giovedì 6 maggio 2021

Esistere&Resistere Lockdown quindici

 




I cappelli di cartone

che salgono  su un treno comune

d’una ferrovia comune

lungo paesi e campagne comuni

e alberi di frutta di pere spadone

mele renette  e vigne di uva fragola ;

la periferia  della campagna

spinta nella città; gli ultimi pensieri del sonno

dentro  un’anima intatta

trasportata da un treno  di pendolari ,

ogni mattina così

allora e ancora.

 

***

La conta delle strade

una a una allineate e contorte

nei colori spalmati

sull’ammattonato  dal tepore

d’autunno. L’incontro

con le voci  del cortile

là sul finire della strada

dove aspetta la casa.

Ad inizio autunno  ritorno

con le giornate più corte

e il sole appena tiepido

ed è come riconoscere

quello che mi sono portato dentro

per un’estate

svanita come è svanita

la mente  e i pensieri e le parole

di questa poesia , al pensiero

di un altro inverno senza di te.

 

***

Era la stessa

io l’ho riconosciuta

era la sirena di guerra

la sirena del mio tempo.

 

***

Non entra nella stanza

quell’alto mare  e quel cielo

stellato. Sole s’ammucchiano

le cose della vita e le mappe

di viaggi incompiuti.

Aspetta un tempo nuovo

per dormire un altro sogno

per riaprire quelle porte interne

che stiamo tenendo chiuse

oltre il confine del tempo

e sa di pianto  con i colori

che s’affrettano a svanire

la vocale andante

d’una orchestra che suona

stasera il  “Maria assolvesti “

con un rimbombo  nell’anima

che par che dica

pace.

 

***    

La conta delle strade

una ad una , allineate e contorte

nei colori spalmati

sull’ammattonato  dal tepore

dell’autunno.  L’incontro

con le voci del cortile

là, sul finire della strada

dove aspetta la casa.

Ad inizio autunno ritorno

con le giornate più corte

e il sole appena tiepido

ed è come riconoscere

quello che mi sono portato

dentro per un’estate

svanito  com’è svanita

la mente , e i pensieri e le parole

di questa poesia al pensiero

di un altro inverno senza di te.

 

***

Suonò di luce

per sempre 

l’inizio

d’una storia.

 

***

Quattro parole fanno una vita :

sinceri documenti che si assomigliano

falsi documenti che ci assomigliano;

come ci assomigliano queste quattro

parole  in un verso  che è tutta

 una vita.

 

***

 

COME QUESTA NOSTRA ATTESA

Avevamo in testa un turbante

per far festa ,

per far festa

in petto un fiore

un colorato fiore di tutti quei colori

che Marianna e Francesco ci donavano

sui fogli appesi alle pareti

delle stanze della casa

ora ingialliti, quasi ingialliti

e ballando ballando

vedevamo luci salire

nel cielo;

poi insieme le contavamo

e pareva ne mancasse una

una bella, luminosa e silenziosa

ma che ci era venuta a trovare

qui nella stanza

ora quasi buia per la notte.

Tu stai là

lo sappiamo

e sei  tutti i colori di quel fiore

che avevamo sul petto

tutta quella luce

che avevamo negli occhi

ma non potevamo ancora  vederti ;

eri chiuso nella tua stanza

la stanza di un ventre materno

silenziosa e chiara e casta e bella

come questa nostra attesa

noi che avevamo deciso

di fare festa

con i nostri turbanti in testa

e il nostro fiore sul petto

e di non chiederti ancora nulla, solo

di farci ascoltare, di farci ascoltare solo

il battito di un’ora dopo l’altra

di un giorno dopo un altro

del tuo cuore e parlavamo

a bassa voce

per non disturbare  quel ritmo

quel ritmo

che era quello del tuo cuore per noi

divenuto il ritmo, il ritmo

della nostra festa .

 

***

INVECE A TE

Mia madre la cantava sempre

era la canzone che raccontava

la storia di un uomo

che non aveva una bicicletta

per girare il mondo;

io piangevo e volevo regalargli

la mia

invece a te  regalerò subito

una bicicletta.

Una bicicletta per girare il mondo

e se pure avrai il vento

contro e alle spalle il sole

fino alle ombre lunghe

alle lunghe ore del tramonto

e se pure avrai

qualche volta paura

ci sarà sempre la mia bicicletta

per girare il mondo

il mondo ora

tutto per te.

 

***

Strani ardori

cospargono  le parole e i sapori

di giorni mescolati

di sole e di pioggia,di fame e sete

di desiderio e voglia;

ecco sono questi gli strani ardori

che abbiamo

pensando a te e ti chiamiamo

ti nominiamo  con sillabe permutate

che alludono

ad una forte tenacia

per guadagnarsi da vivere,

la vita sempre pagata a rate

con il tempo

per far nascere il tempo

il tempo del nostro cammino.

Con un si, con un no.

Buon cammino allora

ora che in questa sera

gli uccelli fan festa

per i tuoi  futuri si e i tuoi  futuri no.


