giovedì 6 maggio 2021

Esistere&Resistere Lockdown tredici

 


 

 

Vagabondo e viandante,

pellegrino dannato e deriso

uomo travestito

tra frenesia, sensazioni

e inganni

su una terra senza remissioni

e peccati ;

ingorghi frastornanti

su un violino tremante e piangente

alla ricerca della voce

degli angeli

ti accompagnano

uomo viandante e vagabondo…

 

***

Quell’ombra di ragazzo che ci rimane dentro

il suono dell’organo,l’incenso

 che copre i cento profumi,

le litanie del chierichetto

davanti l’altare,poi

le corse sulla piazza bagnata ,lucida

dell’ultima pioggia  della notte,

la voglia della domenica mattina sotto il sole,

la voglia di continuare ,

di non voler aspettare, mai .

 

***

Ampi sorrisi filettati di giallo

su denti marci

incastrati a raggiera come una traballante

grata

a guardia dell’anima si coprono

dietro un opposto  candido, bianco,

quasi accecante ,

per  guardarci dentro

bisognerebbe togliere la mascherina ;

come in un acquario stamattina nuotano

gli uomini-pesci dalle bocche

rotonde,nascoste,

che hanno preso quest’autobus

e il ritmo del loro respiro

instancabile tra presente ed eterno

va tra sistole e diastole, chiuso-aperto

coperto-scoperto , vivo-morto.

 

***

Con il cuore della notte

incontro al mattino

il silenzio sulla bocca degli angeli

colorati di terra azzurra,

il fischio nella voce,

come un merlo che canta dentro

le ossa,

in sordina e monotonia

ogni momento che vivo

colleziona l’universo

il coro del cielo, le aggiunte

della terra .

 

***

Quei ricordi

che si fanno riconoscere

per via delle cicatrici

sono come un film

mentre lo guardiamo

ci-riguarda.

Una vertigine di memoria

dentro l’ossessione atemporale

di quello che resta

per vivere due volte

- come dice Wislawa Szymborska-

e morire non è un’assuefazione,

è solo un melodramma

distopico dallo splendore

indecifrabile.  Ecco quei ricordi

sono tutt’uno con quello che resta

per arrivare alla fine  del giorno .

 

***

Me lo ricordo ,

ero quel ragazzo

a cui non piacevano i lunedì,

aspettavo la domenica

e mangiavo dolci

poi me ne stavo a letto

a leggere  tutto il giorno

e la sera mi ricordavo

di studiare per il giorno dopo.

Non so più cantare

come allora e mi duole.

Ho attraversato da allora

il silenzio di giorni tutti eguali

ho conservato  la speranza

dell’attesa di altri giorni :

ora penso un po’ troppo

e ripasso quelle domeniche

di allora, sono  quelle dei giorni

che non riesco a lasciare

andare via . Mi fanno compagnia

e sono fatti ancora  di tenerezza

pieni di paura  e di desiderio

per quella scontrosa solitaria

felicità solo di allora.

 

***

Ho avuto giusto il tempo

di amare  il mare e la montagna

e con loro negli occhi

me ne andrò quando sarà

e non avrò altro da vedere,

con loro ho visto la tua solitudine .

 

Vieni  via allora dalla solitudine

di tutta quella gente

che ti sta attorno

e vuole sapere e non vuole capire

nemmeno in fondo al cuore

c’è scampo così

vieni via ,quella solitudine

non ha nulla a che fare

con noi.

Vieni via come sei

come voglio che tu sia

come un vecchio ricordo

dentro uno scambio d’amore ,

vieni via da chi ti ama

male.

 

Non è questo l’amore

invece noi

vogliamo credere:

illudi l’amore ti prego

illudilo  ancora

forse cambierà,

ora ti prego

ribellati, vivi ancora ,

da qualche parte c’è ancora

la tua bellezza

per la quale anch’io vivo ancora .

 

***

Ho contato i giorni

come se tu dovessi tornare

ma erano quelli  che ti allontanavano

ancora di più;

li ho contati perché anche il passato

è terra da  riparare

come un oggetto ormai consumato,

come la fiamma di un fuoco

da accudire,

come le ossa sgangherate

dopo una vita intera

passata ad avanzare

nella luce e nella nebbia.

Non è forse questo vivere :

contare i giorni  come leggere

le pagine di un libro ,

restare ragazzo  con i jeans

e le scarpe da tennis ,

l’ennesima  ri-lettura appunto

di Pinocchio .

Intanto passate le stagioni

si raccolgono le sequele

bizzarre ed eccentriche

e la posta in gioco

del viaggio non è

l’atlante sentimentale

dei sentieri delle storie

che ci hanno accompagnato

ma l’orlo dei dialoghi

che in sequenza

diventano una poesia

da cui traspaiono 

impronte d’abitudini

anche se non sempre tutte

di vita piena,

piene di vita .

 

***

Perché scomponi il cielo

in mare,

per il loro comune azzurro,

insieme li fa stare

forse un infinito,

pure,se troppo presto sbiadito

in un mare e cielo svanito.

 

***

Di questo si può vivere

poche cose

pazienza e anni di lavoro

assenze e parole.

Piovose primavere.

Viene l’ora malvagia

d’un terribile dolore

come un vento di primo mattino.

Ciechi e taciturni

Si rimane come alberi,

“ lì comincia l’autunno”.

 

Eremo  Rocca S. Stefano  giovedì 6 maggio 2021





 

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