martedì 2 marzo 2021

Esistere&Resistere Lockdown nove

 

Non amo la tivù e la sera mi addormento

sempre davanti al televisore.

Che ci posso fare se poi sono fuori dal coro

e le litanie le recito pensando da solo

senza ripetere quelle collettive

di stretto rito televisivo che te le schiaffi

nella testa e non te le togli nemmeno

con le cannonate.

Così capita che mentre stiamo mangiando

tocca vedere alla tivù il bambino seduto

sul cesso

che puzza (roba da dare di stomaco);

io non amo la tivù ma a volte non è umano

spegnerla.

Quanto umana è la tivù quando indispettisce

il potere , quando racconta

le storie dell’al di qua dell’al di là

come se fossero vere e ti dimostra

di aver preso tutti i vizi

di chi la sta a guardare e che le virtù

sono poi un’altra cosa.

Oh la tivù, la tivù

e anche se gli angeli quelli veri

quelli con le ali bianche bianche

e con i riccioli biondi scendessero sulla terra

ti pare che la tivù non vorrebbe

laminarli d’acciaio e d’alluminio

o vestirli come ha fatto Prada

con il diavolo

ma loro sdegnati si rifiuterebbero

per rimanere parte di aria svettante

verso l’azzurro del cielo

per rimanere aria che diviene aria

e il rifiuto costerebbe loro il ritorno

nell’altro mondo

perché nella tivù di quaggiù non c’è posto

per loro.

Ma poi esagero con questa storia della tivù

che mi hanno detto “ e tu lasciala spenta”.

E se la lascio spenta stento a prender

sonno

e gli ho risposto “ che mi vuoi far venire

l’esaurimento nervoso senza dormire “

ed è meglio allora tenerla accesa e dormire

che per sognare mentre dormi

basta comprare un catalogo da internet

quello dei sogni belli belli

te ne scegli uno ci clicchi sopra e vai.

Chiara la sorella di Cristian non ci crede

e nemmeno io ma sapete il poeta

è fingitore

e fingo anche che non mi piace la tivù.

Adoro i film di Zorro che trasmette rai tre

la domenica pomeriggio

e da ragazzo a casa di zia Elvira vedevo

alla tivù sempre Gilberto Govi

che poi è scomparso dalla tivù come dalla tivù

è scomparso anche Eduardo De Filippo.

Adoro i documentari sulla natura

adoro questa tivù che ti fa due palle

come una casa perché mi hanno detto

è innocua e un po’ meschinetta.

Adoro la tivù innocua che ci accompagna

nelle nostre giornate ma non mi fido tanto

che poi sono malfidato anche per altre cose

ma qua ho parlato troppo di tivù

e a voi viene voglia di accendere la tivù.

Fate bene, fate bene perché è ora

è ora di dormire, di dormire davanti alla tivù.

 ***

Il vento a palpebre socchiuse

se ne va

e lontano si è già spogliato

dell’odore di sambuco e di uva selvatica

di questa terra di  case,orti, colline ,

alberi ,pozze d’acqua ,pietre imbrunite;

quando torna poi  come un fiume rallentando

illimpidisce,

viene per dirmi :” Dove vuoi che vada ?”

Ma io lo so  il vento va dove vuole.

Solo io  pensa voglia dargli una direzione.

Ma non è così .

 ***

 Un’acqua stellata viene giù a bagnare

la sera

quieta disseta la quiete della sera.

 

***

 E’ come una luce che sa di miracolo,

un’erba verde che naviga ad una vela

nei fossi d’acqua celeste, casta

è come una luce che cambia la forma

delle cose

e a loro dà un nome un volto

è la luce…

 ***

 Dentro un albero cavo guardi

le radici

come una reliquia del tempo

a cui mi tengo attaccato:

fibra d’universo innocente

che dentro la terra ha il languore

della morte

ma è soldo d’armonia

che spendo ogni giorno per vederti

guardare

dentro l’albero cavo del più antico

universo.

 ***

 Ricordo lontani giorni a istanti

di gioia

lasciati dal pensiero ai loro desideri

e il mio dolore

come uno specchio in cancrena.

 ***

 Amo

solitari e invitanti eremi

di fantasia:

tane profumate per il sonno dei ghiri

aroma d’aratro

sulla terra del nostro cuore.

 ***

 Io non ho che te

cuore del mio dolore

e giaccio in te

con la mia vita

in poco rosso

di carne di cuore.

C’è un canto uno solo

che s’addormenta a sera

e al mattino si sveglia,

per tutto il giorno non parla

che d’accorate tristezze

in poco rosso

di carne di cuore.

