Racconta Renato Fucini (Acqua passata , 2° ediz. Pag. 192) che “il vecchio prete Orsatti,parroco a Spedaletto sulla Limentra lungo la via Bolognese,fra la Collina e la Porretta , era chiamato dai suoi popolani il bue. Me lo raccontò lui un giorno che trovandomi presso la sua canonica a pescare le trote lo incontrai che passeggiava leggendo. “—E come mai priore questo soprannome così poco,diremo così, riverente?—Lui , ridacchiando , mi rispose : --Perché mi vedono sempre con un libro in mano . Questa buona gente, o per dire meglio questi bestioni non capiscono come si possa leggere per passare il tempo. Credono che chi legge, lo faccia soltanto, come fanno i loro bambini che vanno alla scoletta comunale, per imparare a leggere. E, nei loro cervelli,hanno ragione di chiamarmi come mi chiamano. Un vecchio che a 86 anni non ha ancora imparato a leggere, non può essere che un gran bue.-- -- Continui ,priore, continui a fare il bue fino a cento anni.—
-- Lasciamo fare al buon Dio.—E calai nella Limentra a pescare alle trote, col baco fratino.”
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Il dottor C. Behman ricordava nella Magdeburgische Zeitung del 22 marzo 1933, giorno anniversario della morte di Goethe e consacrato in Germania alla “Festa del Libro” che il vecchio Goethe disse una volta al suo amico Eckermann a proposito della lettura dei libri: “ I buoni tedeschi non sanno che cosa mi è costato imparare a leggere. Ho impiegato per giungere a ciò 80 anni e non posso dire di avere ancora raggiunto lo scopo.” L’opportuno ricordo suggeriva al Behamann la domanda: Ma chi è colui che legge come si deve? In qual modo è possibile educarsi per divenire un lettore ideale come ha fatto Goethe con se stesso ? Nel leggere bisogna evitare due errori. Certe persone leggono troppo superficialmente , si contentano di possedere lunghe file di libri e di poter sfogliarne uno di tanto in tanto. Un’altra categoria di lettori legge troppo intensamente, e si sprofonda talmente nella lettura da dimenticare il mondo reale come Don Chisciotte che viveva così a fondo la vita dei suoi romanzi cavallereschi da essere in continua lotta col mondo reale. Il “ lettore ideale” cerca di stare tra questi due estremi , non possiede solo materialmente il libro,ma lo legge; leggendo non dimentica la realtà ma cerca di farsi, attraverso il libro,un’idea più chiara del mondo e della vita.
Grande è però la schiere di coloro a cui non fu possibile trovare la via giusta , ma abbero per il libro una passione irragionevole. Ne abbiamo infinite gradazioni : dall’innocente Buchwurm, il “ Baco dei libri” ( che preferiamo chiamare il topo di biblioteca) fino a colui che si rese assassino per amore dei libri. Già nel XV secolo troviamo le prime tracce del Baco dei libri e ne abbiamo un antico esempio nel Narrenschiff di Sebastiano Brant , stampato nel 1496. In questo libro si stigmatizza con parole taglienti la mania di ammassare libri senza alcun discernimento . C’è un disegno di Durer che mostra il pazzo per i libri , seduto su di uno scranno e circondato da un’infinità di libri. Egli non li legge ,ma li spolvera con una lunga spazzola e ne scaccia le mosche. Questo tipo di amatore di libri torna spesso nelle illustrazioni dei secoli successivi. Certo queste rappresentazioni non sono il prodotto di pura fantasia. Vi sono stati in tutti i tempi dei maniaci che aspiravano solamente a possedere i libri , mentre del loro contenuto non se ne interessavano minimamente. Tutta la loro brama è quella di mettere insieme delle belle biblioteche e il loro desiderio non conosce limiti: non indietreggiano nemmeno davanti al delitto. Questa degenerazione per versa di raccogliere libri viene in tal caso denominato bibliomania. Il caso più singolare del genere sarebbe quello del sacerdote spagnolo Don Vincente e poi quello del parroco Giovanni Giorgio Trinius di Piorsena presso Weissenfels. Si narra che egli riuscì un giorno ad addormentare per mezzo di una presa di tabacco avvelenato due commercianti che andavano a Lipsia che poi uccise e derubò. Egli ripetè poi in Lipsia lo stesso tiro ma fu acciuffato. Con il denaro rubato, si era messo assieme una bella biblioteca che poi lo stato mise all’asta. Egli fu condannato a morte, ma poi venne graziato.
(Aneddoti bibliografici raccolti da Giuseppe Fumagalli , Casa Editrice Bietti , Milano ,1933)


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