venerdì 28 maggio 2021

STORIE E VOCI DAL SILENZIO La Santissima Trinità a Vellepietra

 ‘La Santissima’, così la chiamano i contadini del Lazio, si trova fra i Monti Simbruini, zona protetta dall’omonimo PARCO REGIONALE, all’estremo limite del Lazio verso l’Abruzzo. Infatti il Santuario è posto fra i paesi di Vallepietra (prov. Di Roma) e di Cappadocia (prov. Di Aquila).
Questo è il baBACINO DEL SIMBRIVIO, UNO DEI PIU' RICCHI DI SORGENTI D'EUROPA, che però dà luogo (data la natura carsica del suolo) solo ad un modesto fiume (il Simbrivio, appunto) affluente del vicino Aniene. La VERDISSIMA VALLE del Simbrivio man mano che si sale al Santuario cede il posto ad un PAESAGGIO MONTANO INASPETTATAMENTE BRULLO, ma mai desolato. Il Santuario è POSTO AD UNA QUOTA DI 1337 m.s.l.m., su un fianco del Colle della Tagliata, contrafforte del MONTE AUTORE (1835 m.s.l.m.).

STORIA DEL SANTUARIO
Le origini di questo Santuario sono ANCORA SCONOSCIUTE anche se corrono diverse ipotesi; occorre intanto riferirsi a LEGGENDE POPOLARI tramandate oralmente ed esse sono principalmente due.
UNA PRIMA LEGGENDA (sembra sia supportata anche da antichi scritti) narra di due cristiani perseguitati da Nerone i quali, fuggendo da Roma, si fermarono qui dove incontrarono gli Apostoli PIETRO E PAOLO: un provvidenziale Angelo venne subito a sfamarli e dissetarli, mentre il giorno dopo apparve loro la Santissima Trinità che benedisse il luogo come luogo santo della Terra’.
UNA SECONDA STORIA, la più diffusa, vede l’origine del culto in questo luogo nel giorno in cui un contadino, accorso dal sovrastante Monte Autore da cui aveva visto precipitare i suoi buoi con l’aratro, TROVO' I DUE ANIMALI INGINOCCHIATI DAVANTI AD UNA IMMAGINE DELLA TRINITA' mentre vide l’attrezzo impigliato a metà della parete rocciosa. A sostegno di questa seconda storia sta il fatto che in effetti, con un po’ di buona volontà, UN ANTICO ARATRO SOSPESO si vede ancora, sospeso in alto sullo strapiombo
Ipotesi storicamente più concrete vedrebbero la fondazione del Santuario da parte di SAN DOMENICO DI SORA (poco dopo il mille ) ovvero anche da parte di MONACI BASILIANI provenienti dall’Oriente (ipotesi plausibile, considerato lo stile rappresentativo delle tre figure venerate ed alcune peculiarità della toponomastica locale, quale il nome stesso del paese di Cappadocia). A sciogliere tutte le diatribe è molto accreditata l'ipotesi secondo cui furono i Benedettini di Subiaco a fondare qui un solitario cenobio e questa è una tesi molto condivisibile vista la vicinanza e la vocazione di quei monaci alla fondazione di luoghi di culto ‘decentrati’; ma, certo, è anche possibile che qui ci fosse già qualcosa…..

