martedì 23 marzo 2021

SILLABARI Cosmogonie ( Prima parte )

Cosmogonia è un termine derivato dal greco. Unisce le parole cosmoz, universo, e gonia, generazione. Ogni cultura, egizia, greca, maya, ebraica, ha sviluppato una propria specifica Cosmogonia rappresentata da una variegata mitologia. La necessità per l’uomo di ogni tempo, di racchiudere la conoscenza dell’inizio del tutto, attraverso immagini, e rappresentazione, è indicativa non solo della difficoltà di cercare di rappresentare il non rappresentabile, ma anche di trovare un linguaggio che sia in grado di travalicare i confini spazio-temporali, in cui ogni cultura è necessariamente circoscritta. Infine ultimo, ma non ultimo, l’utilizzo del Mito, è reso necessario dal percorso con cui la conoscenza si manifesta fra gli uomini: non attraverso esperienze sensoriali, ma attraverso l’intuizione del divino, che raramente affiora, come un faro nella notte.
Quindi possiamo affermare che Cosmogonia è la ricerca delle origini della Creazione dell’Universo, attraverso la gnosi racchiusa nei miti e nelle leggende, delle culture tradizionali che ci hanno preceduto.

I miti dell’origine”, o “miti della creazione”, rappresentano un tentativo di tradurre l’universo in termini comprensibili all’uomo e di spiegare l’origine del mondo Il racconto tradizionalmente più diffuso ed accettato degli inizi del mondo è quello narrato nella Teogonia di Esiodo. Tutto comincia con il  Caos, un enorme ed indistinto nulla. Dal vuoto del caos apparve   Gea  (la Terra) con alcune altre divinità primordiali:  Eros  (l’Amore), l’Abisso  (il Tartaro) e l’Erebo  (l’oscurità)]. Gea, senza la collaborazione di alcuna figura maschile, generò  Urano (il cielo), che una volta nato la fecondò. Dalla loro unione per primi nacquero i  Titani , sei maschi e sei femmine:Oceano,Ceo,Crio,Iperione Giapeto,Teia,Rea,Temi,Mnemosine,Febe, Teti e Crono.Poi i nacquero i monocoli  Ciclopi (Bronte ,Strerope e Arge ) e gli  Ecantochiri (    Briareo, Gia e Cotto) dalle cento mani.

Crono – “l’astuto più giovane e terribile dei figli di Gea” - evirò il padre e divenne il sovrano degli dei prendendo come moglie la sorella Rea, mentre gli altri Titani andarono a comporre la sua corte. Il tema del conflitto tra padre e figlio si ripeté quando Crono fu affrontato da suo figlio Zeus. Zeus lo sfidò scatenando una guerra per il trono degli dei. Alla fine, con l’aiuto dei Ciclopi (che aveva liberato dal Tartaro), Zeus e i suoi fratelli e sorelle riuscirono ad avere la meglio, mentre Crono ed i Titani furono gettati a loro volta nel Tartaro e lì imprigionati

Nell’opinione dei primi antichi Greci che si occuparono di poesia, la teogonia era considerata un prototipo poetico – il prototipo del “mito” – e non si era lontani dall’attribuirle poteri magici. Orfeo, l’archetipo del poeta, era considerato anche il primo compositore di teogonie, delle quali nelle Argonautiche di Apollonio si serve per placare i mari e le tempeste e per commuovere gli induriti cuori degli dei dell’oltretomba durante la sua discesa all’Ade. Quando Ermes nell’”Inno Omerico ad Ermes” inventa la lira, la prima cosa che fa è usarla per cantare la nascita degli dei

La Teogonia di Esiodo non è soltanto la più completa descrizione delle leggende sugli dei giunta fino a noi ma anche, grazie alla lunga invocazione preliminare alle Muse, una fondamentale testimonianza di quale fosse il ruolo del poeta durante l’epoca arcaica. La teogonia fu il soggetto di molti poemi andati perduti – tra cui quelli attribuiti ad Orfeo, Museo, Epimenide, Abaride e ad altri leggendari cantori – che venivano usati nel corso di segreti rituali di purificazione e riti misterici. Alcuni indizi suggeriscono che  Platone conoscesse bene alcune versioni della teogonia Orfica. Di queste opere non restano che pochi frammenti all’interno di citazioni dei filosofi neoplatonici e su alcuni brandelli di papiro rinvenuti solo da poco nel corso di scavi archeologici. Uno di questi frammenti, il Papiro Derveni, prova come almeno nel V secolo a.C. un poema teo-cosmogonico attribuito ad Orfeo esistesse veramente. In questo poema, che tentava di superare il valore di quello di Esiodo, la genealogia divina veniva ampliata con l’aggiunta di Nyx (la Notte), che nella linea temporale andava a posizionarsi prima di Urano, Crono e Zeus

I primi filosofi naturalisti si opposero, o talvolta le usarono come base di partenza per le loro teorie, alle convinzioni popolari basate sulla mitologia e diffuse nel mondo greco. Alcune di queste idee possono essere rintracciate nelle opere di Omero e di Esiodo. In Omero la terra è concepita come un disco piatto che galleggia sul fiume Oceano, sovrastato da un cielo emisferico su cui si muovono il sole, la luna e le stelle. Il sole, Helios, attraversava i cieli alla guida del suo carro, mentre di notte si pensava che si spostasse attorno alla terra riposando in una coppa d’oro. Il sole, la terra, il cielo, i fiumi e i venti potevano essere oggetto di preghiere e chiamati a testimoni di giuramenti. Le cavità naturali erano generalmente interpretate come degli ingressi verso il mondo sotterraneo dell’Ade, la casa dei morti.

Eremo Rocca S. Stefano   martedì 23 marzo 2021

 

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