“Usate le parole che
vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non
le ha; non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete
oggi:
infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non
adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre
mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la
fa: voi non siete il futuro, siete il presente".
"Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare, non state tutto il santo giorno incollati a cazzeggiare con l'iphone. Leggete, invece, viaggiate, siate curiosi (rammentate il coniglio del mondo di Sofia?). Io ho fatto, o meglio, ho cercato di fare la mia parte, ora tocca a voi. Le nostre strade si dividono, ma ricordate che avete fatto parte del mio vissuto, della mia storia e, quindi, della mia vita. Per questo, anche ora che siete grandi, per un consiglio, per una delusione, o semplicemente per una risata, un ricordo o un saluto, io ci sono e ci sarò. Sapete dove trovarmi. Ecco. Il pullman è arrivato. Io mi fermo qui. A voi, buon viaggio".
Queste le parole del professore di Storia e Filosofia, Pietro
Carmina, morto nel crollo della palazzina in Sicilia, nella sua
lettera agli studenti in occasione del pensionamento. Un testo
ripreso dal presidente della Repubblica nel suo discorso di fine 2021
e di congedo al termine del suo settennato
Un testo che nella sue scarne affermazioni sembra essere l'emblema della protesta degli studenti fi questi giorni. Protestano per richiamare l'attenzione su un problema serissimo “ di scuola-lavoro non si può morire". Uno slogan scandito dagli studenti durante le proteste in varie città . Sono scesi in piazza la scorsa settimana dopo la morte di Lorenzo Parelli, il 18enne deceduto in una fabbrica di Udine due sabati fa, mentre terminava il suo stage/tirocinio. I movimenti studenteschi hanno manifestato nelle piazze di Torino, Roma e Milano. Purtroppo ci sono stati scontri e cariche delle forze dell'ordine.
"Quello che è successo è gravissimo - dicono alcuni rappresentanti degli studenti torinesi - perché ci hanno proibito di protestare legittimamente per l'omicidio di un nostro coetaneo. Non accetteremo e non rimarremo in silenzio di fronte a tutto questo". "Siamo scesi in piazza, nel silenzio della politica di fronte a un fatto cosi' grave. Diciamo che siamo tutti Lorenzo e che la scuola va cambiata, a partire dal fermare l'alternanza scuola lavoro. E per tutta risposta ci hanno caricato, ovunque, a Milano a Roma a Napoli a Torino…", scrive in un post su Instagram, il coordinamento dei collettivi studenteschi di Milano.
"Lorenzo ha perso la vita durante
una attività che il Ministero dell'Istruzione considerava formativa
- dicono dalla Rete degli Studenti Medi - Non vogliamo che la sua
morte passi in secondo piano. Organizzare con tutti gli studenti e
tutte le studentesse questa giornata di mobilitazione per noi è dare
un segnale: non vogliamo un'istruzione che ci insegni che il lavoro è
morte e precarietà". Secondo la Rete, "da Ministero e
Governo non è stato detto nulla sulla morte di Lorenzo. Fare finta
di nulla o trattarla come un tragico incidente non è utile a
nessuno. Le indagini proseguiranno, ma è evidente che un problema ci
sia e sia profondo".( 1)
Scrive Alberto Berlini il 26 gennaio
2022 su Today.it : “e abbiamo lette di ogni in questi quattro
giorni sulla tragedia del ragazzo di 18 anni morto all'ultimo giorno
di tirocinio a Udine. Forse la più terribile è stata la formula
usata in qualche titolo “Lorenzo morto a 18 anni di alternanza
scuola lavoro”. Una visione miope e ancor più colpevole perché
puntando il dito contro la riforma (necessaria) del percorso
scolastico, si è per lo più distolto lo sguardo dal vero problema:
la sicurezza sul lavoro, e basta. Solo da inizio anno sono avvenuti
28 incidenti mortali sul lavoro, più di uno al giorno, secondo
l’osservatorio nazionale. Numeri in linea con quelli del 2021 che
contano ben 695 lavoratori morti per infortuni avvenuti sul luogo di
lavoro (oltre 1400 considerando anche gli infortuni in “itinere”).
