : “ “Come si è detto da più parti, la pandemia che stiamo attraversando è una chance per riflettere sulla potenzialità delle città dopo il Covid 19. La sfida internazionale è stata lanciata da quattro architetti: Peter Lorenz, Giulia Decorti, Christian Kühn e Harald Trapp, i primi due ai vertici del LorenzAtelier con sedi a Vienna, Innsbruck e Trieste. Questi architetti non ritengono che l’urbanistica debba essere dettata dalle indicazioni della classe politica ma debba invece rimanere responsabilità degli esperti e dei professionisti, che per educazione e pratica sono in grado di capire i mutamenti e le necessità per riprogettare le città. Il politico, dalla prospettiva della Charta, viene visto come manager della città ma non come esperto, che risponde a prospettive a breve termine mentre la città deve essere progettata tenendo conto di una visione a lungo termine. Saranno gli architetti e gli urbanisti a comprendere e ridefinire/sviluppare in modi interdisciplinari gli spazi urbani e la vivibilità – in democrazia con la partecipazione dei cittadini. L’urbanistica è completamente sottovalutata e in Italia esiste solo in poche città, come per esempio a Milano. In tante città l’urbanistica costruttiva non esiste più perché a decidere sono i politici/sindaci, la cui agenda risponde in modo strumentale ai loro mandati.
Il patrimonio urbanistico/architettonico più importante al mondo è certamente italiano, ma va ricordato che l’invenzione dello spazio pubblico è nato in Grecia con l’inizio della democrazia. Soltanto recentemente abbiamo riscoperto l’importanza dello spazio pubblico, almeno nei centri storici delle città, ma manca ancora nelle periferie. La movida cittadina con il suo carico di contagi, le piazze chiuse, tutto sembra indicare che questi spazi dovranno tornare ad essere vissuti in modo diverso. Nessuno sa bene se dopo il Covid ci sarà più distanza fra di noi e se cambieranno i vecchi costumi dell’incontro, ma certamente questa è l’occasione necessaria per “ripensare la città”. ( 7 ) E dunque sul ripensare la città vi invitiamo a legger la seconda parte di questa riflessione.
(continua ) (1)https://www.ted.com/.../carlos_moreno_the.../transcript...
(2) Per troppo tempo quelli di noi che vivono in città, grandi e piccole, hanno accettato l’inaccettabile. Accettiamo che le città deformino il nostro senso del tempo perché dobbiamo sprecarne così tanto solo per adattarci all’assurda organizzazione e alle lunghe distanze della maggior parte delle città odierne. Perché siamo noi a doverci adattare, abbassando la nostra potenziale qualità di vita? Perché invece non è la città a rispondere ai nostri bisogni? Perché abbiamo lasciato che le città si sviluppassero così a lungo nella direzione sbagliata?
(3) Tedx di Carlos Moreno, Direttore scientifico, Panthéon Sorbonne University-IAE Paris pubblicato su : https://www.beppegrillo.it/la-citta-dei-15-minuti/
(4 ) Quale città vogliamo abitare di Francesca Fradelloni in Left n. 2 15 gennaio 2021 ( 5 ) https://www.ilsole24ore.com/art/come-ripensare-citta-dopo-covid-19-ADIp9yU Stefano Biolchini e Annarita D'Ambrosio Come ripensare le città del dopo Covid-19
(6 ) https://www.mutuionline.it/news/mutuionline-informa/casa-come-cambiano-le-citta-dopo-il-coronavirus-00030866.asp A cura di: Fernando Mancini (7 ) https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/21/la-pandemia-e-una-chance-per-ripensare-gli-spazi-urbani-ecco-la-charta-per-le-citta-post-covid/6011088
(Pubblicato anche su Anankenews )
Eremo Rocca S. Stefano 8 marzo 2023

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