sabato 30 gennaio 2021

Esistere&Resistere Lockdown sette



E’ così che resto smemorato:

torno da fare la spesa

metto tutto a posto

e già non so più

che cosa  ho comprato. 

Ho fatto scadere  legumi,

pelati, latte e yogurt

con loro mi è andata a male

la memoria.

Che grande dono  ho ricevuto

di questi tempi

di disinvoltura  nel diagnosticare

disturbi che non sono disturbi

illustrati dalla medicina marca Internet

WhatsApp e Facebbok,

il dono  di una memoria andata a male.

Ora sono pronto

a fare scena muta

ma spero che al rintocco d’una parola

s’alzi ancora l’eco di quello che resta

nella casa di pena della memoria

per ridomandare la risposta

a tutto quello che ho avuto la fortuna

di dimenticare,

sia la scadenza di pelati, latte e yogurt,

sia l’allegria milionaria

di ogni dannata futura evenienza

di raccontare la vita,

quella che è trascorsa e trascorre

tra latte, uova, pelati,

yogurt  e scadenze non controllate.

 

Voglio parlarti 

 

E’ con te che voglio parlare

di quello che mi sta a cuore

e chissà poi se ne sono capace.

Voglio parlarti  del suono delle stoviglie

della pioggia che batte contro i vetri

il temporale che si allontana

l’erba che cresce.  Anche di  queste cose

è la  vita . Di poterti ancora parlare

delle cose che mi stanno a cuore,

quelle che ascoltavi  chiudendo

gli occhi nel silenzio  della stanza

ho voglia stasera.

Ma chissà se ne sono capace.

Non passa giorno ch’io non ti dia

asilo nei miei pensieri

per tenerti ancora stretta

a questo inquieto cuore.

E poi la notte faccio sogni

in cui vedo  cose impossibili

perché a volte il dolore è tanto ,

il dolore di un amore  difficile

a portare  difficile a ricevere .

L’impercettibile lancetta

della vita non segue mai una deriva   

e m’interroga in silenzio

che io non ho da dire risposte

se non una: le cose da dirti

sono  il  racconto

della fabbrica di una storia

nella storia ,d’un racconto

nel racconto,d’una vita dentro la vita.

 

 

***

 

Tu dormi dietro quel muro

di sassi e attendi con la civetta

il giorno, il giorno sull’orto

solitario e ombroso

d’un rosso agosto;

ed è rossa anche l’erba

quest’anno come il sole.

 

Sono venuto nel mese dell’erba

alta  a parlare di te

con te e di me e non so

più dirti

quelle parole che ascoltavo

da bambino.

Sono rimaste sulle labbra

senza voce non sanno più affiorare

al mondo,il mondo che non sa

ascoltare .

 

Ecco le tue parole madre

te le riconsegno

come una valigia

che ha fatto molti viaggi,

sillabe chiare e aperte

ora che ancor più chiaro e aperto

è il tuo sguardo.

 

A te  che in  quelle parole

hai visto da sempre

una smorfia di grazia,

per allettare la vita

quella vita  che fingo di vivere

in un ballo per distrarmi

dall’orrenda mestizia

dell’assenza dei tuoi occhi

scoloriti  dalla terra

povera  ,ormai povera

di trucchi d’amore . 

 

Ecco così sono venuto

a parlarti . Ascolta se puoi.

 

***

 

Uno  sguardo sognante negli occhi palpitanti ,

travestimenti e trasformazioni

si inginocchiano come mille visioni

con un solo palpito lungo e inquieto;

le fantasticherie della carne

immerse in un mare che batte sul davanzale

azzurro e  su tutta la linea lontana

del paesaggio sotto il sole

che riaccende i pastelli che hanno scarabocchiato

alberi, case, campi , montagne

e grandi macchie dai contorni  inespressi  ;

un impasto timbrico  d’una sintassi tonale

spreca le variazioni  dell’amore

e riaccende il tema  in un’esplosione,

senza controllo :

il cantare libero  di un mondo di  desiderio,

ecco l’augurio di Natale per te .


Di te amavo altro

 

Di te amavo altro e ora il

                        mio amore

come uno può immaginare  è altro

                        ancora :

il mio amore è come un giardino

in riva al mare, un giardino in fiore,

il mio amore ha imparato a sperare,

paziente e silenzioso  attende che crescano

i fiori e la marea.

C’era una volta il mare

con a riva una nave

                        ed era lieve salpare.

 T’amerò come allora

Ci sono  sere che mi domando

t’amerò come allora

qualche volta ancora.

T’ho amato per tutte le donne

che non ho conosciuto

per le stagioni e i giorni

che non ho vissuto

per l’odore del pane fresco

che rincorro al mattino

tra i vicoli deserti

dove cammino sotto lo sguardo

delle finestre semichiuse.

