I cappelli di cartone
che salgono su un treno comune
d’una ferrovia comune
lungo paesi e campagne comuni
e alberi di frutta di pere spadone
mele renette e vigne di uva fragola ;
la periferia della campagna
spinta nella città; gli ultimi pensieri del sonno
dentro un’anima intatta
trasportata da un treno di pendolari ,
ogni mattina così
allora e ancora.
***
La conta delle strade
una a una allineate e contorte
nei colori spalmati
sull’ammattonato dal tepore
d’autunno. L’incontro
con le voci del cortile
là sul finire della strada
dove aspetta la casa.
Ad inizio autunno ritorno
con le giornate più corte
e il sole appena tiepido
ed è come riconoscere
quello che mi sono portato dentro
per un’estate
svanita come è svanita
la mente e i pensieri e le parole
di questa poesia , al pensiero
di un altro inverno senza di te.
***
Era la stessa
io l’ho riconosciuta
era la sirena di guerra
la sirena del mio tempo.
***
Non entra nella stanza
quell’alto mare e quel cielo
stellato. Sole s’ammucchiano
le cose della vita e le mappe
di viaggi incompiuti.
Aspetta un tempo nuovo
per dormire un altro sogno
per riaprire quelle porte interne
che stiamo tenendo chiuse
oltre il confine del tempo
e sa di pianto con i colori
che s’affrettano a svanire
la vocale andante
d’una orchestra che suona
stasera il “Maria assolvesti “
con un rimbombo nell’anima
che par che dica
pace.
***
La conta delle strade
una ad una , allineate e contorte
nei colori spalmati
sull’ammattonato dal tepore
dell’autunno. L’incontro
con le voci del cortile
là, sul finire della strada
dove aspetta la casa.
Ad inizio autunno ritorno
con le giornate più corte
e il sole appena tiepido
ed è come riconoscere
quello che mi sono portato
dentro per un’estate
svanito com’è svanita
la mente , e i pensieri e le parole
di questa poesia al pensiero
di un altro inverno senza di te.
***
Suonò di luce
per sempre
l’inizio
d’una storia.
***
Quattro parole fanno una vita :
sinceri documenti che si assomigliano
falsi documenti che ci assomigliano;
come ci assomigliano queste quattro
parole in un verso che è tutta
una vita.
***
COME QUESTA NOSTRA ATTESA
Avevamo in testa un turbante
per far festa ,
per far festa
in petto un fiore
un colorato fiore di tutti quei colori
che Marianna e Francesco ci donavano
sui fogli appesi alle pareti
delle stanze della casa
ora ingialliti, quasi ingialliti
e ballando ballando
vedevamo luci salire
nel cielo;
poi insieme le contavamo
e pareva ne mancasse una
una bella, luminosa e silenziosa
ma che ci era venuta a trovare
qui nella stanza
ora quasi buia per la notte.
Tu stai là
lo sappiamo
e sei tutti i colori di quel fiore
che avevamo sul petto
tutta quella luce
che avevamo negli occhi
ma non potevamo ancora vederti ;
eri chiuso nella tua stanza
la stanza di un ventre materno
silenziosa e chiara e casta e bella
come questa nostra attesa
noi che avevamo deciso
di fare festa
con i nostri turbanti in testa
e il nostro fiore sul petto
e di non chiederti ancora nulla, solo
di farci ascoltare, di farci ascoltare solo
il battito di un’ora dopo l’altra
di un giorno dopo un altro
del tuo cuore e parlavamo
a bassa voce
per non disturbare quel ritmo
quel ritmo
che era quello del tuo cuore per noi
divenuto il ritmo, il ritmo
della nostra festa .
***
INVECE A TE
Mia madre la cantava sempre
era la canzone che raccontava
la storia di un uomo
che non aveva una bicicletta
per girare il mondo;
io piangevo e volevo regalargli
la mia
invece a te regalerò subito
una bicicletta.
Una bicicletta per girare il mondo
e se pure avrai il vento
contro e alle spalle il sole
fino alle ombre lunghe
alle lunghe ore del tramonto
e se pure avrai
qualche volta paura
ci sarà sempre la mia bicicletta
per girare il mondo
il mondo ora
tutto per te.
***
Strani ardori
cospargono le parole e i sapori
di giorni mescolati
di sole e di pioggia,di fame e sete
di desiderio e voglia;
ecco sono questi gli strani ardori
che abbiamo
pensando a te e ti chiamiamo
ti nominiamo con sillabe permutate
che alludono
ad una forte tenacia
per guadagnarsi da vivere,
la vita sempre pagata a rate
con il tempo
per far nascere il tempo
il tempo del nostro cammino.
Con un si, con un no.
Buon cammino allora
ora che in questa sera
gli uccelli fan festa
per i tuoi futuri si e i tuoi futuri no.
