Nella prima parte di questa riflessione
ho esaminato a modo di prefazione al tema che è quello della
influenza dei testimonial che chiamo cattivi maestri in favore delle
tesi no vax , le posizioni e le vicende legate alla vaccinazione di
massa , all'introduzione del green pass e alla posizione di alcuni
intellettuali che con le loro opinioni hanno fornito ai no vax
argomenti e giustificazioni .
Anche se non tutti gli intellettuali hanno preso la china che abbiamo ricordato . Scrive Massimo Recalcati sul suo profilo Facebook : “Abbiamo bannato diverse persone che affermavano opinioni no vax schernendo coloro che come il sottoscritto danno il loro contributo alla lotta contro la pandemia vaccinandosi e adoperando il green pass. Poiché queste opinioni corrispondono a posizioni che io considero profondamente lesive della democrazia in un momento di grande difficoltà della nostra vita collettiva, esse non troveranno spazio su questa pagina.”
Come pure ci sono trasmissioni tv che tentano di approfondire i termini del problema pandemia e vaccinazione di massa , anche se purtroppo senza il pericolo di scontri .
Scontro tra il conduttore Corrado Formigli e Carlo Freccero durante una puntata di Piazzapulita, trasmissione che va in onda su La7.
Il giornalista e critico televisivo ha affermato: «Un giorno apriremo anche il discorso della storia delle bare nei camion di Bergamo. Con calma uscirà tutto…», provocando la reazione di Formigli, che ha ribattuto: «Scusami, vuoi dire che i morti di Bergamo non ci sono stati? È un passaggio un po’ sinistro secondo me. Lo trovo disturbante e lo rifiuto, Carlo. So che ci sono tante persone, ma non credo te per la tua intelligenza, che pensano che dentro quei camion non ci fossero i morti di Covid e che fosse tutta un’operazione di montatura. Questa è una solenne cazzata, lo possiamo dire?».
Freccero ha controbattuto: «Passo come uno che fa scandalo, perché sembra che non soffro come gli altri e non mi disperi, ma io mi dispero come tutti perché ho avuto molti amici morti, ho avuto anche dei parenti morti».
Nella stessa puntata della
trasmissione il critico televisivo ha poi parlato di green pass: «So
che per voi è tutto assurdo ma purtroppo c’è qualcosa che si
agita, molto importante. Attraverso il green pass, che altro non è
che una tessera digitale, si sta affermando un sistema autoritario
senza precedenti in un nessun altro sistema. È così semplice. Le
élite e il potere hanno capito che il sistema cinese è quello che
sta riuscendo meglio a far crescere l’economia. Anche noi stiamo
sviluppando un sistema cinese. Se volete banalizzate fatelo, ma lo
sapete che il green pass appartiene al ministero delle Finanze? Non
sapete niente, studiate prima di fare i moralisti. È ovvio che serve
a controllare, se ne parla già», ha detto.
