Due solitudini identiche. La prima : quella dopo il terremoto del 6 aprile 2009. La seconda quella dopo il decreto del 9 marzo 2020 che limita la circolazione in tutto il paese e non solo nella zona rossa e province limitrofe della regione lombarda per combattere il propagarsi del corona virus ovvero del Covid-19. Su queste due solitudini voglio riflettere. Ed è questo il momento indicato. Ed è questo lo strumento appropriato.
Solitudine. Esclusione da ogni rapporto di presenza e vicinanza altrui. In entrambi i casi imposta. Nel primo da un evento catastrofico, nel secondo da un evento che potrebbe, se non lo è già diventato ancora più catastrofico. Esclusione da ogni rapporto. Definizione che spaventa nella sua essenzialità e brutalità. Ma non è solo una condizione reale e fisica. E’ anche un sentimento E mentre le condizioni reali e fisiche ce le spiegano e ce le raccontano gli scienziati, i tecnici, gli economisti , i sentimenti ce li raccontano i romanzi, la letteratura dunque ,la poesia, i filosofi, gli psicologi . La solitudine è uno stato di transizione che favorisce raccoglimento e crescita interiore da una parte e spaventa per un terrore atavico dall’altra.
Allora “frequentare se stessi” è l’esercizio che questa solitudine ci chiede
di fare .Da quando tempo non siamo più abituati a frequentare il nostro sé. Una
opportunità per un profondo
rinnovamento personale, sociale,
comunitario .Torna in ballo la nostra umanità. Andare alla ricerca di un nuovo
umanesimo per tornare “a ridare la
vita”. Una vita che indichi nuovi panorami, nuovi paesaggi , nuovi modi di
vivere e di essere .Un laboratorio di idee ma anche di fatti concreti .La
riscoperta di una sapienza come quella in
Omero
,noein , che significa vedere, un vedere che può essere inteso e
tradotto con riconoscere.
Riconoscere,quello che ci insegna Covid-19 , che in un attimo possiamo diventare i discriminati,quelli lasciati fuori dalle frontiere ,quelli respinti capitandoci di subire ora quello che abbiamo fatto subire agli altri. Siamo trattati come abbiamo trattati gli altri. Siamo quelli segregati. Senza colpa, come erano senza colpa quelli che abbiamo considerati portatori di malattie, ladri di lavoro. Riconoscere che è il momento di dire stop in ogni senso .Fermarci. Riconoscere che il valore del compenso dei comportamenti non è il denaro. Il valore del denaro. Che farne in un momento in cui pur essendo necessario è oggetto di una scelta : denaro o salute. Scelta posta per mera ipotesi di scuola perchè forse sottintende una considerazione più forte : la salute si salvaguardia con il denaro ? Forse si aiuta la salute riducendo appena la produttività e il consumo . Una decrescita. Una decrescita felice ? Uno slogan bello ma quanto difficile da considerare in tutte le sue implicazioni . E quanto difficile da applicare.( Ma è un discorso che ci porterebbe a considerare argomenti , tesi, ragionamenti, decisioni, speranze , legate trasversalmente alla nostra vita che occuperebbe spazi di riflessione che qui non sono pensabili .Anche se forse ne riparleremo).
Allora “solitude”all’anglosassone che significa semanticamente parlando “ scelta di vita” in opposizione a “loneliness” che è la conseguenza negativa di una costrizione, di una imposizione, del restare soli. Leopardi scriveva che “la solitudine è come una lente di ingrandimento : se sei solo e stai bene stai benissimo; se sei solo e stai male stai malissimo”. Ma della solitudine continueremo a parlare nella seconda e forse terza parte di questo post.
Ci sono varie solitudini .Più solitudini. Nella vita, nella storia, nella natura, nella società. L’ultima solitudine che ci sembrava la più beata ,che nessuno ci imponeva ma che cercavamo sempre più spesso è stata la solitudine del telefonino. Da quella solitudine che appunto ci catapultava in un mondo virtuale asfittico, tutto espresso in un display alla solitudine comandata dello stare forzosamente in casa. Probabilmente ,quando questa emergenza sarà passata - molte cose cambieranno e dico io con molte cose si dovranno fare i conti - la voglia di stare insieme fisicamente tornerà prepotentemente.
Allora ecco le nostre
solitudini di sempre. Quelle forzate
imposte dalla vita : reclusione , disabilità, malattie,isolamento percettivo o
abbandono di una persona cara.
