martedì 4 maggio 2021

BIBLIOFOLLIA I libri vanno aperti, sfogliati…per rispondere non alla domanda "che cosa dice il libro?", ma "a che cosa fa pensare questo libro?"

L'invenzione della stampa è il più grande avvenimento della storia. È la rivoluzione madre. È il modo di esprimersi dell'umanità che si rinnova totalmente, è il pensiero umano che depone una forma e ne riveste un'altra, è il completo e definitivo cambiamento di pelle di quel serpente simbolico, che, da Adamo in poi, rappresenta l'intelligenza. Sotto forma di stampa il pensiero è più imperituro che mai; è volatilizzabile, inafferrabile, indistruttibile. Si mescola all'aria.Al tempo dell'architettura, si faceva montagna e si impadroniva potentemente di un secolo e di un luogo: adesso si fa stormo di uccelli, si sparpaglia ai quattro venti, e occupa contemporaneamente tutti i punti dell'aria e dello spazio. Chi non vede, ripetiamo, che in questo modo il pensiero è molto più indelebile? Di solido che era, eccolo diventato mobilissimo. Passa dalla durata all'immortalità. Una massa si può demolirla, ma l'ubiquità come si estirpa?

VICTOR HUGO, Questo ucciderà quello (Milano, Rizzoli, 1951).

Le arti e le scienze, di cui non c'è penna che possa narrarne tutti i benefici, si trovan tutte racchiuse nei libri. Quanta la loro forza, straordinario peso se solo si pensa che grazie a loro si possono scorgere i confini dello spazio e del tempo e possiamo riflettere sulle cose inesistenti non meno che su quelle che esistono, come in uno specchio dell'eternità! [...] Grazie ai libri ci ricordiamo il passato e in un certo modo arriviamo a prevedere il futuro, e con la scrittura fissiamo nella memoria il fluire mutevole del presente. [...] I libri sono maestri che ci educano senza bacchetta né verga, senza strepiti né rabbia e non voglion favori né soldi! Se ti avvicini loro, non dormono e non sfuggono se li interroghi per sapere! Non ti riprendono se sbagli e non ti ridono in faccia per la tua ignoranza!

RICHARD DE BURY, Philobiblon, 1344 ca.

Ogni buon libro è scritto per un determinato lettore e la sua specie, e viene appunto perciò considerato con sfavore da tutti gli altri lettori, la gran maggioranza : per cui la sua fama riposa su base angusta e può essere edificata solo lentamente. Il libro mediocre e cattivo è tale proprio per il fatto che cerca di piacere, e anche piace, a molti. [...] Il buon libro sa di acerbo quando appare : ha il difetto della novità. Inoltre gli nuoce il suo autore vivo, se è noto e si divulgano molte cose su di lui: giacché tutti sogliano scambiare l'autore con la sua opera. Ciò che in questa v'è di spirito, dolcezza e dorato splendore, può svilupparsi solo con gli anni, con la cura di una venerazione, che cresce, invecchia e da ultimo viene tramandata. Molte ore devono passarci sopra, molti ragni devono tesserei sopra la loro rete. I buoni lettori fanno un libro sempre migliore e i buoni avversari lo chiariscono.

FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano troppo umano II, 1879/80.

I libri vanno aperti, sfogliati, dissolti nella loro presunta unità, per offrirli a quella domanda che non chiede "che cosa dice il libro?", ma "a che cosa fa pensare questo libro?" I libri non servono per sapere ma per pensare, e pensare significa sottrarsi all'adesione acritica per aprirsi alla domanda, significa interrogare le cose al di là del loro significato abituale reso stabile dalla pigrizia dell'abitudine; è evitare che i testi divengano testi sacri per coscienze beate che, rinunciando al rischio dell'interrogazione, confondono la sincerità dell'adesione con la profondità del sonno.

UMBERTO GALIMBERTI, Il gioco delle opinioni (Milano, Feltrinelli 1989).

 

 

Eremo Rocca S. Stefano  martedì  4 maggio  2021

 

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