Che i no green pass si paragonino ai partigiani «a me sembra un po’ una follia, un’esagerazione. Così come quelli che evocano il nazismo e i campi di concentramento. Tu condividi queste posizioni?», ha domandato il conduttore a Freccero, che ha risposto: «Totalmente. Lo so che per voi tutto quanto è assurdo, terrapiattista per dire. Ma purtroppo invece c’è qualcosa che si agita di molto importante. Vedo che il professor Crisanti sorride perché sa che questo non è un dibattito solamente nazionale, ma anche internazionale»
.Repubblica .it del 31 agosto 2021
scrive: “… ci sono analogie e spesso perfette sovrapposizioni tra
gli attuali contestatori e le galassie no euro; con chi ha denunciato
la fantomatica teoria gender; oppure il segretissimo eppure famoso (e
inesistente) Piano Kalergi, leggenda veicolata per contrastare
l'immigrazione; ancora più a monte c'è l'antisemitismo dei
Protocolli dei Savi di Sion (altro falso storico), il piano di
dominazione del mondo da parte degli ebrei….” “….Oggi però
la simbologia utilizzata è fatta apposta per disorientare e celare
chi tira le fila, così i "discriminati" dal Green pass
arrivano a rappresentarsi vittime al pari degli ebrei sotto il
nazifascismo; mentre la "dittatura sanitaria" diventa una
nuova forma di nazismo. L'importante è giocare con le paure e
soffiare sul fuoco del malcontento, evocando l'esistenza di un
"Sistema" globalista composto da pochi manovratori che
occultano indicibili verità al mondo.” Poil’articolo fa anche
nomi e cognomi ma non interessano qui aiu fini di quello che voglio
sostenere. Voglio dire che di fronte all’inflazione sui social e
sui talk show di esternazioni di opinioni che chiedono soltanto
adesione gli intellettuali restano in silenzio . E quello che è
peggio a volte si aggregano a questo fiume carsico che purtroppo
non si sa a quali risultati porterà. Anzi io lo posso intuire e lo
dico alla “perdita di quel lusso che è il ragionare “
Scrive Helga Marsala in un lungo
articolo dal titolo : Si può essere al contempo intellettuali e
attivisti no green pass “ su Artribune.com . In tema di pandemia il
mondo della cultura – incluso quel piccolo sottoinsieme che è il
sistema dell’arte – non è rimasto immune alla tendenza
negazionista, complottista, o semplicemente demagogica. Non si tratta
però di andare contro il vaccino tout court, dicono in
tanti, ma di condannare una gestione repressiva e iniqua della
pandemia da parte del governo italiano, ovvero il tentativo delle
élite di controllarci e toglierci spazi di democrazia. E così si
provano a scansare teorie bislacche su mutazioni genetiche,
apocalissi prossime venture, stermini programmati su scala globale (
1 )Ora per fare un ragionamento il più
equilibrato possibile bisogna cercare di non confondere i piani di
analisi e di discussione che sono diversi .A cominciare da quello
più scontato che è appunto quello che viene immediatamente in
evidenza : il banale contrasto tra no vax e provax che identifica
due percorsi diversi ma mette in evidenza anche l’incapacità di
ascolto e di ricerca della comprensione delle ragioni degli altri
Come questa possibilità viene negata da quelli che chiamo cattivi maestri. Ebbene ci sono intellettuali che hanno ricevute entrambe le dosi di vaccino che hanno un green pass che permette loro di viaggiare e di frequentare ristoranti , teatri, e altri luoghi pubblici compreso i luoghi di lavoro che continuano a protestare contro il green pass. Parlano alla pancia delle persone sprovvedute, timorose, pronte a seguire le indicazioni ,le informazio0ni, in sostanza pronti a resistere e quindi opporsi o non adempiere .Ma è un fenomeno antico e ormai frequente.
Infatti Repubblica .it del
31 agosto 2021 scrive: “… ci sono analogie e spesso perfette
sovrapposizioni tra gli attuali contestatori e le galassie no euro;
con chi ha denunciato la fantomatica teoria gender; oppure il
segretissimo eppure famoso (e inesistente) Piano Kalergi, leggenda
veicolata per contrastare l'immigrazione; ancora più a monte c'è
l'antisemitismo dei Protocolli dei Savi di Sion (altro falso
storico), il piano di dominazione del mondo da parte degli ebrei….”
“….Oggi però la simbologia utilizzata è fatta apposta per
disorientare e celare chi tira le fila, così i "discriminati"
dal Green pass arrivano a rappresentarsi vittime al pari degli ebrei
sotto il nazifascismo; mentre la "dittatura sanitaria"
diventa una nuova forma di nazismo. L'importante è giocare con le
paure e soffiare sul fuoco del malcontento, evocando l'esistenza di
un "Sistema" globalista composto da pochi manovratori che
occultano indicibili verità al mondo.” Poil’articolo fa anche
nomi e cognomi ma non interessano qui aiu fini di quello che voglio
sostenere. Voglio dire che di fronte all’inflazione sui social e
sui talk show di esternazioni di opinioni che chiedono soltanto
adesione gli intellettuali restano in silenzio . E quello che è
peggio a volte si aggregano a questo fiume carsico che purtroppo
non si sa a quali risultati porterà. Anzi io lo posso intuire e lo
dico alla “perdita di quel lusso che è il ragionare “
Sul Corriere della Sera
Gianni Vattimo in un’intervista ad Alessandra Arachi del 21
settembre 2021 dice di essersi vaccinato ma insiste sul fatto che
: “Non è possibile ordinare un trattamento sanitario obbligatorio
per tutti senza tenere conto della volontà di alcuni”. Che “ sui
vaccini non si è discusso abbastanza. Che non bisogna obbligare
nessuno a vaccinarsi” ,che “ quello che mi pare non si sia capito
bene è che la gente ha paura del vaccino. Non si è discusso
pubblicamente delle conseguenze che questo può avere sul corpo
umano. Le persone quindi non sanno cosa può succedere una volta
inoculato”. L’intervista continua con una serie di botta e
risposte in questo modo : “Lei crede che le
sue esternazioni possano aver influenzato la nascita di questo
movimento? O sarebbe nato a prescindere?
