martedì 22 febbraio 2022

STORIE E VOCI DAL SILENZIO Giordano Bruno Verso altri mondi

 

Verso altri mondi

Quindi l'ali sicure all'aria porgo
né temo intoppo di cristallo o vetro:
ma fendo i cieli, e a l'infinito m'ergo.
E mentre dal mio globo a l'altri sorgo,
e per l'etereo campo oltre penétro
quel ch'altri lungi vede, lascio a tergo.(1)

Così si esprime Giordano Bruno in uno dei tre sonetti premessi al dialogo italiano De infinito, universo e mondi del 1584. E con parole simili si esprimerà all'inizio del poema latino De immenso, pubblicato sette anni dopo.

Così io sorgo impavido a solcare con le ali l'immensità dello spazio, senza che il pregiudizio mi faccia arrestare contro le sfere celesti, la cui esistenza fu erroneamente dedotta da un falso principio [...] Mentre mi sollevo da questo mondo verso altri lucenti e percorro da ogni parte l'etereo spazio, lascio dietro le spalle, lontano, lo stupore degli attoniti.(2)

“Il 17 febbraio 1600, Campo dei Fiori Roma. Prima brutalmente torturato. Ai giudici dell'Inquisizione che lo condannavano aveva detto: "Avete più paura voi a pronunciare questa condanna che io ad ascoltarla". Rifiuto' i sacramenti in punto di morte. Fu ammutolito con una mordacchia che gli riempì di sangue bocca e polmoni. Fu arso vivo. La sua colpa? Aveva scritto e detto che il mondo non è un'invenzione di Dio, ma una microscopica particella di un immenso universo cosmico dove non c'è il Paradiso. In esso vige un equilibrio che l'uomo con la ragione, per ora, non può capire. Oltre questo arriva solo la fede che non tutti hanno. Moltissimi hanno fede per costrizione brutale. E lui non l'aveva nonostante fosse stato un monaco domenicano. Come Tommaso Campanella, aveva scelto il chiostro perché era l'unico modo per poter studiare, conoscere e scrivere. “ (3 )

Il 27 febbraio 1593 Bruno entra nelle carceri del Sant’Offizio romano. Il lungo processo istruito dall’Inquisizione romana durante il quale il filosofo subisce quindici interrogatori conosce fasi alterne ed alcune sospensioni. Il caso si presenta di grande complessità, in quanto i capi di imputazione riguardavano tre diversi gruppi di accuse, quelle disciplinari come l’abbandono dell’abito religioso e le invettive contro la Chiesa e la sua gerarchia, quelle strettamente teologiche, già individuate nelle lettere di denuncia di Mocenigo, ed infine quelle di ordine filosofico, incentrate sulla dottrina dell’universo infinito ed eterno, sul moto della terra e l’adesione quindi al copernicanesimo, sulla circolazione delle anime. Per poter arrivare ad una rapida conclusione della causa, nel gennaio del 1599 uno dei componenti del Tribunale della Inquisizione, il cardinale Roberto Bellarmino il futuro protagonista del processo contro Galileo Galilei propone che si sottopongano a Bruno otto proposizioni da abiurare, in quanto eretiche. Dopo alcune incertezze iniziali, la posizione del filosofo si fa sempre più ferma, per dichiarare nell’ultimo interrogatorio del 21 dicembre di non avere nulla da ritrattare. Il 20 gennaio 1600 il papa Clemente VIII ordina la conclusione del processo con sentenza di condanna. L’8 febbraio, alla presenza dei cardinali inquisitori e di altri testimoni, viene letta all’imputato la sentenza che lo dichiara «heretico impenitente, pertinace et ostinato». Contemporaneamente si condannano e si proibiscono, come eretici, tutti i suoi libri e scritti, disponendo il loro inserimento nell’Indice dei libri proibiti, ovvero nel catalogo dato periodicamente alle stampe dei libri di cui la Chiesa cattalica vietava sia la lettura che il possesso.
Bruno è quindi trasferito nella prigione del Governatore di Roma a Tor di Nona, vicino piazza Navona. Nelle prime ore del giovedì 17 febbraio viene condotto a Campo de’ Fiori, dove, spogliato nudo e legato a un palo, è bruciato vivo.

Incarcerato a Venezia con l'accusa di eresia nel 1591, Bruno poi fu consegnato all'Inquisizione romana. Il 12 gennaio 1599 gli chiedono di abiurare otto proposizioni eretiche, tra cui la negazione della creazione divina e dell'immortalità dell'anima, la sua concezione dell'infinità dell'universo e del movimento della Terra.

