Vagabondo e viandante,
pellegrino dannato e deriso
uomo travestito
tra frenesia, sensazioni
e inganni
su una terra senza remissioni
e peccati ;
ingorghi frastornanti
su un violino tremante e piangente
alla ricerca della voce
degli angeli
ti accompagnano
uomo viandante e vagabondo…
***
Quell’ombra di ragazzo che ci rimane dentro
il suono dell’organo,l’incenso
che copre i cento profumi,
le litanie del chierichetto
davanti l’altare,poi
le corse sulla piazza bagnata ,lucida
dell’ultima pioggia della notte,
la voglia della domenica mattina sotto il sole,
la voglia di continuare ,
di non voler aspettare, mai .
***
Ampi sorrisi filettati di giallo
su denti marci
incastrati a raggiera come una traballante
grata
a guardia dell’anima si coprono
dietro un opposto candido, bianco,
quasi accecante ,
per guardarci dentro
bisognerebbe togliere la mascherina ;
come in un acquario stamattina nuotano
gli uomini-pesci dalle bocche
rotonde,nascoste,
che hanno preso quest’autobus
e il ritmo del loro respiro
instancabile tra presente ed eterno
va tra sistole e diastole, chiuso-aperto
coperto-scoperto , vivo-morto.
***
Con il cuore della notte
incontro al mattino
il silenzio sulla bocca degli angeli
colorati di terra azzurra,
il fischio nella voce,
come un merlo che canta dentro
le ossa,
in sordina e monotonia
ogni momento che vivo
colleziona l’universo
il coro del cielo, le aggiunte
della terra .
***
Quei ricordi
che si fanno riconoscere
per via delle cicatrici
sono come un film
mentre lo guardiamo
ci-riguarda.
Una vertigine di memoria
dentro l’ossessione atemporale
di quello che resta
per vivere due volte
- come dice Wislawa Szymborska-
e morire non è un’assuefazione,
è solo un melodramma
distopico dallo splendore
indecifrabile. Ecco quei ricordi
sono tutt’uno con quello che resta
per arrivare alla fine del giorno .
***
Me lo ricordo ,
ero quel ragazzo
a cui non piacevano i lunedì,
aspettavo la domenica
e mangiavo dolci
poi me ne stavo a letto
a leggere tutto il giorno
e la sera mi ricordavo
di studiare per il giorno dopo.
Non so più cantare
come allora e mi duole.
Ho attraversato da allora
il silenzio di giorni tutti eguali
ho conservato la speranza
dell’attesa di altri giorni :
ora penso un po’ troppo
e ripasso quelle domeniche
di allora, sono quelle dei giorni
che non riesco a lasciare
andare via . Mi fanno compagnia
e sono fatti ancora di tenerezza
pieni di paura e di desiderio
per quella scontrosa solitaria
felicità solo di allora.
***
Ho avuto giusto il tempo
di amare il mare e la montagna
e con loro negli occhi
me ne andrò quando sarà
e non avrò altro da vedere,
con loro ho visto la tua solitudine .
Vieni via allora dalla solitudine
di tutta quella gente
che ti sta attorno
e vuole sapere e non vuole capire
nemmeno in fondo al cuore
c’è scampo così
vieni via ,quella solitudine
non ha nulla a che fare
con noi.
Vieni via come sei
come voglio che tu sia
come un vecchio ricordo
dentro uno scambio d’amore ,
vieni via da chi ti ama
male.
Non è questo l’amore
invece noi
vogliamo credere:
illudi l’amore ti prego
illudilo ancora
forse cambierà,
ora ti prego
ribellati, vivi ancora ,
da qualche parte c’è ancora
la tua bellezza
per la quale anch’io vivo ancora .
***
Ho contato i giorni
come se tu dovessi tornare
ma erano quelli che ti allontanavano
ancora di più;
li ho contati perché anche il passato
è terra da riparare
come un oggetto ormai consumato,
come la fiamma di un fuoco
da accudire,
come le ossa sgangherate
dopo una vita intera
passata ad avanzare
nella luce e nella nebbia.
Non è forse questo vivere :
contare i giorni come leggere
le pagine di un libro ,
restare ragazzo con i jeans
e le scarpe da tennis ,
l’ennesima ri-lettura appunto
di Pinocchio .
Intanto passate le stagioni
si raccolgono le sequele
bizzarre ed eccentriche
e la posta in gioco
del viaggio non è
l’atlante sentimentale
dei sentieri delle storie
che ci hanno accompagnato
ma l’orlo dei dialoghi
che in sequenza
diventano una poesia
da cui traspaiono
impronte d’abitudini
anche se non sempre tutte
di vita piena,
piene di vita .
***
Perché scomponi il cielo
in mare,
per il loro comune azzurro,
insieme li fa stare
forse un infinito,
pure,se troppo presto sbiadito
in un mare e cielo svanito.
***
Di questo si può vivere
poche cose
pazienza e anni di lavoro
assenze e parole.
Piovose primavere.
Viene l’ora malvagia
d’un terribile dolore
come un vento di primo mattino.
Ciechi e taciturni
Si rimane come alberi,
“ lì comincia l’autunno”.
Eremo Rocca S. Stefano giovedì 6 maggio 2021



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