domenica 2 maggio 2021

LINEA D'OMBRA . DUE IDENTICHE SOLITUDINI ( Prima parte )

 



Due solitudini identiche. La prima : quella dopo il terremoto del 6 aprile 2009. La seconda quella dopo il decreto  del 9 marzo 2020  che limita la circolazione  in tutto il paese e non solo nella zona rossa e province limitrofe della regione lombarda  per combattere il propagarsi del  corona virus  ovvero del Covid-19. Su queste due solitudini voglio riflettere. Ed è questo il momento indicato. Ed è questo lo strumento appropriato.

Solitudine. Esclusione da ogni rapporto  di presenza e vicinanza altrui.  In entrambi i casi imposta. Nel primo  da un evento catastrofico, nel secondo da un evento che potrebbe, se non lo è già diventato ancora più catastrofico. Esclusione da ogni rapporto. Definizione  che spaventa nella sua essenzialità e brutalità. Ma non è solo una condizione reale  e fisica. E’ anche un sentimento  E mentre le condizioni reali e fisiche ce le spiegano  e ce le raccontano  gli scienziati, i tecnici, gli economisti , i sentimenti ce li raccontano i romanzi, la letteratura dunque ,la poesia,  i filosofi, gli psicologi . La solitudine è uno stato di transizione  che favorisce  raccoglimento e crescita interiore da una parte e spaventa per un terrore atavico dall’altra.

Allora “frequentare se stessi”  è l’esercizio che questa solitudine ci chiede di fare .Da quando tempo non siamo più abituati a frequentare il nostro sé. Una opportunità  per un profondo rinnovamento  personale, sociale, comunitario .Torna in ballo la nostra umanità. Andare alla ricerca di un nuovo umanesimo  per tornare “a ridare la vita”. Una vita che indichi nuovi panorami, nuovi paesaggi , nuovi modi di vivere e di essere .Un laboratorio di idee ma anche di fatti concreti .La riscoperta di una sapienza come quella in  Omero ,noein , che significa vedere, un vedere che può essere inteso e tradotto con riconoscere.

Riconoscere,quello che ci insegna Covid-19 , che  in un attimo  possiamo diventare i discriminati,quelli lasciati fuori dalle frontiere ,quelli respinti  capitandoci di subire ora quello che abbiamo fatto  subire agli altri. Siamo trattati come abbiamo trattati gli altri.  Siamo quelli segregati. Senza colpa, come erano senza colpa  quelli che abbiamo considerati portatori di malattie,  ladri di lavoro. Riconoscere che è il momento di dire stop in ogni senso .Fermarci. Riconoscere che il valore  del compenso  dei comportamenti non è il denaro. Il valore del denaro.  Che farne in un momento in cui pur essendo necessario  è oggetto di una scelta  : denaro o salute.  Scelta posta per mera  ipotesi di scuola  perchè forse  sottintende  una considerazione più forte : la salute si salvaguardia con il denaro ? Forse si  aiuta la salute riducendo  appena la produttività  e il consumo . Una decrescita. Una decrescita felice ?  Uno slogan bello ma quanto difficile da considerare in tutte le sue implicazioni . E quanto difficile da applicare.( Ma è un discorso che ci porterebbe  a considerare  argomenti , tesi, ragionamenti, decisioni, speranze , legate trasversalmente alla nostra vita  che occuperebbe  spazi di riflessione che qui non sono pensabili .Anche se forse ne riparleremo).

Allora “solitude”all’anglosassone che significa semanticamente parlando “ scelta di vita”  in opposizione a “loneliness” che è la conseguenza negativa  di una costrizione, di una imposizione, del restare soli. Leopardi scriveva che  “la solitudine è come una lente di ingrandimento : se sei solo e stai bene  stai benissimo; se sei solo e stai male stai malissimo”. Ma della solitudine continueremo a parlare  nella seconda e forse terza parte di questo post.

 

Ci sono varie solitudini .Più solitudini.  Nella vita, nella storia, nella natura, nella società. L’ultima solitudine che ci sembrava la più beata  ,che nessuno ci imponeva ma che cercavamo sempre più spesso è stata la solitudine del telefonino.  Da quella solitudine  che appunto ci catapultava in un mondo virtuale asfittico, tutto  espresso in un display alla solitudine  comandata dello stare forzosamente in casa. Probabilmente ,quando questa emergenza sarà passata  - molte cose cambieranno e dico io con molte cose si dovranno fare i conti -  la voglia di stare insieme fisicamente tornerà prepotentemente.

