mercoledì 9 giugno 2021

ANIMALI VERI ANIMALI IMMAGINARI : La fenice

 

La Fenice, o Phoenix, è un favoloso uccello, dotato di longevità e caratterizzato dal suo potere di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Esso simboleggia così i cicli di morte e risurrezione. Georges Cuvier (1769-1832) ha visto in lui il fagiano dorato (Chrysolophus pictus). È stato anche identificato con l'uccello del paradiso.
Degli uccelli favolosi ugualmente chiamati Fenice si trovano  nella mitologia cinese (fenghuang) e persiana (simurgh).

 Un racconto arabo del XIII secolo, scritto da Attar "Il linguaggio degli uccelli" racconta una epopea mistica nella quale gli uccelli cercano il loro re, il Simurgh, e infine arrivano al suo palazzo, al di là dei sette mari, per scoprire che sono loro stessi il Simurgh e che Simurgh è sia uno che tutti.
 La Fenice è stata dipinta su bottiglie di vetro per conservare dei veleni. In questo modo, gli arabi credevano di essere preservati dall'avvelenamento.
La prima menzione della Fenice si trova in Esiodo, il primo poeta greco del quale possediamo notizie storiche. Ecco i versetti dell'enigmatico frammento 50:

Di nove uomini forti così la ciarliera cornacchia
vive la vita; il cervo di quattro cornacchie, e il corvo
diventa vecchio quanto tre cervi. La fenice, poi, vive
per nove corvi; per dieci fenici viviamo noi Ninfe,
ricciole belle, figlie di Giove dell’egida sire.
(traduzione di Ettore Romagnoli, 1929)

Erodoto è il primo a fornire una versione dettagliata del mito e ne parla nel secondo libro delle sue Storie, quello dedicato all’Egitto:     II,73. “C’è anche un altro uccello sacro che si chiama fenice. Io non l’ho mai visto, se non dipinto; poiché, tra l’altro, compare tra loro soltanto raramente: ogni 500 anni, come affermano i sacerdoti di Eliopoli; e si fa vedere, dicono, quando gli sia morto il padre.
“Per dimensioni e per forma, se è come lo si dipinge, è così: le penne della chioma sono color oro, le altre sono rosse; soprattutto esso è molto somigliante all’aquila per forma e dimensioni. Dicono che esso compia un’impresa di questo genere (ma secondo me il racconto non è credibile): cioè, partendo dall’Arabia, porta nel tempio del sole il padre, tutto avvolto nella mirra, e lo seppellisce nel santuario del Sole.   

“Per trasportarlo farebbe così: prima di tutto, dicono, impasta con la mirra un uovo grande quanto le forze gli permettono di portarlo; poi si prova a tenerlo sollevato e, quando si sia in tal modo allenato, avendo svuotato l’interno dell’uovo, vi introduce suo padre. Quindi con altra mirra spalma la parte per la quale ha praticato lo svuotamento e introdotto il padre, di modo che, essendovi quello dentro, si ristabilisce il peso di prima; avendolo dunque così avvolto, lo trasporta in Egitto nel santuario del Sole. Ecco quanto raccontano di questo uccello.”
    (traduzione di Luigi Annibaletto, 1956)

    Erodoto, che probabilmente trae le sue informazioni dall'Hecataeus di Mileto, descrive la Fenice come un vero e proprio uccello che si assimila a Bennu, un uccello sacro d'Egitto. Bennu è una manifestazione del dio Ra e il dio Osiride. Il suo canto è così splendido da far incantare anche le divinità ma la sua caratteristica principale è quella di poter vivere molti secoli, addirittura cinque, per poi morire in un bellissimo falò da cui rinascerà subito dopo. Gli antichi egizi furono i primi a parlare della Fenice come del Bennu, nome che deriverebbe dal verbo “benu” che significa risplendere, sorgere o librarsi in volo). I testi delle piramidi parlano di un uccello simile ad un airone comparso sulla prima collina emersa dalle acque primordiali e pure nella restante tradizione non si fa riferimento alla sua immortalità.