***
NON SARO’MAI PIU’ SOLO
E così tutto quello che sembrerà
addormentato
come me un giorno
non sarà perso;
qui dove dorme il gatto al sole
del pomeriggio
e s’ode monotono il canto
della tortora,
qui dove c’è tempo e ancora tempo
per le giaculatorie
e il racconto delle storie
come quella dell’uva puttanella
di Rocco Scotellaro,
qui dove il dono di pioggia
fu pieno di tenerezza e di dolcezza,
qui dove il gelo
di troppi inverni
non è capace di dimenticare il sole
qui in questo modo
non sarò mai più solo.
***
LE MIE PAROLE
A lei ho parlato di te.
Io le ho parlato piano
-le parlo sempre ora che è assente-
e le mie parole avevano il profumo
d’uno sguardo.
Ti ricordi - le ho detto –
la strada profumata
tornavamo al tramonto,
era un giorno come questo,
si faceva notte
a lungo,a lungo
e l’azzurro alle spalle ,
ed era come andarsene
senza aver salutato.
Tramontava sereno il sole
sui faggi, sui castagni,sulla bassa
valle lontana.
E le mie parole hanno detto
ancora
fu bello anche allora fu bello
aspettare tua madre
a lungo
e ora che guardo il sole
era un giorno come questo.
***
SE TU FOSSI
Se tu fossi un viaggio
io partirei ora senza bagaglio
non per scoprire nuove terre
ma per avere nuovi occhi.
Ora i miei occhi
guardano per te,le mie mani
si posano sulle cose
per te,
il mio viaggio diventerai tu :
saremo il fiume e il tempo
che attraversa il tempo,
tutti e due vanno verso una meta
attraversano il mondo
e siamo lo specchio
dove col tempo muta la meta.
Così noi andiamo dritto al nostro mare
Io alla ricerca ormai
d’un approdo
tu con la tua vela
al largo.
Tu si che
viaggerai così a vela tra le stelle
e il grande vuoto
sarà colmato.
Ora resta tranquillo
Imparerai la rotta
Imparerai a cercare la rotta
e ogni volta salpare sarà una festa.
***
T’INSEGNERO’
T’insegnerò a leggere le nuvole,
guidano la vita
di alberi e animali, t’insegnerò
ad ascoltare il vento
a parlare con i fiori, a mutare
i colori, a sognare
il tempo, le sue stagioni, a danzare
con la pioggia,la grandine, il tuono,
a riposare con la neve
a crescere
come cresce l’erba verde e il grano giallo
il tenero faggio che annuncia
la fine dell’inverno e a cantare.
Canta al calar del sole come gli uccelli
silenziosi per tutto un giorno ,
canta alla luna e alle stelle ,
t’insegnerò a scegliere nel mondo
quel che è del mondo
e ,io lo so fin da ora,
tu sceglierai il rododentro
il primo fiore a fiorire in primavera,
tu sceglierai l’albero
perché sta con le radici forti
nella terra e i rami nel cielo ,
tu sceglierai il nome della rosa
perché chiunque le chiederà
il nome risponderà
questo è il mio nome
che lui ha scelto per me
come ti ha insegnato
chi amava solo te.
***
Che compiti restano da fare
A maggio si sta ancora
dentro casa la sera.
Per il resto è come quand’ero bambino
colazione pranzo merenda e cena
dormire al pomeriggio, leggere
leggere avventure e storie
senza aver fatto i compiti di scuola.
Che compiti restano da fare
a questa età : bere acqua,
mangiare senza sale,carezzare le ossa
appassite dall’artrosi,passeggiare
un po’al sole quando c’è
contare i battiti del cuore,
scrivere dei ricordi e sognare la notte
con la ricchezza di quel poco
che resta, che resta nel cuore
di aurora in aurora
quelle che restano ancora .
***
Il tempo si fa corpo
Il tempo s’addormenta
tra la polvere e le muffe
dell’antica casa
ai piedi del colle,
là al limite della pianura
dove il ragno solitario
ricama la sua tela.
Il tempo si fa corpo
e quello che resta
è l’ambigua definizione
della vita
quando non riesce più
nemmeno a parlare
con la polvere e le muffe
del suo tempo.
***
La mia voce cerca il vento
La mia voce cerca il vento
nella notte stellata e silenziosa
perché sono stanco di essere uomo
e voglio affidargli il pianto
per diventare radice,albero
pietra, seme e fiore.
La mia voce cerca il vento
e arde come un lucignolo
e muove passi ardenti nella notte
alla ricerca dei profumi,
della vita, della storia,
attraverso porte e cortili
con i panni stesi sul filo di ferro
e i mobili pieni di tarli.
La mia voce cerca il vento
per affidargli il mare di quello che continua
quando il cuore si ritira dalla terra
e non ha più senso continuare
ad essere uomini :
meglio essere radici. Seme e fiore
pietra e goccia di mare.
Rocca S. Stefano giovedì 6 maggio 2021



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