Belli nei suoi sonetti non nomina mai Giordano Bruno. Chi invece gli dedica una poesia, un sonetto, fu Giggi Zanazzo, il 13 marzo 1885.

Giordano Bruno

Vienuto a Roma a predicà la fede

nun se credeva mai, poro Giordano,

ch'er papa, ch'er pontefice romano

è er primo lui ch'a Cristo nun ce crede.

E quanno ch'ebbe visto 'sto pantano

de vizi, preti e frati, nun ce stiede;

l'aribbuttò sur grugno der sovrano

e a uno a uno je li fece vede'.

Nu' l'avesse mai fatto, poveretto:

per ordine der papa fu arrestato

e fu fatto arostì come un crapetto.

E lui senza neppuro arzà la voce

s'aripiegò le braccia sopra ar petto

e spirò come Cristo su la croce!

È evidente la simpatia che ha Zanazzo nei confronti di Bruno, una simpatia parallela al fastidio che prova per le autorità religiose (il papa è il primo che non crede a Cristo!, mentre Bruno muore proprio come Cristo, vittima ingiusta), e che si coglie forse ancora di più nelle varianti delle due terzine, che presentano anche una coda al sonetto: "Ma da li preti sarvete, fratello: / per ordine der papa fu arestato / e fu fatto arostì com'un agnello. // E lui senza nemmanco arzà la voce / se messe er core in pace, rassegnato, / e spirò come Cristo su la croce. // Mo je sarà innarzato / sopra la piazza indove ebbe er supplizio / er monumento, in barba ar Sant'Uffizio".

Trilussa invece dice :

Fece la fine dell’abbacchio ar forno
Perchè credeva ar libbero pensiero,
Perchè se un prete je diceva: – È vero
Lui risponneva: – Nun è vero un corno!
Co’ quell’idee, s’intenne, l’abbruciorno
Per via ch’er Papa allora era severo:
Mannava le scommuniche davero
E er boja stava all’ordine der giorno.
Adesso… so’ antri tempi! Co’ l’affare
Ch’er libbero pensiero sta a cavallo
Nessuno po’ fa’ più quer che je pare:
In oggi co’ lo spirito moderno
Se a un Papa je criccasse d’abbruciallo
S’accorderebbe prima cor Governo…

L'iniziativa del monumento a Giordano Bruno venne promossa da due comitati universitari, sorti il 19 marzo 1876 e nel novembre 1884, che affidarono l'opera allo scultore Ettore Ferrari. Il progetto venne fieramente osteggiato dalle autorità ecclesiastiche, ma alla fine venne eretto al centro della piazza di Campo de' Fiori il 9 giugno 1889. Nel basamento della faccia anteriore si legge l'epigrafe dettata da Giovanni Bovio: "IX giugno MDCCCLXXXIX - A Bruno - il secolo da lui divinato - qui - dove il rogo arse - auspice la gioventù dell'ateneo di Roma - concorrenti le nazioni civili". ( 4)

Assunse il nome di Giordano entrando a 17 anni nel convento di S. Domenico a Napoli. Sospettato di eresia, riparò a Roma (1576), di qui, deposto l'abito ecclesiastico, andò peregrinando di città in città; fu a Ginevra (1579), dove per alcuni mesi abbracciò il calvinismo, a Tolosa a Parigi (dove pubblicò nel 1582 il De umbris idearum e la commedia il Candelaio), in Inghilterra (1583-1585), dove per alcuni mesi insegnò a Oxford e pubblicò a Londra, con il finto luogo di Parigi e di Venezia, Cena de le ceneri, De la causa principio et uno, De l'infinito universo et mondi, Spaccio de la bestia trionfante (1584), De gli eroici furori (1585). Dopo un breve soggiorno a Parigi, passò nell'agosto del 1586 in Gerrmania, e tra il 1590 e 1591 a Francoforte pubblicò i poemi latini De minimo, De monade, De immenso et innumerabilibus. Nel 1591 accogliendo l'invito di G. Mocenigo, si recò a Venezia dove, denunziato come eretico dal suo ospite, fu nel 1592 arrestato dall'Inquisizione e processato. (5)

