venerdì 15 gennaio 2021

BIBLIOFOLLIA Quanto costa leggere

 

Racconta  Renato Fucini  (Acqua passata , 2° ediz.  Pag. 192)  che  “il vecchio prete  Orsatti,parroco a Spedaletto  sulla Limentra lungo la via Bolognese,fra la Collina e la Porretta , era chiamato dai suoi popolani il bue. Me lo raccontò lui un giorno  che trovandomi presso  la sua canonica a pescare  le trote lo incontrai che passeggiava leggendo. “—E come mai priore questo soprannome  così poco,diremo così, riverente?—Lui , ridacchiando , mi rispose : --Perché mi vedono sempre con un libro in mano . Questa buona gente, o per dire meglio  questi bestioni non capiscono come si possa leggere  per passare il tempo. Credono che chi legge, lo faccia soltanto,  come fanno i loro bambini che vanno alla scoletta  comunale, per imparare a leggere. E, nei loro cervelli,hanno ragione di chiamarmi come mi chiamano. Un vecchio che a 86 anni  non ha ancora imparato a leggere, non può essere che un gran bue.--  -- Continui ,priore, continui a fare il bue fino a cento anni.—

-- Lasciamo fare al buon Dio.—E calai nella Limentra a pescare alle trote, col baco fratino.”

*   *   *    *   *

Il dottor C. Behman ricordava nella Magdeburgische Zeitung del 22 marzo 1933, giorno anniversario della morte di Goethe  e consacrato in Germania alla “Festa del Libro” che il vecchio Goethe disse  una volta al suo amico  Eckermann  a proposito della lettura dei libri: “ I buoni tedeschi non sanno che cosa mi è costato imparare  a leggere. Ho impiegato  per giungere a ciò 80 anni  e non posso dire di avere ancora raggiunto lo scopo.” L’opportuno ricordo suggeriva al Behamann la domanda: Ma chi è colui che legge come si deve? In qual modo è possibile educarsi per divenire un lettore ideale come ha fatto Goethe con se stesso ? Nel leggere bisogna evitare due errori. Certe persone leggono troppo superficialmente , si contentano di possedere lunghe file di libri  e di poter sfogliarne uno di tanto in tanto. Un’altra categoria di lettori legge troppo intensamente, e si sprofonda talmente nella lettura  da dimenticare il mondo reale come Don Chisciotte  che viveva così a fondo la vita dei suoi romanzi  cavallereschi da essere in continua lotta  col mondo reale. Il “ lettore ideale” cerca di stare tra questi due estremi , non possiede solo materialmente il libro,ma lo legge; leggendo non dimentica la realtà ma cerca di farsi, attraverso il libro,un’idea più chiara del mondo e della vita.

Grande è però la schiere di coloro a cui non fu possibile trovare la via giusta , ma abbero per il libro una passione irragionevole.  Ne abbiamo infinite gradazioni : dall’innocente Buchwurm, il “ Baco dei libri” ( che preferiamo chiamare il topo di biblioteca) fino a colui che si rese assassino per amore dei libri. Già nel XV secolo troviamo le prime tracce del Baco dei libri e ne abbiamo un antico  esempio nel Narrenschiff di Sebastiano Brant , stampato nel 1496. In questo libro si stigmatizza con parole taglienti  la mania di ammassare libri senza alcun discernimento . C’è un disegno di  Durer che mostra il pazzo per i libri , seduto su di uno scranno  e circondato da un’infinità di libri. Egli non li legge ,ma li spolvera con una lunga spazzola  e ne scaccia le mosche. Questo tipo di amatore di libri torna spesso  nelle illustrazioni dei secoli successivi. Certo queste rappresentazioni non sono il prodotto di pura fantasia. Vi sono stati in tutti i tempi dei maniaci  che aspiravano solamente a possedere i libri , mentre del loro  contenuto non se ne interessavano minimamente. Tutta la loro brama è quella di mettere insieme  delle belle  biblioteche  e il loro desiderio non conosce limiti: non indietreggiano nemmeno davanti al delitto. Questa degenerazione per versa di raccogliere libri  viene in tal caso denominato bibliomania.  Il caso più singolare del genere sarebbe  quello del sacerdote spagnolo Don Vincente e poi quello del parroco  Giovanni Giorgio Trinius di Piorsena presso Weissenfels. Si narra che egli riuscì un giorno ad addormentare per mezzo di una presa di tabacco  avvelenato  due commercianti che andavano a Lipsia che poi uccise e derubò. Egli ripetè poi in Lipsia lo stesso tiro ma fu acciuffato. Con il denaro rubato, si era messo assieme  una bella biblioteca che poi  lo stato mise all’asta. Egli fu condannato a morte, ma poi venne graziato.

 (Aneddoti bibliografici raccolti da Giuseppe Fumagalli , Casa Editrice Bietti , Milano ,1933)

Eremo Rocca S. Stefano  venerdì 15 gennaio 2021

Nessun commento:

Posta un commento