Lorenzo Panarelli è solo un numero di questa guerra quotidiana. “
( 2 )
Che poi dunque la questione sta tutta qui come continua a dire Alberto Berlini nell'articolo citato : “Per questo non la scuola ma la sicurezza sul lavoro dovrebbe essere sotto osservazione. Eppure dopo la tragedia di Udine è tornato virale l’ intervento dello storico Alessandro Barbero che nel 2017 tuonava contro la riforma della “buona scuola” inserendola nel solco del declino della scuola pubblica italiana partito con la riforma Berlinguer. In particolare Barbero lo si sottolinea per la critica all'alternanza scuola lavoro che avrebbe fatto perdere valore alla scuola.
Se davvero più ore di latino, o di cultura in genere, possano aggiustare la scuola davvero è difficile saperlo. Quello che è certo è che con più ore di cultura al posto di ore tecniche, pratiche e lavorative con ogni probabilità la dispersione scolastica aumenterebbe e non si darebbe una risposta alle domande che da anni il mondo del lavoro rivolge al mondo dell’istruzione.”
La sicurezza sul lavoro .Scrive Marco
Sciarra − RSPP
del Servizio e Prevenzione e Protezione Università di Tor Vergata
di Roma “ Una scarsa cultura in materia di
sicurezza, poco radicata, ha sicuramente favorito, da una parte, il
proliferare di logiche interpretative delle norme in chiave
burocratizzata; dall’altra la sovrapposizione degli attori chiamati
a rispondere al dettame della norma. Una visione questa, che si è
sommata alla sindacalizzazione eccessiva delle Rappresentanze dei
lavoratori, ma anche e soprattutto alla percezione della sicurezza
come costo, discostando, in questo modo, notevolmente il processo
applicativo dei meta principi della direttiva quadro.
“Sono più di 1.300 i morti
sul lavoro succedutisi in Italia nell’anno appena finito:
una autentica ed insopportabile strage.
Si sta verificando che la
ripresa delle attività economiche, dopo la fase più acuta della
pandemia, viene accompagnata da una recrudescenza degli incidenti sul
lavoro. Era già accaduto una decina di anni fa, nel 2010 e anche
allora l’incremento degli infortuni mortali corrispondeva alla
risalita dell’economia dopo la grave crisi globale del
2007-2008. In un solo anno, come si ricava dall’archivio
storico dell’Inail, le denunce di incidente mortale sul lavoro
passarono dalle 1.032 del 2009 alle 1.464 dell’anno successivo, con
un aumento di oltre 400 casi. Si interrompe, così, un decennio di
quasi ininterrotta decrescita degli infortuni mortali, passati dal
1.528 del 2001, ai poco più di mille del 2009 (dati comunque
terribili).” ( 3)
Dunque gli studenti protestano proprio perchè non è possibile morire di lavoro e soprattutto nella fase di alternanza scuola lavoro perchè il problema non è l'alternanza ma la sicurezza del lavoro . La protesta è stata severamente repressa con la giustificazione da parte del Viminale che tra gli studenti ci fossero degli infiltrati.
Dice Micromega .it del 1 febbraio 2022 a firma di Pietro Forti ( 4 ):”Un uso della forza spropositato davanti a proteste pacifiche, e certamente non un atto di autodifesa o di tutela dell’ordine pubblico. Risultato: venti feriti di cui due gravi a Torino, quattro feriti a Roma che hanno avuto bisogno di punti di sutura sul cranio e altrove.
Eppure, articoli e soprattutto servizi televisivi sull’accaduto si contano sulle dita di una, forse due mani. La Stampa ha pubblicato una lettera a firma di Ismaele C., anche lui diciottenne, che protestava vicino al Pantheon con il movimento La Lupa. La foto che lo ritraeva col volto sanguinante era stata condivisa in lungo e in largo sui social, molto oltre il mondo movimentistico. Oltre questo, poco altro.”
“Moltissimo invece è stato scritto sulla morte di Lorenzo Parelli. Dopo l’accaduto e dopo le proteste dei giorni a seguire in molti si sono lanciati in accorati appelli, commentando le proteste contro l’alternanza scuola-lavoro come una strumentalizzazione del “tragico” decesso del ragazzo.” Il che non è così come abbiamo appena detto .”La “tragica” morte di Lorenzo è l’ultima di una lunga serie di banalizzazioni su eventi difficili da spiegare a chi, come chi è sceso in piazza, cerca risposte.
