Punto di partenza le “Tre Caciare”, dove termina la strada ed iniziano gli
impianti da sci del Monte Piselli. Questa area recentemente è stata sistemata e
segnalata, c’è un’area pic-nic con dei tavoli e panche. Purtroppo, come spesso
accade, i soldi per fare qualcosa si trovano e quelli per mantenere l’esistente
no. Così anche qui cartelli senza più indicazioni, staccionate in rovina, ecc.
Pensiamo che sarebbe veramente necessaria una legge dove dagli enti e ai
privati che realizzano opere “pubbliche”, si esigesse l’obbligo della
manutenzione per almeno 20 anni. Forse si farebbero meno opere ma non ci
sarebbero in giro tante costruzioni diroccate che danno un senso di abbandono e
di precarietà.
Le caciare sono piccole costruzioni in pietra a forma di igloo. Sono caratteristiche di questa zona e si ritrovano, anche se in forma diversa, sulla Majella (capanne a tholos). La pastorizia è stata per secoli la principale attività di questa zona e le “caciare” sono state utilizzate come ricovero temporaneo dai pastori che d’estate abitavano questa montagna. Ne esistono più di cinquanta dislocate in tutta la zona, da San Vito a San Marco, sono costruite con le pietre raccolte in loco e sistemate “a secco” con l’inconfondibile aspetto di un igloo con le pietre disposte a cerchi concentrici, senza malta o altro aggregante. La tecnica costruttiva non è per nulla banale basti pensare che il diametro della parte “abitabile” è la metà del diametro complessivo, questo vuol dire che lo spessore delle “mura” è notevole. La caciara, proprio per le sue ridotte dimensioni non può rappresentare un ricovero stabile, probibilmente il suo nome deriva dal fatto che i pastori ci lavoravano il formaggio (il cacio).
Da Wikipedia: “Le caciare erano utilizzate dai pastori per il proprio
ricovero e per eseguire, in luogo riparato la lavorazione e per il deposito
temporaneo dei formaggi. Il termine caciara potrebbe derivare da “cacio” e
quindi luogo dove si produce e si ricovera il formaggio. Altra ipotesi più
recente è quella legata alla parola “casale” usata dalle genti locali per
indicare i capanni dove gli agricoltori ricoveravano gli attrezzi da lavoro da
utilizzare per i terreni siti più in quota e quindi più difficili e più
faticosi da raggiungere. Le caciare hanno una struttura simile ai trulli della
Puglia. La transumanza ha creato nei secoli una stretta relazione tra i pastori
dell’Appennino centrale e il Tavoliere delle Puglie. Il termine “caciara”
sembra derivare dalle liti che nascevano sulla proprietà degli attrezzi
custoditi in questi capanni. Era infatti pratica comune usare un luogo comune
per depositare gli attrezzi agricoli di più agricoltori. La volta circolare
della caciara è realizzata con il sistema dell’arco a mensola.”
Nel 1999 sono state ristrutturate ed oggi molte di loro sono in buono stato
di conervazione. Un fatto curioso riguarda la loro dislocazione, sulla Montagna
di Campli ad esempio non se ne trova solo una.
Bibliografia
E. Micati, Pietre d’Abruzzo. Guida alle capanne e ai complessi pastorali in
pietra a secco, Carsa Edizioni, 2001
Carlo Cappelli, Le caciare, capanne di pietra con copertura a tholos della
montagna dei Fiori
Eremo Rocca S. Stefano venerdì 15 gennaio 2021
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