venerdì 11 giugno 2021

GRAMSCIANA Popolo e populismo nella storia del pensiero europeo


Il populismo è oggi al centro del dibattito politico e culturale, e Gramsci - soprattutto grazie agli importanti scritti di Ernesto Laclau e Chantal Mouffe (1) è uno dei principali autori chiamati in causa da quanti  condividono  o si oppongono a questo approccio a questa forma di politica di cui tanto si parla.

Quello che oggi viene definito  populismo identifica un momento storico  che  l’Oxford Languages   definisce come  il movimento politico-culturale russo, che si sviluppò tra la fine del sec. XIX e l'inizio del XX, aspirante a una sorta di socialismo rurale, in opposizione al burocratismo zarista e all'industrialismo occidentale.( 2) Che per estensione viene oggi inteso come  qualsiasi movimento politico diretto all'esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari.

Nicolò Berti su You Trend  l’ 11 dicembre 2018  riferiva  traendo le notizie da un’inchiesta  del giornale The Guardian  che indicava i principali passaggi storici  per i quali in Europa è stato espresso consneso crescente appunto per i pariti populisti.  Dice Berti : “Il partito o il movimento di stampo populista è già presente nello scenario politico a partire dalla fine dell’Ottocento – pensiamo al People’s Party negli Stati Uniti – anche in Europa: nel XX secolo, abbiamo, tra gli altri, gli esempi del Fronte dell’Uomo Qualunque in Italia o della Unione Democratica di Centro (tuttora esistente) in Svizzera. Il termine viene però posto al centro delle dinamiche politiche Occidentali solamente a partire dagli ultimi anni, soprattutto a seguito del voto sulla Brexit e dall’elezione di Donald Trump. Sarebbe però difficile riuscire a trovare una risposta univoca alla domanda “come nasce il populismo?”. Se infatti le condizioni propizie affinché tali movimenti possano svilupparsi possono verificarsi in vari stati (ad esempio, la crisi economica e/o migratoria), ogni partito ha storia e caratteristiche proprie. Alla base, in ogni caso, vi è la capacita di intercettare quel sentimento di frustrazione di una parte degli elettori, convinti di essere stati traditi dalle forze politiche tradizionali, oramai accomunate alle élite – in senso dispregiativo.      (3 )

Certo occorre fare attenzione quando si vuole  analizzare un problema contemporaneo con le parole di chi è vissuto in un altro tempo. Perché  nasce immediatamente un problema metodologico : i testi che si vogliono usare devono essere sempre letti  sotto la doppia luce del testo e del contesto  .Ce lo insegna Quentin Skinner  (4) in un lavoro paradigmatico per la storia del pensiero politico : la lettura  contemporanea di testo e contesto ci permette  di evitare distorsioni e imprecisioni ermeneutiche (SKINNER, QUENTIN  Dell'interpretazione  Il Mulino  2001). Sradicare completamente un testo dal suo contesto storico-politico è un’operazione che si apre alla possibilità di distorsioni pericolose e all’abuso di categorie che diventano completamente snaturate.

Anche se  molti testi di Gramsci risultano di una sorprendente attualità in quanto questo  pensatore  ha fatto della praxis la nota definitoria del suo progetto filosofico e confinarlo solo  all’uso dei filologi sarebbe fargli qualche torto . Come conciliare la corretta lettura filologica con l’uso politico del pensiero gramsciano nella contemporaneità è la grande domanda.(5)

Una domanda che però esula da questa riflessione che  pur  appena accennando   alla  concezione di popolo espressa da Gramsci  (6) ( potrebbe essere in seguito  oggetto di una ulteriore contributo ) vuole in realtà soffermarsi sul significato di popolo e populismo  nel pensiero di alcuni autori  e in alcune correnti pensiero  con un metodo quasi scolastico  per rendere la comprensione utile ad ulteriori approfondimenti che esponiamo nelle note e che  per l’altro il lettore potrà trovare da sé.

