Non amo la tivù e la sera mi addormento
sempre davanti al televisore.
Che ci posso fare se poi sono fuori dal coro
e le litanie le recito pensando da solo
senza ripetere quelle collettive
di stretto rito televisivo che te le schiaffi
nella testa e non te le togli nemmeno
con le cannonate.
Così capita che mentre stiamo mangiando
tocca vedere alla tivù il bambino seduto
sul cesso
che puzza (roba da dare di stomaco);
io non amo la tivù ma a volte non è umano
spegnerla.
Quanto umana è la tivù quando indispettisce
il potere , quando racconta
le storie dell’al di qua dell’al di là
come se fossero vere e ti dimostra
di aver preso tutti i vizi
di chi la sta a guardare e che le virtù
sono poi un’altra cosa.
Oh la tivù, la tivù
e anche se gli angeli quelli veri
quelli con le ali bianche bianche
e con i riccioli biondi scendessero sulla terra
ti pare che la tivù non vorrebbe
laminarli d’acciaio e d’alluminio
o vestirli come ha fatto Prada
con il diavolo
ma loro sdegnati si rifiuterebbero
per rimanere parte di aria svettante
verso l’azzurro del cielo
per rimanere aria che diviene aria
e il rifiuto costerebbe loro il ritorno
nell’altro mondo
perché nella tivù di quaggiù non c’è posto
per loro.
Ma poi esagero con questa storia della tivù
che mi hanno detto “ e tu lasciala spenta”.
E se la lascio spenta stento a prender
sonno
e gli ho risposto “ che mi vuoi far venire
l’esaurimento nervoso senza dormire “
ed è meglio allora tenerla accesa e dormire
che per sognare mentre dormi
basta comprare un catalogo da internet
quello dei sogni belli belli
te ne scegli uno ci clicchi sopra e vai.
Chiara la sorella di Cristian non ci crede
e nemmeno io ma sapete il poeta
è fingitore
e fingo anche che non mi piace la tivù.
Adoro i film di Zorro che trasmette rai tre
la domenica pomeriggio
e da ragazzo a casa di zia Elvira vedevo
alla tivù sempre Gilberto Govi
che poi è scomparso dalla tivù come dalla tivù
è scomparso anche Eduardo De Filippo.
Adoro i documentari sulla natura
adoro questa tivù che ti fa due palle
come una casa perché mi hanno detto
è innocua e un po’ meschinetta.
Adoro la tivù innocua che ci accompagna
nelle nostre giornate ma non mi fido tanto
che poi sono malfidato anche per altre cose
ma qua ho parlato troppo di tivù
e a voi viene voglia di accendere la tivù.
Fate bene, fate bene perché è ora
è ora di dormire, di dormire davanti alla tivù.
***
Il vento a palpebre socchiuse
se ne va
e lontano si è già spogliato
dell’odore di sambuco e di uva selvatica
di questa terra di case,orti, colline ,
alberi ,pozze d’acqua ,pietre imbrunite;
quando torna poi come un fiume rallentando
illimpidisce,
viene per dirmi :” Dove vuoi che vada ?”
Ma io lo so il vento va dove vuole.
Solo io pensa voglia dargli una direzione.
Ma non è così .
***
Un’acqua stellata viene giù a bagnare
la sera
quieta disseta la quiete della sera.
***
E’ come una luce che sa di miracolo,
un’erba verde che naviga ad una vela
nei fossi d’acqua celeste, casta
è come una luce che cambia la forma
delle cose
e a loro dà un nome un volto
è la luce…
***
Dentro un albero cavo guardi
le radici
come una reliquia del tempo
a cui mi tengo attaccato:
fibra d’universo innocente
che dentro la terra ha il languore
della morte
ma è soldo d’armonia
che spendo ogni giorno per vederti
guardare
dentro l’albero cavo del più antico
universo.
***
Ricordo lontani giorni a istanti
di gioia
lasciati dal pensiero ai loro desideri
e il mio dolore
come uno specchio in cancrena.
***
Amo
solitari e invitanti eremi
di fantasia:
tane profumate per il sonno dei ghiri
aroma d’aratro
sulla terra del nostro cuore.
***
Io non ho che te
cuore del mio dolore
e giaccio in te
con la mia vita
in poco rosso
di carne di cuore.
C’è un canto uno solo
che s’addormenta a sera
e al mattino si sveglia,
per tutto il giorno non parla
che d’accorate tristezze
in poco rosso
di carne di cuore.
