Racconta Guido Vitiello su Internazionale che “Nel 1561 fu pubblicata la traduzione latina di un’Anatomia della messa che era apparsa originariamente in italiano e poi in francese. Un libro di appena 172 pagine in ottavo, a cui l’editore dovette aggiungere però ben quindici pagine di correzioni. L’estensore di questi interminabili errata malediceva due volte Satana, che aveva tentato di sfigurare un’opera tanto devota sia prima sia dopo la stampa. Il diavolo aveva infatti ridotto il manoscritto originario in stato deplorevole, così da renderne difficile la decifrazione, e poi aveva confuso i tipografi, inducendoli a disseminare l’edizione stampata di refusi – “Ritengo che in nessun altro libro siano stati commessi tanti errori, cento se non anche di più”.
Il Satana a cui si rivolgeva l'editore in realtà era in diavoletto servitore di Belzebù un diavolo di rango minore dal nome di Titivillus. Lo spagnolo Julio Ignacio González Montañés ne ha ricostruito la storia in un volumetto, Titivillus .Il demone dei refusi (Graphe edizioni) .Sul sito dell'editore Graphe il libro viene presentato così : “Scaturito dall’immaginario medievale, ricco in figure demoniache cui spesso erano attribuite doti nella scrittura, il demone Titivillus si è visto assegnare nomi e ruoli differenti. Descritto come intento ad annotare su una pergamena peccati, pettegolezzi o omissioni liturgiche, oppure a distrarre la concentrazione di monaci e fedeli, in tempi più recenti – grazie a un fraintendimento o a un giocoso travisamento – questo personaggio si è trovato a incarnare il diavolo dell’errore tipografico. Nel prezioso saggio che avete fra le mani, l’autore illustra la storia poco nota di questo curioso «demone dei refusi». “L'autore Julio Ignacio González Montañés ,nato a Ferrol (Galizia, Spagna) nel 1962, è laureato in Geografia e storia presso l’Università di Santiago di Compostela e dottore di ricerca in Storia dell’arte con una tesi interdisciplinare in cui analizza il teatro e le arti plastiche nel Medioevo spagnolo (Drama e iconografía en el arte medieval peninsular: siglos XI-XV). Da allora ha orientato la sua ricerca non solo in campo artistico, ma anche verso la storia del teatro e degli spettacoli pubblici.
È stato docente in diversi Istituti della Galizia e ora è professore nel Centro de Enseñanza para Adultos di Pontevedra.
Anatole France, nel 1908, riconobbe a Titivillus una funzione
provvidenziale: “Credo che questo diavolo cavilloso, ammesso che
sia sopravvissuto all’invenzione della stampa, svolga oggi il
compito ingrato di rivelare i refusi disseminati nei libri che
pretendono di essere accurati”. Quanto più un libro si crede
impeccabile, tanto più Titivillus svela al mondo i suoi peccati. È
una variante bibliografica della parabola del fariseo e del
pubblicano. Il libro-fariseo, tutto spavaldo nel tempio della
biblioteca, esibisce il dorso lustro dicendo: “O Dio, ti ringrazio
che non sono come gli altri libri, pieni di refusi, di sviste e di
pasticci”. Il libro-pubblicano non osa neppure alzare il
frontespizio al cielo, si batte la copertina e invoca pietà per i
suoi refusi, anche per quelli nascosti (ab occultis meis munda
me, dice il Salmista). Nella parabola, la preghiera del
pubblicano è più gradita al cielo, perché chi si esalta sarà
umiliato. Ma con i libri è diverso: il lettore è un dio
inflessibile e vendicativo, e non tollera sulla pagina le mille
storture con cui è costretto a coabitare nella vita.
Titivillus è un diavolo che nel Medioevo si credeva lavorasse alle dipendenze di Belfagor ,Lucifero, o Satana per indurre in errore i copisti . La prima menzione attestata del nome Titivillus è quella del Tractatus de Penitentia (ca. 1285, di Johannes Galensis (Giovanni del Galles). Ma secondo alcuni studiosi il primo a nominarlo fu il monaco e scrittore tedesco Cesario di Heisterbach].Titivillus viene anche indicato come un raccoglitore delle chiacchierate inutili che avvengono durante le funzioni religiose e delle parole mal pronunciate, borbottate oppure omesse nelle funzioni stesse; per portarle nell' Inferno e includerle nelle colpe dei peccatori .
Nel Monastero de Santa Maria la Real de las Huelgas
di Burgos è custodita una tavola dipinta (ca. 1485) attribuita a
Diego de la Cruz, dove sopra il manto protettivo della Vergine
della Misericordia si trovano due diavoli; uno dei quali porta un
fardello di libri sulla spalla, che secondo il professor Joaquín
Yarza Luaces rappresenterebbe Titivillus
Al pari di altri diavoli medievali, Titivillus è un demone grammatico e notaio, la cui attività è un riflesso dell’importanza che la scrittura e il patrocinio assumono nella società gotica, come anche della considerazione che i chierici danno alla scrittura come strumento di potere e di dominio.