Vi sono poi solitudini volute e ricercate. Il creativo, l,’asceta e chiunque di
noi ricerchi uno spazio e un tempo tutto suo. L’individualismo che si
raggiunge solo con la massificazione:
tutto uguale per tutti .I messaggi dei mass media che alimentano la fuga e la
ricerca di un rifugio che, visto come un luogo d’opposizione all’esterno,
limita la crescita e lo sviluppo dell’autonomia individuale.
Etimologicamente
solitudine è “separare” composta da “se” e “parare”. La prima indica
“divisone”, la seconda “parto”. Ecco la
solitudine dell’ovulo, la solitudine del feto nello sterminato liquido
amniotico, ecco la solitudine della separazione dalla madre ,ecco la solitudine
delle perdite del vissuto . Solitudine positiva e solitudine negativa. È una
condizione spiacevole, a volte spaventevole. La solitudine per la perdita del
paradiso terrestre, di una condizione peccaminosa, la solitudine della morte ,
“L’uomo contrappone alla solitudine un mondo costellato da
relazioni, disseminato di immagini ed affastellato da azioni. Nel tentativo,
perenne, di placare l’immagine della solitudine che si porta addosso come una
seconda pelle, si procura le sofferenze e le gioie della vita. Sarà poi la sua
natura profonda, o il terreno psicobiologico, a far pendere la bilancia da una
parte piuttosto che dall’altra.
Per non ripetere l’esperienza della solitudine, l’uomo è disposto a tutto,
anche alla guerra. È disposto addirittura ad abbandonare, per non sentirsi
solo, ad uccidere, per non sentirsi morire dentro. Il continuo bisogno di
potere, espresso da persone influenti o da intere nazioni, può essere letto
come una reazione alla solitudine.
La solitudine contiene, quindi, sia la depressione sia la reazione, sia la fuga
sia la ricerca e quando l’uomo riesce a contrapporre la disperazione della vita
alla speranza le opere che realizza sono geniali.
La solitudine non essendo solo disperazione è speranza e forza, conquistata nel
riconoscimento di una propria individualità. Esiste dunque una felicità nella
solitudine.” (Zaia Ambrogio | Gen
29, 2004 | Psicoanalisi
Applicatahttps://www.psicoanalisi.it/osservatorio/3527/)
Ecco allora anche la solitudine feconda , strumento che
permette un incontro con il proprio sé.
Ridare valore al silenzio, come atto preparatorio al comunicare con gli
altri.
“Si parla molto del desiderio e della paura della solitudine, poco della capacità d’essere soli. Durante il nostro sviluppo psicofisico, se non abbiamo subito dei traumi gravi, dall’infanzia ad oggi, abbiamo sperimentato, magari gradualmente, un essere soli anche in presenza dell’altro. La fiducia, costruita dentro di noi negli anni della crescita, ci ha permesso di controllare la solitudine di riconoscere i sentimenti che animano la parte profonda della nostra mente e di esprimerli.La solitudine diviene, così, condizione privilegiata e da ricercarsi per aiutare l’individuo ad integrare i pensieri interni con i sentimenti. La meditazione, la preghiera e, a livello inconscio, il sonno operano questa trasformazione. Costruire un momento di solitudine e di silenzio aiuta la persona a ritrovare se stesso nell’oceano della vita. L’anelito di questo momento permette l’abbandono a qualcosa o qualcuno sopra di lui, in grado di dare significato alla vita, alle emozioni quotidiane ed al silenzio ricercato.(cit. Zaia Ambrogio )
L’uomo è un animale
sociale che ha bisogno qualche volta
anche di solitudine . Alla nascita
dipende dal cargiver, generalmente la madre che accudisce il nascituro, e resta
dipendente dai bisogni primari, quindi cibo, riproduzione, ecc. Sembra un
essere libero ma non lo è fino in fondo.
