‘’Il Piave mormorava/ calmo e placido al passaggio/ dei primi fanti il 24 maggio/ l’esercito marciava per raggiunger la frontiera/ per far contro il nemico una barriera’’. Così inizia ‘’La canzone del Piave’’ destinata a diventare l’inno della Grande Guerra (per un breve periodo, dopo la liberazione del 1945, fu usata anche come inno nazionale, prima che venisse adottato l’inno di Mameli). L’autore era Giovanni Ermete Gaeta, in arte E.A. Mario, paroliere e musicista di tanti canzoni che sono rimaste altrettanto vivide nella storia del nostro paese. E A Mario morì infatti nel 1961 ed ebbe una vita professionale molto fortunata ed intensa. Compose la canzone del Piave in una sola .Tanti altri celebri inni sono nati composti in fretta e furia e hanno comunque ottenuto un grande successo. Per esempio . La ‘’Marsigliese’’ venne eseguita su una pianola e portata al fronte dalle truppe provenienti da Marsiglia. Oggi è una sorta di inno universale ai principi di libertà, uguaglianza e fraternità.
La guerra era stata scatenata dall’assassinio il 28 giugno 1914, dell’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono austro-ungarico e della consorte durante una visita di Stato a Sarajevo ad opera di un giovane studente nazionalista serbo-bosniaco, Gavrilo Princip.
Massimo L. Salvadori nella Storia d’Italia ricorda che furono le minoranze seppure scollegate tra loro a
dettare la linea interventista dell’Italia
che a lungo rimase in forse sulla partecipazione al conflitto . Si
realizzo in termini di interventismo un’alleanza tra liberali antigiolittiani, irredentisti,
repubblicani, interventisti c.d. democratici e nazionalisti che finì per trascinare l’Italia in guerra nel
1915. Al momento della sua entrata il guerra l’esercito italiano poteva contare
su 35 divisioni di fanteria. Il comandante supremo era Luigi Cadorna il figlio
di quel Raffaele che nel 1870 aveva espugnato Roma dalla breccia di Porta Pia.
Dei 5,7 milioni di richiamati 2,6 milioni erano contadini analfabeti. Mancavano
gli ufficiali tanto che si fece ricorso a giovani di complemento. Ma
soprattutto non c’era negli stati maggiori una visione della guerra moderna. Gli
eserciti si stabilirono per anni sulle linee dei fronti raggiunti nelle prime
offensive e restarono a macerarsi per anni nelle trincee, operando
assalti alle trincee nemiche che consentivano al massimo – con una ecatombe di
morti e feriti – la conquista di qualche centinaio di metri, che sarebbero
stati perduti pochi giorni dopo a seguito del contrattacco nemico.
Una guerra di posizione
che finì però in un bagno di sangue . Finiva anche la belle èpoque ,
senza neppure rendersene conto, in un bagno di sangue che avrebbe dato vita ai nazionalismi e sciovinismi che travolsero gli
ordinamenti liberali e aprirono la strada a regimi totalitari. L’intervallo tra la prima e la seconda
guerra mondiale si rivelò un lungo
armistizio.
Il secolo breve il Novecento si apriva con il sovrano inglese, il Kaiser, lo Zar imparentati tra loro , erano cugini di primo grado. IL vecchio mondo andava allo sbaraglio per seguire le mire espansionistiche dell’Austria sulla piccolissima Serbia . Si metteva in moto il risiko delle alleanze : L’Austria dichiarava guerra alla Russia che proteggeva la Serbia un mese dopo l’attentato di Seraievo. Immediatamente si mise in moto il sistema delle alleanze: il 1° agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia, il 3 alla Francia; il 4 agosto fu la volta della Gran Bretagna a dichiarare guerra alla Germania. Il 25 agosto il Giappone si schierò a fianco della Gran Bretagna.
