martedì 8 giugno 2021

SILLABARI : Spreco . Cibo e superficie agricola

 


Ogni anno nel mondo l’urbanizzazione, l’industrializzazione e il  degrado del suolo inghiottono una superficie agricola pari a quella dell’Italia tutt’intera, città e boschi compresi.

Lo ha detto già dieci anni fa  alle Nazioni Unite Olivier De Schutter, delegato per il diritto all’alimentazione del tempo , presentando gli ultimi aggiornamenti in materia.

E’ ovvio domandarsi come la Terra possa sfamare un numero crescente di bocche con un’estensione di campi più ridotta. E non solo. I piccoli contadini, ormai estinti in Italia, sono in difficoltà in tutto il mondo. Gente in grado di produrre da sè ciò che mangia(va). E’ un passo in avanti? Ciascuno si faccia la sua opinione.

Già nel 2010  500 milioni di piccoli e medi contadini in tutto il mondo soffrivano  la fame anche perchè non riuscivano più a coltivare una sufficiente estensione di terra, ha detto Olivier De Schutter.

Patiscono la concorrenza vincente da parte delle grandi aziende agricole e del  land grabbing - l’abitudine di trattare la terra come se fosse l’orto dei ricchi – e i loro campi sono sempre più confinati verso le zone aride o prive di irrigazione.

E non c’è solo il problema dei campi sottratti ai piccioli contadini. Ogni anno la Terra perde 30 milioni di ettari di terreno coltivabile. Cioè una superficie quasi esattamente pari a quella dell’Italia tutt’intera.

Produzione di cibo e ambiente sono due facce della stessa medaglia. Non ci può essere sicurezza alimentare senza sicurezza climatica.

Dalla Conferenza sul clima di Copenaghen non è uscito a suo tempo  nessun accordo per ridurre le emissioni di gas serra.

Come pure la Fao non è riuscita  a contrastare la fame. Che cresce vertiginosamente.

Le Nazioni Unite volevano dimezzare il numero degli affamati entro il 2015. Nel 2008  non avevano abbastanza da mangiare 800.000.000 di persone.

 È giunto il momento , oggi 2021  ,di ri-considerare come coltiviamo, condividiamo e consumiamo il cibo.
Se gestite bene, l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca possono offrire cibo nutriente per tutti e generare redditi adeguati, sostenendo uno sviluppo rurale centrato sulle persone e  proteggendo l’ambiente allo stesso tempo.
Tuttavia, al giorno d’oggi, i nostri suoli, fiumi, oceani, foreste e la nostra biodiversità si stanno degradando rapidamente. Il cambio climatico sta esercitando pressioni crescenti sulle risorse dalle quali dipendiamo, aumentando i rischi associati a disastri ambientali come siccità e alluvioni. Molte donne delle zone rurali non sono più in grado di sostenersi con i proventi ricavati dalle loro terre, e sono quindi obbligate a trasferirsi in città alla ricerca di opportunità.
E’ necessario un cambiamento profondo nel sistema mondiale agricolo e alimentare se vogliamo nutrire 795 milioni di persone che oggi soffrono la fame e gli altri 2 miliardi di persone che abiteranno il nostro pianeta nel 2050.
Il settore alimentare e quello agricolo offrono soluzioni chiave per lo sviluppo, e sono vitali per l’eliminazione della fame e della povertà.

 

•    Circa 795 milioni di persone nel mondo – ovvero una persona su nove – sono denutrite.

•    La maggior parte delle persone che nel mondo soffre la fame vive in Paesi in via di sviluppo, dove il 12,9% della popolazione è denutrita.

•    L’Asia è il continente con il maggior numero di persone che soffrono la fame: due terzi della popolazione totale. Negli ultimi anni la percentuale si è ridotta in Asia meridionale, ma è aumentata leggermente in Asia occidentale.

•    I maggiori problemi di denutrizione si rilevano in Asia meridionale, con quasi 281 milioni di persone denutrite. In Africa subsahariana, le proiezioni per il periodo 2014-2016 indicano un tasso di denutrizione di quasi il 23%.

•    La malnutrizione provoca quasi la metà (45%) delle morti nei bambini al di sotto dei cinque anni: 3,1 milioni di bambini all’anno

•    Nel mondo, un bambino su quattro soffre di ritardo nella crescita. Nei Paesi in via di sviluppo, la proporzione può salire a 1 su 3

•    Nelle regioni in via di sviluppo, 66 milioni di bambini che possiedono un’età per frequentare la scuola primaria vanno a scuola affamati, con 23 milioni solo in Africa.