***

NON SARO’MAI PIU’ SOLO

E così tutto quello che sembrerà

addormentato

come  me un giorno

non sarà perso;

qui dove dorme il gatto al sole

del pomeriggio

e s’ode monotono il canto

della tortora,

qui dove c’è tempo e ancora tempo

per le giaculatorie

e il racconto delle storie

come quella dell’uva puttanella

di  Rocco  Scotellaro,

qui dove il dono di pioggia

fu pieno di tenerezza e di dolcezza,

qui dove il gelo

di troppi inverni

non è capace di dimenticare il sole

qui in questo modo

non sarò mai più solo.

 

***

LE MIE PAROLE

A lei ho parlato di te.

Io le ho parlato piano

-le parlo sempre ora che è assente-

e le mie parole avevano il profumo

d’uno sguardo.

Ti ricordi  - le ho detto –

la strada profumata

tornavamo al tramonto,

era un giorno come questo,

si faceva notte

a  lungo,a lungo

e l’azzurro alle spalle ,

ed era come andarsene

senza aver salutato.

Tramontava sereno il sole

sui faggi, sui castagni,sulla bassa

valle lontana.

E le mie parole hanno detto

ancora

fu bello anche allora fu bello

aspettare tua madre

a lungo

e ora che guardo il sole

era un giorno come questo.

 

***

SE TU FOSSI

Se tu fossi un viaggio

io partirei ora senza bagaglio

non per scoprire nuove terre

ma per avere nuovi occhi.

Ora i miei occhi

guardano per te,le mie mani

si posano sulle cose

per te,

il mio viaggio diventerai tu :

saremo il fiume e il tempo

che attraversa il tempo,

tutti e due vanno verso una meta

attraversano il mondo

e siamo lo specchio

dove col  tempo muta la meta.

Così noi andiamo dritto al nostro mare

Io alla ricerca ormai

d’un approdo

tu con la tua vela

al largo.

Tu si che

viaggerai così a vela tra le stelle

e il grande vuoto

sarà colmato.

Ora resta tranquillo

Imparerai la rotta

Imparerai a cercare la rotta

e ogni volta salpare sarà una festa.

 

***

T’INSEGNERO’

T’insegnerò a leggere le nuvole,

guidano la vita

di alberi e animali, t’insegnerò

ad ascoltare il vento

a parlare con i fiori, a mutare

i colori, a sognare

il tempo, le sue stagioni, a danzare

con la pioggia,la grandine, il tuono,

a riposare con la neve

a crescere

come cresce l’erba verde e il grano giallo

il tenero faggio che annuncia

la fine dell’inverno e a cantare.

Canta al calar del sole come gli uccelli

silenziosi per tutto un giorno ,

canta alla luna e alle stelle ,

t’insegnerò  a scegliere nel mondo

quel che è del mondo

e ,io lo so fin da ora,

tu sceglierai  il rododentro

il primo fiore a fiorire in primavera,

tu sceglierai l’albero

perché sta con le radici forti

nella terra e i rami nel cielo ,

tu sceglierai il nome della rosa

perché chiunque le chiederà

il nome risponderà

questo è il mio nome

che lui ha scelto per me

come ti ha insegnato

chi amava solo te.

 

***

Che compiti restano da fare

A maggio si sta ancora

dentro casa la sera.

Per il resto è come quand’ero bambino

colazione pranzo merenda e cena

dormire al pomeriggio, leggere

leggere avventure e storie

senza aver fatto i compiti di scuola.

Che compiti restano da fare

a questa età : bere acqua,

mangiare senza sale,carezzare le ossa

appassite dall’artrosi,passeggiare

un po’al sole quando c’è

contare i battiti del cuore,

scrivere dei ricordi e sognare la notte

con la ricchezza di quel poco

che resta, che resta nel cuore

di aurora in aurora

quelle che restano ancora .

 

***

Il tempo  si fa corpo

Il tempo s’addormenta

tra la polvere e le muffe

dell’antica casa

ai piedi del colle,

là al limite della pianura

dove il ragno solitario

ricama la sua tela.

Il tempo  si fa corpo

e quello che resta

è l’ambigua  definizione

della vita

quando non riesce più

nemmeno a parlare 

con la polvere e le muffe

del suo tempo.

 

***

La mia voce cerca il vento

 

La mia voce cerca il vento

nella notte stellata e silenziosa

perché sono stanco di essere uomo

e voglio affidargli il pianto

per diventare  radice,albero

pietra, seme e fiore.

La mia voce cerca il vento

e arde come un lucignolo

e muove passi ardenti nella notte

alla ricerca dei profumi,

della vita, della storia,

attraverso porte e cortili

con i panni stesi sul filo di ferro

e i mobili  pieni di tarli.

La mia voce cerca il vento

per affidargli il mare di quello  che continua

quando il cuore si ritira dalla terra

e non ha più senso continuare

ad essere uomini :

meglio essere radici. Seme e fiore

pietra e goccia di mare.

 

Rocca S. Stefano  giovedì 6 maggio  2021

 

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