«Penso
che il movimento sarebbe nato perché c’è troppa paura in giro. E
il problema, ripeto, è di chi non ha voluto fare informazione su una
cosa così importante». Eppure lei ha
dichiarato pubblicamente che il vaccino non avrebbe mai dovuto essere
obbligatorio. Le sembra di aver gettato benzina sul fuoco?
«Macché».
Perché dice così? «Non
credo che le mie dichiarazioni possono aver raggiunto tante persone».
Non crede? «Ma
certo è un dibattito che si è svolto tra quattro gatti. Le mie
dichiarazioni le avranno lette soltanto un gruppetto di
intellettuali». Pensa almeno che potrebbe
dire qualcosa per arginare la protesta? «Sì»
E cosa? «Vaccinatevi
che è meglio». (2 )
Un atteggiamento compromissorio e rassegnato che però non riesce a convincere e che potrebbe avere un peso su atteggiamenti e comportamenti che poi in definitiva alimentano se non direttamente quello che è il percorso dell’odio.
Helga Marsala continuando mette in
evidenza: “Intanto qualcuno, tra chi ogni giorno si occupa di
informazione, ha capito quanto pericoloso possa essere dare il
medesimo peso e il medesimo spazio a uomini di scienza e difensori di
posizioni arbitrarie, o peggio a sostenitori di conclamate fake news:
da Enrico Mentana per la7 a Monica Maggioni
per Rai2 la linea è stata trasparente, severa. Nessun megafono, sui
loro canali, a chi diffonde contenuti pericolosi o fasulli (gente che
ha già a disposizione uno spazio immenso in rete, sui social e su
realtà indipendenti di ogni sorta). Per molti un segno dell’azione
repressiva che il sistema mette in atto contro dissidenti e voci
critiche.
Ma è davvero così? Una democrazia non esiste forse,
oltre che nella pluralità delle libere opinioni, nella meditata e
responsabile articolazione degli spazi di condivisione? Non è lecito
che un editore possa scegliere di incoraggiare – in un momento così
delicato per il pianeta – comportamenti definiti dalla scienza
corretti, utili, necessari? Sempre a proposito di “bene comune”.
E invece, sarebbe tutto un piano per zittirci e renderci schiavi: “Io
vedo il futuro”, dichiarava Freccero in una puntata de ‘L’aria
che tira’, “Siamo qui a parlare, a litigare sui
vaccinati e sui non vaccinati, mentre l’élite, il potere, pensa al
futuro, pensa a come controllarci. Noi non siamo pecore, vogliamo
votare e decidere il nostro futuro”. ( 3)
Ho richiamato i nomi di Filosofi come
Agamben e Cacciari che sono in compagnia di altri intellettuali,
insegnanti, scienziati , esperti di comunicazione che hanno dato vita
alla Commissione DuPre , Dubbio e Precauzione. Non un partito
dunque, per ora, come si era ipotizzato, ma un movimento che ha
scelto di definirsi "Commissione" di cui è portavoce Carlo
Freccero. Ne fanno parte Massimo Cacciari, Giorgio Agamben, Mariano
Bizzarri, promotori dei due appuntamenti scientifici che si
sono svolti all’International University College di
Torino. In totale il manifesto di DuPre è stato sottoscritto da 22
persone: otto filosofi, otto scienziati e sei giuristi.