La ricetta della Fao sarebbe  investire in agricoltura tecnologica. Che però dipende strettamente dalla disponibilità di energia – fino a quando sarà abbondante e a buon mercato? – e che finora ha partorito disastri ambientali: inquinamento, sfruttamento insostenibile delle falde acquifere, perdita  dello stato fertile e superficiale del  suolo.

Ma la produzione di cibo è minacciata anche da altri fattori ambientali. Innanzitutto l’effetto serra e l’aumento delle temperature
C’è poi il problema dello’allevamento intensivo  del bestiame :L’allevamento è fra le maggiori fonti di gas serra – addirittura la maggiore in assoluto, secondo alcuni studi – e gli animali da carne ingoiano molte, moltissime più sostanze nutritive e ce ne restituiscono poche una volta macellati.

La produzione di cibo – la mancanza di cibo – è   maggior problema economico , ecologico e sociale  del duemila

Aumentano scandalosamente gli affamati, come dice la Fao. Ma proprio adesso che bisognerebbe moltiplicare i raccolti, l’agricoltura si rivela un modello insostenibile per motivi legati all’inquinamento e alla  disponibilità di energia   .

Bel ginepraio, non vi pare? Mangiare è il bisogno fondamentale. Ma  è anche il maggior problema ecologico,economico e sociale  . La mancanza di cibo è un problema serio 
Già dieci anni fa si sarebbero dovuti investire  44 miliardi di dollari nella produzione di cibo,  contro i 7,9 miliardi  di allora  soldi da spendere in irrigazione, attrezzature al passo coi tempi, sementi, fertilizzanti, strade e ferrovie.

Sistemi produttivi moderni ed efficienti: in sostanza è questo che da tempo chiede la Fao. Ma la moderna agricoltura chimica, intensiva e industriale è insostenibile e ha partorito un disastro ambientale, si legge rapporto “Agriculture at a crossroad” pubblicato da Greenpeace International qualche anno fa.
Non è possibile andare avanti in questo modo, diceva  Greenpeace. L’unica via d’uscita passa per l’agricoltura ecologica dei piccoli produttori: è questa, sosteneva  l’organizzazione, che al tempo stava  sfamando il maggior numero di persone, è questa che andava e va supportata.

Ma non è solo una questione di distruzione delle foreste per far posto a campi e pascoli e di inquinamento che dai concimi di sintesi e dagli insetticidi si diffonde nell’ambiente.L’attuale modello di agricoltura andrà urgentemente abbandonato anche per motivi legati alla disponibilità di energia.

Una economia green che tutti chiedono e che l’Europa si è impegnata a realizzare deve assolutamente abbandonare alcuni fonti di energue come il petrolio e volgere l’attenzione della  rinnovabili . L’ agricoltura  intensiva  che  la Fao chiedeva  di aiutare  dipendeva e dipende dal petrolio e dagli altri combustibili fossili. La maggior parte dei trattori funziona a benzina o gasolio. Le pompe d’irrigazione utilizzano gasolio, gas naturale o elettricità prodotta dal carbone.

Anche la produzione dei fertilizzanti è energeticamente dispendiosa. Il gas naturale viene impiegato per sintetizzare l’azoto che costituisce la base dei fertilizzanti azotati. L’estrazione, la lavorazione e il trasporto internazionale dei fosfati e del potassio dipendono interamente dal petrolio. Tutte cose scritte da Lester Brown nel secondo capitolo del suo penultimo libro, “Piano B 3.0″.

Aggiungeteci l’energia per lavorare industrialmente il cibo, conservarlo, impacchettarlo e farlo viaggiare per tutto il globo e avrete un quadro abbastanza esatto della situazione.

Sfamare il mondo è indispensabile e urgente. Ma è indispensabile e urgente anche slegare la produzione agricola dalla chimica e dall’impiego di altre quantità di energia. Bel ginepraio, non vi pare? Secondo me dirlo chiaro è il primo, indispensabile passo per trovare una via d’uscita.

 

L’Occidente spreca quasi la metà del cibo, in moltissimi casi anche prima che arrivi nei supermercati. Questo è il messaggio che vuole trasmettere il film documentario Taste the waste, di Valentin Thun che racconta l'enorme spreco di cibo di alcuni Paesi nel mondo. L’Unione Europea butta ogni anno 90 milioni di tonnellate di cibo. Europa e Nordamerica bruciano una quantità di cibo tre volte superiore a quella che servirebbe per dar da mangiare a tutti gli affamati del mondo.

 

Fonti  :  www.blogeko!.it 

https://unric.org/it/obiettivo-2-porre-fine-alla-fame-raggiungere-la-sicurezza-alimentare-migliorare-la-nutrizione-e-promuovere-unagricoltura-sostenibi

 Eremo Rocca S. Stefano martedì 8 giugno 2021

Nessun commento:

Posta un commento