giovedì 6 maggio 2021

Esistere&Resistere Lockdown quattordici

 



Il mattino ha un vento

ed è

come un dolore che storce

anche le pietre.

 

***

Qui tacciono i giorni

e dove dormo

solo si sente in alto

una tramontana

che batte i muri

come una fuga di Bach

e l’impressione è quella

di portarti in viaggio

in quella terra che sembra essere

già mia

dove continua

una musica che altro

non è, se non voce,

voce di tramontana.

 

***

Mio è il tuo stesso dolore

segreto,

ed è come ascoltare

il suono fondo e la voce rara

della campagna

appena…

appena mescolato

con uno sguardo verde d’erba

nella stagione buona,

quella delle parole ospitali,

ed è tutta una sfolgorata,

un poco dolce, un poco amara,

di consolazioni.

 

Anche questo dolore passerà

e questa solitudine, anche.

 

***

Mercurio brilla al tramonto

e su un trapezio di stelle

s’arrampica la luna

in un cielo di marzo

mentre il vento torna

in volo

a dissipare una sera,

ogni sera e questa sera.

 

***

E suonava il vento un flamenco

tra le rose

con la sonorità del loro rossore.

 

***

Una piccola terra,

nemmeno un giardinetto

dove fioriscono le rose

sentinelle all’orizzonte

tra case e mattoni

alberi di pino,selciato

umido di resina

e nuova stagione.

Questa è una piccola terra.

 

***

Veder le stelle

in corsa

nell’amato cielo,

sentir raschiare

la porta

da un gatto famigliare

raccontar la vita

e il suo dolore

 

dolce amata poesia

 

veder sparire

il conto degli anni

e da vecchio

far finta

che il mondo non è più quello

che mi ricordavo.

 

***

Che dire di te

e di quel poco del tuo

dono

che posso portare con me.

 

Un poco del tuo dono

saprò poi donare

anch’io?

 

Verrò a vedere le ali

dipinte dei tuoi uccelli

in volo

in un cielo blu

di canapa e tempera

quando verrò.

 

Come si fa a volare

senza il tuo cielo?

Lieto sarò con un’allegrezza

solitaria quando verrò

e come per incanto

un altro bacio sulla guancia

mi darai.

 

Dono raro e grato

dono solo per me.

 

***

Tu dormi dietro quel muro

di sassi e attendi con la civetta

il giorno, il giorno sull’orto

solitario e ombroso

d’un rosso agosto;

ed è rossa anche l’erba

quest’anno come il sole.

 

Sono venuto nel mese dell’erba

rossa a parlare di te

con te e di me e non so

più dirti

quelle parole che ascoltavo

da bambino.

Sono rimaste sulle labbra

senza voce per affiorare

ora al mondo.

 

E te le dico ora che

non ho più

uno sguardo per guardare,

un amore per amare,

un sorriso per sorridere,

un canto per cantare,

un sogno per sognare,

un pianto per piangere,

un dolore per soffrire,

una gioia per gioire,

un pezzo di vita per vivere.

 

E te lo dico ora per

finire di cantare

questo giorno e il suo stordimento

e la voglia di ritornare

cresciuto all’ombra d’un aprile

d’un aprile d’inverno.

 

Ma oggi è giorno

che non è giorno

-come dirtelo? –

 

***

Ecco ,è come dire

non è passata la rabbia,

sono passati gli anni

così che a quello che raccontiamo

ogni volta chiediamo di stupirci

e abbiamo capito

- chissà, forse, non so –

che le cose che ci servono

stanno tutte  attorno,

stanno tutte dentro di noi

e aspettano un passaporto :

non sono  né forestieri

né passeggeri clandestini

espatriati chissà da dove

non oltrepassano la terra di nessuno,

stanno lì nel cuore amniotico

del nostro essere

esperte di mestizia,quella sola

che può farle riconoscere

in un momento

ed è un trucco d’amore

riuscire a rincorrerle

quando tentato di darci

tutta la tenerezza

che non riusciamo a trovare

nel tempo volgare

d’un passo terrestre

che porta all’impostura

di perderle. Loro

che sono disposte  a stare

con noi anche dentro la fossa.

 

***

Non si può tornare a questo paese

vuoto e muto

come le ore e le campane,

a questo paese povero

povero

che al sole prende il colore

il colore delle ossa

di tutti i suoi morti.

 

Non sei più tu qui

dove un vento freddo

parla sugli usci delle case

a mezza voce

e arrossa e sbianca il male

del nostro esilio

fatica di vivere

che muta in beffa la morte.

 

Qui la morte

è ancora calda di lacrime,

di calme primavere

di visi sbiancati

dalle lacrime di salnitro

che non bastano mai

come il pane.

 

Come tornare con questo dolore

da vecchi

a guardare con gli occhi

di bambino

una piazza e queste case;

di questo si può vivere:

riudire un suono, una memoria

rivedere un cielo stellato

su questo paese.

Sulla via della morte

paese mio

nel conto della mia rabbia

ci sei anche tu

paese che non vuoi morire

con me.

 

***

Il giorno studiavi matematica

la notte a ballare sulle piazze.

Come si fa nella vita a costruire

il quadrato sull’ipotenusa

sotto la luna artificiale

e le stelle di luce elettrica

appese al cielo, firmamento

di sogni e d’allegre piazze

come la pazza gente che balla

balla la notte sulle piazze?

“Grazia dei miracoli “

a te risuonava dentro il cuore

di crisalide la vampa del fuoco,

il fischio del vento,l’onda

del tempo : quel gran casino

che fanno le parole,

metà all’ombra, metà al sole,

metà quadrato sui cateti

quadrato intero sull’ipotenusa.

 

***

Sono pronto adesso ancora

ad amarti

ma tu smarrita mi  guardi

e i tuoi occhi ora inespressi

ora carne sfiorita

sorridono,oh sorridono ancora.

Dietro le loro palpebre chiuse

tu smarrita mi guardi .

Anche  io sono come foglie,

una foglia, l’altra foglia,

verde ,gialla, rossa, marrone

e sto con te ,foglia

nella sospensione del tempo

e dentro il tuo sguardo

colmo di carezze il silenzio

quello che mi hai lasciato

in dono

per parlarti, per parlarci,

sperduta assenza di suoni

accordi lacerati

di rimpianti e nostalgia.

Solo che in mano tengo quegli accordi

e tu non “cambi”

mentre io sono pronto

ancora adesso ad amarti,

tu non cambi silenzio

dono coerente

del tuo sguardo smarrito

.

Rocca S. Stefano  giovedì 6 maggio    2021

 

 

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