Il quadro dell'attuale epidemia, spiegano, presenta una serie di
criticità e l’insieme di problematiche richiede risposte e
iniziative urgenti. "Le nostre non sono divagazioni
anti-scientifiche - sostengono i promotori - mai problemi sollevati
sulla stampa scientifica e corroborati dal parere di numerosi esperti
del settore". (4 )
Il primo dubbio indicato dalla Commissione, da cui derivano le considerazioni sul significato sanitario del Green Pass: "avere un Green Pass non significa essere “innocui” o “non contagiosi”. Contrariamente a quanto sostenuto, la vaccinazione modifica solo leggermente la probabilità di morire per Covid una volta che l’infezione è stata contratta". Una soluzione logica, aggiungono "sarebbe quella di pensare ad un altro vaccino. “
Nel 1973 a Napoli i cittadini in piazza
chiedevano a gran voci di essere vaccinati, e il primo centro di
somministrazione fu organizzato da una sezione del Partito comunista
italiano. (Poi, in supplenza di uno stato incapace, che aveva tentato
di nascondere l’epidemia, giunsero le forze armate americane). Oggi
il vaccino fa paura, anche più del Covid, e si rivendica non solo la
libertà di arrendersi alla paura, ma anche quella di contagiare
altri e di intasare nuovamente gli ospedali riducendo fortemente
l’offerta di servizi sanitari. A tutti. (5)
Helga Marsala infine scrive : “La questione è certamente politica, nel senso profondo del termine. E bene lo sanno Cacciari e Agamben, che però in questi mesi hanno spinto la faccenda in una direzione inquietante. Così concludevano la loro lettera: “Il bisogno di discriminare è antico come la società e certamente era già presente anche nella nostra, ma il renderlo oggi legge è qualcosa che la coscienza democratica non può accettare e contro cui deve subito reagire”. È davvero così difficile accettare – al netto dei tanti errori commessi dai governi – che non sia qui un esercizio malato del potere, un desiderio di repressione, a muovere le famose oligarchie, e che il Green Pass sia solo una misura sanitaria adottata nel pieno di un’emergenza mondiale? Evidentemente appassiona di più l’altra versione, quella romanzata, quella che fa della “deriva anti-democratica” il refrain a tinte fosche di questi anni difficili. “(6)
Maestri dunque , buoni o cattivi. I filosofi come maestri per eccellenza. Ma chi è un filosofo e che fa.
Scrive su Avvenire Andrea Lavazza il 15 novembre 2021 “Gli interventi di alcuni filosofi nello spazio pubblico a proposito delle misure di profilassi sanitaria anti-Covid hanno suscitato commenti negativi anche di molti altri esponenti della "classe filosofica". Tutto ciò non sembra avere contribuito a dare più conoscenza alle persone e più efficaci indicazioni ai decisori. Perciò è utile fare chiarezza almeno sul metodo. Per prima cosa, la qualifica di filosofo – e ancora di più di "autorevole filosofo" – ha ancora una certa presa sul pubblico e se ne abusa. Ma sembra che tale attribuzione da parte dei media o l’auto-attribuzione da parte degli stessi interessati non sia priva di ambiguità. Proviamo allora a dire chi oggi si potrebbe a buon diritto definire "filosofo" e quali sono alcuni criteri, per quanto possibile oggettivi, che danno la misura dell’autorevolezza o dell’importanza del filosofo nella sua comunità di ricerca. (7)
Gli interventi di Giorgio Agamben e Massino Cacciari su vaccini e Pass rilanciano il ruolo della filosofia nello spazio pubblico.
Giovanni Boniolo: «L’autorevolezza filosofica non è auto-decisa, o decisa dai mass media o dai social, o dalla propria claque di fan, ma dai pari, ossia dalla comunità internazionale dei filosofi cui si appartiene (se vi si appartiene). Questo significa che i propri lavori saranno accettati nelle migliori riviste internazionali del proprio settore e che si partecipa al dibattito internazionale nei luoghi e secondo le modalità propri della comunità di appartenenza».