Allora  ecco le nostre solitudini di sempre.  Quelle forzate imposte dalla vita : reclusione , disabilità, malattie,isolamento percettivo o abbandono di una persona cara.
Vi sono poi solitudini volute e ricercate. Il creativo, l,’asceta e chiunque di noi ricerchi uno spazio e un tempo tutto suo. L’individualismo che si raggiunge  solo con la massificazione: tutto uguale per tutti .I messaggi dei mass media che alimentano la fuga e la ricerca di un rifugio che, visto come un luogo d’opposizione all’esterno, limita la crescita e lo sviluppo dell’autonomia individuale.

Etimologicamente  solitudine è “separare” composta da “se” e “parare”. La prima indica “divisone”, la seconda “parto”.  Ecco la solitudine dell’ovulo, la solitudine del feto nello sterminato liquido amniotico, ecco la solitudine della separazione dalla madre ,ecco la solitudine delle perdite del vissuto . Solitudine positiva e solitudine negativa. È una condizione spiacevole, a volte spaventevole. La solitudine per la perdita del paradiso terrestre, di una condizione peccaminosa, la solitudine della morte ,

“L’uomo contrappone alla solitudine un mondo costellato da relazioni, disseminato di immagini ed affastellato da azioni. Nel tentativo, perenne, di placare l’immagine della solitudine che si porta addosso come una seconda pelle, si procura le sofferenze e le gioie della vita. Sarà poi la sua natura profonda, o il terreno psicobiologico, a far pendere la bilancia da una parte piuttosto che dall’altra.
Per non ripetere l’esperienza della solitudine, l’uomo è disposto a tutto, anche alla guerra. È disposto addirittura ad abbandonare, per non sentirsi solo, ad uccidere, per non sentirsi morire dentro. Il continuo bisogno di potere, espresso da persone influenti o da intere nazioni, può essere letto come una reazione alla solitudine.
La solitudine contiene, quindi, sia la depressione sia la reazione, sia la fuga sia la ricerca e quando l’uomo riesce a contrapporre la disperazione della vita alla speranza le opere che realizza sono geniali.
La solitudine non essendo solo disperazione è speranza e forza, conquistata nel riconoscimento di una propria individualità. Esiste dunque una felicità nella solitudine.”  ( Zaia Ambrogio | Gen 29, 2004 | Psicoanalisi Applicatahttps://www.psicoanalisi.it/osservatorio/3527/)

Ecco allora anche la solitudine feconda , strumento che permette un incontro con il proprio sé.  Ridare valore al silenzio, come atto preparatorio al comunicare con gli altri.

“Si parla molto del desiderio e della paura della solitudine, poco della capacità d’essere soli. Durante il nostro sviluppo psicofisico, se non abbiamo subito dei traumi gravi, dall’infanzia ad oggi, abbiamo sperimentato, magari gradualmente, un essere soli anche in presenza dell’altro. La fiducia, costruita dentro di noi negli anni della crescita, ci ha permesso di controllare la solitudine di riconoscere i sentimenti che animano la parte profonda della nostra mente e di esprimerli.La solitudine diviene, così, condizione privilegiata e da ricercarsi per aiutare l’individuo ad integrare i pensieri interni con i sentimenti. La meditazione, la preghiera e, a livello inconscio, il sonno operano questa trasformazione. Costruire un momento di solitudine e di silenzio aiuta la persona a ritrovare se stesso nell’oceano della vita. L’anelito di questo momento permette l’abbandono a qualcosa o qualcuno sopra di lui, in grado di dare significato alla vita, alle emozioni quotidiane ed al silenzio ricercato.(cit. Zaia Ambrogio )