LA FESTA DELLA "SANTISSIMA"
La festa della SS. Trinità è una festa ‘mobile’ in quanto si svolge CIASCUN ANNO IN DATA DIVERSA, dal Venerdì alla Domenica dopo la Pentecoste (cioè otto settimane dopo Pasqua) in COINCIDENZA CON IL PLENILUNIO.
Il tradizionale PELLEGRINAGGIO DELLE GENTI DEL LAZIO passa da Vallepietra che vede affluire migliaia di pellegrini, in genere organizzati in ‘COMPAGNIE’ secondo i paesi di provenienza. La sosta a Vallepietra già comporta una SERIE DI RITUALI che coinvolgono anche la popolazione locale, quindi IL SABATO ALL'ALBA si sale a piedi al Santuario il quale si trova a 12 chilometri dal paese (la distanza è percorribile anche in auto con la strada asfaltata per Cappadocia, che passa a 500 m. dal Santuario). I più devoti vanno ovviamente a piedi e questo a prescindere dall’età perche I PIU' DEBOLI VENGONO AIUTATI A SALIRE dagli altri componenti la ‘Compagnia’.
Durante il percorso, lungo il quale si trovano croci e cappelline votive, si svolge una serie di RITUALI DI PURIFICAZIONE (come lanci simbolici di pietre nel torrente oppure - e questo è comune ad altri cammini ‘liberatori’ – apportando pietre a formare piccoli cumuli).
Giunti al Santuario ci si ferma per altri riti devozionali lungo il sentiero d’accesso (costellato di croci-ricordo delle Compagnie). Nei giorni della Festa, la CODA D'ATTESA PER VARCARE LA SOGLIA DEL SANTUARIO può essere lunga in modo scoraggiante (ma questo deve essere parte obbligata del pellegrinaggio, almeno per chi è salito in auto!).
Si entra nel Santuario sfiorando la roccia con la mano e se ne esce camminando a ritroso per rispetto devozionale.
All’alba della Domenica si svolge, presso l’altare all’aperto, il tradizionale ‘PIANTO DELLE ZITELLE’: una laude del settecento (era il tempo delle Passioni di Bach) cantata da un gruppo di ragazze di Vallepietra vestite di bianco (la Madonna è vestita di nero), con effetto di grande commozione collettiva. Anche il percorso di ritorno a casa dei pellegrini segue un particolare rituale, perché i frutti di queste dure giornate non vengano vanificati.

IL SANTUARIO DELLA SANTISSIMA TRINITA'
La piccola Chiesa-Santuario RACCHIUDE UNA GROTTA (all’origine era quasi certamente un’ abitazione rupestre neolitica) sulla cui parete è una RAFFIGURAZIONE DI TIPO BIZANTINO della Trinità: tre persone identiche, sedute con un libro nella mano sinistra, nell’atto di benedire alla maniera greca (pollice unito all’anulare); altri affreschi medioevali decorano la grotta.
Una scala per l’accesso alla Chiesa ed una per uscirne risolvono il problema del fluido scorrimento delle migliaia di pellegrini dei giorni della Festa. Ai lati e attorno alla Chiesina della Santissima sorgono ALTRI LUOGHI DEVOZIONALI (tra cui la bella cappellina di Sant’Anna, incastonata nella roccia) costruiti nel rispetto della centralità e suggestione del Santuario.
Quello che stona è un’enorme pensilina, che copre un altare all’aperto, realizzata negli anni sessanta proprio davanti alla Chiesa-Santuario, che impedisce anche la completa soddisfazione dello spirito anelante a bearsi dell’immenso panorama che qui si prospetta. Altra cosa che stona è l’ormai esorbitante numero di chioschi (fortunatamente collocati in un lato abbastanza appartato) che vendono dagli oggetti devozionali ai souvenir e - non si può negare ad un bimbo stanco un giocattolino cinese - e robe di plastica varia.
Ma basta tenere lo sguardo alto (in tutti i sensi) e la suggestione immensa di questo luogo non ne resta scalfita. Unico oggetto 'verace' è il tradizionale FIORE DI CARTA COLORATA che una volta adornava camion, carri e biciclette con cui le genti del Lazio arrivavano da queste parti viaggiando per giorni e notti cantando 'viva viva, sempre viva, la Santissima Trinità….'.(1)