Così, i suicidi dei ragazzi il primo giorno di scuola, l’aumento
dei casi di depressione e di richieste di aiuto psicologico o
psichiatrico, il nuovo decollo della disoccupazione giovanile,
persino la morte per Covid-19 di una bambina di due anni, portata
dalla Calabria per ore e decine di chilometri in cerca d’aiuto
medico prima del decesso al Bambino Gesù di Roma, sono tutte
“tragiche” fatalità. Si potrebbe continuare per delle ore
nell’elenco di esempi simili.” (5)
Ma da quando gli studenti non venivano manganellati come è accaduto questa volta. Forse cinquant'anni fa con i fatti che caratterizzarono le proteste del movimento studentesco che dette vita a quel fenomeno e a quegli avvenimenti che noi chiamiamo Sessantotto. Come scrive Costante Mariani su Lo sbuffo : “In Italia il movimento di protesta giovanile iniziò come ribellione contro il potere dei professori nelle università, con la prima occupazione nel 1967 dell’università di Trento, seguita dalla Cattolica di Milano e dalla facoltà di lettere di Torino, per estendersi poi agli inizi del 1968 a tutte le università italiane. Dalle università il movimento uscì poi nelle piazze dando luogo a scontri e cariche con la polizia di cui quello più significativo fu la “Battaglia di Valle Giulia” a Roma alla facoltà di architettura il primo Marzo 1968. Sotto lo slogan “vietato vietare” venne messo sotto accusa l’autoritarismo della scuola e dei docenti ma anche quello della famiglia con “contro i falsi padri e i falsi maestri”, per estendersi ad un rifiuto generale della gerarchia e dello stato “pagherete caro, pagherete tutto” e trasformando la protesta in un movimento sempre più politico e aggressivo. La maggior forza del movimento si espresse nelle università di Milano tra i cui leader vi era Mario Capanna, futuro capo di Democrazia Proletaria, che guidò le manifestazioni del Movimento Studentesco che spesso si trasformavano in tafferugli con la polizia fino ad arrivare a vere azioni di guerriglia urbana. Insieme agli studenti scesero poi nelle piazze anche gli operai nell’autunno caldo del ʼ69 iniziando una stagione di lotte sindacali e politiche sempre più accese e preludio della successiva stagione degli anni di piombo.”(6 )
Dunque elogio o esortazione?Ai giovani
. Ai giovani studenti che continuano a protestare .Quella degli
studenti è una voce importante per combattere l’indifferenza
perché, come rimarcava Leonardo da Vinci, nulla
rafforza l’autorità più ottusa quanto il silenzio. Un pensiero
ribadito da Albert Einstein: “Se
rimani silenzioso, sei colpevole di complicità”. E i baby
boomers possono anche rovistare nella scatola dei ricordi,
perché accadde qualcosa di simile nel 1969, quando il decreto legge
del 15 febbraio (poi Legge, n.119 del 5 aprile 1969) modificò
l’allora Esame di Stato a meno di quattro mesi
dall’evento. La riforma era un tentativo istituzionale di
rispondere e regolamentare le spinte dal basso, spiaggiando sulla
battigia storicamente più turbolenta della scuola italiana, quel
1969 che avrebbe esaltato i contenuti sovversivi della ribellione
universale del ’68 e dintorni.
La riforma degli esami di maturità che 50 anni fa il Ministero battezzò come “sperimentale” tale è rimasta per mezzo secolo, con periodiche, più o meno marginali revisioni (1994, 1997, 2001, 2007, 2010, 2012, 2017). Anzi, alcuni benpensanti giudicarono il provvedimento come un tentativo di lisciare il pelo degli studenti in piena contestazione giovanile. Il primo dei quattro temi d’esame li confermò in quella convinzione, poiché avrebbe dato ampio spazio ai giovani per declinare le ragioni della protesta, mentre il secondo tema, quello letterario, traguardava la nascente cultura hippy
Le manifestazioni degli studenti contro la nuova maturità, finora
morbide e un po’ trascurate dai media, esprimono il disagio
profondo della scuola italiana. La
contestazione non riguarda non solo i tempi della riforma – una
presa in giro del lavoro degli studenti – ma anche le scelte
didattiche, che travisano il ruolo della scuola nella società. “Le
nuove prove mettono in risalto una questione preoccupante: il
Ministero sembra non conoscere cosa si fa davvero a scuola e pretende
cambiando l’esame anche che, automaticamente, cambi la didattica”
hanno scritto i rappresentanti degli studenti bresciani .