Alla radice della filosofia bruniana può porsi l'intuizione della originaria unità e infinità del tutto, in cui l'uno-Dio, infinito in un solo atto, si riverbera e moltiplica in infinite sussistenze attraverso un processo di discesa necessario e immanente alla stessa natura divina. Sicché ovunque è visibile e quasi sensibile Dio; onde religione è il riconoscere Dio ovunque, risalire dalle forme mutevoli alla divinità, religione questa che in modo diverso sottostà - e insieme sovrasta - le religioni storiche, modi diversi di riconoscere Dio, ma anche creazioni "politiche" atte a educare le masse incolte. I temi e i termini che B. utilizza nella sua costruzione metafisica sono di tutte le scuole e tradizioni, ma profondamente originale è l'ispirazione e il "furore" che regge la sua speculazione: come pure fondamentale appare la sua trasvalutazione metafisica dell'ipotesi copernicana, da lui sentita come rottura di un universo finito per affermare l'attualità di un infinito che non è solo Dio, ma il mondo tutto come suo causato, infinito nello spazio e nel tempo in cui Dio si espande e si manifesta. In questo infinito fatto di corrispondenze e consonanze segrete il sapere assume motivi magici, onde l'esaltazione bruniana della magia che introduce nei segreti dell'universo e ci rende capaci di signoreggiarne le forze. Alla metafisica bruniana si salda la sua morale che rompe il determinismo insito nella circolarità di uno e molteplice: poiché il ritorno all'uno è iniziativa e conquista, rottura delle leggi del fato, "impeto razionale", "eroico furore", in cui l'atto conoscitivo è anche atto di libertà, superamento della "natura".

La morte, per Bruno, non è la terribile e innominabile esperienza che spaventa l'umanità, ma nemmeno l'irrilevante trasformazione epicurea e lucreziana di una vita anch'essa irrilevante. Per lui, la morte può essere un modo di "assurgere a nuova vita", nel senso di un congiungimento più profondo e diretto con l'anima del mondo.

Dal momento della nascita a quelli successivi della vita, uno spirito ordinatore si espande in quello che è il nostro corpo, e si diffonde dal cuore, nel quale alla fine ritorna, come gli orditi della tela di un ragno che convergono al centro, in modo da entrare ed uscire per la medesima via percorsa e per la medesima porta. La nascita è dunque l'espansione del centro, la vita una sfera compiuta, la morte una contrazione verso il centro.(6)

E' questa certezza che gli permetterà di affrontare la morte che seguirà al fallimento del suo progetto di pacificazione religiosa: una certezza che è già presente anche nei dialoghi italiani.

Avete dunque come tutte le cose sono ne l'universo, e l'universo è in tutte le cose; noi in quello, quello in noi; e così tutto concorre in una perfetta unità. Ecco come noi non dobbiamo travagliarci il spirito, ecco come cosa non è, per cui sgomentarne doviamo.(7)(8)

Fu Diderot a scrivere per l'Enciclopedia la voce su Bruno, da lui considerato precursore di Leibniz - nell'armonia prestabilita, nella teoria della monade, nella ragione sufficiente - e di Spinoza, il quale, come Bruno, concepisce Dio come essenza infinita nella quale libertà e necessità coincidono: rispetto a Bruno «pochi sarebbero i filosofi paragonabili, se l'impeto della sua immaginazione gli avesse permesso di ordinare le proprie idee, unendole in un ordine sistematico, ma egli era nato poeta». Per Diderot, Bruno, che si è sbarazzato della vecchia filosofia aristotelica, è con Leibniz e Spinoza il fondatore della filosofia moderna.

Le opere di Giordano Bruno, al di là della variabilità degli argomenti affrontati, ci riportano costantemente all’interesse primario del filosofo: la natura . Quest’ultima non è osservata e studiata con occhio clinico e rigoroso come stavano facendo molti suoi contemporanei. Giordano Bruno non è uno scienziato e non ambiva ad esserlo ma la conoscenza della natura assumeva in lui la forma dell’esaltazione, dell’amore sconfinato e del possesso repentino di ogni suo segreto. 

A distanza di 400 anni, il 18 febbraio 2000 il papa Giovanni Paolo II , tramite una lettera del segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano inviata a un convegno che si svolse a Napoli, espresse profondo rammarico per la morte atroce di Giordano Bruno, pur non riabilitandone la dottrina: anche se la morte di Giordano Bruno "costituisce oggi per la Chiesa un motivo di profondo rammarico", tuttavia "questo triste episodio della storia cristiana moderna" non consente la riabilitazione dell'opera del filosofo nolano arso vivo come eretico, perché "il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana". D'altronde anche nel saggio della Yates viene ribadito più volte la completa adesione di Bruno alla "religione degli egizi" scaturita dal suo sapere ermetico nonché afferma che "la religione egiziana ermetica è l'unica religione vera"

Opere:

  • Giordano Bruno, Le ombre delle idee (Le ombre delle idee, 1582; Il canto di Circe, 1582; Il sigillo dei sigilli, 1583), a cura di Michele Ciliberto, Bur, Milano 1997, pp. 434.

