mercoledì 31 marzo 2021

SILLABARI Cosmogonie ( Terza parte )

Secondo Flavio Alterasi  : “ Il sistema cosmogonico è perciò il sistema portante della politica, della filosofia, della psicologia e di tutta la cultura cinese. La realtà è vista come un continuo mutamento, una perenne trasformazione di un’unica, eterna energia (Li) ed Esistenza (Tao). Ne consegue che non può esservi nessuna teoria della creazione del mondo e degli esseri. E nemmeno la “Rivelazione” di un dio personale.Ovviamente, se non c’è origine, non c’è nemmeno fine, ma c’è vita e culto degli antenati.
Non esiste neppure necessità di mediazione e quindi di una casta sacerdotale: ogni essere umano è officiante verso la vita. La   natura e l’avvicendarsi dei fenomeni sono la realtà e l’espressione delle leggi del Tao. Si tratta allora di conoscere le leggi del movimento e del mutamento - la vera scienza - così da poter dirigere e modificare, in una realtà dinamica, ogni situazione e le sue conseguenze. Come? Intuizioni, attraverso le divinazioni.
Perciò imperano le regole del comportamento in armonia con la natura, ovvero con la legge. Ecco l’etica (Te), e la virtù degli esseri umani, che si basa sull’osservanza di ciò che vuole il Tao. L’imperatore ne ha l’intuizione; e dispone le sue leggi in armonia con il Cielo, ponendo i cardini della società.
Per tutti. Per millenni.

Sulla cosmovisione e la teogonia precolombiane (così come sugli usi e costumi, organizzazione sociale, politica ed economica, le storie, le lingue, i tipi etnici, e qualsiasi altra specificazione sulle antiche culture americane), si può trovare un vastissimo materiale di informazioni, tanto nei codici o testi indigeni, come nell’opera dei cronisti spagnoli delle Indie (i quali diedero vita a un genere all’interno della letteratura spagnola), come nei documenti storici, e nelle relazioni di viaggio e anche nel lavoro di antropologi, archeologi e ricercatori in generale; tanta ricchezza di informazioni facilita la ricerca degli studiosi, specialmente di quanti sono interessa ai simboli come trasmissori delle conoscenze cifrate delle grandi tradizioni, e come mezzo per penetrare i loro segreti; ciò presuppone negli interessati, uno spirito senza pregiudizi quando non una modificazione completa della loro mentalità, segnata e corrotta dal condizionamento impostole dai criteri esclusivamente materiali e strettamente limitati della ignoranza contemporanea. 

Questi simboli si incontrano ovunque in qualsiasi manifestazione della cultura precolombiana, poiché si esprimono in tutte le attività umane; tra queste, nella scrittura pittografica, ideogrammatica e geroglifica, alcune con elementi fonetici. Ugualmente nelle loro storie mitiche (il Popol Vuh, per esempio) rappresentate in forma rituale da enormi masse di attori, ballerini, cantanti, recitanti e musicisti, adornati con vesti e pitture cerimoniali, che incarnavano le energie di diversi spiriti e numi; cosi essi teatralizzavano la loro cosmogonia, che veniva rappresentata in uno spazio geografico sacro (specchio della città dell’aldilà, del cielo), dove queste storie come i gesti esatti e precisi -solo mutabili per diverse coreografie e scenografie stabilite nel loro calendario festivo - venivano continuamente ripetuti, perché fosse possibile la vita dell’uomo e dei cosmo. 

Si immagini quale grado di potere e raffinatezza doveva avere un popolo che reiterava costantemente e ritualmente la sua cosmogonia, e la sua storia mitica e simbolica esemplare, incarnandola quotidianamente in cerimonie di questa natura, tutti i giorni dei mesi dell’anno, e ogni anno della sua vita. Comunque i loro simboli si fanno più chiari, essendo numerici e riferiti allo spazio-tempo, soprattutto nei calendari mesoamericani. Questi meccanismi astronomici e astrologici di base matematica, fondati sulla natura ciclica e ritmica di tutta la realtà, stabilirono i modelli di tutta la cultura di quei popoli, e contrassegnarono l’esistenza individuale e collettiva, dal momento che l’essere stesso, e il suo nome, erano in accordo ai periodi cosmici, considerati come divinità. 

Questa straordinaria invenzione - nella quale armonizzavano lo spazio e il tempo attraverso il continuo movimento, con gli astri, i colori, i sapori, le malattie, gli animali e i vegetali le pietre, le costruzioni umane, i diversi dèi, i fenomeni naturali, l’agricoltura, la guerra e la pace, le profezie, e tutto ciò che è possibile immaginare - è di una armonia perfetta; soprattutto quando si consideri anche che la lettura di tali calendari è mùltidimensionale, e che i distinti piani nei quali si manifesta questa costruzion ammirevole - specchio e modello dell’universo - si trovano indissolubilmente fusi, senza disordine, e, per analogia, assolutamente in corrispondenza con la natura stessa degli esseri, dei fenomeni e delle cose. Detti calendari erano l’espressione più perfetta della loro cosmovisione, e, basandosi su di loro, questi popoli strutturarono le loro civiltà; erano sempre i calendari a fissare le feste rituali e tutta l’attività individuale, a rappresentare la magia della cosmogonia nel suo perpetuo ricrearsi, allo stesso modo di come lo facevano le grandi cerimonie di rappresentazione mitica già menzionate. Desideriamo nuovamente ricordare che tutte le strutture culturali precolombiane, inclusa l’organizzazione sociale, derivavano dalla loro cosmogonia. 

E curioso come la stessa visione dei mondo possa rivestirsi di tanti dettagli differenti e matrici distinte, come è il caso delle numerose nazioni indigene. Da una matrice comune nascono figli differenti, che si

Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 31 marzo 2021

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