L’uomo  è un animale sociale  che ha bisogno qualche volta anche di solitudine .  Alla nascita dipende dal cargiver, generalmente la madre che accudisce il nascituro, e resta dipendente dai bisogni primari, quindi cibo, riproduzione, ecc. Sembra un essere  libero ma non lo è fino in fondo. . Nel panorama odierno in cui si costringe alla solitudine, attraverso un vuoto affettivo e relazionale,per esempio , in cui l’oggetto diviene il surrogato del proprio sé la solitudine a volte induce  fenomeni patologici quali depressioni, dipendenze patologiche, new addiction, disturbi dell’umore (Rimandiamo agli specifici studi sulla depressione e la solitudine in correlazione all’abuso di internet.( Bessiere, 2010; Young & Rogers, 1998; Kotikalapudiet et al., 2012; Costigan et al., 2013; Rauch et al., 2013). https://www.stateofmind.it/2019/08/solitudine-sofferenza/)
La solitudine del dopo terremoto ,la solitudine imposta dal coronavirus . Forse sono simili. Certo che differenza c’è, per andare ancora oltre, tra la solitudine  della quarantena fiduciara sull’hastag # Io sto a casa  e  per esempio la popolazione di Aleppo , la seconda città della Siria. Quella popolazione ha sperimentato prima di noi  che cosa significa non poter mandare i bambini a scuola , non poter uscire da casa.  Solo che a noi poco importava  nell’indifferenza totale del nostro modo di vivere. Certo noi non siamo sotto le bombe  o i missili. O sì, siamo sotto bombe e missili invisibili ?

Da questa solitudine, cambierà tutto.  Questa solitudine , come quella dopo il terremoto cambierà tutto . Un solo esempio . chi ha conosciuto veramente la paura, come quella che stiamo vivendo, potrà accettare   la paura spettacolo di quei politici che vorranno ancora perseguire strade già battute nel passato quando si inculcava una paura per pericoli inventati e quindi inesistenti ? Io penso di no.

Seneca ci tramanda “La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo”, il nostro più recente Schopenhauer scrive “Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi”. Sin da quando ne abbiamo traccia scritta, le riflessioni dei grandi pensatori si sono soffermate sulla condizione della solitudine / compagnia che segue l’umana condizione da sempre.
Contemplazioni di Kafka è una raccolta di racconti  che ci dice qualcosa sulla solitudine. In particolare l’ultimo racconto  Infelicità. Il protagonista  per sentire la sua voce nella stanza  non fa altro che gridare a squarciagola. Si immagina di essere visitato da un bambino con il quale litiga. Esce di casa e incontra per le scale  qualcuno che sembra essere  un fantasma e discute con lui del bambino con cui ha litigato  e che è  secondo lui un altro fantasma. Poi risale in casa e va a dormire. Un racconto in cui la solitudine ( si parla con i fantasmi, si grida, si parla  ad alta voce per sentire  in ogni caso una presenza ) viene “scontata” andando a dormire .

E proprio L’uomo che dorme  di Georges Perec  è la sublimazione della solitudine  Perché  perec racconta che il suo protagonista diserta gli impegni ,non si fa trovare dagli amici, lascia suonare invano la sveglia. Nel racconto di Perec sta appunto il tentativo di esaurimento della solitudine.Lo stesso che sta nelle parole .Cioran afferma : “  Sopprimevo dal mio vocabolario una parola dopo l’altra. Finito il massacro ,una sola superstite   : solitudine . Mi risvegliai appagato.

 Il “ Viandante sul mare di nebbia “ o anche, il viaggiatore in un mare di nebbia, è un’opera che è stata a lungo studiata: al centro della composizione di Caspar Friedrich, si erge un uomo misterioso: indossa un soprabito verde scuro, i suoi capelli sono mossi dal forte vento, e nella mano destra, prestando attenzione, si può notare la presenza di un bastone da passeggio. Possiamo ritenerla com il simbolo della solitudine.

Francesco Petrarca  nella “vita solitaria”  elogia questa condizione  perché l’artista, nella solitudine , si eleva  fino alle stelle. Alda Merini in Piccoli canti  descrive la solitudine  come un rifugio e una risorsa. Due facce ha la solitudine come una medaglia  : quella buona e quella cattiva. Sera sulla via Karl Johann è un dipinto di Edvard Munch datato 1892 . In questo quadro Munch propone un luogo che aveva già dipinto, il boulevard principale di Cristiania, l’attuale Oslo, in cui sfilano a passeggio persone appartenenti alla classe medio alta della città. La solitudine è vuoto.  Infatti egli scrive sul suo diario :” Tutti i passanti lo guardavano in modo così strano e singolare e lui sentiva che lo guardavano così, che lo fissavano, tutte queste facce, pallide nella luce serale; voleva fissare un pensiero ma non gli riusciva, aveva la sensazione che nella sua testa non ci fosse nient’altro che il vuoto… il suo corpo era scosso dal tremito, il sudore lo bagnava.