La Canzone del Piave
venne composta in un momento particolare del conflitto . Dopo la sconfitta di Caporetto, proprio
sul Piave gli austriaci avevano sferrato il duro attacco che aveva dato
inizio alla battaglia del Solstizio. La piena del fiume, però, aveva arrestato
l’esercito nemico permettendo alle forze armate italiane di organizzare una
resistenza. Il maestro Gaeta, noto con lo pseudonimo E.A. Mario, scrisse allora
quella che è ad oggi una delle principali canzoni patriottiche italiane.
La prima strofa fa riferimento alla prima, silenziosa marcia delle truppe italiane per sferrare l’attacco contro l’esercito austriaco nel 1915. Il regno d’Italia, infatti, dopo le radiose giornate di maggio aveva dichiarato guerra all’Austria, entrando ufficialmente nella Prima guerra mondiale. La canzone del Piave, nota anche come Leggenda del Piave, ebbe un successo immediato. Il generale Armando Diaz si complimentò direttamente con l’autore per l’effetto positivo che aveva avuto sulle truppe. «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!», scrisse Diaz a Gaeta.
Nei giorni 24-26 ottobre 1917 le forze armate
austro-ungariche e tedesche ruppero le linee italiane sul fronte orientale,
costringendo ad una tragica ritrata, in cui andò perduto metà dell’esercito
italiano.
Travolto sull’Isonzo e poi sul Tagliamento, l’esercito italiano si attestò
disperatamente prima sull’altopiano di Asiago, poi sul Monte Grappa e sulla
linea del Piave.
La resistenza iniziò il 9 novembre, e continuò fino al 26
novembre; la lotta riprese il 4 dicembre, e si spense a Natale del 1917, quando
l’avversario si rese conto che non si sarebbe potuto spingere oltre il Piave
(che in linea d’aria dista meno di 34 chilometri da Venezia).
VEGLIA
Cima Quattro il 23 dicembre 1915
Un'intera nottata
Buttato vicino
A un compagno
Massacrato
Con la bocca
Digrignata
Volta al plenilunio
Con la congestione
Delle sue mani
Penetrata
Nel mio silenzio
Ho scritto
Lettere piene d'amore
Non sono mai stato
Tanto
Attaccato alla vita.
Scrive Tito Bedin : “ È una delle poesie
di Giuseppe Ungaretti, composte finché stava al fronte a combattere con la
divisa di fante, come quella dei commilitoni che avevano oltrepassato il Piave
il 24 maggio. E oltre il Piave non avevano trovato sogni luminosi di gloria,
non avevano vissuto il mito della vittoria, che qualche altro poeta e molti
intellettuali avevano propagandato fino a creare le condizioni per l'entrata in
guerra dell'Italia. I fanti avevano trovato le trincee, il freddo, la fame, la
morte, le mutilazioni, la solitudine: come il fante Giuseppe Ungaretti; come i
sei milioni di italiani che vi parteciparono.” (https://www.euganeo.it/difesa/sd-165.html)
La morte è l'incontrastata dominatrice della Grande Guerra:
solo tra gli italiani è costata 650 mila caduti militari e 600 mila vittime
civili, molte delle quali causate da fame e malnutrizione o dall'influenza
spagnola conseguenza delle condizioni precarie dovute alla guerra.
Alcuni italiani avevano cominciato a morire anche prima del 24 maggio 2015:
erano i militari trentini di lingua italiani, arruolati nell'esercito
austro-ungarico nell'estate del 2014 e inviati prevalentemente sul fronte
russo, lontani da casa, per evitare "contaminazioni". Questi altri
italiani entrano nel "conto generale" della guerra mondiale: una
carneficina con 10 milioni di morti, milioni di feriti e mutilati, e avanti
negli anni milioni di vedove e di orfani.
Ci "spiega" ancora Giuseppe Ungaretti:
SAN MARTINO
SUL CARSO
Valloncello dell'albero isolato il 27 agosto 1916
Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato
Ungaretti ci aveva lasciato questa istantanea sui fanti:
SOLDATI
Bosco di Courton luglio 1918
Si sta come
D'autunno
Sugli alberi
Le foglie
Non lo sapeva, il poeta, ma milioni di persone avrebbero continuato per decenni a stare "come d'autunno / sugli alberi / le foglie".




Nessun commento:
Posta un commento