  • Giordano Bruno, Opere italiane – 2 voll. (Candelaio, 1582; Cena delle ceneri, 1584; De la causa, principio et uno, 1584; De l’infinito, universo e mondi, 1584; Spaccio della bestia trionfante, 1584; Cabala del cavallo pegaseo, 1585; De gli eroici furori, 1585), testi critici di Giovanni Aquilecchia, prefazione di Nuccio Ordine, UTET, Torino 2006, 2 voll., pp 1645.

  • Giordano Bruno, Dialoghi filosofici italiani (Cena delle ceneri, 1584; Spaccio della bestia trionfante, 1584; De gli eroici furori, 1585), a cura di Michele Ciliberto, Mondadori, Milano 2000, pp. 913.

  • Giordano Bruno, Due dialoghi sconosciuti e due dialoghi noti: Idiota triumphans, De somnii interpretatione, Mordentius, De Mordentii circino (1586), a cura di Giovanni Aquilecchia, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1957, XIII-65 pp.

  • Giordano Bruno, La magia e le ligature (De magia, 1589; De vincolis in genere, 1591), Mimesis, a cura di Luciano Parinetto, Milano 2000, pp. 151.

  • Giordano Bruno, Opere latine, (De triplici minimo et mensura, 1591; De monade, numero et figura, 1591; De innumerabilibus, immenso et infigurabili, 1591), a cura di Carlo Monti, UTET, Torino 1980, pp. 832

  • Giordano Bruno, Un’autobiografia (1592-1600), a cura di Michele Ciliberto, Castelvecchi, Roma 2013. pp. 108.

Fonti:

  • Vincenzo Spampanato, Vita di Giordano Bruno, Principato, Messina 1921

  • Vincenzo Spampanato, Documenti della vita di Giordano Bruno, Olschki, Firenze 1934.

  • Angelo Mercanti, Il sommario del processo di Giordano Bruno, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1942.

  • Michele Ciliberto, Simonetta Bassi (ideazione), La biblioteca ideale di Giordano Bruno. L’opera e le fonti, Comitato Nazionale per le celebrazioni di Giordano Bruno nel Quarto Centenario della morte, CD-Rom e sito Internet, 2000.
    http://bibliotecaideale.filosofia.sns.it/

Bibliografia:

  • Felice Tocco, Le opere latine di Giordano Bruno esposte e confrontate con le italiane, Le Monnier, Firenze 1889.

  • Giovanni Gentile, Giordano Bruno nella storia della cultura, Sandron, Palermo 1907.

  • Ernst Cassirer, Il sistema copernicano e la metafisica. Giordano Bruno, in Storia della filosofia moderna (1906-10), Il Saggiatore, Milano 1968, pp. 308-353.

  • Erminio Tròilo, La filosofia di Giordano Bruno – 2 Voll., F.lli Bocca, Torino-Roma 1907-14.

  • Leonardo Olschki, Giordano Bruno (1924), Laterza, Bari 1927.

  • Antonio Corsano, Il pensiero di Giordano Bruno, Sansoni, Firenze 1940.

  • Dorothea Waley Singer, Giordano Bruno: His Life and Thought. With Annotated Translation of His Work – On the Infinite Universe and Worlds, Henry Schuman, New York 1950.

  • Paolo Rossi, Clavis universalis: arti mnemoniche e logica combinatoria da Lullo a Leibniz, Ricciardi, Milano-Napoli 1960, pp. 109-34.

  • Paul-Henri Michael, La cosmologie de Giordano Bruno, Hermann, Paris 1962.

  • Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica (1964) Laterza Bari-Roma 1985.

  • Eugenio Garin, Giordano Bruno, Cei, Milano 1966.

  • Eugenio Garin, Il nuovo pensiero da Talesio a Bruno, in Storia della filosofia italiana (1966), Einaudi, Torino 1978, pp. 670-711.

  • Hélène Védrine, La conception de la nature chez Giordano Bruno, Vrin, Paris 1967.

  • Fulvio Papi, Antropologia e civiltà nel pensiero di Giordano Bruno, La Nuova Italia, Firenze 1968.

  • Antoniette Patterson Mann, The Infinite Worlds, Charles C. Thomas, Springfield, 1970.

