Le colombe
Il Fisiologo è il più antico bestiario conosciuto. In esso sono raccontate tutte le nature degli animali, che l’uomo deve conoscere affinché egli ne possa trarre esempi di religione e di fede. Dalla versione più antica, scritta in greco nel II-III secolo dC, ne derivano diverse e successive in latino. A proposito delle colombe in esso è scritto che ne esistono di diversi colori: nero, screziato, bianco, rosso giallo-oro, celeste, cinerino, dorato e miele. Ad ogni colore corrisponde un personaggio biblico, esempio positivo per gli uomini di fede.
La colomba rossa primeggia su tutte le altre. Le governa e le pacifica e le riunisce nella sua colombaia. È il simbolo di Cristo dove il rosso allude alla passione e al martirio e dello spirito santo, il cui candore rappresenta la purezza e verginità: “vidi il cielo aperto e lo spirito del Signore discendere in forma di colomba” (Jo. I, 32). Dio, infatti, volendo radunare il genere umano nella santa Chiesa cattolica e apostolica (la colombaia), mandò lo spirito santo (colomba) a parlare in molti e diversi modi, attraverso la Legge ed i profeti (che sono le colombe nei diversi colori) a tutto il genere umano.
La colomba nera è il simbolo della Legge di Dio, il colore allude alla difficoltà di decifrarne il significato allegorico.
La colomba dal colore
screziato (cioè con sfumature diverse) è il simbolo dei dodici profeti. La
colomba celeste è il simbolo del profeta Elia, che ascese in cielo col carro di
fuoco inviato da Dio. La colomba dal colore cinerino è il simbolo del profeta
Giona, che predica la penitenza attraverso l’autofustigazione col cilicio e con
la cenere. La colomba dal colore aureo è il simbolo dei tre fratelli Anania,
Misaele e Azaria, i quali, secondo quanto narrato dal profeta Daniele
nell’Antico Testamento (Dn. 3, 18), si rifiutarono di adorare l’idolo d’oro
fatto costruire dal re Nabucodonosor e preferirono essere condannati a morire
fra le fiamme di una fornace piuttosto che rinnegare Dio. Per questo furono
salvati da un angelo. La colomba color miele è il simbolo del profeta Eliseo,
che ricevette il mantello fatto con la pelle di una pecora appartenuto al suo
maestro, il profeta Elia, quando questi fu assunto in Cielo col carro di fuoco.
La colomba bianca è il simbolo di San Giovanni Battista, il precursore di
Cristo, del quale egli stesso dice “in Verità vi dico, fra quanti sono nati di
donna, non è mai esistito nessuno più grande di Giovanni Battista” (Lc. 16,
16).
Isidoro di Siviglia (VII sec. dC) nel suo Ethymologiae, fa derivare il nome di questo uccello dal suo collo, che cambia colore ogni volta che gira. Le descrive come uccelli mansueti, che frequentano le case degli uomini. Gli antichi le chiamavano “uccelli di Venere”, perché frequentano assiduamente il nido e stimolano l’amore coi baci, ma sono anche caste, perché si accoppiano una volta sola.
Il Fisiologo racconta
un’altra storia a proposito delle colombe: c’è un albero in India il cui frutto
è dolcissimo e gradevole. Le colombe amano riposarsi su questo albero e
nutrirsi dei suoi frutti. Ma in questa storia c’è anche un drago, che è tanto
temuto dalle colombe quanto questi teme l’albero, al punto che non osa
avvicinarsi nemmeno alla sua ombra. Così, per insidiare le colombe, osserva
l’albero: se proietta la sua ombra a destra, lui si sposta a sinistra e
viceversa. Così le colombe, che temono il drago e conoscono la sua paura,
stanno protette fra i suoi rami, sempre nella parte in ombra. A volte capita
che qualcuna si sposti, solo allora il drago approfitta e la divora. L’albero è
il Signore ed i fedeli sono le colombe, l’ombra dell’albero è lo Spirito santo,
infatti l’arcangelo Gabriele dice alla Vergine: “ lo Spirito santo verrà sopra
di te e la potenza dell’altissimo ti coprirà della sua ombra” (Lc. 1, 35). Il
messaggio morale contenuto nella storia è rivolto dunque al cristiano che deve
perseverare nella fede di Dio e nella Chiesa e deve fare attenzione a non
essere sorpreso fuori dall’albero (non cadere in tentazioni, non peccare),
altrimenti il drago (diavolo) subito lo divorerà, come successe a Giuda.
In un bestiario moralizzato scritto in volgare nel XIV secolo è narrata un’altra natura delle colombe: esse sostano volentieri sul pelo dell’acqua, perché da lì riescono più facilmente a vedere gli uccelli rapaci che le minacciano, quando questi planano su di loro, per l’ombra che proiettano sopra l’acqua; in questo modo riescono in tempo a fuggire. L’acqua simbolizza la Provvidenza, che tiene lontano l’uomo (la colomba) da tutti i pericoli (rapaci) corporali e spirituali in cui potrebbe incorrere.


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