 * * *

Docili cani come amanti

passano e passano

grati come quando ci leccano

le mani

lenti e solitari,

se li chiami non vengono vicino

come te

hanno paura come te

d’invadere la luce:

a testa bassa vanno

chi li guarirà dal sogno ?

***

Gli orari in fila

allineano i treni

mentre un flauto fuori tempo

ristagna l’armonia  nel sole

che scotta  sul muro di marmo

già nero  di fumo.

Le colonne  come un fascio

di ceri si allineano  sul marciapiede

e la vetrina del bar  scintilla;

io la guardo   e ripasso una legge

di ottica ;

il giorno ormai   quasi tutto passato

allinea anche lui i fischi dei treni.

E’ la vita del pendolare:

giostre ,marionette,bambini e donne

nelle carrozze di un treno :

la borsa leggera del desinare

e poi non avere tempo  per perdere

il treno  che parte sempre in orario.

Alla stazione la sera e la mattina

recito sempre una mistica preghiera

viatico e companatico di uno scarto

di tempo da trascorrere tra la gente .

E’ anche così il treno  della vita :

con  sul petto un cartello

con su scritto  “fragile “ “alto”, “basso “

 mi invento il cartellino

“porto franco a destinazione “

e spero che il destinatario ,anzi la destinataria ,

mi rispedisca al mittente

con una firma  corta , sgraziata

e insincera che si legge “morte “.

Ma non accadrà  perché  nella sua bottega

prende tutte le mercanzie, ahimè tutte

le mercanzie .

***

Colorate i manichini anchilosati

 ristretti in vetrine  piccole ,troppo piccole ;

hanno visi  grandi, bianchi e puri ,

non sopporto la loro  tristezza.

Mi fa impazzire la loro tristezza

per la paura antica del rifiuto della realtà:

una vetrina senza colore .

Colorate  i manichini

per favore, non costa niente

e per niente avrete dato al mondo

un altro volto ,

 trucco dell’enigma irrisorio   della vita

anche se dentro la sierra

d’un pulviscolo di vetro .

***

La trama dell’esistenza

tra due morti

come vena di granito

non si scioglie.

Prima di riprendere la strada

ogni volta

un grumo,uno sfilaccio

di quest’esistenza

mi riporta

al punto di partenza.

Col mestiere di muratore

si compone ogni mattone

dove fanno i nidi le formiche

e dormono i ragni.

S’affina così questo cencio di vita,

come un’ostia

è l’anima trasparente

che accoglie il volto

della terra del mattino

dove riposare

come in un giardino.

Questo lo sapevate

voi  due che riposate

in quella terra. 

***

Ascolta. Ascolta battere le ore

dal campanile quarto a quarto,

anche questa notte passerà,

lo so; in queste mura

non è che di passaggio anche  il fischio

del merlo,il rumore della porta

che sbatte,lo scricchiolare

dei mobili , il respiro impercettibile

delle cose .

Mi hanno preso per mano

questa notte i quarti,

le mezzore e i trequarti

battuti dall’orologio  del campanile ,

fuori nella notte, dentro la trasfusione

del tempo  mio e delle cose

 e cammino

come un fanciullo

che cammina come di passaggio

in una prospettiva.

***

 In balìa di un desiderio,

come di quell’imbroglio

nascosto dalla bellezza del mondo

che non so rappresentare.

E così è come attraversare

il  Flauto Magico

e riaprire  poi  le luci degli occhi

dove  il mistero della bellezza

infrange rifrange

il tuo stesso respiro

Tu  desiderio- incantesimo che danna

sotto il peso impossibile

d’un sogno.

 ***

Io vorrei che ci fosse silenzio dappertutto.

Tendere l’orecchio ascoltare

un grido come un forte sussurro

e sentire battere il cuore.

“Il mio cuore è una farfalla

nel silenzio danza e balla

balla un tango argentino

il mio cuore è un bambino”

Io vorrei che ci fosse silenzio dappertutto,

per tendere l’orecchio e ascoltare

quel bambino. Dentro.


***

Il male che ti prende

con tanto dolore nella voce

mi è ignoto e sconosciuto.

Sconosciuta

a me e ignota la terra

inquieta

del male che ti prende

e ti fa ardere la voce di dolore.

 ***

 Le pietre discorrono sottovoce stanotte.

Tiepida e serena la loro voce

alta sul monte e sopra le case

come in un dialogo di secoli.

Sussurrano le pietre per richiamarci

ma inesorabilmente ce ne andiamo

perché quella è la nostra strada

la strada tra le pietre che discorrono

sottovoce.

 

Eremo  Rocca S. Stefano  martedì 2 marzo 2021

 

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