martedì 8 giugno 2021

LA LUNA DEI LUNATICI Italo Calvino, La distanza della luna

 Una volta, secondo Sir George H. Darwin, la Luna era molto vicino alla Terra .

Furono le maree che a poco a poco la spinsero lontano : le maree che lei Luna provoca nelle acque terrestri e in cui la Terra perde lentamente energia .

Lo so bene! - esclamò il vecchio Qfwfq - voi non ve ne potete ricordare ma io sì.

L` avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata: quando era il plenilunio - notti chiare come di giorno, ma d` una luce color burro -, pareva che ci schiacciasse; quando era luna-nuova rotolava per il cielo come un nero ombrello portato dal vento: Ma tutto il meccanismo delle fasi andava diversamente che oggigiorno : per via che le distanze del Sole erano diverse, e le orbite, e l` inclinazione non ricordo di che cosa ; eclissi poi, con Terra e Luna cosi appiccicata, ce ne erano tutti i momenti : figuriamoci se quelle due bestione non trovavano modo di farsi continuamente ombra a vicenda .

L` orbita ? Ellittica, si capisce, ellittica : un po’ ci s`appiattiva addosso e un po’ prendeva il volo . Le maree, quando la Luna si faceva più sotto, salivano che non le teneva più nessuno . C` erano delle notti di plenilunio basso basso e d` altamarea alta alta che se la Luna non si bagnava in mare ci mancava un pelo ; diciamo : pochi metri . Se non abbiamo mai provato a salirci ? E come no ? Bastava andarci proprio sotto con la barca, appoggiarci una scala a pioli e montar su .

Il punto dove la Luna passava più basso era al largo degli Scogli di Zinco .

 

 

 

Dalla Luna di Galilei alla Luna di Calvino, passando dalla Luna di Leopardi  di  Filomena Montella

Queste riflessioni sulla letteratura scientifica di Calvino nascono da una consapevolezza ben  connaturata negli storici della letteratura italiana. Esiste, cioè, una linea marcata che unisce lo scienziato letterario Galileo Galilei, il poeta "scienziato" Giacomo Leopardi e lo scrittore letterario-scientifico Italo Calvino.

Data questa premessa, cercherò di dimostrare come la letteratura e la scienza, e in particolare l'astronomia, siano per questi autori lati di una stessa medaglia.

Partiamo da Italo Calvino (Santiago de Las Vegas, Cuba 1923 - Siena 1985), che è stato un intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, uno dei protagonisti del panorama letterario e culturale italiano del dopoguerra. Il suo percorso letterario ha toccato molteplici campi e aree di interesse, meditati e raccontati in opere letterarie e saggistiche che danno la misura di una formazione appassionatamente scientifica e di una curiosità culturale che ha spaziato dal genere realistico al fantastico - attraverso capolavori come la trilogia de I nostri antenati, il Marcovaldo, le Cosmicomiche , i Racconti - mantenendo sempre come filo conduttore la riflessione sulla storia e la società contemporanee.

La mia attenzione è rivolta alla produzione letterario-scientifica di quel Calvino, che a partire dal 1964 apre un'indagine sulle potenziali tà della scrittura, al la ricerca di nuove vie per adeguarsi a un mondo percepito non come continuo, ma come "discreto" (cioè composto da parti separate). La creazione letteraria, in questo modo, di venta un'attività combinatoria: nelle Cosmicomiche(1965) e inTi con zero(1967) l'autore costruisce abili e intellettualistici meccanismi narrativi, capaci di rendere una realtà (quella dell'origine, dell'evoluzione e del destino dell'universo), e quindi una realtà scientifica, difficilmente immaginabile e afferrabile con gli strumenti linguistici tradizionali.

E l'elemento scientifico-astronomico che maggiormente risulta essere protagonista dell'opera  calviniana è certamente la Luna.

«Chi ama la Luna davvero non si contenta di contemplarla come un'immagine convenzionale, vuoleentrare in un rapporto più stretto con le, vuole vederedi piùnella Luna, vuole che la Luna dica di più.

. Il più grande scrittore della letteratura italiana d'ogni secolo, Galilei, appena si mette a parlare  della Luna innalza la sua prosa a un grado di precisione ed evidenza ed insieme di rarefazione lirica prodigiose. E la lingua di Galilei fu uno dei modelli della lingua di Leopardi, gran poeta lunare»

Da questa citazione è già evidente il filo conduttore che collega Calvino a Galilei e a Leopardi: a partire dallo scienziato pisano la Luna è divenuta oggetto non solo da descrivere scientificamente,ma anche fonte di ispirazione letteraria.

Si parte dalla Luna, ma essa diventa l'espediente che porta gli intellettuali ad interrogarsi circa il

linguaggio da utilizzare nelle proprie opere: si ha la ferma convinzione, infatti, che nelle opere letterarie, la scrittura poetica e la scienza, soprattutto quella che si occupa del cielo, si intrecciano magicamente in un connubio splendido, che apre nuovi orizzonti e nuove esperienze letterarie.

Calvino, dunque, sostiene a spada tratta che il linguaggio scientifico di Galilei è "precisione di  linguaggio", "immaginazione scientifico-poetica". «L'opera letteraria come mappa del mondo edello scibile, lo scrivere mosso da una spinta conoscitiva che èora teologica ora speculativa ora stregonesca ora enciclopedica ora di filosofia naturale ora di osservazione trasfigurante e   visionaria». In Calvino la scrittura diventa forma di conoscenza dell'insondabile. In questo senso il  recupero del "Leopardi lunare" sottolinea come il poeta di Recanati ritenesse che la scienza non si   contrapponesse alla poesia, ma la integrasse. L'Astronomia, in particolare, costituiva un patrimonio  da conoscere e da sondare per aprire sul mondo uno sguardo non innocente né stupefatto, ma  strumento per acquisire precisione, esattezza tecnica, terminologia corretta, approfondimento e   ricerca continui (elementi contrari, senza dubbio, all'imitazione e all'improvvisazione).

Secondo Calvino, la scienza può dare certezze, ma certezze limitate. Così Leopardi nel parlare poeticamente della Luna, proprio perché non è ancora dimostrabile al suo tempo ciò la rende assoluta. Attraverso poi l'uso di una lingua precisa ed esatta, ma elegante, come quella della scienza,e di Galilei, in particolare, la poesia diventa ricerca e sgomento di fronte all'in conoscibile. La novità è proprio in questo scarto fra quella lingua così unica, nitida, e lo sgomenti del mistero dell'ignoto.

E Calvino fa suo questo insegnamento leopardiano, considerando l'opera di Leopardi un vero e proprio miracolo nell'aver toltoal linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare.

L'esercizio letterario, quindi, si faportatore di una istanza di ricerca, intromettendosi anche là doveuno non se l'aspetterebbe, e prendendosi responsabilmente la libertà di dire qualcos'altro, che forsela scienza non può, per suoi stessi statuti, permettersi di dichiarare.

 http://doctorantscalvino.o.d.f.unblog.fr/files/2014/01/la-luna-in-galileo-leopardi-calvino1.pdf

 

Eremo Rocca S. Stefano martedì 8 giugno 2021

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