 

 (1)Scrive Salvatore Cingari  : “Il tema del populismo è ovviamente di grande attualità. Indagare quale fosse l’effettivo utilizzo del termine da parte di Antonio Gramsci è utile al dibattito teorico-politico contemporaneo, se pensiamo alla riattivazione di questo lemma nel campo del radicalismo di sinistra ad opera di Ernst Laclau. È significativo osservare che l’attenzione di Laclau per Gramsci trae origine dal motivo opposto a quello che ha dettato, più di cinquant’anni fa, il rifiuto del giovane Asor Rosa in Scrittori e popolo. In questo libro veniva denunciata la visione non rigidamente economicistica del concetto di “classe”, che in Gramsci portava alla sua de-sostanzializzazione e dunque a una valorizzazione dell’idea di “popolo” (ma anch’esso non entificato), non strettamente legata alla sua connotazione operaia.”

Per l’attuale dibattito sul tema del populismo vedi ad es. i riferimenti in D. Palano, In nome del popolo sovrano? Il populismo nelle postdemocrazie contemporanee, S. Cingari - A. Simoncini (a cura di), Lessico postdemocratico, Perugia, Perugia Stranieri University Press, 2016, pp.157-186.

 ttps://www.sinistrainrete.info/teoria/13747-salvatore-cingari-gramsci-e-il-populismo.html

(2) Sulle critiche di Lenin al populismo, considerato come un movimento venato di utopismo e soggettivismo, animato da tendenze piccolo-borghesi, incapace di una realistica analisi del capitalismo e portato, da un lato, a idealizzare l’obščina e altre forme di proprietà agricola tradizionali, senza vederne le caratteristiche pre-capitalistiche e disegualizzanti e, dall’altro, a non comprendere il carattere progressivo del capitalismo stesso rispetto alle forme pre- moderne di dipendenza, cfr. Lenin, Nuovi spostamenti economici nella vita contadina [1893]; Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici (1894) e Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve (1894), in id., Opere, vol. I, Roma, Edizioni Rinascita, 1954, pp. 1-68, 125-339 e 341-523. E poi Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Processo di formazione del mercato interno [1899], ivi, pp.19-47, 198-203, 314- 319.

 

(3 ) Ma quali sono, in Europa, i partiti populisti? Tra i populisti di sinistra si possono individuare Die Linke in Germania, il Socialistiese Partij nei Paesi Bassi, in Spagna Podemos e la sua versione catalana En Comu Podem, così come il recente movimento di Jean Luc Mélenchon, la France Insoumise, nato nel 2017. Ben più folta è, invece, la platea dei populisti di destra, tra i quali spiccano, ad esempio, l’ungherese Fidesz (il partito di Viktor Orbán), il polacco PiS, Alternative für Deutschland, il Rassemblement National di Marine Le Pen, lo UKIP di Nigel Farage e, ovviamente, la Lega di Matteo Salvini in Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese, il Guardian annovera anche Forza Italia. Senza una collocazione ben definita, invece, il Movimento 5 Stelle che a detta dello studio del Guardian si trova al centro ma tende a sinistra, insieme all’irlandese Sinn Feinn e al greco Synaspismos Rizospastikis Aristeras (ossia la Syriza di Alexis Tsipras).

https://www.youtrend.it/2018/12/11/partiti-populisti-populismo-in-europa-storia-the-guardian/

 (4)Quentin Skinner insegna Storia moderna nell'Universit? di Cambridge. Studioso del pensiero politico rinascimentale, ha pubblicato fra l'altro "Le origini del pensiero politico moderno" (2 voll., Il Mulino, 1989), "Machiavelli" (Il Mulino, 1999), "La libert? prima del liberalismo" (Einaudi, 2001).

Quentin Skinner, illustre esponente della storiografia anglosassone sul pensiero politico moderno, porta avanti da anni anche una intensa riflessione di carattere metodologico. "Dell'interpretazione", un volume espressamente preparato per l'edizione italiana, riprende alcuni dei suoi più importanti interventi di teoria dell'interpretazione e offre un contributo di assoluto rilievo al dibattito sulla storiografia delle idee. Filo conduttore ? l'idea che per intendere correttamente un testo del passato non basti decifrarne correttamente il "significato", ma occorra anche capirne l'intenzione, cioè il fine che l'autore si poneva scrivendo, e chiarire in quale contesto sociale e intellettuale quel testo è nato. E' il contesto che illumina il significato: un testo, infatti, prende valore dal discorso circostante, da cui non può essere isolato se non a prezzo di un fraintendimento. Seguendo questo filo, Skinner affronta anche i temi della spiegazione dell'azione sociale, del nesso tra linguaggio e mutamento, e tra retorica e mutamento concettuale.

