Antonio , detenuto politico 7047
Io non abito un romanzo, ma un
arcipelago di lettere. Da quando il Tribunale speciale per la sicurezza dello
Stato mi ha condannato a invecchiare nel
carcere di Turi , per sopravvivere mi sono fatto personaggio e ho dilatato i confini della mia cella popolando queste pagine-isole di un’infinita biblioteca, della rete dei
miei affetti e dei miei umori , della mia infanzia ritrovata , del fantasma di
mia madre. Perché non si perda nemmeno un’oncia della vita che mi è preclusa.
Volta per volta, da piccolo capopopolo sono stato un gigante per un narchico, un ammaestratore di passerotti e un Olandese Volante per i miei figli , una leggenda alla Dumas per gli operai che mi storpiavano il nome in Garamascon… Insomma, niente di più di un Robison ingobbito disperatamente sui libri per riscattarsi dalla violenza subita e resistere a ogni abbattimento fisico e morale. Come una ginestra fiorita in cattività.
(Antonio Gramsci. Lettere dal carcere)
Gli intellettuali e lo Stato hegeliano
Nella concezione non solo della
scienza politica , ma in tutta la concezione della vita culturale e spirituale , ha avuto enorme
importanza la posizione assegnata da
Hegel agli intellettuali , la quale deve
essere accuratamente studiata.
Con Hegel si comincia a non pensare più secondo le caste o gli “stati “,ma secondo lo “Stato” ,la cui “aristocrazia” sono appunto gli intellettuali. La concezione “patrimoniale “ dello Stato ( che è il modo di pensare per caste) è immediatamente la concezione che Hegel deve distruggere (polemiche sprezzanti e sarcastiche contro von Haller ). Senza questa valorizzazione degli intellettuali fatta da Hegel non si comprende nulla ( storicamente) dell’idealismo moderno e delle sue radici sociali.
Eremo Rocca S. Stefano giovedì
21 gennaio 2921 a cento anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia


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