Egretta garzetta  .Il volatile più idoneo a rappresentarla è la Garzetta: una specie di uccello affine all'airone, di cui numerosi esemplari vennero sterminati solo poiché i loro ciuffi costituivano le "aigrettes" usate per confezionare i pennacchi coi quali si adornavano le dive. Come l'airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall'acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il BA ("l'anima") del dio del sole Ra , di cui era l'emblema — tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.
    Secondo altri, la fenice che Erodoto descrive non si riferisce al Bennu ma è la variante greca del mito orientale dell'uccello del sole, che avrebbe simboleggiato il "grande anno", cioè il tempo necessario per completare un ciclo equinoziale.

 Ovidio nelle Metamorfosi - XV,392 - colloca la fenice in Assiria:
    Esiste un uccello che da solo si rinnova e si riproduce:
    gli Assiri lo chiamano fenice; non vive di frutti né di erbe,
    ma di lacrime d’incenso e di succo di cardamomo

Lo storico latino Publio Cornelio Tacito parla della fenice nei suoi Annales:

    Durante il consolato di Paolo Fabio e Lucio Vitellio [eletti consoli nel 34 dC], dopo un lungo volgere di secoli, l’uccello fenice giunse in Egitto, e ai più dotti fra nativi e fra i Greci fornì l’occasione di molte disquisizioni circa quel prodigio. Mi fa piacere riferire quelle cose su cui si concorda e quelle cose ancor più numerose che sono controverse, ma che vale la pena conoscere.    Questo animale è sacro al Sole e coloro che ne hanno raffigurato le fattezze sono concordi sul fatto che  è diverso da tutti gli altri uccelli per l’aspetto e per la varietà dei colori delle penne: sul numero dei suoi anni vengono riferiti dati diversi. La durata che va per la maggiore è di 500 anni: ci sono alcuni che affermano che si frappone uno spazio 1.461 anni, e che i precedenti uccelli, in primo luogo sotto il regno di Sesoside [Sesostri III, 1878-1843 aC], in seguito ai tempi di Amasi [569-526 aC], quindi ai tempi di Tolomeo terzo re d’Egitto di stirpe macedone [Tolomeo Evergete, 247-222 aC], sono giunti in volo nella città di Eliopoli, con un’abbondante scorta di tutti gli altri uccelli rimasti stupiti dall’aspetto singolare.
Ma certamente gli avvenimenti del passato sono incerti: tra Tolomeo e Tiberio [imperatore dal 14 al 37 dC] intercorsero meno di 250 anni. Per cui alcuni hanno ritenuto che questa fenice fosse falsa e che non provenisse dai territori degli Arabi, e che non avesse fatto nulla di ciò che l’antica tradizione aveva stabilito.   Così, compiuto il numero degli anni, quando la morte si avvicina, costruisce un nido nel suo territorio e gli infonde il vigore genitale dal quale scaturisce il neonato; appena diventato adulto ha come prima preoccupazione quella di seppellire il padre, e non lo fa a caso, ma dopo aver sollevato un fardello di mirra e dopo aver fatto una prova su un lungo percorso, quando il peso è giusto rispetto al percorso da compiere, sostiene il corpo del padre e lo trasporta all’altare del Sole e lo brucia. Queste cose non sono certe e sono ingigantite da leggende: del resto non si dubita che talora questo uccello venga scorto in Egitto.
  Il mitico uccello evoca, elegantemente, il fuoco creatore e distruttore. Come il sole, il fuoco simboleggia l'azione fecondante che consumandosi purifica e consente la rigenerazione. Lucifero, il "portatore di luce" precipitato nell'inferno, incarna il fuoco che non si consuma ed esclude la rigenerazione. Al contrario, alla fenice aderisce il simbolismo del fuoco e dei riti iniziatici di morte e di rinascita.
In n alcuni riti di cremazione il fuoco è anche considerato come un veicolo: il messaggero dal mondo dei vivi a quello dei morti. Allo stesso modo, la fenice è spesso una stella che indica la sua natura celeste e la vita nell'altro mondo.
 Grifone. Il Medio Evo ha visto nella Fenice il simbolo della risurrezione di Cristo. Dobbiamo ricordare che anche il grifone è una rappresentazione di Cristo e deriva dal fatto che è un animale terrestre (corpo di leone) e di aria (ali di uccello). La parte terrestre rappresenta il corpo di Cristo e la Sua presenza sulla Terra tra gli uomini e la parte aerea rappresenta la spiritualità di Dio.

