giovedì 13 maggio 2021

BIBLIOFOLLIA Non leggete come fanno i bambini

Madame Bovary non ha niente di vero. È una storia totalmente inventata; non vi ho messo nulla né dei miei sentimenti né della mia esistenza. L'illusione (se c'è) deriva invece dall'impersonalità dell'opera. È uno dei miei principi: non bisogna scriversi. L'artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione, invisibile e onnipotente da poter essere sentito ovunque, ma senza essere visto. [...]

Sento il bisogno di uscire dal mondo moderno in cui la mia penna troppo a lungo si è intinta e che d'altra parte mi disgusta rappresentare quanto mi disgusta vedere. [...] Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.

GUSTAVE FLAUBERT, Lettera del 18 Marzo 1857 a Mille Leroyer de Chantepie.

Bisogna leggere per vivere ecco perché  i bambini  vivranno se a dare loro una seconda volta la vita saranno i genitori  invogliandoli a leggere

A volte si dice che i figli dei fumatori tendono a essere fumatori: anche per quanto riguarda i libri, i figli di lettori mediamente tendono a essere lettori più degli altri. Perché sono influenzati dal modello dei genitori, dal livello culturale familiare, dall'esistenza stessa dei libri in casa, dagli stimoli che ricevono per la lettura (anche se non è sempre così). Sviluppare l'abitudine a leggere non è facile: gli psicologi dicono che anche qui, come per tanti altri aspetti del comportamento umano, è importante l'imprinting, cioè sono importanti le esperienze del primo periodo di vita. Per esempio il fatto che la madre legga libri di favole ai bambini e metta loro tra le mani dei volumi adatti. Per insegnar loro a "fumare" libri.

PIERO ANGELA, A cosa serve la politica? (Milano, Mondadori 2011).

 

Anche perché:

I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi, delle leggi, della religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime alla nostra memoria. Tanto grande è la loro dignità, la loro maestà, e infine la loro santità, che se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio; non avremmo conoscenza alcuna delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi cancellerebbe anche la memoria degli uomini.

BASILIO BESSARIONE, Lettera al doge Cristoforo Moro, 1468.

Quanto al carattere, era piuttosto taciturno che chiacchierone; aveva, inoltre, una nobile inclinazione a istruirsi, cioè a leggere libri, del contenuto dei quali non stava a darsi pensiero. Per lui era completamente indifferente che si trattasse delle avventure d'un eroe innamorato, d'un semplice abbici, o d'un libro d'orazioni: leggeva tutto colla stessa attenzione; se gli avessero posto innanzi della chimica, neppure questa avrebbe rifiutato. Quel che gli dava gusto, non era ciò che veniva leggendo, ma piuttosto la lettura in sé, o per dir meglio, il processo stesso della lettura, per cui ecco, dalle lettere immancabilmente vien fuori una certa parola, la quale, a volte, sa il diavolo che cosa vorrà dire. Questo processo del leggere si svolgeva per lo piú in posizione orizzontale, nell'anticamera, sul lettuccio, e piú precisamente sul materasso, che era diventato, in seguito a tale circostanza, schiacciato e sottile come un brigidino.

NIKOLAJ GOGOL,  Le anime morte, 1842.

 Eremo Rocca S. Stefano giovedì 13 maggio 2021

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