La prima missione di Titivillus era quella di appuntare sulla propria pergamena le sillabe omesse o mal pronunciate dai monaci, durante la salmodia e il canto liturgico. Questo spiega la sua frequente presenza sulle porte e negli scranni dei cori, come ammonimento contro i chierici pigri e distratti. Da Johannes Galensis alla fine del secolo XIII gli si attribuisce il compito di riempire la sua sporta mille volte al giorno tanto che il demone compare anche nell’arte con un sacco sulle spalle.
Ben presto si attribuì a Titivillus e ai suoi compagni Rofyn e Grisillus, la funzione di raccogliere le mormorazioni, i pettegolezzi e i vaniloquia dei fedeli durante la messa e gli offici divini, soprattutto quelli delle donne, nel Medioevo considerate per natura pettegole e maldicenti.
In molti exempla si afferma che, dato il grande numero di mancanze, Titivillus si vedeva obbligato a stirare con denti e unghie la pergamena, per avere più spazio su cui scrivere, fatto che in alcune versioni si amplia fino a diventare una scena comica. Per il tanto stirare, la pergamena finiva col rompersi e il demonio, di rimbalzo, sbatteva la testa per terra o contro un muro della chiesa, provocando le risate di chi poteva vederlo.
Fin dalle origini del cristianesimo c’è stata la credenza che i demoni mettessero per iscritto i peccati degli uomini in parallelo a quello che facevano gli angeli con le opere buone. Questi libri della vita venivano presentati il giorno del giudizio di ogni singolo essere umano e poi anche nel giorno del giudizio universale. Nel basso Medioevo questi demoni raccoglitori dei peccata populi vengono identificati con Titivillus e i suoi aiutanti e così il predicatore francese Pierre Marini ritiene che fosse proprio lui il demone che, secondo la leggenda, apparve a sant’Agostino con un libro sul quale erano annotati «tutti i peccati commessi dagli uomini di tutti i luoghi della terra dall’inizio del mondo».
Nelle rappresentazioni bizantine del Giudizio universale, e in alcuni esempi occidentali che vi si ispirano, è frequente la presenza di un gruppo di demoni che portano sulle spalle pesanti rotoli di pergamena o libri che contengono i peccati e che vengono posti sulla bilancia del Giudizio cercando di accalappiare le anime.
Nella seconda metà del secolo XIX, partendo da un’associazione di idee di Victor Leclerc nella sua Storia letteraria della Francia, i Dizionari francesi iniziano ad attribuire a Titivillus la colpa di aver provocato gli errori degli amanuensi negli scriptoria medievali e in seguito anche nelle tipografie, quasi come fosse lui l’autore degli errori nei libri stampati.
La storia si diffuse rapidamente e al giorno d’oggi Titivillus è diventato il demone protettore dei calligrafi, tipografi e giornalisti. Tuttavia né nel Medioevo, né prima del XIX secolo esistono testi e prove iconografiche dell’esistenza di un demone, sia Titivillus o altri, intento a questo compito, e i supposti indizi che vengono forniti sono molto dubbi o, semplicemente, sono stati mal interpretati partendo da un presupposto che vuol cercare una facile giustificazione agli errori nella scrittura.( 1 )
Cesario di Heisterbach. Fu il primo a parlare di questo diavolo dispettoso che si divertiva a tormentare gli amanuensi perchè commettessero errori . Monaco cisterciense della badia di Heisterbach, ove si venne a rifugiare dalla nativa Colonia nel 1199, e ove restò sino alla morte che lo colse intorno al 1240. Fu scrittore vivace e fecondo. L'opera sua principale è il Dialogus miraculorum: ricca e importante raccolta di esempî, cioè di racconti edificanti, inquadrati in un dialogo, che si svolge in dodici libri fra l'autore e un novizio. Ci sono storie e novelle d'ogni genere, in gran parte miracoli e visioni, alcune di materia tradizionale, molte nuove e originali, tutte preziose per la conoscenza degli usi, delle credenze, ecc. di quei tempi.
Vi attinsero largamente per due secoli scrittori e oratori sacri, sin che ci fu chi ebbe a fiutarvi qualche pericolo per la retta fede. Un altro scritto importante di Cesario è la Vita Engelberti, ove è tracciata con bella imparzialità la biografia dell'illustre arcivescovo di Colonia, ucciso a tradimento per odî politici nel 1225. Questo scritto doveva, nel primo disegno dell'autore, costituire il quarto e il quinto dei Libri VIII miraculorum, ch'egli aveva già cominciato a comporre; ma staccatane la Vita Engelberti, C. rinunciò probabilmente all'idea dei Libri VIII, e sotto questo titolo infatti non ci giunsero che i primi tre libri. Sono un'altra raccolta, meno fortunata ma pur notevole, di esempî. E di esempî sono ricche anche le numerose e interessanti Homiliae che C. ci ha lasciate. Minore interesse offre la sua Vita S. Elisabethae, tratta quasi per intero dai "detti delle quattro ancelle" della santa langravia di Turingia. Ma tutti gli scritti di Cesario, anche quelli qui non ricordati, contribuiscono a fare di lui, tra i suoi conterranei e coetanei, uno scrittore significativo
( 1 )https://www.graphe.it/news-approfondimenti-chi-e-titivillus-6234.html
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