giovedì 10 febbraio 2022

SILLABARI Buoni valori

 Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha giurato giovedì 3 febbraio 2022 nel pomeriggio, quattro giorni dopo la sua rielezione. Ha tenuto anche il suo discorso al Parlamento in seduta comune,

Il Corriere della Sera ha contato 55 applausi del Parlamento, che più volte ha interrotto Mattarella per fare delle standing ovation, specialmente nella seconda parte del discorso.

Le 3 parole più usate nel discorso di insediamento di Mattarellla sono state Dignità (18 volte), Italia (14) e Paese (11). Nel discorso del 2015 le 3 parole più usate furono Costituzione (9), Paese (8) e Comunità (7 )

Un discorso programmatico che che in sostanza si può riassumere in queste affermazioni dello stesso Presidente sulle cose da fare : “Vanno tenute unite due esigenze irrinunciabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica, e insieme tempestività delle decisioni. Per questo è essenziale il ruolo del Parlamento, come luogo della partecipazione e della costruzione del consenso intorno alle decisioni che si assumono. Il luogo in cui la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla società civile. Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie, il dualismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione, come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica, rafforza la democrazia e la società. “

Proprio sulle cose da fare, il discorso del Presidente, il giorno dopo l'insediamento viene vivisezionato dai partiti per farne dei punti , quasi un programma di fine legislatura. A cominciare dall' immediato : “ Non possiamo permetterci ritardi, né incertezze. La lotta contro il virus non è conclusa, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi ma non ci sono consentite disattenzioni. È di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che aiutano a proteggere noi stessi e gli altri.

Questo impegno si unisce a quello per la ripresa, per la costruzione del nostro futuro. L’Italia è un grande Paese. Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno consentito di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare effimera, ha bisogno di progettualità, di innovazione, di investimenti nel capitale sociale, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese. “Al centro dei punti programmatici il Presidente Mattarella ha posto una questione che come capo della Magistratura gli è permesso non solo di sollecitare ma anche forse di pretendere. Mattarella ha parlato della necessità della riforma della giustizia – accolto anche in questo caso da una standing ovation – che «per troppo tempo è divenuta un tema di scontro, che ha fatto perdere di vista le esigenze della collettività». «L’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della magistratura devono corrispondere alle pressanti richieste di efficienza e credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini. È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento, affinché il Consiglio superiore della magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la magistratura può contare e superando logiche di appartenenza che per dettato costituzionale devono restare estranee all’ordine giudiziario».

C'è dunque chi nella maggioranza vorrebbe che queti BUONI VALORI diventassero un programma di Governo, magari di questo in vita condotto da Mario Draghi che presumibilmente dovrebbe arrivare a fine legislatura .

Una considerazione fondamentale dobbiamo fare dopo questo breve excursus sui punti programmatici anche di Governo per fine legislatura Le parole di Sergio Mattarella sono piene di buoni valori fino ad oggi smentiti dal consenso entusiastico di chi non fa nulla per realizzarli. Proprio quel Parlamento che il Presidente ritiene il momento più alto della democrazia perchè i parlamentari, il Parlamento è fatto dai parlamentari, sembrano estranei alle esigenze della gente, alle esigenze del paese.Quando ha parlato di medici, povertà, precarietà, morti di lavoro, di Lorenzo Parelli, Sergio Mattarella ha ricevuto la standing ovation di quei parlamentari che hanno votato i tagli alla sanità pubblica, il Jobs Act, la Buona Scuola, le privatizzazioni, la deregulation dei controlli sulla salute e sulla sicurezza. Quando ha messo l’accento sulle disuguaglianze sociali, arrivando a dire che esse non sono un costo della crescita, ma un suo freno, i parlamentari che facevano la ola erano gli stessi che hanno sempre rifiutato con sdegno ogni tassazione dei ricchi. Quando Sergio Mattarella ha esaltato i diritti civili, il rifiuto della violenza sulle donne e del razzismo, la necessità di salvare la vita dei migranti, quelli che si sono alzati in piedi sono gli stessi che hanno votato i decreti sicurezza, che hanno bocciato la legge Zan, che difendono il patriarcato di quella che chiamano la famiglia tradizionale (1)

Giorgio Napolitano al momento in cui fu rieletto per la seconda volta, seppure in condizioni diverse fu molto duro nei confronti di quel Parlamento Le parole di Mattarella sono state invece una della classe politica di fronte ai suoi problemucci con i giudici. Erano la riaffermazione dell’Italia euro-atlantica di Draghi. In sintesi il discorso di Sergio Mattarella è stata la migliore autodifesa di un sistema trasformista, che non vuole cambiare niente e che anzi non riesce nemmeno a fare la scelta gattopardesca del cambiare tutto per cambiare nulla.

Giorgio Napolitano arrivato al Quirinale nel 2006 dopo la fragile vittoria del centrosinistra, fece capire subito che avrebbe lavorato per avvicinare gli schieramenti. "Considero mio dovere impegnarmi per favorire più pacati confronti tra le forze politiche". Di fronte al caos politico del 2013, dopo la bocciatura di Marini e Prodi come suoi successori, Napolitano accettò il bis ma strapazzò i partiti con il discorso di insediamento più duro della storia della Repubblica il 22 aprile: "Ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato in passato non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese"

Nella loro introduzione, sia Mattarella che Napolitano hanno ringraziato i grandi elettori per la “rinnovata fiducia”. Che tuttavia non era richiesta, come più volte specificato alla vigilia. Entrambi ritenevano, infatti, la rielezione “una forzatura costituzionale“. Ma nel modo di esprimere tale perplessità emerge anche la diversa personalità dei due: se Napolitano infatti dichiarò nitidamente che la rielezione avrebbe messo “a dura prova” le proprie forze, più contenuto è risultato Mattarella parlando di conferma “inaspettata”.

Anche in questo caso le differenze tra i due capi di stato sono sostanziali. Il monologo di Napolitano fu caratterizzato da una sorta di invettiva nei confronti dei partiti, impegnati a far prevalere “contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi”. Imperativo, secondo l’allora presidente, procedere con le riforme, da quelle costituzionali alla legge elettorale. Napolitano infatti andò sullo specifico, dando direttive ben precise a governo e Parlamento di allora.

Diverso lo stile di Mattarella, più fedele al ruolo istituzionale, ma non meno incisivo. Il Capo dello Stato lo mette subito in chiaro: “Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra democrazia”. Per Mattarella è necessario quindi “ricostruire l’Italia” del dopo pandemia. Un Paese “più giusto, più moderno, intensamente legato ai popoli amici che ci attorniano”. (2)

Ma soprattutto Napolitano in quel suo discorso disse : “ Vorrei solo formulare, a commento, due osservazioni. La prima riguarda la necessità che al perseguimento di obbiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato. A questi sono stato molto vicino negli ultimi sette anni, e non occorre perciò che rinnovi oggi un formale omaggio, si tratti di forze armate o di forze dell'ordine, della magistratura o di quella Corte che è suprema garanzia di costituzionalità delle leggi. Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti. “(...)La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per "affrontare la recessione e cogliere le opportunità" che ci si presentano, per "influire sulle prossime opzioni dell'Unione Europea", "per creare e sostenere il lavoro", "per potenziare l'istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese".
Nel sottolineare questi ultimi punti, osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l'Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici. “
(1 )https://www.micromega.net/mattarella-discorso/

(2 )https://www.dire.it/03-02-2022/704761-le-parole-dei-bis-i-discorsi-di-mattarella-e-napolitano-a-confronto/

Eremo Rocca S. Stefano giovedì 10 febbraio 2022

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