venerdì 5 marzo 2021

BIBLIOFOLLIA : Bruxelles, all’asta prezioso Roman de la Rose

 Lorsque je me fus approché de la rose, je la trouvai un peu grossie, et remarquai qu'elle avait crû depuis que je ne l'avais vue de près ; elle s'élargissait par en haut ; je vis avec plaisir qu'elle n'était pas ouverte au point de découvrir la graine, mais qu'elle était encore enclose de ses feuilles qui se tenaient droites et remplissaient tout le dedans. Pleine etépanouie, elle était, Dieu la bénisse!, plus belle et plus vermeille qu'auparavant. Je m'ébahis de la merveille et je sentis qu'Amour m'enlaçait de ses liens plus fort que jamais."

Quando mi fui avvicinato alla rosa, la trovai un po' ingrossata, e notai che era cresciuta da quando  non l'avevo vista da vicino; si allargava verso l'alto; vidi con piacere che non era aperta al punto da scoprire il seme, ma era ancora chiusa dalle sue foglie che si tenevano dritte e riempivano tutto all'interno. Sbocciata rigogliosamente, era, che Dio la benedicesse!, più bella e più vermiglia di prima. Io stupii di meraviglia e sentii che Amore m'avviluppava coi suoi legacci più forte che mai.

Un libro preziosissimo è stato venduto il  19 marzo 2011  a Bruxelles. Si tratta di uno dei 300 manoscritti superstiti del “Roman de la Rose” considerato il bestseller del Medioevo. E' stato battuto battuto all'asta a Bruxelles da Romantic Agony, casa specializzata in libri antichi preziosi, per 115.000 euro. L'annuncio dell'aggiudicazione e' stato dato da Marie-Therese Stubbe, co-proprietaria della casa d'aste, precisando che l'opera era stimata tra 90.000 e 120.000 euro.

Il manoscritto in vendita fu copiato da due monaci amanuensi in Francia tra il 1300 e il 1325, il primo quarto del XIV secolo, “un periodo eccezionale per la trasmissione di questo testo, tra l’altro assai ben conservato”, ha sottolineato Jacques Lemaire, professore di letteratura medioevale all’Università di Bruxelles.

 Lemaire ha precisato come una copia manoscritta del “Roman de la Rose” sia una rarità di “grande valore” sul mercato antiquario, dato che quasi tutti gli esemplari esistenti sono in musei e biblioteche pubbliche. Il manoscritto che andrà all’asta a Bruxelles è composto da 163 pagine, che misurano 24,7 cm per 19 ciascuna.

 Non contiene gradi miniature illustrate mentre è ricco soprattutto di piccoli disegni, ad esempio di draghi, e iniziali dorati e capilettere lombarde in inchiostro rosso e blu. La casa d’aste non ha fornito notizie sulla provenienza dell’antico libro.

Il  contenuto del libro  che  è della  seconda metà del Duecento rappresenta  la summa della concezione cortese della vita, sintesi della duplice tradizione provenzale e francese, le Roman de la Rose, poema allegorico-narrativo francese, in due libri in ottonari rimati, scritti  da due autori in tempi successivi, da Guillaume De Lorris, che, intorno al 1230, compose i primi 4000 versi, e da Jean De Meung, che, circa quarant'anni dopo, aggiunse 18 mila versi.

 Guillaume De Lorris, del quale si conosce solo il nome e che pare avesse scritto questo libro per compiacere la donna amata, fu un codificatore dell'amor cortese e  improntò il libro ad una sorta di ars amandi.

Jean Chopinel, nato a Meung-sur-Loire, poeta-filosofo che tradusse anche Boezio, con una disposizione più filosofica  sottolineò soprattutto gli aspetti che potessero interessare gli spiriti colti del tempo, e dunque i problemi storici, sociali ed etici, come la ricchezza, la libertà, il matrimonio, la nobiltà. Entrambi gli autori caricarono di simboli il poema della ricerca della Rosa, ma Lorris narrò un sogno, De Meung disquisì filosoficamente, tanto  che fu osservato che "Jean de Meung  toccando la rosa di Guillaume de Lorris l'aveva fatta avvizzire”. (1)

 Il “Roman de la Rose” è un poema allegorico,dunque composto da  21.780 octosyllabes, scritto in due parti distinte, da due diversi autori e a distanza di 40 anni. L’opera fu iniziata da Guillaume de Lorris nel 1237, che ne scrisse 4.058 versi. In seguito, essa fu ripresa e completata, con piu’ di 18.000 versi, da Jean de Meung tra il 1275 e il 1280. Il successo fu immenso, tanto che il testo fu uno dei più copiati per tutto il Medioevo: oggi sono 300 i manoscritti superstiti tra XIII e il XVI secolo.Il poema assume la forma di un sogno allegorico. Il poeta si sveglia un mattino di maggio - la primavera è la stagione topica dell'amore - e si addentra in un giardino meraviglioso - un locus amoenus - dove, attraverso lo specchio di Narciso, vede riflessa la rosa di cui si innamora. Tutto il poema narra allora delle imprese dell'amant per conquistare la rosa, allegoria della donna amata, favorito o ostacolato da varie personificazioni dei suoi sentimenti contrastanti (Orgoglio, Vergogna, Pudore, contro Bell'Accoglienza, ecc). Alla fine, con l'aiuto di Venere egli riesce a penetrare nel castello e a consumare l'atto d'amore.