Molte sono le leggende che riguardano l’apparizione della Santissima Trinità ma due sono più diffuse: “In una pergamena è riportato che due ravennati, residenti a Roma, si portarono sul Monte Autore per sfuggire alla persecuzione di Nerone. Qui furono visitati dagli apostoli Pietro e Giovanni che, sbarcati a Francavilla, avevano attraversato il Regno di Napoli. Un angelo apparso ai quattro portò loro dal cielo il cibo e fece scaturire dalla terra la sorgente. Il giorno seguente apparve la Santissima Trinità che benedisse il Monte Autore alla pari del Sinai e dei luoghi santi della Palestina.” Una leggenda più popolare racconta, invece, di “un contadino che mentre arava il terreno in cima al colle della Tagliata vide cadere, nel sottostante precipizio, i buoi e l’aratro. Portatosi sul ripiano alla base della grande parete rocciosa vide, con grande meraviglia, i buoi inginocchiati davanti ad un misterioso dipinto della Trinità, apparso all’interno di una piccola grotta. L’aratro era rimasto in alto impigliato in una sporgenza della roccia.”

 

La domenica della festa della Trinità viene eseguito da parte di giovani vallepietrane il suggestivo “Pianto delle zitelle”, un antico dramma sacro che mette in scena i misteri sulla Passione di Cristo.

I sentieri che portano a piedi, attraverso le montagne che circondano il Santuario, sono molti, tutti tramandati oralmente di padre in figlio e immersi nella natura. Natura davvero meravigliosa, parte del Parco Naturale dei Monti Simbruini.

Questo complesso e singolare pellegrinaggio, che per le sue peculiarità ha destato un forte interesse negli studiosi, è descritto e analizzato approfonditamente nel libro “Evviva la Santissima Trinita!”, di Fulvia Caruso, antropologa vallepietrana e “zitella”, edito nel 2008 da Carsa Edizioni. Come sottolinea Antonello Ricci nell’introduzione, «Fulvia Caruso in questo suo saggio ripercorre, descrive, analizza e offre al lettore il senso sonoro di una festa i cui tratti sono stati più volte rappresentati e le cui motivazioni rimangono ancora oggi, nonostante il continuo interesse, nascosti e misteriosi». Il libro è arricchito di un CD audio che documenta il “paesaggio sonoro” connesso al pellegrinaggio, restituendo una selezione dei vari canti eseguiti durante il lungo percorso, in un contesto acustico fedele. Da segnalare anche l’importante corredo fotografico del volume, opera di Marco Marcotulli, che documenta in uno splendido bianco e nero la «complessa polifonia sociale» rappresentata dalle migliaia di persone di ogni età e di ogni condizione sociale che compiono ogni anno la lunga ascesa al Monte Autore. Sempre sul pellegrinaggio di Vallepietra Marcotulli ha realizzato nel 2006 un bel DVD, “Son le treppe”, che peraltro rende omaggio a un’opera storica, considerata da Michelangelo Antonioni come precorritrice del Neorealismo: il documentario “Il Pianto delle Zitelle” (1939) di Giacomo Pozzi Bellini, che, presentato e premiato al Festival del Cinema di Venezia, fu censurato a causa del forte impatto di alcune scene di massa, sgradite al regime fascista, e per questo non è più stato diffuso in Italia.

 

Dal primo maggio al 30 ottobre, le compagnie di pellegrini, provenienti da comunità situate anche a notevole distanze, tra Lazio, Abruzzo e Molise si recano al santuario per soddisfare una profonda esigenza spirituale: un sentimento misto di fede e di religiosità popolare, ma anche, visti i luoghi, di attrazione naturalistica e di escursionismo. Per raggiungere il santuario è necessario compiere un’ascesa molto faticosa, superando un dislivello che va dai 300 ai 500 metri. Questo percorso richiede grande impegno, soprattutto per chi va a piedi – e sono in molti a farlo ancora oggi.

Luogo sacro fin dal neolitico, come testimoniano alcuni ritrovamenti archeologici, ha trovato ampia fama soprattutto dall’inizio dell’Ottocento. L’oggetto della devozione è un’immagine della Santissima Trinità riprodotta in un grande affresco bizantineggiante – datato intorno al XII secolo – che è conservato nella grotta della Tagliata del monte Autore (una parete rocciosa mozzafiato). L’affresco rappresenta una Trinità non canonica: tre Cristi identici (le “Tre Persone”) che benedicono con la mano destra, unendo il pollice all’anulare, gesto di tradizione greco-bizantina.

