giovedì 25 marzo 2021

SILLABARI Cosmogonie ( Seconda parte )

La civiltà tradizionale egizia, inizia a produttre una formulazione cosmogonica articolata attorno al 3000 a.c. Per ricchezza di immagini, complessità e profondità di analisi, e collocazione temporale, è accumunabile alla tradizione Vedica sviluppatasi in India. Inoltre con tale tradizione, possiamo trovare significativi parallelismi nella determinazione di un punto di origine non origine NU - BRAHMAN. Lo sviluppo della cosmogonia egiziana tradizionale, non è rintracciabile in un unico centro, ma bensì essa si sviluppa in forma di mosaico, con contributi successivi dettati dalle sensibilità di centri teocratici che si sono succeduti.
Questi centri di diffusione della conoscenza tradizionale egizia prendono il nome dalla città, che gli hanno ospitati: Eliopoli, Menfi, Eliopoli, Tebe. E’ interessante notare come ognuno di questi fulcri, ha posto l’attenzione su di un particolare momento della Creazione, identificandolo con una Divinità superiore. Tengo a precisare che nella prima parte del lavoro, si tratterà solamente del momento organizzativo dei cieli superiori, immeditamente dopo la creazione, mentre della collocazione delle divinità intermedie, filtri fra uomini e Nu-Brahman-Pleroma, ci occuperemo in un secondo momento.
Gli elementi caratterizzanti dei quattro centri sapienziali sono:
Eliopoli: Atum il Dio Sole, il creatore del Mondo.
Menfi: Phat il primo Dio, creatore del Demiurgo.
Ermopoli: Ogdoade e la composizione di Nu
Tebe: Khnum. Il Dio dalla testa di montone che crea gli uomini.

 In forma di cinghiale [Prajāpati] si tuffò nel profondo. Riemerse con il muso imbrattato di fango. Cominciò a stenderlo con cura amorevole sulla foglia di loto. «Questa è la terra» disse. «Ora che l’ho stesa, occorrono dei sassi per fissarla». Di nuovo scomparve. Poi intorno al fango ormai secco dispose una cornice di ciottoli bianchi. «Sarete i suoi guardiani» disse.

Quella melma disseccata, che ora ricopriva la foglia di loto, formava uno strato sottile. Eppure bastava a dare un qualche senso di stabilità. I sassi bianchi disegnavano un recinto, permettevano di orientarsi. Era quello, soprattutto, che rassicurava, che invitava a pensare. Sotto, subito sotto, fluivano le acque, come sempre.

[ da Ka, Roberto Calasso]


Eremo Rocca S. Stefano  giovedì 25 marzo 2021

 

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