domenica 6 giugno 2021

SILLABARI : Accoglienza

 

Affrontare il tema della accoglienza e della integrazione significa affrontare un tema ad altissima sensibilità politica in una società, quale è quella italiana, ove vanno riemergendo sentimenti po­pulisti, ma significa anche affrontare un tema di rilevanza culturale ed emozionale che coinvolge passioni e paure difficili da contrastare.

La parola accoglienza viene spesso accostata alla sicurezza nazionale e al pericolo di “inva­sione”.L’integrazione si associa, invece, ai problemi delle nostre fragili periferie, a rischio di scolle­garsi dalla vita sociale, e alle difficoltà di inserimento lavorativo, dimenticando quanto rilievo l’immigrazione riveste in una società a basso indice demografico, come la nostra.Nel quadro odierno, governare questi temi richiede che la politica dedichi attenzione in modo particolare alle periferie, luogo di elezione del disagio sociale, per evitare che lì si generi una doppia esclusione e che diventino una fabbrica di emarginazione.

Insomma, vuole dire attenzione a temi incandescenti che richiedono equilibrio e conoscenza. Il percorso fatto sino ad oggi ci dimostra però che l’Italia è più competente e consapevole nella gestione della immigrazione e di questo impegno continuo si vuole dare atto ripercorrendo con questo volume il mosaico di interventi e iniziative svolte dal nord, al centro, al sud Italia. L’obiettivo è quello di sottolineare con una comunicazione efficace gli sforzi fatti con un impegno continuo multilivello: stato, regioni, enti locali, volontariato, terzo settore, associazionismo.

Non è stato un percorso semplice quello sino ad oggi intrapreso, nè può affermarsi che il quadro attuale non evidenzi la necessità di ulteriori completamenti, ma la costruzione di un sistema di accoglienza sul territorio ha visto momenti importanti che hanno segnato la presa di coscienza del superamento di una visione legata alla temporaneità dei flussi migratori, avendo compreso che è un fenomeno contrassegnato dalla continuità e che d’ora in avanti caratterizzerà la nostra epoca.

Il Piano nazionale di accoglienza approvato nel luglio 2014 in Conferenza unificata -sede di confronto delle istanze del governo, delle regioni e degli enti locali- è stato un passaggio fondamentale perché ha sancito un principio semplice, ma difficile da condividere: una equa condivisione a livello regionale della distribuzione della accoglienza dei migranti.

Il  secondo passaggio fondamentale è stato affrontato con l’Accordo di recente condiviso dal Ministro dell’Interno con l’ANCI che testimonia come sia necessaria una collaborazione stretta tra Stato e Sindaci, cui compete la grande responsabilità di condividere insieme ai Prefetti la fase delicata di una micro distribuzione a livello locale delle persone in accoglienza, che sia rispettosa del territorio e quindi foriera di una buona integrazione e coesione sociale.

Si è andato delineando anche un ruolo nuovo dei Prefetti: coinvolti non solo nella gestione della accoglienza delle persone che chiedono asilo, ma anche nella integrazione di chi ha ottenuto la protezione.

Ma l’altro aspetto che va considerato è che in tutte le scelte la condivisione con i Sindaci deve avere un ruolo cruciale e questo per un semplice motivo: perché sono i territori che accolgono e poi necessariamente devono integrare.

Quindi in tutte le scelte i Sindaci devono essere i protagonisti attivi delle politiche sul territorio.

In tutti questi temi vengono coinvolti gli aspetti fondamentali nella vita delle persone: il lavoro, la salute, la casa, l’ istruzione, insomma diritti fondamentali che vanno garantiti e che costituiscono una grande sfida sociale.

Accoglienza e integrazione sono da considerare due facce della stessa medaglia, ove ciascuna trova il proprio limite nella buona attuazione dell’altra.

Perché non vi è buona integrazione senza una buona accoglienza, ma è vero anche il contrario, cioè non è possibile accogliere se non si è stati in grado di integrare chi è già nel nostro Paese.

Ma un fenomeno così complesso da gestire richiede la conoscenza delle moltissime azioni che sono state intraprese sui territori che sono il luogo reale ove inizia l’accoglienza e si sviluppano processi di integrazione e di coesione sociale. Tutto questo evidenzia la necessità dì comunicare perché la conoscenza produce effetti positivi e genera un effetto virtuoso di replica.

Nella consapevolezza che accoglienza e integrazione sul territorio sono garanzia di una convivenza pacifica, va però sottolineato che occorre pretendere da chi viene accolto nel nostro Paese l’assolvimento di un patto fondato sull’impegno a conoscere la nostra lingua, a rispettare le nostre leggi e a condividere i valori fondamentali della nostra Costituzione.

Insomma, un patto a prestazioni corrispettive che dia corpo e anima ad una concreta volontà di volersi integrare.

In conclusione, ripartendo dalla citazione iniziale voglio sottolineare che “il tempo” richiede politiche dell’immigrazione a doppio binario, che siano espressione non solo nazionale ma di respiro europeo.

Richiede uno slancio nazionale su temi fondamentali: periferie, lavoro, scuola, assistenza sanitaria e sociale.

Richiede politiche di migrazione legale a cura dell’Europa e dei singoli Stati che la compongono, garantendo così un trattamento dignitoso come sancito dalle convenzioni internazionali e dalla normativa europea.

Il “ tempo” dunque richiede una partecipazione di tutti gli Stati membri europei perché il continente africano con una popolazione di 1,2 miliardi, in incremento nei prossimi anni, ci costringe a mettere in campo politiche migratorie europee sinergiche.

Rosetta Scotto Lavina   Accoglienza e integrazione: il ruolo cruciale dei territori in Le iniziative di buona  accoglienza e integrazione dei migranti in Italia Modelli, strumenti e azioni Ministero dell’Interno 2014

Eremo Rocca S. Stefano domenica  6 giugno 202

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