 

Riportiamo il testo di uno degli inni alla SS. Trinità più conosciuti anche perché viene cantata dai pellegrinji che si recano al santuario di Vallepietra

 Tutti quanti genuflessi

Siamo noi qui venuti

Onde tutti noi ci aiuti

O Santissima Trinità

(i fedeli rispondono ad ogni strofa)

Viva viva sempre viva

Quelle tre person Divine

Quelle tre person Divine

La Santissima Trinità.


Il gran Padre con il Figlio

E lo Spirito Santo ancora

Tre person da noi s’adora

nell’istessa Maestà.


Con il Padre con il Figlio

E lo Spirito Santo ancora

Tre persone da noi s’adora

Coll’istessa podestà.


E lo Spirito, Figlio, Padre

Sono uno in tre persone

Nel sentire tale canzone

O che gran solennità.


Oh mistero incomprensibile

Da stupir tutta la gente

Un gran Dio onnipotente

In tre rami si formò.


Ed è sempre quell’istesso

In quel ramo si compone

Un sol Dio in tre persone

Nell’istessa ugualità.


Oh felice e buon pastore

Fu per te quel dì beato

Testimonio fu l’aratro

Che in aria si fermò

Due buoi in tanta altezza

Son caduti sopra i sassi

Riprendendo i loro passi

Si rimisero a pascolar.


Ecco appunto che veniva

Il devoto e già pregava

E la triade invocava

Che lo venne a liberar.


Vide già le Tre persone

Tutte e tre di una fattura

Tutte e tre di una misura

Nell’istessa podestà.


A tal vista risplendente

Non curò tosto paura

Ma una fede l’assicura

Per più credere e sperar.


Verso Te voltò le luci

L’uomo oppresso dalla sete

Ecco subito le pietre

Verso l’acqua in verità.


Vallepietra che scriveva

Le notizie le mandava

E la Triade palesava

Da per tutte le Città.


O che scoglio fortunato

Da venire a visitare

E con fede ad adorare

Il Supremo Salvator.


Fu miracolo evidente

Che in ogni anno si rinnova

Ed ognun le grazie prova

Colla Santa Trinità.


Scorre l’acqua d’ogni parte

Quando più la gente arriva

Dallo scoglio onde deriva

Chi si vuole dissetare.


Ed il popolo devoto

Corre presto in un istante

E con fede al Padre amante

Porge preghi con fervor.

 

Voi correte sordi e muti

Ciechi e storpi e desolati

Che sarete risanati

Dall'immensa Trinità.


Sempre noi con viva fede

Ed uniti alla speranza

Non facciamo ritardanza

Girne al nostro Creator.


E con fede e con rispetto

Veneriamo noi di cuore

Padre Figlio e Santo amore

Che la luce a noi donò.


O fedeli tutti uniti

Noi crediam genuflessi

Adorando tra noi stessi

Il gran Padre dell’Amor.


Non facciamo come alcuni

Che pur mancano di fede

Chi non corre, chi non crede

All’immensa Trinità.


Come il giorno di sua festa

Molti restano e non vanno

Che temendo alcun malanno

Di ricevere quel dì.


Ma il verace buon devoto

Presto corre e non si arresta

Non temendo alcuna tempesta

Che vedesse di venir.


Segni son di poca fede

O il gran Dio niente si cura

Mentre mettonsi di paura

Di pericoli incontrar.


E perciò tutti corriamo

Adorar le Tre Persone

Ma con santa Devozione

Le dobbiamo ossequiar.


Che se noi così facciamo

O fedeli immantinente

La gran Triade possente

Le sue grazie a noi farà.

 

(1) http://www.lazioturismo.it/asp/scheda_archeo.asp?id=145

 

(2) x.vincenzosantoro.it/2009/03/01/la-santissima-trinit-di-vallepietra/

 

Eremo Rocca S. Stefano   sabato 29  maggio 2021

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