La solitudine evoca aspetti contraddittori: il restare piacevolmente con se stessi, rifugiandosi nel proprio intimo o altresì vivere l’abbandono altrui e quindi la condizione di isolamento/esclusione sociale.A prescindere da queste connotazioni opposte, positivo vs. negativo, è uno stato fisico, interiore quanto inevitabilmente perturbante. Tale condizione è stata scarsamente studiata dalle ricerche specifiche ma aleggia negli scritti più importanti dell’ultimo secolo, da Freud a Fromm,Reichmann, Tillich, Rank, et Alii.

Solitudine e isolamento, sono due termini che un po’ superficialmente vengono indicati come sinonimi.  In realtà  Solitudine è lo stato di chi è, di chi vive solo e solitario, di chi fugge la compagnia privilegiando appunto la solitudine. ,non per forza un misantropo.

Isolamento è qualcosa di imposto, di inevitabile. L’atto dell’isolare è condizione di esclusione dall’esterno, L’isolamento può essere dunque imposto  a malati contagiosi, malati di mente  nelle fasi aggressive acute,  a  rei   che scontano una pena .


 Per Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877Montagnola, 9 agosto 1962)  la solitudine è  indipendenza  :” Un po’ incerto mi mossi verso casa tirai su il bavero e camminai battendo il bastone sul lastrico bagnato. Potevo percorrere quel tratto molto adagio, ma fin troppo presto mi sarei ritrovato nella mia mansarda, in quella parvenza di casa mia, che non amavo, ma della quale non potevo fare a meno, poiché erano passati i tempi in cui ero in grado di camminare all’aperto una notte intera d’inverno con la pioggia. Però non volevo guastarmi il buon umore della serata, né con la pioggia né con la gotta né con l'araucaria, e se non era possibile avere un’orchestra da camera o un amico solitario col violino, la dolce melodia squillava tuttavia nel mio cuore e io potevo sonarla da me, per accenni, sussurrandola fra le labbra e ritmando il respiro. Camminavo immerso nei miei pensieri. Sì, era possibile vivere anche senza la musica da camera, anche senza l’amico, ed era ridicolo sfinirsi in un’impotente nostalgia di tepore. La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.”  (HERMANN HESSE (1877 – 1962), Il lupo della steppa (1927), traduzione, introduzione, antologia critica e bibliografia a cura di Ervino Pocar, Mondadori, Milano 1987 (VII ristampa dell’edizione 1979, prima edizione 1946), Memorie di Harry HallerSoltanto per pazzi, pp. 93 – 94.)

Marguerite Yourcenar pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903Mount Desert, 17 dicembre 1987),  si rifugiò      in un’isola del Pacifico per essere sola. Diceva “On ne trouve pas la solitude, on la fait” (“Non ci si imbatte nella solitudine, la si procura, la si cerca.”) Una solitudine la sua piena zeppa di storie e vicende, sia quelle alei contemporaee,per esempio quelle della sua famiglia e quelle della storia del passato.  Infatti  tutto il suo  capolavoro Memorie di Adriano  è un analisi della solitudine  .Il romanzo di Marguerite Yourcenar Memorie di Adriano, compie quasi  settant’anni. Venne  pubblicato in Francia nel 1951, dopo lunghi anni di preparazione e di studi accurati. In Italia esce per i tipi di Einaudi solo nel 1988, tradotto da Lidia Storoni Mazzolani. La scrittrice rivela ,nelle note che accompagnano la nascita di quest’opera che, dopo aver distrutto la prima stesura compiuta dal 1924 al 1929, le era rimasta solo una frase pronunciata dal protagonista, l’imperatore Adriano: “Incomincio a scorgere il profilo della mia morte.

Sì, parla di solitudine, la solitudine dei numeri primi, numeri indivisibili, numeri solitari. In  La solitudine dei numeri primi “è il primo romanzo di Paolo Giordano. Edito da Mondadori, ha ricevuto i Premi Strega e Campiello opera prima 2008.

Thomas Bernhardt,  in più di uno dei suoi brevi romanzi autobiografici, legati al periodo adolescenziale e soprattutto ne “L’origine” racconta del suo forte  senso di isolamento  e la voglia di dare un senso alla propria vita  anche con la morte se necessario. Infatti racconta delle vicende di adolescenti in un collegio  con metodi educativi particolari  che avevano determinato in lui e nei suoi coetani proprio la voglia di morire .

Pubblicato anche su Ananke news

Eremo Rocca S. Stefano domenica  2 maggio 2021

 

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