. Nel panorama odierno in cui si costringe alla solitudine,
attraverso un vuoto affettivo e relazionale,per esempio , in cui l’oggetto
diviene il surrogato del proprio sé la solitudine a volte induce fenomeni patologici quali depressioni, dipendenze patologiche,
new addiction, disturbi dell’umore
(Rimandiamo agli specifici studi sulla depressione e la solitudine in correlazione
all’abuso di
internet.( Bessiere,
2010; Young & Rogers, 1998; Kotikalapudiet et al., 2012; Costigan et al.,
2013; Rauch et al., 2013). https://www.stateofmind.it/2019/08/solitudine-sofferenza/)
La solitudine del dopo terremoto ,la solitudine imposta dal coronavirus . Forse
sono simili. Certo che differenza c’è, per andare ancora oltre, tra la
solitudine della quarantena fiduciara
sull’hastag # Io sto a casa e per esempio la popolazione di Aleppo , la
seconda città della Siria. Quella popolazione ha sperimentato prima di noi che cosa significa non poter mandare i
bambini a scuola , non poter uscire da casa.
Solo che a noi poco importava
nell’indifferenza totale del nostro modo di vivere. Certo noi non siamo
sotto le bombe o i missili. O sì, siamo
sotto bombe e missili invisibili ?
Da questa solitudine, cambierà tutto. Questa solitudine , come quella dopo il terremoto cambierà tutto . Un solo esempio . chi ha conosciuto veramente la paura, come quella che stiamo vivendo, potrà accettare la paura spettacolo di quei politici che vorranno ancora perseguire strade già battute nel passato quando si inculcava una paura per pericoli inventati e quindi inesistenti ? Io penso di no.
Seneca ci tramanda “La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il
corpo”, il nostro più recente Schopenhauer scrive “Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro
incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi”. Sin da
quando ne abbiamo traccia scritta, le riflessioni dei grandi pensatori si sono
soffermate sulla condizione della solitudine / compagnia
che segue l’umana condizione da sempre.
Contemplazioni di Kafka è una raccolta di racconti che ci dice qualcosa sulla solitudine. In
particolare l’ultimo racconto
Infelicità. Il protagonista per
sentire la sua voce nella stanza non fa
altro che gridare a squarciagola. Si immagina di essere visitato da un bambino
con il quale litiga. Esce di casa e incontra per le scale qualcuno che sembra essere un fantasma e discute con lui del bambino con
cui ha litigato e che è secondo lui un altro fantasma. Poi risale in
casa e va a dormire. Un racconto in cui la solitudine ( si parla con i
fantasmi, si grida, si parla ad alta
voce per sentire in ogni caso una
presenza ) viene “scontata” andando a dormire .
E proprio L’uomo che dorme di Georges Perec è la sublimazione della solitudine Perché perec racconta che il suo protagonista diserta gli impegni ,non si fa trovare dagli amici, lascia suonare invano la sveglia. Nel racconto di Perec sta appunto il tentativo di esaurimento della solitudine.Lo stesso che sta nelle parole .Cioran afferma : “ Sopprimevo dal mio vocabolario una parola dopo l’altra. Finito il massacro ,una sola superstite : solitudine . Mi risvegliai appagato.
Il “ Viandante sul mare di nebbia “ o anche, il viaggiatore in un mare di nebbia, è un’opera che è stata a lungo studiata: al centro della composizione di Caspar Friedrich, si erge un uomo misterioso: indossa un soprabito verde scuro, i suoi capelli sono mossi dal forte vento, e nella mano destra, prestando attenzione, si può notare la presenza di un bastone da passeggio. Possiamo ritenerla com il simbolo della solitudine.
Francesco Petrarca nella “vita solitaria” elogia questa condizione perché l’artista, nella solitudine , si eleva fino alle stelle. Alda Merini in Piccoli
canti descrive la solitudine come un rifugio e una risorsa. Due facce ha
la solitudine come una medaglia : quella
buona e quella cattiva. Sera sulla via Karl Johann è un dipinto di Edvard Munch datato 1892 . In
questo quadro Munch propone un luogo che aveva già dipinto, il boulevard
principale di Cristiania, l’attuale Oslo, in cui sfilano a passeggio persone
appartenenti alla classe medio alta della città. La solitudine è vuoto. Infatti egli scrive sul suo diario :” Tutti i passanti lo guardavano in modo così
strano e singolare e lui sentiva che lo guardavano così, che lo fissavano,
tutte queste facce, pallide nella luce serale; voleva fissare un pensiero ma
non gli riusciva, aveva la sensazione che nella sua testa non ci fosse nient’altro
che il vuoto… il suo corpo era scosso dal tremito, il sudore lo bagnava.”