 I due autori sono diversissimi: nel modo di vedere il mondo, di concepire l'amore, ma anche nello scrivere e nel raccontare.

Le uniche informazioni che possediamo circa Guillaume de Lorris ci sono date da Jean de Meung stesso, compresa l'indicazione del tempo che separa le due redazioni: cosa che ha portato alcuni critici a ritenere il primo autore nient'altro che un'invenzione del secondo. Guillaume de Lorris è ancora un autore cortese, mentre Jean de Meung riflette la cultura enciclopedica del '200: il suo poema presenta numerosissime digressioni, racconti secondari, discussioni filosofiche sulle più disparate questioni, ma anche e soprattutto sull'amore, presentando un punto di vista radicalmente contrastante con quello di Guillaume.

 l Roman provocò molte polemiche sulla visione della donna espressa da Jean de Meung, suscitando tra l'altro la risposta di Christine de Pizan (1362-1431), che possiamo considerare una delle prime querelle femministe. Dante Alighieri conosceva bene l'opera, ancora famosa al suo tempo, dalla quale ricavò ispirazione per alcuni scritti a lui attribuiti: Fiore e Detto d'Amore.Una parte del poema venne tradotta in inglese da Geoffrey Chaucer con il titolo The Romaunt of Rose, ed ebbe una grande influenza sulla letteratura inglese.In epoca moderna, lo studio di Clive Staples Lewis, Allegory of love: A Study in Medieval Tradition, pubblicato nel 1936, fece rinascere l'interesse per il poema. (2)

 «Chiunque pensi o dica / che è follia e ingenuità / credere che i sogni si avverino, / chi la pensa così mi consideri pazzo, / quanto a me sono sicuro / che un sogno è preannuncio / di gioie e di dolori agli umani, / poiché molti sognano di notte / oscuramente molte cose / che poi si rivelano chiaramente».

L’opera, con il testo a fronte, è stato pubblicato nel 2014  nei «Millenni» – Guillaume de Lorris, Jean de Meun, Il romanzo della rosa (Einaudi, pp. 1092, euro  90.00) – a cura di Mariantonia Liborio e Silvia De Laude.  Scrive  Mario Mancini su Il Manifesto il 18.5.2014 :” Alla Liborio dobbiamo una sottile e partecipe Introduzione e la traduzione, condotta secondo la pratica della resa «alineare», che segue esattamente la serie dei versi dell’originale. Una traduzione precisa ed elegante, sempre affidabile e sicura: data l’ampiezza e la complessità del romanzo, davvero un magnifico «tour de force». De Laude ci dà il quadro dell’imponente tradizione del testo – sono sopravvissuti oltre trecento manoscritti – e un ricco e ben articolato apparato di note, dove sono richiamate le fonti – un folto intreccio, soprattutto per Jean de Meun – e dove si discutono diversi delicati problemi di interpretazione.”(…) I discorsi dei personaggi – sono monologhi di migliaia di versi – rischierebbero di soffocare il lettore, e di annoiarlo, se il procedere di Jean de Meun non fosse così mobile e astuto, ricco di paragoni, di miti e di racconti. Anche miti, perché ritornano gli antichi dèi, con il regno di Saturno, con Giove e le sue conquiste di «civilisation», con gli amori di Marte, Venere e Vulcano. Parole e gesti costruiscono dei personaggi fortemente caratterizzati, che è difficile dimenticare. E il lettore, addentrandosi nel romanzo, si accorge che il «divagare» di Jean de Meun è un’arte, dove tout se tient, come nei grandi scrittori «divaganti», pensiamo a Montaigne, a Diderot. La storia non è stata avara con il Roman de la rose, sulla strada della sua fortuna incontriamo Dante – se è suo il Fiore, che riversa il romanzo, la seconda parte, in una catena di sonetti –, Petrarca, che nei Trionfi gareggia con il rivale francese, Chaucer, gli anatemi virtuosi e inefficaci di Christine de Pizan, l’ammirazione di Villon – che nel Testament rende omaggio al «noble Roumant de la Rose» – e di Rabelais.L’Introduzione della Liborio si chiude con queste parole, forse con una sottile punta di rimpianto: «Il Roman de la rose, prima di diventare oggetto dello studio dei filologi e degli addetti ai lavori, era ancora parte viva della cultura». Con questa traduzione, con questo volume così sapientemente e amorosamente curato, potrebbe tornare a essere parte viva della nostra cultura”

(1) http://www.letteraturaalfemminile.it/romandelarose.htm

  (2)https://www.nilalienum.com/gramsci/0_Opere/TreMoschettieri/Romanzo%20della%20Rosa.html

 Eremo Rocca S. Stefano venerdì  5 marzo 2021

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