  • Ernst Bloch, Giordano Bruno, in Filosofia del Rinascimento (1977), il Mulino, Bologna, 1981, pp. 49-58.

  • Alfonso Ingegno, La sommersa nave della religione. Studio sulla polemica anticristiana in Giordano Bruno, Bibliopolis, Napoli 1985.

  • Alfonso Ingegno, Regia pazzia. Bruno lettore di Calvino, Quattro Venti, Urbino 1987.

  • Nuccio Ordine, La Cabala dell’asino, Liguori, Napoli 1987.

  • Michele Ciliberto, Giordano Bruno, Laterza, Bari-Roma, 1990.

  • Rita Sturlese, “Averroè quantunque arabo et ignorante di lingua greca”, «Giornale Critico della Filosofia Italiana», a.71, s.6 vol.12, 1992, pp. 248-275.

  • John Bossy, Giordano Bruno e il mistero dell’ambasciata (1991), Garzanti, Milano 1992.

  • Wolfgang Wildgen, Das kosmische Gedächtnis – Kosmologie, Semiotik und Gedächtnistheorie im Werke Giordano Brunos, Lang, Frankfurt am Main, 1998.

  • Saverio Ricci, Giordano Bruno nell’Europa del Cinquecento, Salerno, Roma 2000.

  • Maurizio Cambi, La “machina” del discorso: lullismo e retorica, Liguori, Napoli 2002.

  • Daniele Goldoni, Luigi Roggia (a cura di), Giordano Bruno: destino e verità (scritti di E. Severino, M. Ciliberto, N. Tirinnanzi, F. Papi, G. Benzoni, L. Roggiu), Marsilio, Venezia 2002.

  • Andrea König, Giordano Bruno – An der Schwelle der Moderne, Tectum, Marburg 2003.

  • Michele Ciliberto, Giordano Bruno. Il teatro della vita, Mondadori, Milano 2007.

  • Peter Sloterdijk, Bruno, in Caratteri filosofici. Da Platone a Foucault (2009), Raffello Cortina, Milano 2011, pp. 24-26.

  • Roberto Esposito, La vita infinita, in Pensiero vivente, Einaudi, Torino 2010, pp. 60-71.

  • Michele Ciliberto (a cura di), Giordano Bruno. Parole, concetti, immagini – 3 Voll., Edizioni della Normale, Pisa 2014.

  • Massimiliano Traversino (a cura di), Verità e dissimulazione. L’infinito di Giordano Bruno tra caccia filosofica e riforma religiosa (scritti di M. A. Granada, M. Cambi, T. Leinkauf, A. Schütz, M. Traversino, P. R. Blum, A. Bönker -Vallon, J.-F. Malherbe, B. Amato,A. Montano, D. Knox, P. R. Blum, A. Bönker-Vallon, D. Panizza, E. Blum, P. Prodi, B. Sirks, G. Garnett, R. Giacomelli, M. Traversino), Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2015.

Note a cura di: Maria Mataluno, Claudio Comandin(9)

(1) G.Bruno, De l'infinito, universo e mondi, in  G.Bruno, Opere italiane, vol. 2, UTET, Torino, 2002, p.31. Un'approfondita analisi delle strutture poetiche nell'opera di Giordano Bruno si può trovare in L..Bolzoni, "Note su Bruno e Ariosto", Physis, XXXVIII (2001), 1-2, pp.41-66.
(2) G.Bruno, De immenso, in Opere latine di Giordano Bruno, trad,. it. di C.Monti, UTET, Torino, 1980, p.418.

(3 ) Carlo Di Marco Fb

( 4 )Marcello Teodonio, presidente del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli, è il massimo studioso di Belli e fra i massimi studiosi della letteratura in romanesco https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/02/18/news/e_fu_fatto_arosti_come_un_crapetto_la_morte_di_giordano_bruno_secondo_giggi_zanazzo-338174893

(5) https://www.treccani.it/enciclopedia/giordano-bruno/

(6) G.Bruno, De triplici minimo, in Opere Latine, trad. it. di C.Monti, Utet, Torino, 1980, p.100.
(7) G.Bruno,
De la causa, principio e uno, in G.Bruno, Opere italiane, vol.2, UTET, Torino, 2002, p.730.

(8)Gianni Zanarini La poesia della conoscenza in Giordano Bruno in https://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/La-poesia-della-conoscenza-Giordano-Bruno

(9)https://www.liberliber.it/online/autori/autori-b/giordano-bruno/


Eremo Rocca S. Stefano martedì 22 febbraio 2022









Nessun commento:

Posta un commento