* * *
Docili cani come amanti
passano e passano
grati come quando ci leccano
le mani
lenti e solitari,
se li chiami non vengono vicino
come te
hanno paura come te
d’invadere la luce:
a testa bassa vanno
chi li guarirà dal sogno ?
***
Gli orari in fila
allineano i treni
mentre un flauto fuori tempo
ristagna l’armonia nel sole
che scotta sul muro di marmo
già nero di fumo.
Le colonne come un fascio
di ceri si allineano sul marciapiede
e la vetrina del bar scintilla;
io la guardo e ripasso una legge
di ottica ;
il giorno ormai quasi tutto passato
allinea anche lui i fischi dei treni.
E’ la vita del pendolare:
giostre ,marionette,bambini e donne
nelle carrozze di un treno :
la borsa leggera del desinare
e poi non avere tempo per perdere
il treno che parte sempre in orario.
Alla stazione la sera e la mattina
recito sempre una mistica preghiera
viatico e companatico di uno scarto
di tempo da trascorrere tra la gente .
E’ anche così il treno della vita :
con sul petto un cartello
con su scritto “fragile “ “alto”, “basso “
mi invento il cartellino
“porto franco a destinazione “
e spero che il destinatario ,anzi la destinataria ,
mi rispedisca al mittente
con una firma corta , sgraziata
e insincera che si legge “morte “.
Ma non accadrà perché nella sua bottega
prende tutte le mercanzie, ahimè tutte
le mercanzie .
***
Colorate i manichini anchilosati
ristretti in vetrine piccole ,troppo piccole ;
hanno visi grandi, bianchi e puri ,
non sopporto la loro tristezza.
Mi fa impazzire la loro tristezza
per la paura antica del rifiuto della realtà:
una vetrina senza colore .
Colorate i manichini
per favore, non costa niente
e per niente avrete dato al mondo
un altro volto ,
trucco dell’enigma irrisorio della vita
anche se dentro la sierra
d’un pulviscolo di vetro .
***
La trama dell’esistenza
tra due morti
come vena di granito
non si scioglie.
Prima di riprendere la strada
ogni volta
un grumo,uno sfilaccio
di quest’esistenza
mi riporta
al punto di partenza.
Col mestiere di muratore
si compone ogni mattone
dove fanno i nidi le formiche
e dormono i ragni.
S’affina così questo cencio di vita,
come un’ostia
è l’anima trasparente
che accoglie il volto
della terra del mattino
dove riposare
come in un giardino.
Questo lo sapevate
voi due che riposate
in quella terra.
***
Ascolta. Ascolta battere le ore
dal campanile quarto a quarto,
anche questa notte passerà,
lo so; in queste mura
non è che di passaggio anche il fischio
del merlo,il rumore della porta
che sbatte,lo scricchiolare
dei mobili , il respiro impercettibile
delle cose .
Mi hanno preso per mano
questa notte i quarti,
le mezzore e i trequarti
battuti dall’orologio del campanile ,
fuori nella notte, dentro la trasfusione
del tempo mio e delle cose
e cammino
come un fanciullo
che cammina come di passaggio
in una prospettiva.
***
In balìa di un desiderio,
come di quell’imbroglio
nascosto dalla bellezza del mondo
che non so rappresentare.
E così è come attraversare
il Flauto Magico
e riaprire poi le luci degli occhi
dove il mistero della bellezza
infrange rifrange
il tuo stesso respiro
Tu desiderio- incantesimo che danna
sotto il peso impossibile
d’un sogno.
***
Io vorrei che ci fosse silenzio dappertutto.
Tendere l’orecchio ascoltare
un grido come un forte sussurro
e sentire battere il cuore.
“Il mio cuore è una farfalla
nel silenzio danza e balla
balla un tango argentino
il mio cuore è un bambino”
Io vorrei che ci fosse silenzio dappertutto,
per tendere l’orecchio e ascoltare
quel bambino. Dentro.
***
Il male che ti prende
con tanto dolore nella voce
mi è ignoto e sconosciuto.
Sconosciuta
a me e ignota la terra
inquieta
del male che ti prende
e ti fa ardere la voce di dolore.
***
Le pietre discorrono sottovoce stanotte.
Tiepida e serena la loro voce
alta sul monte e sopra le case
come in un dialogo di secoli.
Sussurrano le pietre per richiamarci
ma inesorabilmente ce ne andiamo
perché quella è la nostra strada
la strada tra le pietre che discorrono
sottovoce.
Eremo Rocca S. Stefano martedì 2 marzo 2021




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