Quella degli studenti è una voce importante per combattere l’indifferenza perché, come rimarcava Leonardo da Vinci, nulla rafforza l’autorità più ottusa quanto il silenzio. Un pensiero ribadito da Albert Einstein: “Se rimani silenzioso, sei colpevole di complicità”. E i baby boomers possono anche rovistare nella scatola dei ricordi, perché accadde qualcosa di simile nel 1969, quando il decreto legge del 15 febbraio (poi Legge, n.119 del 5 aprile 1969) modificò l’allora Esame di Stato a meno di quattro mesi dall’evento. La riforma era un tentativo istituzionale di rispondere e regolamentare le spinte dal basso, spiaggiando sulla battigia storicamente più turbolenta della scuola italiana, quel 1969 che avrebbe esaltato i contenuti sovversivi della ribellione universale del ’68 e dintorni.
Allora gli esaminandi accolsero bene la novità: dovevano presentare il programma dell’ultimo anno e basta – e non quello di tutto il ciclo come accadeva dalla riforma Gentile (1923) in poi. E affrontare solo due prove scritte: una era l’Italiano, l’altra scelta dal Ministero. L’orale era centrato su due discipline, a scelta tra una rosa ministeriale di quattro. Una la sceglieva la commissione, l’altra il candidato. Solo pochi secchioni borbottarono un vago mugugno, giacché perdevano l’occasione di sciorinare a memoria l’Inferno di Dante studiato due anni prima.
Pochi contestarono l’attitudine governativa di spostare il traguardo durante la corsa, praticata spesso in seguito. Nessuno accusò di stupro generazionale il nuovo meccanismo, che 50 anni fa il Ministero battezzò come “sperimentale” e tale rimase per mezzo secolo, con periodiche, più o meno marginali revisioni (1994, 1997, 2001, 2007, 2010, 2012, 2017). Anzi, alcuni benpensanti giudicarono il provvedimento come un tentativo di lisciare il pelo degli studenti in piena contestazione giovanile. Il primo dei quattro temi d’esame li confermò in quella convinzione, poiché avrebbe dato ampio spazio ai giovani per declinare le ragioni della protesta, mentre il secondo tema, quello letterario, traguardava la nascente cultura hippy: Ti è mai capitato, leggendo scrittori del passato, di dimenticare la distanza dei tempi e risentire la loro come voce del nostro tempo?
La riforma del 2029 poneva problemi : il riduzionismo della conoscenza, la frammentazione delle discipline, l’impermeabilità dei metodi, hanno trionfato nel secolo scorso, accompagnati da grandi risultati e importanti progressi.
Oggi 2022 a pochi mesi dagli esami di giugno si riforma di nuovo
.Novità per quanto riguarda il nuovo esame di Maturità. Rispetto
alla prima versione, e dopo le richieste arrivate al ministro
dell'Istruzione Patrizio Bianchi da parte delle Consulte
studentesche, cambia infatti l’ordinanza sull'esame di Stato.
Resta confermato l'impianto con le due prove scritte e il
colloquio orale, anche se gli studenti avevano chiesto la revoca
della seconda prova .Viene però rimodulata la divisione del
punteggio fra il percorso scolastico e le prove di esame. Se
nella prima versione dell'ordinanza si parlava di 40 punti per il
triennio finale e di 60 per le prove d'esame (20 per ciascuno
scritto, 40 per l'orale), nella nuova versione vengono attribuiti
50 punti per il triennio e 50 per le prove (15 per ciascuno
scritto e 20 per l'orale) .la seconda prova dell'esame di Maturità
sarà predisposta a livello di istituto: i docenti titolari della
disciplina oggetto del secondo scritto che fanno parte delle
commissioni d'esame, entro il 22 giugno, proporranno tre tracce sulla
base dei documenti consegnati a maggio dai consigli di classe. Il
giorno del secondo scritto sarà poi estratta una delle tre tracce
.
( 1) Fonte https://www.today.it/cronaca/manganellate-scontri-manifestazioni-studenti-4-febbraio-2022.html
( 2 )https://www.today.it/cronaca/morto-alternanza-scuola-lavoro.html
( 4 )Pietro Forti studia Storia presso l’Università degli Studi di Roma Tre ed è responsabile della sezione attualità del mensile studentesco Scomodo
( 5 )https://www.micromega.net/morte-lorenzo-parelli/
( 6 )https://losbuffo.com/2018/12/29/la-contestazione-giovanile-e-i-movimenti-studenteschi-degli-anni-sessanta/
Eremo Rocca S. Stefano venerdì 18 febbraio 2022
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