(5)Il libro Gramsci e il populismo (Edizioni Unicopli, 2019, p. 171, a cura di Guido Liguori) deriva da un seminario di studio promosso nell’ottobre del 2018  dalla “International Gramsci Society Italia” di cui è presidente Guido Liguori, curatore della pubblicazione. In quell’occasione si svolsero tre importanti relazioni introduttive: Salvatore Cingari (populismo e nazionale-popolare), Raul Mordenti (il concetto di popolo e il populismo), Pasquale Voza (dal popolo-nazione al populismo). Seguirono interventi programmati di altrettanto impegno: Chiara Meta (educazione, egemonia e masse popolari), Manuel Anselmi (il dibattito sul populismo contemporaneo), Francesco Campolongo (il populismo di Podemos), Martin Cortés ( il populismo e Gramsci in Argentina), Eleonora Fiorenza (le ragioni femministe e comuniste oggi), e i contributi aggiunti  di Lea Durante e Fabio Frosini.

(6)“In Gramsci, invece,  dice  Salvatore Cingari ( artcolo citato )  populismo significa tuttaltro di quanto intende    Laclau di La ragione populista . La parola ha, cioè, una connotazione, interna a quella di stampo marxista- leninista (che poi sarebbe stata assorbita, nel secondo dopoguerra, anche dal lessico liberal- democratico): una ideologia politica che esalta le doti del “popolo”, senza però fornire a esso strumenti per una sua reale emancipazione. L’esempio storico da cui trae origine la parola sono i populisti russi. Quel che è però interessante, come vedremo, è che il Gramsci dei Quaderni utilizza il termine anche in un’accezione più affine all’utilizzo contemporaneo: e cioè per riferirsi a emergenze di stampo borghese e persino conservatore rivolte al “popolo”. Se infatti Gramsci negli scritti pre-carcerari sembra utilizzare il termine in linea con la semantica bolscevica e leniniana5, nei Quaderni, invece, rivolge attenzione alla sensibilità populistica anche in aree diverse da quelle dei movimenti di sinistra e ciò talvolta senza un atteggiamento di denuncia, ma, in genere, per estrarne il nucleo da sviluppare in una politica schiettamente “popolare”: e, in questo senso, la lezione autentica dei testi gramsciani sembra distaccarsi da un lato anche da un altro utilizzo contemporaneo del termine “populismo“, come stigma impresso alle posizioni critiche delle diseguaglianze e, dall’altro, alla stessa tendenza degli ambienti socio-culturali progressisti o liberal a liquidare il consenso popolare a leadership populistiche, anche di stampo reazionario, come fenomeni meramente “patologici”.”Del resto In Egemonia e strategia socialista si parlava diversamente di “democrazia radicale“ e di politica “popolare“. E. Laclau - C. Mouffe, Egemonia e strategia socialista [1985], Genova, Il Melangolo, 2011 (ad es. pp.66-67, 87, 119-120, 127, 133, 210-213, 217). I due autori del resto, in quell’opera, distinguevano il “populismo di destra“ dalla “democrazia radicale“ e sposavano le tesi di Stuart Hall sul populismo “thatcheriano“, che fonde i valori tradizionali con quelli d’impresa, in una nuova egemonia liberal-conservatrice (pp. 252 e 254-255). Su quest’ultimo utilizzo delle categorie gramsciane cfr. D. Boothman, Introduzione a D. Boothman, F. Giasi, G.V acca (a cura di), Gramsci in Gran Bretagna, pp.22-26 e S. Hall, La politica del thatcherismo: il populismo autoritario, ivi, pp.107-137.

Eremo Rocca S. Stefano  venerdì 11 giugno 2021

 

 

 

 

 

 

 

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