Lisa Bortolotti: «In ogni campo scientifico che evolve,
convivono scuole di pensiero e metodologie diverse, le quali a volte
si presentano come rivali. Questo succede anche in filosofia,
rendendo difficile e controverso il progetto di definire i criteri di
autorevolezza. La filosofia richiede conoscenza, ma è anche una
pratica. Quindi, dai filosofi ci aspettiamo che siano consapevoli del
lavoro filosofico che li ha preceduti e li circonda, ma anche che
sappiano analizzare e valutare le argomentazioni degli altri e
avanzare proprie argomentazioni, solide e convincenti.
L’autorevolezza dei filosofi dipende dal riconoscimento della
qualità delle loro ricerche e dell’influenza di tali ricerche nel
loro campo di applicazione. Un filosofo che pubblica la propria
ricerca in riviste internazionali riconosciute per valutazione
paritaria trasparente e rigorosa, che viene invitato a presentare la
propria ricerca in convegni internazionali dove è riconosciuto come
esperto può ritenersi autorevole nel suo campo».
Dove va oggi la filosofia? Ma prima ancora: esiste ancora la filosofia in Italia? E se esiste, chi sono e cosa fanno i filosofi italiani? Si tratta di domande forti, che però è giusto porsi di fronte a uno sguardo globale sul pensiero filosofico nel XXI secolo come quello contenuto in un interessante libro di sintesi ragionata curato da Tiziana Andina, Filosofia contemporanea (Carocci).
Roberto Timossi martedì 19 marzo 2013
scrive si Avvenire : “In realtà, un buon filosofo non deve
necessariamente essere un accademico (nella storia troviamo casi
emblematici, come Baruch Spinoza che di mestiere faceva il tornitore
di lenti); anzi, per certi versi se oggi la filosofia ha un problema
è proprio quello di essere diventata troppo «accademica», ossia
troppo condizionata dai metodi e dagli ambiti settoriali di indagine
e di specializzazione dei percorsi universitari, laddove invece il
filosofo non deve mai rinunciare alla critica dell’esistente e non
deve perdere di vista «l’intero». Allo stesso modo, il vero
lavoro filosofico non è quello che si concentra sulla storia della
filosofia e in particolare sullo studio di un pensatore del passato,
ma è innanzitutto quello speculativo, nel quale il vero filosofo
esprime una posizione originale frutto del suo libero pensiero.
Questo d’altronde è probabilmente un limite «endemico» della
filosofia italiana del Novecento, che ha quasi sempre sviluppato idee
e orientamenti filosofici provenienti da fuori dei confini nazionali
piuttosto che formulare un pensiero proprio ed originale: così è
avvenuto prima con l’idealismo, poi con il marxismo e infine con
l’esistenzialismo.
I più noti pensatori italiani dei nostri giorni hanno finito per ruotare intorno a un dibattito piuttosto asfittico sul pensiero debole, sul nichilismo e sulla fine della metafisica, che è approdato o ad esiti relativistici con la «crisi della ragione» (secondo un celebre testo curato da Aldo Gargani) oppure all’abbandono tout court della ragione, ad una sorta di nuovo "irrazionalismo" (Gianni Vattimo, Pier Aldo Rovatti e alcune tendenze postmoderniste) al quale ha fatto da contraltare una forma di escatologia alternativa alla fede religiosa (Emanuele Severino) o addirittura un cristianesimo non religioso (ancora Gianni Vattimo) o dal «cielo vuoto» (Umberto Galimberti). Da noi gli appartenenti alle "comunità accademiche" di solito danno forma a confronti di idee molto paludati e raramente si leggono critiche espresse apertis verbis; anzi, normalmente si recensiscono a vicenda sui principali quotidiani o sulle principali riviste. (8)
( 1) https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2021/12/cultura-intellettuali-no-greenpass-vaccino-novax/
(7)https://www.avvenire.it/agora/pagine/agamben-cacciari-e-il-covid-il-ruolo-della-buona-filosofia
(8)https://www.avvenire.it/agora/pagine/povera-italia-senza-filosofia
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