 Secondo https://it.wikipedia.org/wiki/Fenice “La fenice in vari miti era un favoloso uccello sacro, infatti simile ad un'aquila reale, e aveva il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, le ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume — una rosa ed una azzurra — che le scivolano morbidamente giù dal capo e tre lunghe piume che pendono dalla coda piumata — una rosea, una azzurra e una color rosso-fuoco —.

 Il motto della fenice è Post fata resurgo ("dopo la morte torno ad alzarmi").Pochissimi storici si domandano se sia esistita la fenice, facendo riferimento alle opere dei poeti romani, considerandola nulla di più di un prodotto della fantasia dei seguaci del Dio-Sole. Alcuni, tuttavia, credono che il mito possa essere basato sull'esistenza di un vero uccello che viveva nella regione allora governata dagli Assiri.Gli antichi la identificavano col fagiano dorato – tanto che un imperatore romano si vantò di averne catturata una –, nella Bibbia, con l'ibis o col pavone; altri, con l'airone rosso o l'airone cenerino, basandosi sull'abitudine degli antichi egizi di festeggiare il ritorno del primo airone cenerino sopra il salice sacro di Eliopoli, considerato evento di buon auspicio, di gioia e di speranza.

Come l'airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall'acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il ba ("l'anima") del dio del sole Ra, di cui era l'emblema — tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.Quale simbolo del sole che sorge e tramonta, la Fenice presiedeva al giubileo regale. Ed essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere — che appunto veniva chiamato "la stella della nave del Bennu-Asar", e menzionata quale Stella del Mattino nell'invocazione:«Io sono il Bennu, l'anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat. Che mi sia concesso entrare come un falco, ch'io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino.»

E come l'airone, che s'ergeva solitario sulla sommità delle piccole isole di roccia che sbucavano dall'acqua dopo la periodica inondazione del Nilo che ogni anno fecondava la terra col suo limo, il ritorno della Fenice annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità. Non a caso era considerata la manifestazione dell'Osiride risorto, e veniva spesso raffigurata appollaiata sul Salice, albero sacro ad Osiride. Per questa stessa ragione venne riconosciuta quale personificazione della forza vitale, e — come narra il mito della creazione — fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina primordiale che all'origine dei tempi sorse dal Caos acquatico.

Si dice infatti che il Bennu abbia creato sé stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Eliopoli. Proprio come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole "precedente" è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre un unico esemplare per volta. Da qui l'appellativo "semper eadem": sempre la medesima.Era sempre un maschio e viveva in prossimità di una sorgente d'acqua fresca all'interno di una piccola oasi nel deserto d'Arabia, un luogo appartato, nascosto e introvabile. Ogni mattina all'alba faceva il bagno nell'acqua e cantava una canzone così meravigliosa che il dio del sole arrestava la sua barca (o il suo carro, nella mitologia greca) per ascoltarla. lvolta visitava Eliopoli (la città del sole, di cui era l'uccello sacro) e si posava sulla pietra ben-ben: l'obelisco all'interno del santuario della città (nota originariamente col nome di "Innu", che significa "la città dell'obelisco", da cui il nome biblico On).

 Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì 9  giugno 2021

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