La solitudine evoca aspetti contraddittori: il restare piacevolmente con se stessi, rifugiandosi nel proprio intimo o altresì vivere l’abbandono altrui e quindi la condizione di isolamento/esclusione sociale.A prescindere da queste connotazioni opposte, positivo vs. negativo, è uno stato fisico, interiore quanto inevitabilmente perturbante. Tale condizione è stata scarsamente studiata dalle ricerche specifiche ma aleggia negli scritti più importanti dell’ultimo secolo, da Freud a Fromm,Reichmann, Tillich, Rank, et Alii.
Solitudine e isolamento, sono due termini che un po’ superficialmente vengono indicati come sinonimi. In realtà Solitudine è lo stato di chi è, di chi vive solo e solitario, di chi fugge la compagnia privilegiando appunto la solitudine. ,non per forza un misantropo.
Isolamento è qualcosa di imposto, di inevitabile. L’atto dell’isolare è condizione di esclusione dall’esterno, L’isolamento può essere dunque imposto a malati contagiosi, malati di mente nelle fasi aggressive acute, a rei che scontano una pena .
Per Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) la solitudine è indipendenza
:” Un po’ incerto mi mossi verso casa tirai su il bavero e camminai
battendo il bastone sul lastrico bagnato. Potevo percorrere quel tratto molto
adagio, ma fin troppo presto mi sarei ritrovato nella mia mansarda, in quella
parvenza di casa mia, che non amavo, ma della quale non potevo fare a meno,
poiché erano passati i tempi in cui ero in grado di camminare all’aperto una
notte intera d’inverno con la pioggia. Però non volevo guastarmi il buon umore
della serata, né con la pioggia né con la gotta né con l'araucaria, e se non
era possibile avere un’orchestra da camera o un amico solitario col violino, la
dolce melodia squillava tuttavia nel mio cuore e io potevo sonarla da me, per
accenni, sussurrandola fra le labbra e ritmando il respiro. Camminavo immerso
nei miei pensieri. Sì, era possibile vivere anche senza la musica da camera,
anche senza l’amico, ed era ridicolo sfinirsi in un’impotente nostalgia di
tepore. La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata
in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa,
meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale
girano gli astri.” (HERMANN HESSE (1877
– 1962), Il lupo della steppa (1927), traduzione, introduzione,
antologia critica e bibliografia a cura di Ervino Pocar, Mondadori, Milano 1987
(VII ristampa dell’edizione 1979, prima edizione 1946), Memorie di Harry
Haller – Soltanto per pazzi, pp. 93 – 94.)
Marguerite Yourcenar pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, 17 dicembre 1987), si rifugiò in un’isola del Pacifico per essere sola. Diceva “On ne trouve pas la solitude, on la fait” (“Non ci si imbatte nella solitudine, la si procura, la si cerca.”) Una solitudine la sua piena zeppa di storie e vicende, sia quelle alei contemporaee,per esempio quelle della sua famiglia e quelle della storia del passato. Infatti tutto il suo capolavoro Memorie di Adriano è un analisi della solitudine .Il romanzo di Marguerite Yourcenar Memorie di Adriano, compie quasi settant’anni. Venne pubblicato in Francia nel 1951, dopo lunghi anni di preparazione e di studi accurati. In Italia esce per i tipi di Einaudi solo nel 1988, tradotto da Lidia Storoni Mazzolani. La scrittrice rivela ,nelle note che accompagnano la nascita di quest’opera che, dopo aver distrutto la prima stesura compiuta dal 1924 al 1929, le era rimasta solo una frase pronunciata dal protagonista, l’imperatore Adriano: “Incomincio a scorgere il profilo della mia morte”.
Sì, parla di solitudine, la solitudine dei numeri primi, numeri indivisibili, numeri solitari. In “ La solitudine dei numeri primi “è il primo romanzo di Paolo Giordano. Edito da Mondadori, ha ricevuto i Premi Strega e Campiello opera prima 2008.
Thomas Bernhardt, in più di uno dei suoi brevi romanzi autobiografici, legati al periodo adolescenziale e soprattutto ne “L’origine” racconta del suo forte senso di isolamento e la voglia di dare un senso alla propria vita anche con la morte se necessario. Infatti racconta delle vicende di adolescenti in un collegio con metodi educativi particolari che avevano determinato in lui e nei suoi coetani proprio la voglia di morire .
Pubblicato anche su Ananke news
Eremo Rocca S. Stefano domenica 2 maggio 2021

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