Abbiamo ancora lo stesso sogno ,

sussurro a me stesso,  ma non è così :

io da solo non riesco

non riesco a farlo vivere io da solo.

Ho un grande desiderio oggi

stracolmo d’inganni, di te

e del tuo corpo.

Perché io cheti il mio strazio

innamorato di desiderio

solo due cose posso fare :

descrivere questo desiderio

come un’erba dolce amara

che avvelena la gola e soffoca

 i polmoni

e  aggiungere nient’altro

di tutto quello  che  è  ormai

perduto al di là di una parete

di nebbia e d’anni.

 

 ***

 

Il sussurro delle cose

come in un liquido  amniotico ,

le une sulle altre,

accatastate e in fasci ,

sparse e raccolte,

si estende nella stanza,

per le strade, dentro i caffè, ai supermarket

per inscenare  in  un affresco stinto

il grave e muto incanto

del mondo

e io vi ritrovo  e mimo

un lungo elenco di biografie

degli uomini, delle donne, dei giovani

dei vecchi della mia città.

La simmetria delle sequenze poi

è come un respiro  amplissimo

colmate  da cadenze

come di facce in fila

e con voce cava  le conto

 e non finisco mai di contarle ;

ogni volta ricomincio

ed è l’inutile  esercizio

degli scatti d una macchina fotografica

demente.


***

 

Mi hanno chiesto la via:

strada da denominare

sette, nove ,ventisette.

Sono tutte eguali le vie di questa

città

e allora che ci va a fare uno

a via da denominare .

Ci va lo stesso.

Non lo accompagno perché

va di fretta .

Non ho voglia di andare fuori tempo .

Nella testa   un flauto sale e scende le scale

con un andante  tranquillo  allegro assai

e per questo io non ho voglia

di accompagnare quello che va

a strada da denominare ;

io vado per questa città  con andante

tranquillo  allegro assai

e non posso andare di fretta.

D’altra parte che fretta c’è ora :

la lunga dialisi di una rabbia

cresciuta con il  confuso palpitare delle stelle

ogni notte e anche questa notte

ormai è  senza tentazione.

La tentazione di disfarsi  della propria storia

in questa città

diventata dopo il terremoto ,

uno scarto di tempo.

 ***

 

Un naso

come un gran peso sulla faccia

tormentato dal vento

sotto un cielo imbrattato di neve

e carminio,

nel mattino silenzioso

appare e scompare 

poi chiappe tonde, morbide e  bianche

emerse da un buio insignificante

a cospargere  le strade .

Così la neve ridisegna  la città

e le forme

ed è  come  una fantasia

-perdonate l’ardire

ma anche l’ilarità

d’un pensiero scomposto

su una città –

una città come una fantasia

stamattina

inchiodata alla realtà.

 

***

 

In una notte spopolata di stelle

Vidi grappoli,neve tabacco ,fili di metallo ,

vapor acqueo ,granelli di sabbia

colonne, templi, tetti,  fili sparsi

figure superbe di pietre e  polvere .

Là dove non arrivavano gli occhi

immaginai il mondo

là dove si fermava la luce

vidi le lune conversare con il tempo

dell’universo .

Là dove Orfeo suonava  per stringere

per sempre al suo petto,premio e gioia

dell’amore passato nel buio  dell’inferno ,

come un respiro  attraverso le galassie

del profondo universo ,

vidi Ofelia

ed era  la stessa notte spopolata  di stelle

che nevicava  sulla città.

 

***

 

Dimenticare la paura

per ricucire la tela strappata

di tutte quelle litanie quotidiane

sillabate nelle processioni

dei gesti, contrabbandati  come virtù

senza sapere l’ambigua loro  professione

di scontrosa preghiera alla vita

per continuare a vivere,

loro e noi.

Così ogni giorno mi sono rassegnato

alla barbara piaga e alla gale *

piratesca dell’impossibilità

di piangere.

Poi l’animalesca voglia

di una preghiera nuova e l’aspettazione

fanno il resto oggi,

oggi quello che conta, chissà,  quello che conta

forse sarà una bestemmia  adorante.

E’ la rivoluzione della comparsa

di una stella a forma di stella

finalmente  a bagnare gli occhi

del fango celeste 

per la visitazione  del corpo di un amore

da rinascere.

Così ,suvvia , è ora di rinascere

per l’amore, per l’amore  d’una stella

a forma di stella

-come altro poteva essere una stella -  .

Così, così torno all’isola

misteriosa della vita ,oggi,

oggi che è un altro anno ancora ,

in cerca della vita dunque che si sveglia

e non ha più paura.

*gale=ornamento

 

Eremo Rocca S. Stefano sabato  31 gennaio 2021

 

 

 

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